Se, per obbedire alle logiche del mercato e dello studio bignamizzato che dilagano per l'università, non avesse tolto note e bibliografia, potrebbe essere addirittura un buon manuale.
Il libro mi aveva incuriosito subito. Sinceramente, e lo dico a mia totale condanna, il Risorgimento italiano e l'Unità d'Italia sono argomenti del libro di Storia che ho sempre dimentica istantanemente, dopo averli studiati. Mi restava invece impresso il mito dell'unità nazionale in senso lato, com
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Il libro mi aveva incuriosito subito. Sinceramente, e lo dico a mia totale condanna, il Risorgimento italiano e l'Unità d'Italia sono argomenti del libro di Storia che ho sempre dimentica istantanemente, dopo averli studiati. Mi restava invece impresso il mito dell'unità nazionale in senso lato, come un qualcosa realizzatosi tardi, anzi, tardissimo, ma nel quale si sperava e si sospirava da secoli.
Insomma, una favola vera, il cui finale, 'vissero tutti felici e uniti' però ben poco si accordava alle spinte separatiste, che però venivano da Nord. Un Nord che dopo aver voluto e fondato l'unità d'Italia, ora ci sputa sopra, al grido di 'Roma ladrona'. Se sei veneto, anche se sei di sinistra, dentro ti ritrovi ad essere un po' leghista, tuo malgrado. Il Sud è facilmente immaginato come terra di indolenza, di mafia, di criminalità, di nullafacenza. In Veneto invece sì, tu pensi, che le cose funzionano, van bene. Con tutto il sommerso, il nero e l'evasione fiscale.
Quindi, leggere un libro che ti dice che la guerra per l'Unità è stata in realtà guerra di conquista e di rapina e di strage, che il Sud prima funzionava bene, meglio che al Nord, e che gli hanno rubato tutto; che se, infine, il Sud non funziona, è perché l'Italia, nella sua amministrazione, non è mai stata unita nel distribuire le risorse, ma ha sempre fatto mostra di regalare al Sud, per gentile concessione, quello (o molto meno di quello) che il Nord pretendeva come un diritto. Insomma, il fine di questo libro è ribaltare del tutto lo stereotipo del Sud-palla-al-piede per focalizzarsi su un Nord rapinatore, approfittatore, un Sud maltrattato, vilipeso, oppresso, ove anche gli abitanti hanno imparato ad essere passivi e partecipi della loro idea di minorità.
Se siete del Nord, dopo questa lettura vi sentirete certamente un po' offesi. La logica che sembra animare Pino Aprile è quella della riparazione dei torti con il principio 'occhio per occhio': son 150 anni che noi del Sud veniamo insultati da voi del Nord; se adesso vi beccate qualche insulto pure voi, non sarà grave.
In realtà gli insulti non sono poi così tanti: più importante il tono di apologia e giustificazione - piuttosto che quello di condanna, a cui siamo abituati, usato nei confronti dl sud... La mafia è brutta, orrenda, ma dovuta alla miseria ed al degrado provocato dalle razzie del Nord. E anche al fatto, sottolinea Aprile, che la mafia fa affari con le industrie del nord, senza di loro sarebbe certamente meno potente.
Aprile non è affatto tenero nei confronti della politica, tanto meno quella dell'attuale governo, o dell'attuale PresdelCons (pur pubblicando per un editore del Gruppo Mondadori).
Uno dei maggiori punti deboli del libro è il linguaggio: il tono è quello urlato, da porta sbattuta, da ironia facile facile. In questo periodo in cui tutti urlano e berciano e si insultano, non è una cosa né efficace, né particolarmente originale.
Il secondo ammanco principale è quello di una bibliografia seria e ragionata sul problema: se questo libro può avere la pregevole funzione di introdurre il lettore - come me del tutto neofita - a interessarsi al tema, non può bastare qualche titolo in corsivo sparso qui e là nel testo. Ok, non è una tesi di laurea, ma così, più che essere una porta, un'introduzione a letture più approfondite, è un portoncino stretto e poco percorribile.
