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tanti splendidi libri di poesia.
mi permetto di avvicinarla.
buona domenica.
grazie per la visita "estiva" che ho visto solo ora :-)
Grazie per le parole, affettuose e generose, forse al di là di quanto meriterei. Non posso che condividere le stesse cose nei tuoi confronti.
A presto.
Piero
Grazie, ricambio la visita....
mi dai qualche informazione sul libro che hai in lettura?
Penso di non avere nulla di interessante da dire su questo libro bellissimo e indispensabile.continue)
Perciò questo post sarà soltanto una piccola antologia dell’antologia, ma già con questo si rischia di fare danno. I pochissimi testi che sceglierò non possono certo dare un’idea del grande percorso poetic ... (
Penso di non avere nulla di interessante da dire su questo libro bellissimo e indispensabile.
Perciò questo post sarà soltanto una piccola antologia dell’antologia, ma già con questo si rischia di fare danno. I pochissimi testi che sceglierò non possono certo dare un’idea del grande percorso poetico qui racchiuso. Che ha bisogno di respiro, e per es. di un minimo di richiami interni per essere anche appena adombrato.
Però, visto che non sono tantissimi ad avere nei loro scaffali le poesie di MLS, mi piacerebbe se anche questa più che modesta segnalazione aiutasse a fare aumentare un po’ il numero.
Alcune piccole precisazioni.
Vedo che ne esiste un’edizione ampliata fino al 2006. E quindi è quella che oggi bisogna cercare in libreria.
Cercavo se esiste il “Meridiano”, ma sembra di no (con che criterio scelgono tra il “loro” autori quelli da ristampare e “meridianizzare” alla Mondadori?)
Essendo introvabili le edizioni delle raccolte qui antologizzate questo “Oscar”, nelle varie versioni, è un libro prezioso.
A cura della stessa autrice sono raccolte qui poesie tratte da:
Le acque del sabato (1954)
Utilità della memoria (1966)
L’occhio del ciclone (1970)
Transito con catene (1977)
Geometria del disordine (1981)
La stella del libero arbitrio (1986)
I fasti dell’ortica (1996)
Anche solo riportare i titoli delle raccolte è un piacere. Sono carichi di significato.
L’autrice precisa che diversi di essi sono delle metafore per indicare la poesia:
Le acque del Sabato: “Antichissima e perfetta immagine ebraica per «poesia», intesa come contemplazione, da un punto di vista di immobilità o serena distensione o catarsi (il sacro riposo del Sabato) di ogni cosa terrena soggetta al fluire del tempo, di cui normalmente, per distrazione o eccessiva vicinanza o fatica, la visione è offuscata” . (nota a pag. 309)
Lo stesso vale per L’occhio del ciclone e Il gong
Tra le poesie della prima raccolta voglio riportare questa, che trovo particolarmente bella, scusandomi se non riesco a riprodurre l’elemento grafico del verso “e presto l’ora suonerà … / Lontano”, che è – ovviamente – un endecasillabo spezzato e “scalettato” tra le righe 6 e 7.
LUNA D’INVERNO
Luna d’inverno che dal melograno
per i vetri di casa filtri lenta
sui miei sonni veloci, di ladro,
sempre inseguito e sempre per partire.
Come un velo di lacrime t’appanna
e presto l’ora suonerà…
Lontano,
oltre le nostre sponde, oltre le magre
stagioni che con moto di marea
mortalmente stancandoci ci esaltano
e ci umiliano poi, splenderai lieta
tu, insegna d’oro all’ultima locanda,
lampada sopra il desco incorruttibile
al cui chiarore ad uno ad uno i visi
in cerchio rivedrò, che un turbine
vuoto e crudele mi cancella.
e ancora questa
(stesso discorso di sopra per le righe 11-12):
30 GIUGNO
Bruciano e si consumano le stelle,
regna la Grande Estate.
Passano dentro l’ombra dei balconi
figure esauste dagli occhi lucenti.
Grava sopra gli asfalti la polvere di Milano,
al chiosco dei giornali i fogli gialli
pendono come bandiere disertate.
Morder l’erba vorrei. Morire un poco
(con te, senza di te) contro la terra
che aspra inonda di profumo anche
la luna piena
come quando (è certo)
lunghe notti di grilli inebriate
splenderanno di fuochi e di comete
sopra la cieca pietra che fu un giorno
Maria Luisa.
*****
Utilità della memoria contiene molte composizioni da ricordare. Riporto per prima, per il ritmo ipnotico dei suoi “alessandrini” (che ci richiamano il lungo e appassionato interesse della Spaziani per la letteratura francese, di cui è stata docente, studiosa e traduttrice), la seguente, dove anche le “lune” che vibrano nel cielo di Parigi sono “alessandrine”:
LA VISIONNAIRE
Udii tutta la notte quel coro di Sirene.
Una notte di gelo, di vento come un fiume.
Passavano ubriachi, e nella Senna d’oro
vibravano – e nel cielo – alessandrine lune.
