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- Tokio 20.06.1995 (1)
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By Michele Camurati -
Finished on May 19, 2013 




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- Da Sasuke a Kenshiro. Percorrendo la via del guerriero (3)
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By Enrico Cantino -
Finished on May 16, 2013 




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Da Sasuke a Kenshiro. Percorrendo la via del guerriero




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May 17, 2013 |
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- Da Goldrake a Supercar Gattiger. Vortice di luce fra le stelle (2)
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By Enrico Cantino -
Finished on May 14, 2013 




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Da Goldrake a Supercar Gattiger. Vortice di luce fra le stelle




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May 17, 2013 |
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- Godzilla: il Re dei Mostri (4)
- Il sauro radioattivo di Honda e Tsuburaya
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By Gordiano Lupi, Davide Di Giorgio, Andrea Gigante -
Finished on Apr 27, 2013 




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May 12, 2013 |
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- La bomba e l'onda. Storia dell'animazione giapponese da Hiroshima a Fukushima (5)
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By Andrea Fontana -
Finished on Mar 23, 2013 




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La bomba e l'onda. Storia dell'animazione giapponese da Hiroshima a Fukushima




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La bomba e l'onda, storia dell'animazione giapponese da Hiroshima a Fukushima
di Andrea Fontana, casa ed. Edizioni Bietti, pagine 236, costo 19 €, anno 2013, formato 14 cm X 21 cmIl saggio cerca di mostrarci come e quanto ciò che capita nella società giapponese influenzi gli anime, e talvolta ne a ... (
continue ) La bomba e l'onda, storia dell'animazione giapponese da Hiroshima a Fukushima
di Andrea Fontana, casa ed. Edizioni Bietti, pagine 236, costo 19 €, anno 2013, formato 14 cm X 21 cmIl saggio cerca di mostrarci come e quanto ciò che capita nella società giapponese influenzi gli anime, e talvolta ne anticipi le tendenze della stessa società. Il riflesso di questa causa/effetto lo possiamo notare solo se ci interessiamo, oltre che agli anime/manga, alla società giapponese e alla sua storia. Gli eventi drammatici del marzo 2011 (terremoto + tsunami + incidente nucleare) influenzeranno l'animazione nipponica per i prossimi decenni, come capitò con il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki.
Mi ha sorpreso che nel libro non si approfondiscano gli argomenti hikikomori (citato una sola volta), bullismo, suicidi, neet, freeter. Visto che il disagio giovanile è argomento del saggio. Inoltre queste tematiche sono oggetto di varie serie o film, anche presenti nel libro. Manca, però, per esempio, “Welcome to the NHK”, proprio sugli hikikomori.
Nel libro sono presenti un certo numero di refusi, non in quantità enorme, però si notano.
Durante la presentazione del saggio alla Cartoomics 2013 è stato detto che la sua lettura svelerà il contesto sociale/politico/economico di molte serie/film, portandoci ad esclamare: “Ecco perché capitava così!”.
Effettivamente l'autore riesce ad allargare la comprensione di tante opere animate.Il libro di Andrea Fontana può vantare una serie di scritti da parte di numerosi saggisti in tema Giappone: Mario A. Rumor (nota introduttiva); Andrea Baricordi (prefazione); Marco Pellitteri (post-fazione); Massimo Soumarè (saggio in appendice); Susanna Scrivo (saggio in appendice).
Il saggio è diviso in tre capitoli.
Nel primo (I figli della bomba) si parla degli autori che hanno vissuto la guerra e il dopoguerra, ma anche degli accadimenti storici/sociali/economici del periodo.
Nel secondo capitolo (I figli del boom) è incentrato sul periodo del boom economica e del riscatto internazionale del Giappone, stessa struttura del primo capitolo.
Nell'ultima parte (I figli della bolla) si parla degli autori e del Giappone della recessione e della stagnazione fino ai giorni nostri.
Il saggio di Massimo Soumarè è sul genere jidaimono.
Quello di Susanna Scrivo sulla condizione della donna che traspare negli anime, rispetto a quella reale.I figli della bomba
1,1 Prima della bomba: il Giappone all'indomani della guerra mondiale
1,2 Hiroshima, Nagasaki e il dopoguerra nipponico
1,3 Dal miracolo economico alla crisi petrolifera
Nei primi tre paragrafi si ripercorrono brevemente i fatto storici dei periodi presentati dai titoli.1,4 Il Dio del manga che osserva la Storia: Osamu Tezuka e la Mushi Production
Sempre sulla scia della tematica del saggio sono illustrate le prime serie animate televisive di Tzuka (Astroboy, Kimba, la principessa Zaffiro, i bo bon magici di Lilly, i film).1,5 Credere nel futuro: Tatsuo Toshida e la Tatsunoko
Tatsuo Yoshida, creatore della casa di produzione Tatsunoko, e i suoi fratelli sono cresciuti durante la guerra e le privazioni del dopoguerra. I tre fratelli Yoshida vedevano nei soldati statunitensi dei personaggi forti e positivi, in antitesi al sentimento nazionale di vergogna ed umiliazione per la sconfitta, la distruzione, e l'occupazione post bellica. Influenzati da questo contesto crearono i loro personaggi in stile supereroistico americano.1,6 Lo sport all'epoca del boom: il genere supokon
Il genere delle serie sportive (supokon, da “supotsu konju”, cioè “tenacia sportiva”) nascono sulla scia del successo delle olimpiadi giapponesi del 1964. Questo genere, però, vuol rappresentare, oltre alla rinascita del Giappone, la contrapposizione tra la nuova generazione e quella dei padri, segnati dalla sconfitta in guerra. Il genere supokon di questo periodo è venato di forti toni drammatici, causati dalla memoria della guerra, diverso sarà il taglio del genere supokon nelle serie degli anni 80.
Sono analizzate le serie: Tommy la stella dei Giant; Mimì e le ragazze della pallavolo; L'Uomo Tigre; Rocky Joe; Jenny la tennista.1,7 Un immaginario segnato: l'era dei robot giganti
Sono analizzati dettagliatamente i principali anime robotici di Nagai (più Devilman), evidenziando le tematiche insite in tutte queste serie: la potenza della scienza, che può essere usata sia per il bene che per il male su scelta dell'uomo; la mutazione fisica, sia dei cattivi che dei buoni (Devilman, Hiroshi Shiba/Jeeg); il rapporto con Gli Usa (incarnato come nemico in Mazinga Z, e in alleato in Goldrake).1,8 Le contestazioni
La contestazione degli anni 60/70 generò altri filoni narrativi, sfruttati dai futuri registi (Isao Takahata, Hayao Miyazaki, Mamoru Oshii, Katsuhiro Otomo. Erano tre le principali contestazioni studentesche del periodo: sottomissione verso gli Usa; occidentalizzazione, perdita di valori e tradizioni giapponesi;; contestazione ecologista. Il paragrafo si addentra in queste tre tematiche.1,9 Isao Takahata, per un'animazione eco-politica
Takahata nasce nel 1935, quindi vive personalmente i drammi della guerra e del dopoguerra. Nelle sue opere la tematica ecologista, sommata alla contestazione giovanile (Pom Poko). Il paragrafo continua analizzando le opere del regista.1,10 Hayao Miyazaki, il poeta di nuovi mondi
Sono illustrate le tematiche proprie delle opere di Miyazaki da “Conan il ragazzo del futuro” fino ai giorni nostri. Riguardo questa serie si possono leggere un paio di frasi che ho trovato strane. Indastria è nominata “regno di Indastria”, mentre a Lana sono appioppati dei poteri “psicocinetici”. Io la serie l'ho vista più e più volte, non ho mai pensato che Indastria potesse essere un regno, Lepka pare più un dittatore del 900. Lana non mi pare abbia mai spostato alcunché con la mente, si “limitava” alla telepatia e al volo extracorporale. C'è da dire che questi due sono gli unici errori che ho notato.
Oltre all'ecologismo e all'orrore per la guerra, si nota quasi sempre che i cattivi di Miyazaki hanno la possibilità di redimersi, come fece il Giappone dopo la guerra.1,11 L'anime filosofico: Mamoru Oshii
Oshii vive appieno il periodo della contestazione (nel movimento di sinistra “ANPO Hantai”, assieme a Miyazaki e Takahata) studentesca e politica degli anni 60/70, con successiva delusione per il suo fallimento.Le sue opere sono quasi sempre ambientate in società che vivono la guerra o il terrorismo.1,12 Fissare l'orrore negli occhi: la rappresentazione della guerra
In questo paragrafo l'autore spiega che due registi (Leiji Matsumoto e Yoshiyuki Tomino) hanno rielaborato la guerra nei loro anime in due modi diversi: glorificando il sacrificio per un ideale (indipendentemente se esso fosse buono o cattivo); di matrice pacifista anni 60.1,12,1 Leiji Matsumoto: la guerra come sogno
Nelle opere di Matsumoto la guerra è un qualcosa di drammatico, che ha il fine di salvare l'umanità. Le sue storie fanno parte del filone narrativo che tende a glorificare il sacrificio per un ideale. Sono analizzate le serie e i film di: Star Blazers; Galaxy Express 999; Capitan Harlock.1,12,2 Yoshiyuki Tomino: la guerra come realtà
Tomino ci mostra la guerra nella sua banale atrocità, niente esaltazione della battaglia, ma l'orrore dei piani di guerra messi in atto per vincere a qualsiasi costo. Una delle tematiche di Tomino è lo scontro generazionale tra padre e figlio, presente sia in Daitarn che in Gundam. Riguardo alla serie Daitarn 3 l'autore scrive una cosa che sul web avevo già letto, ma che consideravo dubbia: Koros è la madre di Banjo trasformata dal padre in Meganoide. L'allora doppiaggio italiano non ci permise di capire questo fondamentale punto. Mi piacerebbe poter chiedere all'autore altre fonti su questo fatto.
Sono analizzate le serie: Zambot 3; Daitarn 3; Gundam.1,13 Il futuro non è roseo: Katsuhito Otomo
Con Otomo si conclude, oltre al capitolo, l'analisi dei registi iniziata col paragrafo 1,8.
Otomo nasce nel 1954, quindi è figlio del post-guerra, ed anche delle contestazioni studentesche degli anni 60/70. Infatti in un'intervista dichiarò:” Dentro di me Akira significa “dopoguerra”. Ho l'impressione di aver preso in prestito la visione del mondo e l'atmosfera inquieta che si percepivano nel periodo Showa, ai tempi della scorsa guerra e delle olimpiadi di Tokyo”.
Opere analizzate: “Interrompere i lavori” (terzo capitolo de “I racconti del labirinto”); Akira; “Cannon Fudder (terzo capitolo di “Memories”); Steamboy.I figli del boom
2,1 Il boom economico e i suoi effetti sociali
L'autore riepiloga la situazione socio/economica e politica degli anni 80.2,2 Gli anni ottanta: tra la gloria e l'apocalisse c'è l'amore
Gli autori degli anime anni 80 non hanno vissuto le privazioni della guerra e del dopoguerra, e l e contestazioni studentesche sono solo un ricordo. Il boom economico ha reso gli anime meno impegnati e drammatici, infatti esplode il genere shojo. Inoltre questi autori, a differenza di quelli dei decenni precedenti, sono cresciuti essi stessi guardando anime in tv o al cinema.2,2,1 La gloria ai tempi del boom: la seconda ondata di supokon
Viene spiegato in cosa si differenzia il filone supokon degli anni 80 rispetto a quello degli anni 60/70. In questo decennio le serie sportive glorificano il successo del Giappone in campo economico e tecnologico, e quindi in campo internazionale. Semplificando esageratamente l'analisi dell'autore si può dire che negli anni 60/70 le serie sportive avevano il fine di far trovare uns enso alla propria vita ai protagonisti, mentre negli anni 80 conta vincere.
Sono analizzate le serie supokon più famose del periodo: Mila e Shiro; Holly e Benji.2,2,2 Fantasie animate
Arale, Dragon Ball, ken il guerriero, I Cavalieri dello zodiaco. Sono le serie analizzate che ben spiegano come gli anime degli anni 80 non raccontano più dinamiche storico-politche del Giappone, ma sono trame leggere oppure non giapponesi, benché il comportamento dei personaggi sia nipponico a tutti gli effetti.2,3 L'orrore sociale: Yoshiaki Kawajiri