Ci sono due coppie della medio-alta borghesia olandese sedute in un ristorante alla moda, di quelli tutti 'agricoltura ed allevamento biologici' ecc... Sono, esattamente, il candidato a Primo Ministro Serge, il fratello Paul e le loro rispettive mogli, Babette e Marie-Claire. Si sono dati appuntamen
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Ci sono due coppie della medio-alta borghesia olandese sedute in un ristorante alla moda, di quelli tutti 'agricoltura ed allevamento biologici' ecc... Sono, esattamente, il candidato a Primo Ministro Serge, il fratello Paul e le loro rispettive mogli, Babette e Marie-Claire. Si sono dati appuntamento per parlare dei loro figli adolescenti, che hanno compiuto un'azione irreparabile. Hanno dato fuoco ad una barbona. E voi penserete che i genitori siano sconvolti, che siano divisi tra condannare senza appello il gesto dei loro figli, e la preoccupazione per il loro futuro. Invece, ci troviamo di fronte a persone che non sono scosse dal fatto che le mani dei loro figli grondino sangue umano, ma che quasi arrivano a giustificare nei modi più incredibili questo gesto, e ad agire in modo da proteggere il buon nome dei figli, il loro buon nome e il loro futuro. E, attraverso una serie di flash back molto azzeccati - che Herman Koch riesce a fondere così bene nella narrazione da da re davvero l'impressione di un tempo fluido in cui passato e presente si confondano - si comprende anche come l'educazione e l'esempio dei genitori abbiano avuto un ruolo fondamentale nel portare i figli al loro gesto, e soprattutto al fatto di non sentirsi minimamente colpevoli di quel delitto. Nel corso della narrazione, ci si fida sempre meno del personaggio narrante, Paul, ed alla fine si ha un senso di fredda estraniazione da tutti i partecipanti. Unica nota a mio parere stonata, in questo affresco magistrale, è l'introduzione di una sottile, insidiosa malattia mentale, che, trasmessasi da Paul al figlio ne avrebbe provocato - così sembra almeno essere suggerito da Koch - i comportamenti violenti. Come se nemmeno lo scrittore accettasse del tutto che un essere umano può essere davvero ucciso per futili motivi, ma che ci vuole un elemento di follia per dare un senso ad un'azione talmente inqualificabile da risultare incomprensibile.
Come vedete, il romanzo è attualissimo, e potrebbe essere immediatamente trasferito alla realtà italiana senza alcuna fatica. Ma non è solo la tematica a rendere interessante il romanzo. Il libro infatti è eccezionalmente ben scritto (pur potendolo giudicare io solo dalla traduzione). I gesti, le caratterizzazioni dei personaggi, sono estremamente riuscite. Le descrizioni sono estremamente realistiche. Le parole sono misurate alla situazione, non cè nulla fuori posto. Come nelle famiglie borghesi protagoniste, in apparenza, in superficie, non succede quasi nulla - parliamo di quattro persone in un ristorante. Ma vi assicuro che Koch vi terrà incatenati al racconto dalla prima fino all'ultima pagina. Io l'ho letto nella sola giornata di ieri: non riuscivo a staccarmi.
Manuale di storia romana
Se, per obbedire alle logiche del mercato e dello studio bignamizzato che dilagano per l'università, non avesse tolto note e bibliografia, potrebbe essere addirittura un buon manuale.
Divorzio all'islamica a viale Marconi
http://www.splinder.com/myblog/post/659964/24233093/yes
Terroni
Il libro mi aveva incuriosito subito. Sinceramente, e lo dico a mia totale condanna, il Risorgimento italiano e l'Unità d'Italia sono argomenti del libro di Storia che ho sempre dimentica istantanemente, dopo averli studiati. Mi restava invece impresso il mito dell'unità nazionale in senso lato, com ... (continue)
Il libro mi aveva incuriosito subito. Sinceramente, e lo dico a mia totale condanna, il Risorgimento italiano e l'Unità d'Italia sono argomenti del libro di Storia che ho sempre dimentica istantanemente, dopo averli studiati. Mi restava invece impresso il mito dell'unità nazionale in senso lato, come un qualcosa realizzatosi tardi, anzi, tardissimo, ma nel quale si sperava e si sospirava da secoli.
Insomma, una favola vera, il cui finale, 'vissero tutti felici e uniti' però ben poco si accordava alle spinte separatiste, che però venivano da Nord. Un Nord che dopo aver voluto e fondato l'unità d'Italia, ora ci sputa sopra, al grido di 'Roma ladrona'. Se sei veneto, anche se sei di sinistra, dentro ti ritrovi ad essere un po' leghista, tuo malgrado. Il Sud è facilmente immaginato come terra di indolenza, di mafia, di criminalità, di nullafacenza. In Veneto invece sì, tu pensi, che le cose funzionano, van bene. Con tutto il sommerso, il nero e l'evasione fiscale.
Quindi, leggere un libro che ti dice che la guerra per l'Unità è stata in realtà guerra di conquista e di rapina e di strage, che il Sud prima funzionava bene, meglio che al Nord, e che gli hanno rubato tutto; che se, infine, il Sud non funziona, è perché l'Italia, nella sua amministrazione, non è mai stata unita nel distribuire le risorse, ma ha sempre fatto mostra di regalare al Sud, per gentile concessione, quello (o molto meno di quello) che il Nord pretendeva come un diritto.
Insomma, il fine di questo libro è ribaltare del tutto lo stereotipo del Sud-palla-al-piede per focalizzarsi su un Nord rapinatore, approfittatore, un Sud maltrattato, vilipeso, oppresso, ove anche gli abitanti hanno imparato ad essere passivi e partecipi della loro idea di minorità.