E ormai dura da anni quel canto di Sirene.
Mi cantano in quartine, mi cantano in francese.
Non potrò mai ripetere – sarebbe troppo vanto –
ciò che l’orecchio estatico da quelle labbra intese.
Non posso: perché dove la rue du Bac fa angolo
con il chiostro in rovina dalle persiane nere,
segreto e sorridente, con curve d’aria e Mozart,
un angelo ben noto m’impone di tacere.
Di passaggio: La visionnaire è il titolo di una delle Pièces de Clavecin di François Couperin.
Ma qui si parla di “curve d’aria e Mozart”, permettetemi di linkare l’Andante (VI mov.) dalla Serenata Haffner:
http://www.youtube.com/watch?v=r4tFiVdv8ew&feature=fvst
Però bisognerebbe ricordare tanto altro, per es. il paesaggio parigino dei Capricci boreali, in due lingue.
Ne riporto alcune delle quartine finali:
VIII
I ripidi triangoli delle mansarde gotiche
chi invitano a salire lungo i gradini d’oro?
I coboldi del nord, forse. O gli arcangeli
che dalle gonfie nuvole scendano a casa loro.
IX
Je partirai avant que la neige ne couvre
les routes où je suivais mon beau diable gardien.
Qui pourra jamais dire si sur cette page pure
j’aurais écrit ton nom, un long poème, rien.
X
Le serate sciupate dentro un caffè fumoso
tra boccali di birra e imprecazioni fiamminghe,
chi mi dice che un giorno in un remoto e cencioso
marché aux puces della terra non le ritroverò?
Costeranno pochissimo, perse fra burattini
dalla maschera esotica e libri e cianfrusaglie,
e in fretta, indifferente, butterò là i quattrini
prima che il rigattiere pentito mi richiami.
*****
Ancora alcuni versi da Il peggior danno, uno dei “diari poetici” inclusi in questa seconda raccolta.
(ma è molto bello anche Il fuoco dipinto)
Stelo bruciato, gong, disperazione.
La luna sale, testimonio vile
sui deserti dell’orrida ragione.
Inutili i miei occhi e le mie mani.
La sorgente celeste è inaridita
e fuoco e spine è il prezzo del domani.
*
Quando dall’olmo della mia famiglia
un turbine strappò due rossi cuori
sentii, sento il dolore che m’artiglia.
Ma te... Più nessun balsamo mi vale.
Chi nuotando in un fiume si ferisce
vede il sangue che scende, ahimè, non sale.
*
Nessuno si avventuri più a ritroso
per mulattiere impervie, controvento,
sui passi dell’amore rapinoso.
Ciò che fu eterno è sempre troppo breve.
E il fuoco, se declina alla memoria,
presto ricopre il peso della neve.
[…]
Oggi, dieci febbraio, il mio soffrire
è pervenuto al vertice stremato
oltre il quale è impossibile salire.
Ma sì, forse è possibile. Fra un anno
spenta verrò di questo inferno in cerca:
ché lo scemar del male è il peggior danno.
*****
L’occhio del ciclone sembra a prima vista il più omogeneo e compatto dei libri della Spaziani. Voglio dedicargli una scheda a parte, ma per ora riporto la prima delle poesie incluse nell’antologia:
Io mi ricordo onde che s’infrangono
molto più forti rapide violente
contro scogli giganti alla cui vetta
non si leva nemmeno per scongiuro
mai la mano dell’uomo. Ne ricordo
l’orgoglio ed il candore, l’inesausta
potenza nel creare cattedrali
che nessun occhio sfiorerà nel tempo,
che rifiutan preghiere, e che nel rombo
millenario riscoprono la musica
che fu prima dell’Arca, che la terra
espresse singhiozzando eppur rapita
nel suo stesso morire.
*****
Del bellissimo Transito con catene, qui alleggerito, ma riconoscibile nella sua fisionomia complessiva, non posso fare a mano di riportare (lo avevo già inserito in una scheda dedicata al singolo libro) il folgorante epigramma:
IL CERCHIO
Quattro amori finiti fanno una vita,
la testa addenta la coda, bel serpente di mare,
zero perfetto, cerchio, emblema primordiale,
suggello, essenza, chiave, polena incenerita.
*****
Si sta facendo tardi. Ora devo finire con qualche verso dagli ultimi libri (ammetto che mi piacciono di meno).
Brevissimo epigramma per sé stessa
COMPLEANNO 1978
Presto sarò bracconiere
nelle riserve della giovinezza.
IL MOSTRO DI FIRENZE
Senza volere, al mostro di Firenze
abbiamo detto di non disturbarsi.
C’era la luna proprio di suo gusto,
la data scelta bene.
Dai finestrini gentilmente aperti
per qualche inconscia sfida,
svestiti ci investivano
acri ondate di fieni
mentre lontana Fiesole ronfava
fra minareti o rosari di luci.
Fare l’amore, a volte,
è liturgia preparatoria
a un duplice reciproco omicidio,
a un suicidio per interposta persona.
E ora chiudo.