Kawajiri è uno dei primi autori a pensare storie “globalizzate”, mischiando elementi giapponesi con quelli occidentali.2,4 Distruggere per costruire: Rintaro
E' spiegata la filosofia di vita presente nelle opere di Rintaro.2,5 Verso un nuovo mondo (animato)
L'ultimo paragrafo del capitolo sugli anni 80 spiega la situazione politica nel 1989, anno che vede la fine del boom economico e l'inizio della recessione. Nel 1989 muoiono l'imperatore Hirohito e Osamu Tezuka.I figli della bolla
3,1 La crisi economica
Il primo paragrafo del terzo capitolo continua con l'illustrazione della situazione che viveva il Giappone nel momento in cui esplose la bolla speculativa, e il crollo delle illusioni neo nazionalistiche di un Giappone ricco e potente in eterno.3,2 Un nuovo asseto valoriale: il Giappone della crisi
In una nazione in grave crisi sociale, dove le certezze di un impiego sicuro e di una crescita costante si dissolvono, accadono due fatti che acuiscono le paure per il futuro della popolazione: il terremoto di Kobe e l'attentato col sarin perpetrato dalla setta Aum.
Ed è in un momento di così grave insicurezza per il futuro che c'è una rinascita creativa negli anime, dopo uno stallo durato fino a metà degli anni 90. Questa rinascita creativa viene chiamata NAS (Nuova Animazione Seriale).3,3 Donne all'ombra della crisi: da Ranma a Nana, passando per Sailor Moon
In questo periodo di crisi l'animazione, specialmente ad opera di autrici femminili, riscopre l'indipendenza della donna, con trame che la vedono protagonista assoluta, soppiantando il potere maschile.3,4 La crisi non è fuori, è dentro: Hideaki Anno
Uno degli autori che più interpretano le paure della società giapponese è Hideaki Anno. Sono analizzate le sue opere.3,5 La NAS, ovvero come dimenticare il passato e guardare il presente attraverso il futuro
Sono spiegati i contenuti della NAS, analizzando (a parte Evangelion vista nel paragrafo precedente) le serie che l'hanno contraddistinta: Cowboy Bebop; Escaflwne; Noein.3,6 Welcome to the Real World: Satoshi Kon
Uno dei registi che ha meglio interpretato la crisi sociale ed economica del periodo è stato Satoshi Kon. Sono analizzati i suoi film e la serie “Paranoia Agent”.3,7 La bolla ha liberato l'orrore
Il genere horror nel periodo di crisi in cui si trova il Giappone si differenzia da quello de decenni precedenti. L'orrore è nella società giapponese, non c'è più bisogno di prendere spunto dai film occidentali.3,8 Di crisi e di guerre: il Giappone contemporaneo
Negli anni 90 e 2000 il Giappone partecipa indirettamente e direttamente ad alcune guerre, nonostante la costituzione lo vieti. Questo parziale abbandono del pacifismo si riscontra anche negli anime.3,9 Per una nuova animazione eco-umanistica
Nel 1997 si celebra la conferenza di Kyoto sul clima, benché le tematiche ambientaliste fossero sempre state presenti negli anime, si nota un aumento ulteriore di attenzione verso l'eco-umanismo. Sono analizzati alcuni film e serie tv: Pale Cooon; Planetes; Origine; Un estate con Coo; Piano Forest; Le voci della nostra infanzia.3,10 Future Ghibli
L'autore analizza i film non del duo Miyazaki (padre)-Takahata, alla ricerca delle future nuove tematiche dello Studio Gibli.3,11 Yuasa Masaaki: l'anime come fuga
Sono analizzate le tematiche delle opere di Yuasa Masaaki, un regista che interpreta in modo nuovo la crisi sociale del Giappone.3,12 Mamoru Hosoda: sognare la contemporaneità
Il regista dei film “La ragazza che saltava nel tempo” e “Summer Wars” evidenzia le difficoltà degli adolescenti nella società nipponica: ritmi frenetici e solitudine.3,13 Makoto Shinkai: annullare lo spazio e il tempo
Sono analizzati i film di Makoto Shinkai3,14 Nuove leve, nuove ansie
Le nuove leve dell'animazione si indirizzano verso tre direttrici: il passato (serie epico-storiche con protagonisti samurai); il presente (soggetti in cui problemi esistenziali degli adolescenti sono affrontati con personaggi provenienti dal pantheon shinto); il futuro (con serie visivamente innovative, che abbandonano le tematiche di Jin-Roh e Akira).3,14,1 Yoshitoshi Abe: la crisi dell'Io
Sono analizzate le opere “Serial Experiment Lain” e “Haibane Renmei”.3,14,2 Shuhei Morita: tra passato e futuro
Sono analizzate le opere “Kakurembo” e “Freedom”.Appendici
Dame di corte, guerrieri e mercanti: i jidaimono e l'animazione giapponese (di Massimo Soumaré)
Massimo Soumaré tratta il genere “jidaimono” negli anime. Questo genere indica trame ambientate in periodi storici passati/antichi. In Giappone non è applicato solo agli anime, ma a film live e telefilm, e spesso è tratto da una fiorente letteratura storica. La caratteristica principale del jidaimono è che i protagonisti, oltre che negli abiti e nel comportamento, simulano il periodo storico anche nel linguaggio. Il rispetto linguistico non è totale, altrimenti neppure i giapponesi comprenderebbero la pronuncia del periodo (per esempio) Heian o Edo. In pratica si simula di simulare la lingua giapponese del periodo storico in oggetto. Ovviamente l'espediente narrativo è apprezzabile solo da un giapponese, o da chi conosce bene la lingua.
Gli anime traggono infiniti spunti dalla florida letteratura storica, che in Italia è poco conosciuta, ma in patria ha un mercato editoriale molto forte.
Dopo una esaustiva premessa, atta a spiegare il genere jidaimono, l'autore divide in quattro gruppi temporali gli anime jidaimono. Sono questi i periodi che più spesso sono sfruttati dai registi e mangaka (che ispirano le serie). Ogni gruppo contiene l'analisi di alcune serie o film.
Gruppo uno: periodo Heian.
Gruppo due: periodo Sengoku.
Gruppo tre: periodo Edo.
Gruppo quattro: periodo Meiji (che tecnicamente non rientrerebbe nel jidaimono, ma che gli anime sfruttano molto).Buone mogli e sagge madri: le donne giapponese e la loro rappresentazione in manga e anime (di Susanna Scrivo)
Nella pur estrema (troppo) brevità, il mini saggio di Susanna Scrivo permette di comprendere come l'immagine della donna nella società giapponese, che si coglie guardando gli anime, è spesso fuorviante. La società giapponese resta fortemente maschilista, e gli anime sono un buon specchio della loro rappresentazione e condizione sociale, oltre che delle rivendicazioni/aspirazioni. Molte eroine, per quanto forti ed indipendenti, alla fine della serie sceglieranno sempre di diventare “buone mogli e sagge madri”, che era ciò che veniva chiesto loro in epoca Meiji.
L'autrice analizza varie serie (Sazae, la principessa Zaffiro, Lady Oscar, le orfanelle e le maghette, Sailor Moon), il genere shojo, e alcune mangaka (Waki Yamato, Rumiko Takahashi, Ai Yazawa).
Questo interessante contributo mi è parso più di carattere sociologico che storico (come quelli di Fontana e Soumaré), innestato, forse, per dare maggiore pagine al libro.Conclusione
L'onda e la paura nucleare
L'autore cerca di spiegare le conseguenze i fatti del marzo 2011 potranno avere nell'animazione nipponica.Postfazione di Marco Pellitteri
Sulle visioni del Giappone e delle sue storie culturali
Pellitteri spiega l'importanza di una saggistica, come questo libro, che non induca nei soliti stereotipi sul Giappone terra di contraddizioni, cioè che non parta da un punto di vista prettamente occidentale.Alla fine del saggio è presente una “cronologia comparata” (in 3 colonne divise ci sono: l'anno; accenni di fatti storici; accenni di fatti riguardanti l'animazione), personalmente trovo che non aggiunga nulla alla validità del saggio.
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Mar 25, 2013 |
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Okinawa, l'ultima battaglia
di Benis M. Frank, casa ed. Edizioni Fuori Commercio, pagine 158, costo 7 €?, anno 2005?, formato 21 cm X 14 cmQualche precisazione sul libro.
Questa è una ristampa, penso che la prima pubblicazione fu del 1971, ma il libro non specifica nessuna data.
Come non è scrit ... (continue ) Okinawa, l'ultima battaglia
di Benis M. Frank, casa ed. Edizioni Fuori Commercio, pagine 158, costo 7 €?, anno 2005?, formato 21 cm X 14 cmQualche precisazione sul libro.
Questa è una ristampa, penso che la prima pubblicazione fu del 1971, ma il libro non specifica nessuna data.
Come non è scritto da nessuna parte l'anno di pubblicazione di questa ristampa, l'unico indizio è una pubblicità interna al libro che riporta un prezzo in euro, ergo deve essere degli anni 2000.
Infine, per quel che riguarda il prezzo, io ho comprato il libro ad una fiera del libro usato a 7 euro, il libro non riporta nessun prezzo in copertina.
Questo è un libro per gli amanti delle battaglie, sono riportati tutti i nomi dei reparti, dei mezzi usati, degli ufficiali al comando, delle armi, dei luoghi, ci sono cartine, mappe, disegni dei mezzi, molte foto. Non ha un taglio saggistico, riporta lo svolgersi della battaglia, più dal versante statunitense. Per esempio non si menziona mai il suicidio obbligato verso i civili di Okinawa operato da parte dei militari nipponici.Capitolo 1
Si avvicina l'Iceberg
Come si prese la decisione di invadere Okinawa con l'operazione Iceberg.Capitolo 2
L'obbiettivo
La spiegazione dell'importanza strategica di Okinawa, e l'elenco dettagliato delle truppe giapponesi: 100 mila uomini al comando del generale Ushijima, di questi24 mila erano volontari indigeni, e tra le loro fila 1700 erano del gruppo “yakketsu” (sangue e acciaio per le unità imperiali). L'età dei 1700 della yakketsu era intorno ai 14 anni. Il capitolo si sofferma sulla catena di comando nipponica e sulla costruzione delle fortificazioni.Capitolo 3
Piani alleati e preparazione
Stesso tipo di informazioni del capitolo precedente, ma sul versante americano: 182 mila uomini, 434 navi utilizzate. Inoltre si raccontano le prime operazioni militari, come l'occupazione delle isole Kerama intorno ad Okinawa.Capitolo 4
L'assalto ad Okinawa
La mattina del primo aprile 1945 iniziò lo sbarco sulle spiagge di Okinawa. Su ordine di Ushijima le spiagge non erano state fortificate, preferendo concentrarsi sulla difesa dell'interno, tattica che permise ai giapponesi di resistere 3 mesi (aiutati anche dalle condizioni atmosferiche di forte pioggia) alle soverchianti forze americane.
Le truppe statunitensi si dirigono subito a nord conquistando la penisola di Motobu.Capitolo 5
La battaglia continuamente
Le truppe Usa si dirigono a sud verso Shima, mentre occupa gli isolotti di Shima.Capitolo 6
La guerra nell'aria
Lo scontro aereo da parte giapponese si limitò all'uso dei kamikaze, mancando sia di piloto esperto ne combattimento aereo che di aerei moderni come quelli americani, oltre che di armi e munizioni. I giapponesi sacrificarono 1815 aerei in operazioni suicide.Capitolo 7
La barriera Shuri
Fu a sud di Okinawa che si combatté la vera e più cruenta battaglia, Ushijima era asserragliato tra le colline fortificate della zona di Shuri, con lo scopo di far pagar caro ogni metro di suolo giapponese conquistato dagli americani.
E' dato conto del rovinoso contrattacco giapponese del 5 maggio.Capitolo 8
Sfondamento della barriera Shuri
Il 14 maggio iniziò l'attacco decisivo americano alle colline di Shuri, dove c'era il quartier generale di Ushijima. Lo scontro si concluse il 29 maggio, ma i giapponesi si erano ritirati più a sud per continuare la difesa ad oltranza, spostando il comando a Medeera e alla Collina 89.Capitolo 9
Inseguimento a sud
Le truppe di Ushijima si trincerano intorno a Medeera. E' dato conto anche dei combattimenti nella penisola di Oroku.Capitolo 10
La fine di un esercito
All'inizio di giungo Ushijima poteva contare su una restante truppa di 20 mila soldati. Gli americani sconfissero l'ultimo baluardo della Collina 89 il 21 giugno. Ushijima e gli ufficiali del comando si suicidarono il 22 giungo.
Nella battaglia di Okinawa i giapponesi persero 107 mila soldati e 42 mila civili, gli americani persero 7300 soldati.
Queste cifre divergono sia da quelle che ho letto in altri libri, sia con i dati che si possono trovare sul web. -
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Mar 25, 2013 |
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- Shintoismo (13)
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By Paolo Puddinu -
Finished on Mar 3, 2013 