Se siete del Nord, dopo questa lettura vi sentirete certamente un po' offesi. La logica che sembra animare Pino Aprile è quella della riparazione dei torti con il principio 'occhio per occhio': son 150 anni che noi del Sud veniamo insultati da voi del Nord; se adesso vi beccate qualche insulto pure voi, non sarà grave.
In realtà gli insulti non sono poi così tanti: più importante il tono di apologia e giustificazione - piuttosto che quello di condanna, a cui siamo abituati, usato nei confronti dl sud... La mafia è brutta, orrenda, ma dovuta alla miseria ed al degrado provocato dalle razzie del Nord. E anche al fatto, sottolinea Aprile, che la mafia fa affari con le industrie del nord, senza di loro sarebbe certamente meno potente.
Aprile non è affatto tenero nei confronti della politica, tanto meno quella dell'attuale governo, o dell'attuale PresdelCons (pur pubblicando per un editore del Gruppo Mondadori).
Uno dei maggiori punti deboli del libro è il linguaggio: il tono è quello urlato, da porta sbattuta, da ironia facile facile. In questo periodo in cui tutti urlano e berciano e si insultano, non è una cosa né efficace, né particolarmente originale.
Il secondo ammanco principale è quello di una bibliografia seria e ragionata sul problema: se questo libro può avere la pregevole funzione di introdurre il lettore - come me del tutto neofita - a interessarsi al tema, non può bastare qualche titolo in corsivo sparso qui e là nel testo. Ok, non è una tesi di laurea, ma così, più che essere una porta, un'introduzione a letture più approfondite, è un portoncino stretto e poco percorribile.
Una cosa divertente che non farò mai più
http://www.splinder.com/myblog/post/659964/23840772/yes
La cena
***This comment contains spoilers! ***
Ci sono due coppie della medio-alta borghesia olandese sedute in un ristorante alla moda, di quelli tutti 'agricoltura ed allevamento biologici' ecc... Sono, esattamente, il candidato a Primo Ministro Serge, il fratello Paul e le loro rispettive mogli, Babette e Marie-Claire.continue)
Si sono dati appuntamen ... (
Ci sono due coppie della medio-alta borghesia olandese sedute in un ristorante alla moda, di quelli tutti 'agricoltura ed allevamento biologici' ecc... Sono, esattamente, il candidato a Primo Ministro Serge, il fratello Paul e le loro rispettive mogli, Babette e Marie-Claire.
Si sono dati appuntamento per parlare dei loro figli adolescenti, che hanno compiuto un'azione irreparabile. Hanno dato fuoco ad una barbona.
E voi penserete che i genitori siano sconvolti, che siano divisi tra condannare senza appello il gesto dei loro figli, e la preoccupazione per il loro futuro.
Invece, ci troviamo di fronte a persone che non sono scosse dal fatto che le mani dei loro figli grondino sangue umano, ma che quasi arrivano a giustificare nei modi più incredibili questo gesto, e ad agire in modo da proteggere il buon nome dei figli, il loro buon nome e il loro futuro.
E, attraverso una serie di flash back molto azzeccati - che Herman Koch riesce a fondere così bene nella narrazione da da re davvero l'impressione di un tempo fluido in cui passato e presente si confondano - si comprende anche come l'educazione e l'esempio dei genitori abbiano avuto un ruolo fondamentale nel portare i figli al loro gesto, e soprattutto al fatto di non sentirsi minimamente colpevoli di quel delitto. Nel corso della narrazione, ci si fida sempre meno del personaggio narrante, Paul, ed alla fine si ha un senso di fredda estraniazione da tutti i partecipanti.
Unica nota a mio parere stonata, in questo affresco magistrale, è l'introduzione di una sottile, insidiosa malattia mentale, che, trasmessasi da Paul al figlio ne avrebbe provocato - così sembra almeno essere suggerito da Koch - i comportamenti violenti. Come se nemmeno lo scrittore accettasse del tutto che un essere umano può essere davvero ucciso per futili motivi, ma che ci vuole un elemento di follia per dare un senso ad un'azione talmente inqualificabile da risultare incomprensibile.
Come vedete, il romanzo è attualissimo, e potrebbe essere immediatamente trasferito alla realtà italiana senza alcuna fatica.
Ma non è solo la tematica a rendere interessante il romanzo. Il libro infatti è eccezionalmente ben scritto (pur potendolo giudicare io solo dalla traduzione). I gesti, le caratterizzazioni dei personaggi, sono estremamente riuscite. Le descrizioni sono estremamente realistiche. Le parole sono misurate alla situazione, non cè nulla fuori posto.
Come nelle famiglie borghesi protagoniste, in apparenza, in superficie, non succede quasi nulla - parliamo di quattro persone in un ristorante. Ma vi assicuro che Koch vi terrà incatenati al racconto dalla prima fino all'ultima pagina. Io l'ho letto nella sola giornata di ieri: non riuscivo a staccarmi.