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Aaron Dembsk…
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- The First Heretic (11)
- Fall to Chaos
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By Aaron Dembski-Bowden -
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By Aaron Dembski-Bowden -
Finished on Jan 13, 2013 




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By Aaron Dembski-Bowden -
Finished on Jun 2, 2010 




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By Aaron Dembski-Bowden -
Finished on Jan 16, 2010 




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This comment contains spoilers! *** 



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Esordio in chiaroscuro per questo nuovo autore della BL. Il suo romanzo non e' nulla di speciale.
La storia non e' proprio pulitissima. Parte tossicchiando e prosegue cosi' fino alla fine. Ogni tanto ci sono delle improvvise accelerazioni nella narrazione, ma subito dopo compaiono certi bruschi pass ... (continue ) -
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Jan 17, 2010 |
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Soul Hunter
Il povero Dembski-Bowden non e' certo in grado di mantenere lo stesso livello di Lord of the Night! O meglio, ci prova, ma si sa dove portano le strade lastricate di buoni propositi...continue)
Il paragone con Lord of the Night non e' solo stilistico. Gia' soltanto in questo, la fluida ma oltremodo monotona ... (
Il povero Dembski-Bowden non e' certo in grado di mantenere lo stesso livello di Lord of the Night! O meglio, ci prova, ma si sa dove portano le strade lastricate di buoni propositi...
Il paragone con Lord of the Night non e' solo stilistico. Gia' soltanto in questo, la fluida ma oltremodo monotona prosa dell'autore non puo' reggere il confronto con l'elegante e decadente modo di scrivere di Spurrier. Se la giocano alla pari per le prime cinquanta pagine, poi Dembski-Bowden non riesce a reggere il ritmo e l'impianto cala visibilmente.
L'inizio del libro e' degnissimamente cupo. L'atmosfera che esce dalle pagine e' angosciata, filtrata bene dalla prospettiva privilegiata (si fa per dire) di uno schiavo umano, un prigioniero ex-imperiale, al servizio dei Nightlord. Tratto distintivo dei Nightlord e' l'instillare il terrore nel nemico e l'autore trasmette nitidamente questa immagine, con lo schiavetto umano che striscia lungo le pareti della nave in cui e' tenuto in cattivita' e non osa alzare lo sguardo per timore di irritare i suoi padroni. E' un terrore atavico che non e' mai suscitato da azioni dirette, ma solo da minacce indirette ed intuite. Purtroppo questa atmosfera nel corso della storia si rilassa rovinando cosi' lo schema. La tensione si scioglie fino a raggiungere punti di convivialita' comica e fuori luogo: ma come? All'inizio del libro il servo striscia per terra succube del potere dei Nightlord e poi pian piano acquisisce sicurezza fino ad essere addirittura trattato in maniera protettiva? Come minimo stona!
Oltre alla scrittura il raffronto con Lord of the Night e' obbligato per il tema: in entrambi i libri il protagonista è un rinnegato Nightlord. Lo Zso Sahaal di Lord of the Night era un solitario che, catapultato in un hive imperiale, si ritrovava in completa solitudine nella tana del nemico. Talos, l'eroe di questa novella e' similmente isolato e nonostante sia circondato dal cameratismo della sua squadra, la famigerata First Claw, e' un individuo solo.
Quello che lo allontana dai suoi compagni e' l'abilita' premonitrice ereditata dal suo compianto primarca, Konrad Curze. Spesso vittima di crisi epilettiche, Talos vede il futuro e sebbene all'interno della sua legione si sia guadagnato la reputazione di profeta, in realta' questo suo dono gli causa parecchi problemi, tanto da mutarlo in iattura. Talos e' un leader nato e le sue doti oltre ad accrescergli il prestigio in seno alla maledetta VIII legione, lo portano a scontrarsi ripetutamente col comandante della sua compagnia, il capitano Vandred, che ha ceduto alle lusinghe del Chaos.
Vandred e' posseduto da un demone e si fa chiamare Exalted. Per compiacere Abaddon, non esita ad allearsi temporaneamente con la Black Legion, rivelando in tutta la loro interezza le contraddizioni della legione dei Nightlord: ne' con l'Imperium ne' col Chaos. Questo sarebbe lo spirito piu' genuino degli Space Marines dei Nightlord; lo esprime appieno Talos ed animava anche Zso Sahaal nell'altro libro. Vandred al contrario sembra essere un burattino nelle mani dei Ruinous Powers e non esita ad esporre inutilmente i suoi legionari per compiacere il Warmaster. La quarta di copertina in tal senso e' traditrice: parla delle reciproche diffidenze che i Nightlord e la Black Legion devono accantonare, per collaborare efficacemente nell'ennesima inutile battaglia dell'universo del 40k. Ma non dice il resto della verita'. Il conflitto vero e' tra quelli che dentro la legione vorrebbero passare al Chaos e quelli che mantengono fieramente la loro indole anarchica tendente al lato malvagio, una sorta di versione lugubre dei Soul Drinkers.
Il conflitto tra Talos e Vandred rispecchia le incertezze di Talos stesso, che non si riconosce piu' in una legione piuttosto corrotta e male in arnese dopo essere uscita dalla grazia dell'Imperatore. Deve avere a che fare in continuazione con esseri caduti preda del Chaos, siano berseker votati all'accumulo di teschi per Khorne, stregoni sotto l'egida di Tzeentch oppure demoni puri come Vandred stesso.
Purtroppo la battaglia che conduce Talos fuori, ma soprattutto dentro, la Legione si perde nel marasma narrativo di una storia che si fa via via sempre meno interessante. Un plot senza capo ne' coda, dove a parte alcune istantanee azzeccate ed avvincenti, non si ha mai la sensazione di essere in una storia coerente. L'abuso del canone del 40k completa l'opera: sprecare pezzi da novanta tipo Abaddon o Konrad Cruze non donano spessore alla trama. Evidentemente l'autore era a corto di idee, perche' verso la fine non gli viene in mente nulla di meglio che ricreare l'assassinio di Konrad Cruze da parte di un assassino del tempio di Callidus all'indomani della fine dell'Horus Heresy. Non sarebbero nemmeno pagine brutte, senonche' non c'entrano proprio per niente con la storia. Dembski-Bowden ha partorito un flashback-zavorra. Mai visto uno in precedenza.
Eppure si arriva in fondo al libro senza essere nemmeno troppo schifati. Un libro che prevedibilmente non lascia molto e lo fa pure con una certa nonchalance.