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Shintoismo
Paolo Puddino, casa ed. Editrice Queriniana, pagine 121, costo 8€, anno 2003, formato 19 cm X 11 cmQuesto libro è un breve prontuario sui miti, folklore, politica, storia e cultura dello shintoismo. Il libro è formato da 16 capitoli.
1) Gli antecedenti storico-religiosi dello shintoism ... (continue ) Shintoismo
Paolo Puddino, casa ed. Editrice Queriniana, pagine 121, costo 8€, anno 2003, formato 19 cm X 11 cmQuesto libro è un breve prontuario sui miti, folklore, politica, storia e cultura dello shintoismo. Il libro è formato da 16 capitoli.
1) Gli antecedenti storico-religiosi dello shintoismo
Lo shinto è la religione autoctona del Giappone, che nei secoli ha sopravvivere ed adattarsi alle altre filosofie/religioni arrivate sull'arcipelago: taoismo, confucianesimo, buddismo, cristianesimo.
Il capitolo effettua un veloce excursus sull'impatto che le religioni hanno avuto in Giappone. Lo propongo ancor più schematizzato:
Lo shinto nasce dai riti propiziatori per la coltura del riso;
L'arrivo del buddismo e del confucianesimo permise l'instaurarsi di una gerarchia al potere;
La deificazione dell'imperatore portò all'unione tra lo shinto e il buddismo;
I Tokugawa resero il buddismo obbligatorio, espellendo nel contempo i cristiani, ed assieme al confucianesimo, li usarono per consolidare il loro potere;
La rivoluzione Meiji riportò lo shinto a prima religione, con lo “shinto di Stato”, separandolo dal buddismo, allo scopo di innalzare l'imperatore a guida suprema della nazione;
Lo shinto di Stato generò il fenomeno delle “Nuove Religioni” (shinko shukyo), che perdura ancora oggi.2) I caratteri dello shintoismo oggi
Nel dopoguerra la nuova costituzione sancì la libertà religiosa. L'autore individua e motiva 7 punti che caratterizzano lo shinto odierno:
Interazione reciproca fra diverse tradizioni religiose; Relazione intima fra uomo, divinità, e sacralità della natura; Importanza religiosa della famiglia e degli antenati; Principio di purificazione; Partecipazione alle festività (matsuri) quale segno visibile di appartenenza dell'individuo al gruppo; Religiosità nella vita giornaliera; Stretta relazione fra religione e Stato.3) “La via delle divinità indigene”
Il capitolo spiega cosa sia lo shinto, le sue caratteristiche e diversità rispetto alle altre religiosi in Giappone.
La parola shinto deriva dal cinese “shen-tao”, cioè “divinità/spirito” (shen) + “via/cammino” (tao), trasformando la “divinità” cinese in kami. Lo shinto non è propriamente una religione, prova ne è anche il fatto che in giapponese non è mai indicato con il termine “kyo”, usato, invece, per le altre dottrine: bukkyo (buddismo); jukkyo (confucianesimo); kurisuto-kyo” (cristianesimo).
Lo shinto è un credo animista dei kami sopravvissuto nei millenni, e che ha forgiato la filosofia giapponese, permettendo così l'assimilazione dei credo successivi senza far scomparire l'originale.4 Il kami, il tama, l'oltretomba
E' spiegato cosa sia un kami (entità superiori, sia spirituali, naturali ed umane), il “tama” (l'anima o spirito del kami), l'oltretomba (yomi, tokoyo).
Sono elencate e spiegate le 5 categorie di kami:
kami che risiedono negli oggetti naturali;
kami che proteggono e tutelano arti e mestieri;
ujigami (kami che proteggono la famiglia o il villaggio);
ikigami o hitogami (kami che sono o son stati esseri viventi);
kami di derivazione mitologica.5) Il pantheon shintoismo
Breve panoramica dei kami più importanti con relativo campo di influenza:
Amaterasu o mikami; Susanoo; “Shina tsu hiko” e “Shina to be”; Mizu no kami; “Shio tsuchi” e “O wata tsumi”; Konpira; Nazuchi; Uke mochi; Narukami; Ho musubi; Yashikigami; Funa dama; Sae no kami; Izanagi e Izanami; Inochi no kami; Musubi no kami; Awashima sama; Konsei; Hachiman; Temmangu; Kusunoki Masashige.6) Potere politico potere religioso
I primi “uji” (nobili) del clan Yamato unirono il potere politico a quello religioso della dea Amaterasu.7) Le fonti letterarie
Lo shinto non ha testi sacri codificati, si rifà solo ad antichi racconti scritti, l'autore li elenca e spiega: Kojiki; Nihongi; Norito koto; Kogo shui; Fudoki; codici Taibo, Yoro, Jingikan.8) La mitologia
Il Kojiki e il Nihongi raccontano di una serie di divinità invisibili, sono elencate spiegandone il tratto nippocentrico: Izanagi; Izanami; Amaterasu; Susanoo.9) La purezza e l'impurità
L'idea centrale dello shinto è la purezza, che non è morale o spirituale, ma rituale/esterna.
“Non venire a contatto con ciò che può contaminare” è la regola prima di un fedele shinto.
Chi è contaminato è sgradito alla divinità (kami), e deve compiere degli atti di purificazione. L'impurità (tsumi) coinvolge chi ha compiuto l'atto impuro, ma anche la comunità d'appartenenza (famiglia/villaggio): l'impurità è contagiosa.
Questo concetto porta ad isolare chi può contagiare il prossimo per aver avuto contatto con ciò che è impuro: sangue, sudiciume, morte.
Si può diventare impuri volontariamente ed involontariamente. Nello shinto manca il nostro concetto di peccato, ma cosa rende impuri?
Gli tsumi si dividono in 3 categorie: cattive azioni (ashiki); contaminazioni (kegare); calamità (wazawai).
Esistono 21 tsumi più gravi, 7 celesti (ama tsu tsumi) e 14 terrestri (kuni tsu tsumi).Peccati celesti:
Distruggere gli argini di separazione delle risaie;
Colmare i fossi di irrigazione;
Aprire le chiuse dei depositi d'acqua;
Seminare nuovamente un campo già seminato;
Affondare punte aguzze nelle risaie;
Scorticare vivo un animale in modo difforme dall'usanza tradizionale;
deporre escrementi.Peccati terrestri:
Tagliare la pelle viva;
Tagliare la pelle morta;
L'albinismo;
Kokumi (malattie della pelle come lebbra, vaiolo etc);
Incesto con la propria madre;
Incesto con la propria figlia;
Incesto con la propria figliastra;
Incesto con la madre della propria moglie;
Accoppiamento con animali;
Impurità di animali striscianti;
Calamità degli dei dall'alto (fulmini);
Calamità degli uccelli dall'alto (guano);
Uccidere animali;
Praticare la magia.Tre sono i metodi per purificarsi dallo tsumi: mediante harae (esorcismo); misogi (lavaggio o lustrazione); imi (astensione).
10) Il culto in famiglia
L'altare kamidama, il culto degli antenati, la divinazione (ura).11) Lo sviluppo dello shintoismo
Lo sviluppo dello shintoismo può essere individuato in quattro momenti distinti: 1 formazione dei miti; 2 decadenza (VI secolo – XVII secolo), per l'arrivo del buddismo; 3 Rinascita (XVII secolo – 1868); Shinto moderno o di Stato (1868 – 1945).
Il capitolo affronta i punti 2, 3 e 4.12) Il tempio shintoista
E' presente la spiegazione di come è strutturato un tempio shintoista (miya, “augusta casa”), e delle parti che lo formano: honden; haiden; ai no ma; torii.13) Le gerarchia dei templi e il clero
I templi shintoisti sono suddivisi per importanza: Jingu (per esempio il tempio di Ise); Jinja, che si dividono in Kampeisha (il tempio Yasukuni di Tokyo) e Kokuheisha (templi provinciali); Fukensha (templi di distretti urbani); Gosha (templi di distretti rurali); Sonsha (templi di villaggio).
E dato conto di come è strutturato il clero shintoista (kannushi, miko), spiegandone per ultimo l'ordine gerarchico: Saishu del tempio di Ise (può essere solo una principessa imperiale); Dai Guji; Guji; Negi; Gon negi; Shiten; Shikan; Shisho.14) Shintoismo e buddhismo
Le scuole buddiste in Giappone: Tendai, Kobo Daishi; amidismo;15) Lo zen e il confucianesimo
Lo zen giapponese si divide in due correnti: Rinzai e Soto.
La meditazione zen permette di raggiungere l'illuminazione, “satori”. Per la corrente Soto il satori è raggiungibile solo tramite la meditazione da seduti (zazen). Per la corrente Rinzai il satori si raggiunge solo con la riflessione su problemi apparentemente assurdi ed illogici (koan).
L'autore spiega le differenze tra il confucianesimo cinese e quello giapponese. Tali modificazioni, talvolta fin opposte rispetto al pensiero originale cinese, servirono alla classe dominante nipponica per consolidare il proprio potere sulla popolazione.
Un chiaro esempio è la differenza tra confucianesimo cinese e giapponese riguardo al concetto di lealtà. La norma di Confucio: Agisci con lealtà al servizio del tuo signore” per i cinesi significava che il servitore il proprio signore solo se questo va d'accordo con la propria coscienza; mentre per i giapponesi la lealtà deve essere assoluta, e portata fino al sacrificio della vita.16 Il cristianesimo
Oltre ad una breve storia del “secolo cristiano” in Giappone, l'autore spiega le differenze di pensiero e valori che hanno impedito, ed impediscono ancora oggi, al cristianesimo di fare proseliti in Giappone. -
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Mar 4, 2013 |
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- Hiroshima, il giorno dopo (6)
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By Robert Jungk -
Finished on Mar 1, 2013 




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Hiroshima, il giorno dopo
di Robert Jungk, casa ed. Pgrego, pagine 306, costo 20 €, anno 2012, formato 21 cm X 14 cmParte prima
Vuoto e caos (1945): il libro; il deserto atomico; dopo il diluvio; orfani e gangsters; la tavoletta dei morti.Parte seconda
Nuovi inizi (1946-1948): il sognatore; un'e ... (continue ) Hiroshima, il giorno dopo
di Robert Jungk, casa ed. Pgrego, pagine 306, costo 20 €, anno 2012, formato 21 cm X 14 cmParte prima
Vuoto e caos (1945): il libro; il deserto atomico; dopo il diluvio; orfani e gangsters; la tavoletta dei morti.Parte seconda
Nuovi inizi (1946-1948): il sognatore; un'esistenza da germogli di bambù; “ragazzo atomico”; la signorina bastoncino.Parte terza
La città della pace (1948-1952): i solitari; i demolitori; il delitto; il sei agosto; i sandali di paglia.Parte quarta (1952-1957): il palazzo delle frittelle di pesce; i soccorritori; i cuori freddi; in due contro la distruzione.
Epilogo: la nostra Hiroshima.La testimonianza del giornalista Robert Jungk inizia appena dopo l'esplosione dell'atomica fino al 1957, riporta, quindi, uno spaccato sia materiale che emotivo della situazione in cui i sopravvissuti si ritrovarono a vivere. Nel libro sono raccontate sia le storie di alcuni abitanti di Hiroshima, storie che si protraggono dal 1945 al 1957, che la situazione della città e le ripercussioni sociali del dopo bombardamento.
I protagonisti principali sono tre: Kawamoto Ichiro, la sua compagna Tokie Uematsu, e Kazuo M.
Attraverso le vicissitudini di queste tre persone si tocca con mano cosa vole dire vivere ad Hiroshima dopo la bomba.
L'unico appunto che mi sento di fare a questa pubblicazione è di carattere editoriale: è impaginato male. Molte pagine sono stampate con i caratteri non in linea rispetto al bordo in alto, e la pagina 232/233 è ripetuta due volte. Se il libro avesse avuto un costo basso si sarebbe potuto anche sorvolare, ma 20 euro non sono pochi, e per 20 euro vorrei un libro stampato bene.All'orrore iniziale raccontato dai testimoni, si sostituisce prima la disperazione e poi la rassegnazione per la situazione drammatica di Hiroshima.
Dove vigevano la legge assoluta e il rispetto per il prossimo si instaura la legge del più forte, l'anarchia totale. Non mancano racconti di grande umanità e sacrifico verso il prossimo, ma sopravvivere era l'istanza di tutti, e per sopravvivere tutto fu lecito.
I sopravvissuti dovettero calpestare i diritti dei propri concittadini per poter vivere, ed in seguito subirono la discriminazione dei nuovi abitanti di Hiroshima, che li emarginarono in quanto “hibakusha” (sopravvissuti).
Mi limiterò a soffermarmi su alcuni temi che mi hanno colpito, quindi la mia recensione potrà essere un po' a singhiozzo, senza un filo logico.E' risaputo che gli americani non diedero nessuna informazione ai giapponesi sulle malattie da radiazioni (il libro si dilunga molto in merito, analizzando la questione del centro ricerche americano ABCC ad Hiroshima), a dire il vero utilizzarono lo stesso criterio usato in patria. Neppure ai loro stessi compatrioti svelarono nulla sulle esposizioni durante gli esperimenti nei deserti Usa.
Inizialmente anche i giapponesi segretarono i primi rapporti degli scienziati nipponici sugli effetti delle radiazioni.
Assieme al fisico Yoshio Nishima, arrivato subito ad Hiroshima, c'era il patologo Seishi Ohashi, che svolse le prima valutazioni sulla "nuova malattia" (malattia da radiazioni), ma le sue considerazioni (che avrebbero salvato delle vite) vennero rese segrete.Ad Hiroshima c'era una compagnia teatrale, di cui faceva parte una delle attrici giapponesi più famose, Midori Naka. Al momento dell'esplosione l'attrice si trovava a 700 metri dal centro dell'esplosione. Rimase fisicamente illesa. La sua notorietà le permise di pretendere di essere trasferita in un ospedale di Tokyo, dove i migliori medici la curarono. Uno di questi era il radiologo Masao Tsuzuki (a cui si affiancò l'ematologo Jin Miyake), che fin dagli ani 20 aveva svolto esperimenti con cavie irradiate, e che quindi comprese subito a cosa era stata esposta.
Tsuzuki, una volta resosi conto che le cure che venivano date ad Hiroshima e Nagasaki erano inutili (visto che i medici non conoscevano i danni da radiazioni), si recò dai vertici militari per chiedere di informare i medici delle 2 città bombardate, ma i militari si opposero (avevano già reso segreto il rapporto di Seishi Ohashi).
Per fortuna Tsuzuki era un ex ammiraglio, e la sua richiesta fu accettata dopo che lui protestò. Il 29 agosto Tsuzuki con un team di medici e scienziati partì per Hiroshima, ed informò i medici di come affrontare la "nuova malattia".La bomba venne sganciata al centro di Hiroshima, quindi tutte le abitazioni vennero distrutte, e la zona era pesantemente radioattiva. Alla periferia di Hiroshima c'erano i ghetti degli eta (burakumin), gli "impuri", i reietti della società. I sopravvissuti all'esplosione iniziarono a rifugiarsi in questi quartieri, anche perché lì le abitazioni erano ancora in piedi. Il libro riporta i nomi dei quartieri degli eta: Minami, Misasa, Fukushima.
Questo fatto fece pensare agli eta che le cose sarebbero cambiate, loro avevano accolto i bisognosi, e questo avrebbe migliorato la loro situazione, però man mano che Hiroshima venne ricostruita tornarono ad essere i burakumin. Neppure l'atomica li aveva emendati dalla loro impurità.
Una delle figure che sono raccontate in tutto il periodo temporale del libro (1945/1957) è quella di Shinzo Hamai, che da semplice impiegato statale si prese le prime responsabilità sulla gestione del dopo bombardamento, fino a diventare per 2 volte sindaco di Hiroshima.
Il libro rende bene l'iniziale sgomento degli abitanti di Hiroshima per l'arrivo delle truppe Usa (causato dalla propaganda militare subita negli anni), sgomento e preoccupazione che in parte si tramutò in risentimento, non solo per il bombardamento (che molti valutavano come mero atto di guerra), ma per il totale disinteresse delle autorità americane verso “i malati di radiazioni”. Inoltre gli hibakusha si convinsero (giustamente) che, non solo le autorità militari e scientifiche americane non curavano gli ammalati, ma se ne interessavano solo come cavie in previsione di una futura guerra nucleare mondiale a beneficio della propria popolazione.
Come già accennato nella Hiroshima del dopo bomba vigeva la legge del più forte, e la criminalità ebbe una impennata mai vista prima, tanto che la città venne paragonata alla Chicago anni 20. Una delle cause della nascita di bande di gangsters fu, ovviamente, il mercato nero causato dalla scarsità di qualsiasi bene. Questa malavita, però, usava una nuova manovalanza criminale a buon mercato e disponibile in grandissimo numero, i “furoji”, gli orfani.
I bambini erano stati mandati in campagna per farli scampare ai bombardamenti convenzionali, ma dopo qualche giorno dal bombardamento atomico una massa (da 6 mila a 10 mila bambini e bambine) di orfani si riversò su Hiroshima alla ricerca dei genitori che non erano più venuti a prenderli. Per poter sopravvivere questi orfani si diedero al furto e all'accattonaggio. I maschi diventavano manovalanza del crimini, e le femmine si trasformavano in “panpan”, termine che indicava le prostitute d'occasione.
Le bande di gangsters di Hiroshima, come avveniva nella Chicago degli anni 20, spesso erano coperta dalle forze di polizia (o dagli alleati), da sempre il mercato nero non può mai proliferare senza un minimo di assenso delle autorità. Questa alleanza si verificava in particolare quando si trattava di stroncare la criminalità delle “terze nazionalità”, cioè le bande di criminali cinesi e coreani. Essendo Cina e Corea paesi “liberati” dagli alleati (e la Cina era anche una nazione vincitrice della guerra) le autorità non potevano colpirli direttamente, quindi si avvalevano della collaborazione del crimine giapponese per stroncarne l'attività.
L'autore racconta la storia di uno dei protagonisti della ricostruzione di Hiroshima, Masao Teranishi. Questi era un ingegnere civile che si prodigò per riportare in funzione il sistema idrico della città, permettendo ai cittadini di poter avere disponibilità di acqua corrente per bere, cucinare e lavarsi. Probabilmente fu il primo passo per il ristabilirsi di un minimo di normalità e viver civile.
E' dato conto dei progetti architettonici e culturali, riusciti o meno, per ricostruire Hiroshima, e trasformarla nella città della pace d della cultura.
La fame era il primo problema da affrontare, scarseggiava tutto, e quello che c'era veniva venduto a prezzi stratosferici. Questa situazione permise ai contadini delle campagne intorno ad Hiroshima di fare piccole fortune, infatti i cittadini si recavano in campagna per vendere quel poco che avevano salvato dalla distruzione per avere in cambio cibo.
In quel periodo nei villaggi si celebravano le “isshaku iwai” (feste di un piede), in cui i contadini costruivano con le banconote accumulate piccole torri alte un piede, allo scopo di sfoggiare la loro nuova ricchezza.
I cittadini di Hiroshima, nel tentativo di guadagnare qualcosa in più per sfamarsi, svolgevano più lavori e per tantissime ore. Dato che la loro situazione di salute era già debilitata, sia a causa delle radiazioni che per la mancanza di cibo, per reggere i turni di lavoro venivano spinti a far uso del “hiropon”, uno stimolante che troncava l'appetito ed aumentava le energie. La droga era utilizzata dai soldati giapponesi prima di lanciarsi all'assalto delle linee nemiche, ed era stoccata nei magazzini militari.
Un'altra delle difficoltà che dovevano affrontare i sopravvissuti, e che gli impediva di svolgere appieno i lavori necessari per procurarsi da vivere, era una sorta di apatia, che i medici avevano iniziato a notare sul viso dei loro pazienti dopo il pikadon, venne chiamata “muyoko-ganbo”, “non più volontà”.
Uno degli aspetti del “muyoko-ganbo” era il timore di mettere al mondo figli deformi, cosa che fece crollare il tasso di nascita tra i sopravvissuti ad Hiroshima.
A partire dalla terza parte del libro, oltre a dar conto delle opere di ricostruzione della città, si parla speso ed approfonditamente di una entità amministrativa americana, la Atomic Bomb Casualty Commission (ABCC), un istituto di ricerche sulle conseguenze biologiche della bomba atomica. Questo istituto fu l'oggetto del risentimento dei cittadini di Hiroshima, infatti tutte le analisi erano completamente gratuite, ma non portavano a nessuna cura. Infatti l'ABCC non curava, si limitava a studiare i casi delle vittime della bomba. L'effetto di tale miope politica americana fu che gli ammalati si resero conto di essere solo delle cavie per lo studio degli effetti delle radiazioni atomiche, e i risultati non tornavano neppure utili per la popolazione di Hiroshima e Nagasaki, ma per l'esercito americano. Gli abitanti di Hiroshima odiavano gli americani più per il disinteresse verso gli ammalati dimostrato con l'ABCC, che per il bombardamento. L'autore si dilunga molto sull'attività dell'ABCC e sugli errori da loro commessi.
Uno dei motivi che spinsero gli Usa a negare le cure agli ammalati che studiavano fu che curandoli avrebbero in qualche modo ammesso un senso di colpa per lo sgancio dell'atomica.
Come accennato prima uno delle storie seguite dal libro è quella di Kazuo M, che fu protagonista di un fatto di cronaca nera che fece molto scalpore in quegli anni in Giappone, e che fu preso ad esempio per spiegare l'odio verso il prossimo dei sopravvissuti alla bomba.
I sopravvissuti di Hiroshima si sentivano trascurati anche dai proprio connazionali e dal governo, erano considerati quasi dei piantagrane ipocondriaci, che passavano il tempo a lamentarsi. Il culmine della loro sopportazione giunse quando il primo marzo 1954 la nave da pesca giapponese Daigo Fukuruyu Maru (Drago Felice numero 5) si ritrovò ad essere colpita dalle ceneri radioattive di un esperimento nucleare americano sull'atollo di Bikini. I 23 marinai furono colpiti dal fall-out radioattivo e tutta la popolazione giapponese fremeva per le loro salute e sorte. Tanto che i sopravvissuti di Hiroshima iniziarono ad essere invidiosi di questa loro fama. Il Giappone si preoccupava per 23 persone, mentre decine di migliaia di persone che da 9 anni subivano tutti i giorni malattia e morte a causa della bomba erano ignorati o mal sopportati.
Se le autorità militari americane si dimostravano totalmente insensibili alle sofferenze dei sopravvissuti, qualche aiuto venne da singoli cittadini statunitensi. In quest'ottica è raccontata la storia delle “atomic maidens” (le ragazze atomiche), ragazze mostruosamente deturpate dagli effetti della bomba, che vennero inviate negli Usa per subire varie operazioni allo scopo di guarirle. -
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Mar 1, 2013 |
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- Giapponeserie (5)
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By Antonio Marazzi -
Finished on Feb 24, 2013 




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Giapponeserie, un antropologo tra uomini e spiriti lontani
di Antonio Marazzi, casa ed. Unipress, pagine 405, costo 26 €, anno 2001, formato 21 cm X 15 cmIl saggio è composto da otto capitoli, ed in ognuno dei quali l'autore affronta un tema diverso, analizzando innumerevoli aspetti della filosofi ... (
continue ) Giapponeserie, un antropologo tra uomini e spiriti lontani
di Antonio Marazzi, casa ed. Unipress, pagine 405, costo 26 €, anno 2001, formato 21 cm X 15 cmIl saggio è composto da otto capitoli, ed in ognuno dei quali l'autore affronta un tema diverso, analizzando innumerevoli aspetti della filosofia, della religione e della società giapponese. I paragrafi di ogni capitolo sono abbastanza brevi, e prendono spunto molto spesso da consuetudini comuni, riti, festività, usanze.
Il linguaggio è comprensibile anche per un non antropologo, tranne per l'ultimo capitolo, che forse vuole essere la conclusione dei precedenti sette, ed è scritto in maniera più complessa.
Gli argomenti trattati sono veramente molti, ed è impossibile riportarli tutti. Purtroppo l'indice non aiuta ad individuare i soggetti analizzati, in quanto nel titolo quasi mai è ben specificato il tema.
Capita che un aspetto trattato sia poco approfondito, inoltre il libro fu scritto nel 2001, quindi tutte le questioni economiche e riguardanti il mondo del lavoro non sono più attuali.
All'interno di un capitolo può capitare che ci si perda un po' il filo logico del tema trattato, in alcune occasioni si tende a saltare un po' troppo di palo in frasca.
Detto ciò, secondo me, il saggio merita di essere letto.Capitolo 1: Cinque secoli di esotismo (4 paragrafi)
Si affronta la questione “dell'esotismo”, cioè la visione, talvolta contorta, della cultura asiatica con occhi occidentali. In particolare viene spiegata la nascita delle “giapponeserie” di fine 800, oltre alla difficoltà per un occidentale di comprendere il Giappone e il pensiero asiatico in generale.Capitolo 2: Esotismi vecchi e nuovi (12 paragrafi)
Il termine “giapponeserie” deriva dal francese “japonaiseries”, cioè le espressioni della cultura giapponese, specialmente di quella estetica.
In questo capitolo si accenna alla crisi economica tra il 1990 e il 2000, preannunciando una futura ripresa ed espansione dei consumi, cosa che nel 2013 non è ancora capitata...Capitolo 3: Kitsune, la volpe (5 paragrafi)
Il culto di Hinari e della volpe sul monte Hinari a Fushimi: pratica, storia, significati, attualità.Capitolo 4: Villaggio, città, metropoli (24 paragrafi)
L'autore nel 1983 svolse un viaggio di studi in Giappone. Venne prima ospitato nel villaggio di Harushi nel Tohoku occidentale (539 abitanti), poi andò a risiedere nella città di Chichibu (62000 abitanti), ed infine a Tokyo.
Questi tre diversi luoghi permettono allo studioso di spiegarci le differenze socio-economiche della struttura sociale giapponese.
Secondo l'autore gli obblighi sociali verso l'azienda in cui si lavora e i colleghi è più forte a Tokyo, e va a diminuire di importanza man mano che la città è più piccola (Chichibu, Haruishi). Nel villaggio gli obblighi verso l'azienda sono sostituiti da quelli verso la famiglia e la comunità.
A Tokyo lo studio lascia largo spazio alla descrizione dell'organizzazione del lavoro di 3 fabbriche, dubito che nel 2013 queste considerazioni abbiano ancora molto valore.Capitolo 5: Tokoro, il tempo – luogo (31 paragrafi)
Il capitolo affronta da molteplici punti di vista il concetto di “tokoro”.
Da pagina 135: “La parola tokoro, in giapponese, viene usata comunemente per collocare il fatto o l'azione espressi in una frase, in senso spaziale (luogo) oppure temporale (momento), a seconda delle intenzioni di chi parla o scrive; e dal contesto si comprende quale è il contesto scelto... le due dimensioni non vanno intese separate, secondo l'uso che noi facciamo abitualmente dei due termini corrispondenti alla nostra lingua.”Capitolo 6: Energia in movimento (14 paragrafi)
Il sesto capitolo rimane sul tema filosofico/religioso, concentrandosi sulla sacralità che i monti hanno per la società giapponese.
Ecco alcuni argomenti trattati: asceti, yamabushi, pratiche ascetiche, pellegrinaggi, astinenze, lo shugendo, la purificazione, il circuito degli 88 templi.Capitolo 7: Tempo degli uomini, degli spiriti, degli antenati (52 paragrafi)
Questo capitolo affronta le festività religiose, buddiste, shintoiste ed anche cristiane. Ma anche le superstizioni sui giorni, mesi ed anni fausti ed infausti. In pratica è un vademecum sulle scadenze religiose giapponesi.Capitlo8: Sincronie, sintopie e armonie (14 paragrafi)
L'ultimo capitolo è il più complesso, e l'unico che fondamentalmente non ho capito. -
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Feb 25, 2013 |
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- Dal manga all'anime in viaggio con One Piece (1)
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By Marco Pellitteri, Alberto Brambilla, Paolo Pederzini, … -
Finished on Dec 29, 2012 




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Dal manga all'anime in viaggio con One Piece




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Dal manga all'anime, in viaggio con One Piece
di autori vari, casa ed. Wow Spazio fumetto, pagine 78 costo 9 €, anno 2012, formato 17 cm X 24 cmRiporto dall'introduzione al libro (pag. 5)lo scopo della pubblicazione:
“Un'agile pubblicazione che possa fungere da guida per il lettore accompagnandolo ... (continue ) Dal manga all'anime, in viaggio con One Piece
di autori vari, casa ed. Wow Spazio fumetto, pagine 78 costo 9 €, anno 2012, formato 17 cm X 24 cmRiporto dall'introduzione al libro (pag. 5)lo scopo della pubblicazione:
“Un'agile pubblicazione che possa fungere da guida per il lettore accompagnandolo all'interno di questo complesso universo (il mondo editoriale ed animato nipponico), fornendo spunti di lettura e informazioni di base: brevi excursus storici, analisi delle caratteristiche stilistiche dei manga e approfondimenti sul processo di produzione dell'animazione. Filo conduttore di questo viaggio sarà il fenomeno di maggior rilievo negli ultimi anni: One Piece.”La pubblicazione è composta da 8 interventi di autori diversi, molto brevi, tenendo conto del fatto che sono presenti immagini anche immagini molto grandi. Visto che i titoli illustrano abbastanza bene il loro contenuto non mi pare il caso di approfondire ulteriormente le tematiche affrontate.
Essendo un libro introduttivo a manga ed anime potrebbe essere una buona lettura per qualcuno che voglia capirne qualcosa in più senza leggere saggi più impegnativi.Pillole di storie del manga
di Luca BertuzziCome riconoscere un manga
di Paolo PederziniIntroduzione all'animazione giapponese
di Lisa Maya Quaianni ManuzzatoIl processo produttivo degli anime
di Benjamin EttingerDragonball vs One Piece – confronto tra shonen
Alberto BrambillaIl mondo piratesco di One Piece – Personaggi nel segno della filibusta... e oltre!
Di Dario GuzzeloniOne Piece da novanta – Un successo mondiale senza precedenti e che dura da tre lustri
di Marco PellitteriIl collezionismo nipponico: La testimonianza di Simone Caradonna.
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Jan 5, 2013 |
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Hiroshima
di John Hersey, casa ed. Bompiani, pagine 137, costo 5 €(?), anno 1947, formato 21 cm X 13 cmPremessa sul costo del libro: l'ho acquistato ad un prezzo di 5 euro, ad una fiera del libro usato, la bancarella a fianco di quella in cui l'ho comprato lo vendeva (identico stato di conservazio ... (
continue ) Hiroshima
di John Hersey, casa ed. Bompiani, pagine 137, costo 5 €(?), anno 1947, formato 21 cm X 13 cmPremessa sul costo del libro: l'ho acquistato ad un prezzo di 5 euro, ad una fiera del libro usato, la bancarella a fianco di quella in cui l'ho comprato lo vendeva (identico stato di conservazione) a 20 euro...
Le pagine del libro raccontano alcune storie di cittadini che sopravvissero alla primo bombardamento atomico.
John Hersey arrivò ad Hiroshima come corrispondente di guerra (Time e Life) , e cercò di far raccontare alle vittime dell'atomica cosa successe in quei giorni.
Questi personaggi (tra i quali alcuni medici, che raccontato la situazione generale dei feriti) sono citati tutti per nome e cognome e i loro racconti si dipanano in quattro capitoli, da appena prima che la bomba esplodesse a qualche settimana o mese dopo.
Nel primo capitolo (“Un bagliore silenzioso”) è raccontato cosa queste persone facessero (e anche chi erano) fino al moneto della deflagrazione atomica, sono loro stessi a spiegare che spesso la loro salvezza è stata dovuta al caso: un ritardo, una roccia, il corpo lontano da una finestra.
Nel secondo capitolo (“Il fuoco”) è narrato cosa successe a loro appena dopo l'esplosione, cosa videro e fecero, quali decisioni presero, chi persero, quanto soffrirono (fisicamente e psicologicamente).
Le testimonianze dei medici rendono bene la situazione dei feriti, specialmente perché gli stessi medici non capivano di cosa fossero affetti, curavano le scottature da radiazioni con un po' di disinfettante e, se c'era, con degli anestetici. Da ricordare che ad Hiroshima sopravvissero solo una decina di medici (e qualche decina di infermiere), che dovettero assistere circa centomila feriti.
Nel terzo capitolo (“Alla ricerca dei particolari”) si continua a narrare l'odissea di dolore di queste persone, che non sono più nomi astratti su una pagina di un libro, ma amici che si spera sopravvivano. Mi sono chiesto spesso cosa avrei fatto io in quei frangenti.
Nell'ultimo capitolo (“Panico e matricaria”) siamo giunti al 18 agosto (10 giorni dopo l'esplosione), queste persone, sopravvissute all'esplosione, iniziano a soffrire per gli effetti delle radiazioni. Le loro storie continuano brevemente fino ad un anno dopo, storie di sofferenza e di qualche speranza.
Tra i testimoni di questo libro figurano anche dei missionari gesuiti tedeschi, in certi punti del libro pare che solo loro si prodigassero per i feriti (cosa che fecero di certo), ho avuto, però, l'impressione che l'autore abbia voluto far risaltare le figure di questi occidentali per far sentire meno in colpa i lettori occidentali del 1947.
E' narrato un piccolo episodio sui gesuiti: il 18 agosto uno di loro si reca alla banca di Yokohama per versare il denaro delle missione distrutta, che erano riusciti a mettere in salvo. Neppure in tutto quel caos da fine del mondo si sono dimenticati dei soldi... -
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Jan 5, 2013 |
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- Il paese dell'eroica felicità (1)
- Usi e costumi giapponesi
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By Pietro Silvio Rivetta -
Finished on Dec 20, 2012 




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Il paese dell'eroica felicità, usi e costumi giapponesi
di Pietro Silvio Rivetta, casa ed. Hoepli, pagine 293, costo 25 €(?), anno 1941, formato 24 cm X 16 cmIl prezzo del libro è da considerarsi relativo, la mia copia è un po' conciata, e mi è costata 25 euro, su e-bay ho trovato un annuncio che ... (
continue ) Il paese dell'eroica felicità, usi e costumi giapponesi
di Pietro Silvio Rivetta, casa ed. Hoepli, pagine 293, costo 25 €(?), anno 1941, formato 24 cm X 16 cmIl prezzo del libro è da considerarsi relativo, la mia copia è un po' conciata, e mi è costata 25 euro, su e-bay ho trovato un annuncio che lo vendeva a 113 euro...
Ho scoperto che l'autore del libro, Pietro Silvio Rivetta, fu un personaggio poliedrico (consiglio di fare una ricerca sul web), con tante passioni e capacità, mi chiedo se avesse tanto bisogno di cacciare nel libro cosi frequenti rimandi (con numerose immagini) alla grandiosità del fascismo e del duce... probabilmente era un fascista pure lui, e poi si dice che la cultura ti mette al riparo da certe idee...
Tornando al libro...
Il libro non può essere scisso dalle sue 171 foto e disegni, che ne sono parte integrante. Ho notato che in tutti questi libri sul Giappone pubblicati in questo periodo le immagini sono sempre molte, in questo sono moltissime, e molto belle, oltre che descrittive.
L'unica pecca del libro (oltre alle soventi esaltazioni del fascismo...) è che spesso si passa da un tema all'altro senza un filo logico, l'autore tende a divagare un po'. Quindi i capitoli sovente non sono divisi per tema, difficile, quindi, rendere totalmente il contenuto del libro. Quasi sempre mi limiterò a riportare i temi principali affrontati nei capitoli, anche perché spesso gli argomenti sono solo accennati.
E' superfluo avvertire che nell'esaltazione del Giappone mai si accenna ai lati negativi, mai si racconta, per esempio, di Nanchino, fatto che nel 1941 era conosciuto.
Il titolo di ogni capitolo è preso da un proverbio, massima o poesia giapponese.Capitolo 1
L'autore spiega che il Giappone ha rischiato di occidentalizzarsi, ma grazie ai nazionalisti (sic...) il pericolo è stato svenato. Si narra la vicenda del commodoro Perry (l'apertura forzata del Giappone), ma nonostante quel sopruso occidentale lo “yamato-damashi” (spirito nazionale) ha permesso al Giappone di eguagliare gli occidentali e vincere quattro guerre (fino al 1941).Capitolo 2
La tradizione di togliersi le calzature prima di entrare in una casa, il tatami, i regali, la mancia.Capitolo3
L'autore cerca di sfatare l'idea che i giapponesi manchino di sensibilità e abbiano un comportamento doppio ed infido. Se non ama gli abbracci e non esprime contrarietà direttamente è dovuto a specifici motivi culturali e sociali. Nel medesimo capitolo si affrontano temi come: l'arte marziale ju-jitsu, il kendo, il gioco del Go.Capitolo 4
Il giardino e la veranda (engawa) sono descritti con un unicum architettonico giapponese, l'autore spiega dettagliatamente tutte le parti che compongono questa parte della casa. E' presente un disegno con tutti i nomi che poi sono spiegati nel libro.
Si passa, quindi, all'importanza dei fiori in una casa giapponese, i fiori nell'araldica e l'ikebana.Capitolo 5
I bambini: educazione, gioco, affetto, festività a loro dedicate.
La morte: il dolore, le festività.Capitolo 6
L'arte del bon-kei (paesaggio presentato su un vassoio di porcellana) e del bon-sai, che da spunto all'autore per illustrare i cognomi giapponesi che si rifanno alla natura.
Si passa quindi alle usanze del funerale per le bambole e gli aghi da cucito rotti, le cerimonie in onore degli animali sacrificati alle necessità umane: gatti (per la cassa dei samisen), bachi da seta, aringhe, balene.Capitolo 7
La storia dei 41 Ronin (recitata al teatro kabuki o nei film), assieme a quella del generale Nogi (che fece seppuku alla morte dell'imperatore Meiji), sono 2 tra gli esempi del senso dell'onore nipponico.
Prendendo spunto dall'opera teatrale sui 47 Ronin l'autore illustra il teatro kabuki.Capitolo 8
Nell'ottavo capitolo si inizia col tema te, per poi passare alla figura religiosa del budda Daruma (che lo portò agli uomini), finendo (o iniziando) con lo zen. Quindi si unisce il te e lo zen parlando della cerimonia del te. Il capitolo termina con un accenno al fatto che ai bambini giapponesi è insegnato fin da piccolissimi a sorridere e a non mostrare collera.Capitolo 9
L'autore prende spunto dal compito di immane difficoltà che aspetta la dattilografa giapponese, che ha a che fare con una macchina da scrivere con un numero di tasti infiniti (in realtà un tasto solo ma con una matrice di 2340 caratteri!), per spiegare la difficoltà della lingua giapponese scritta. Si passa all'importanza che in Giappone viene riservata alla calligrafia.Capitolo 10
Il capitolo parte da una domanda: “Perché i giapponesi non adottano la scrittura alfabetica?”.
Questo capitolo cerca di spiegare (al lettore italiano del 1941) l'alfabeto hiragana e katakana, illustrando il perché un cinese non potrà mai leggere il giapponese benché gli ideogrammi giapponesi siano gli stessi di quelli cinesi. Per l'autore la complessità del giapponese scritto sta nel fatto che chi legge “deve comprendere ciò che è scritto prima di aprire le labbra e pronunziarlo” e “i segni suggeriscono le idee; comprese queste, il lettore può pronunziare le parole che esprimono tali idee”. Inoltre c'è il problema della doppia interpretazione dell'ideogramma di provenienza cinese: “il suono dell'ideogramma (on) si differenzia dal “significato” (kun) giapponese”. E' spiegato perché questo “bifrontismo fonetico” sia una ricchezza unica per la lingua giapponese.
Quindi la domanda iniziale non potrà che apparire assurda ad un giapponese.
Questo capitolo, come buona parte del libro, non può prescinder dalle immagini presenti, che rendono molto più chiara la spiegazione.Capitolo 11
Il capitolo prende spunto dall'espressione giapponese per indicare il “bene e il male” (“zen-aku”) che c'è nelle cose della vita, per far numerose digressioni sociali. Dall'uso della tecnica occidentale e il mantenimento delle tradizioni giapponesi, al nuovo movimento nazionale del principe Konoe (che vuole una nova restaurazione imperiale). E' toccato anche il concetto di “mono no aware” “compassione verso le cose” o “sintonia con la natura”.
Per finire con la storia dell'arrivo del buddismo in Giappone e gli elementi base delle fede shintoista. In questo contesto storico/religioso l'autore informa il lettore italiano che l'attuale imperatore (Hirohito) è il 124esimo imperatore di origine divina genealogicamente discendente dal primo sovrano salito al trono nel 660 A.C. Fatto che già in quel tempo si sapeva storicamente non vero, tralasciando delle origini divine degli imperatori.
Prendendo spunto dal concetto di purezza e purificazione (che è uno dei più importanti) dello shintoismo si spiega il perché i giapponesi tengano così tanto alla pulizia personale, ma anche alla purezza dello spirito.
Si passa a spiegare l'importanza che ha per ogni giapponese il santuario di Yasukuni, infatti fin da bambini imparano che “coloro che muoiono per la patria sono veramente come dei nello Yasukuni-zinzya”. Questo concetto, aggiungo io, a distanza di tanti decenni (e ormai nel terzo millennio) crea ancora grossi problemi a livello diplomatico al Giappone, con tutte le nazioni asiatiche che invasero. Questa del santuario di Yasukuni è una “maledizione”, ereditata dal nazionalismo precedente la seconda guerra mondiale, dalla quale mi pare che gli stessi giapponesi non vogliano liberarsi più...Capitolo 12
Toccando l'argomento bushido e “yamato-damashi” l'autore spiega la storia del nome originale del Giappone: Yamato.
Si addentra nel significato spirituale e patriottico del termine “yamato-damashi”, una fede per ogni giapponese.
L'autore ci spiega anche che anteporre il diritto del singolo cittadino al bene e alla grandezza della patria è uno dei mali dell'occidente (non l'avrei mai detto...): “lo yamato-damashi”, come il fascismo, esalta la tradizione, nutriente radice di ogni nazionale rigoglio”.
A pagina 238 l'autore riporta il concetto che i giapponesi avevano della guerra e delle morti che causavano invadendo altre nazioni:
“In qualità di incarnazione della Dea del Sole, l'imperatore deve agire sinteticamente in modo che la virtù militare sia un complemento armonico della virtù marziale, al pari della gioia con la spada. Ne consegue una teoria politica giapponese secondo la quale l'uso delle forze armate non mira ad uccidere la vita, ma a rigenerare e rinvigorire quella vita che ha cessato di pulsare con il suo ritmo cosmico.”
Questo concetto l'ho letto spesso in libri di analisi storica di questi anni, ed è considerata una delle cause della spietatezza dei militari nipponici. In pratica l'autore rivelava, in tempi in cui non c'era da vergognarsi di questo, il perché il Giappone si sentisse autorizzato a governare gli altri stati asiatici.
Si affronta quindi la questione della venerazione che ha ogni giapponese verso l'imperatore, un dio in terra.Capitolo 13
Viene affrontato il rapporto uomo/donna in Giappone, anche dal punto di vista grammaticale, vocaboli e scritto.
E' esaltata la gentilezza femminile nipponica, ma anche lo spirito di abnegazione che la sposa ha verso il marito.
Si passa alla spiegazione del perché esistano ancora (nel 1941) le geisha, e del ruolo che queste hanno nella società giapponese. Ruolo che per l'autore è secondario, di contorno, ma non così importante come si crede in occidente.
Da notare che ai tempi i giapponesi si vergognavano verso gli occidentali sia per le geisha che per la prostituzione/schiavitù. Posso immaginare che l'autore abbia voluto fare un piacere ad un popolo amico sminuendo l'importanza delle geisha e non toccando l'argomento prostituzione.
Infine si accenna al ruolo di grande consumatrice che la donna giapponese ricopre nell'economia, protagonista dei grandi centri commerciali delle grandi città giapponesi (centri commerciali che in Italia sarebbero arrivati molti decenni dopo).Capitolo 14
Il libro si conclude con l'immancabile argomento “ciliegi in fiore”, illustrando la consuetudine dello “hana-mi” (andare a vedere la fioritura dei ciliegi) e riportando accenni storici, l'etimologia del termine “sakura”, la filosofia della fugacità delle cose belle. -
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Jan 5, 2013 |
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- Storia dell'animazione giapponese (23)
- Autori, arte, industria, successo 1917-2012
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By Guido Tavassi -
Finished on Dec 28, 2012 




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Storia dell'animazione giapponese
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Storia dell'animazione giapponese. Autori, arte, industria, successo dal 1917 a oggi
di Guido Tavassi, casa ed. Tunuè, pagine 605, costo 24€, anno 2012, formato 23 cm X 15 cmQuesto è un saggio storico sull'animazione giapponese, quindi procede, ovviamente, in ordine cronologico: dai primordi dell ... (
continue ) Storia dell'animazione giapponese. Autori, arte, industria, successo dal 1917 a oggi
di Guido Tavassi, casa ed. Tunuè, pagine 605, costo 24€, anno 2012, formato 23 cm X 15 cmQuesto è un saggio storico sull'animazione giapponese, quindi procede, ovviamente, in ordine cronologico: dai primordi dell'animazione giapponese nel 1917 quasi fino ai giorni nostri. Scrivo “quasi” perché si ferma al 2011, benché siano accennate alcune serie del 2012.
Ad ora direi che “Storia dell'animazione giapponese” sia l'unico libro di questo genere pubblicato in Italia. In passato furono dati alle stampe altri libri con una impostazione simile, ma tendevano ad essere più degli index, che saggi articolati.
Il saggio non può contenere tutta la produzione giapponese, altrimenti sarebbe un “dizionario degli anime”, cioè un index, ma nomina e valuta solo le serie tv, i film, gli OAV e gli ONA (OAV più brevi per il web) che hanno avuto un qualche valore/impatto nel mondo dell'animazione nipponica.
Oltre alla citazione delle opere e dei suoi autori principali il saggio riporta, sempre in breve, aneddoti sulla produzione e sugli autori, l'illustrazione delle tematiche, una valutazione sui contenuti e la qualità del prodotto, un panorama sulle case di produzione, infine spesso è presente una breve sinossi della trama, ma che raramente rivela il finale. E' dato anche un panorama esaustivo delle politiche industriali e commerciali riguardanti gli anime, con una attenzione particolare all'andamento economico del mercato distributivo giapponese.
Sono sempre specificate le innovazioni tecniche che nel tempo si sono succedute nell'animazione nipponica, per esempio si può leggere dell'ascesa della computer grafica negli anime.
Il saggio è di facile lettura, scivola via tranquillamente, sempre considerando che è composto da una sequela di titoli, nomi, e date, cioè il contenuto base di un saggio storico.Largo spazio è riservato all'animazione giapponese non commerciale, indipendente, sperimentale.
Il libro comprende dei “box informativi” in cui sono approfondite alcune tematiche specifiche (sul titolo, autore, casa di produzione, tecnica di animazione) o generali sulla cultura giapponese contemporanea.
L'unica pecca del libro riguarda il carattere con cui sono scritti questi “box informativi”, più leggero di quello del testo, fatto che permette di distinguerlo dall'analisi storica, ma che ne rende più difficoltosa la lettura. Altra pecca è che questi “box informativi” non sono presenti nell'indice, cosa alla quale cercherò di rimediare riportandoli per titolo in ogni capitolo.Nel sesto capitolo sono presenti due contributi, il primo dell'autore, il secondo di Marco Pellitteri.
Il libro è interessante fin dall'introduzione (che di solito io tendo a detestare), in quanto qui funge proprio da “introduzione”, senza perdersi in altre questioni. Spiegando i termini tecnici dell'animazione giapponese, il contesto in cui sono nati, la descrizione dei ruoli in una produzione.
Riporterò l'indice del libro per ogni capitolo, dato che lo stesso indice è già indicativo dei contenuti. Specifico che l'indice mi è stato inviato (su mia richiesta) da Marco Pellitteri, che ringrazio della cortesia, in modo da evitarmi di dover ricopiare quasi otto pagine del libro.INTRODUZIONE
Definizione e forme dell'animazione giapponese
Evoluzione della terminologia
Pubblici, formati e tecnicheIl processo di produzione dell’animazione commerciale
Soggetto, sceneggiatura, ekonte
La fase di animazione: tradizione e innovazione
Postproduzione: sonorizzazione, vocalizzazione, montaggio
Costi, risorse, industria e mercatoGeneri e sottogeneri dell’animazione commerciale
Classificazione demografica
Classificazione tematicaL’animazione non commerciale
Piano dell’operaNell'introduzione sono presenti i seguenti “box informativi”:
Il fansub - I ruoli nell'animazione commerciale giapponese – Il principio di base della ripresa e proiezione nell'animazione – Divisione in generi su base demografica – Divisione in generi su base tematica – I molti tipi di erotismo giapponese negli anime.
Il box informativo “I ruoli nell'animazione commerciale giapponese” riporta, con spiegazione del ruolo, i nomi di questi ruoli:
Pianificazione ( kikau dangai); autore (gwnsakusha); regista (kantoku); produttore esecutivo (enshutsu); sceneggiatore (kyakuhonka); character designer; mechanical designer; direttore artistico (bijutsu kantoku); direttore dell'animazione (sakuga kantoku); animatore-chiave (genga); intercalatore (doga); coordinatore della colorazione (iroshitei); creatore degli effetti speciali (tokushukoka); direttore della fotografia (satsue kantoku); effetti sonori e suono (koka, onkyo kantoku).Capitolo I Le origini
1917-1929
I.1 Genesi, e dibattito sulla genesi, dell’animazione giapponese
I.1.1 Il frammento Matsumoto
I.2 Ôten Shimôkawa, Seitarô Kitayama e Jun’ichi Kôuchi
I.3 Gli animatori degli anni Venti
I.3.1 L’avvento del sonoroNel primo capitolo non sono presenti “box informativi”.
E' dato conto sia delle controversie sulla datazione del primo filmato d'animazione nipponico (1917), sia delle fonti sui titoli prodotti in quel primo anno. Si passa all'animazione degli anni, per finire con l'avvento del sonoro.
A pagina 54 si può leggere che durante la proiezione dei film, prima dell'avvento del sonoro, in sala era presente la figura del “benshi”, la voce narrante, “che raccontava il film al pubblico in sala, per la maggior parte analfabeta e incapace di leggere le didascalie”.
Questa informazione è presa da un libro francese sul cinema d'animazione nipponico, nota numero 24 a piè di pagina.
Secondo me la fonte riportata commise un grande errore, i quanto tutti, e ribadisco tutti, i libri sia storici che sociologici sul Giappone (anche quelli scritti negli anni 30 e 40 che io ho letto), convengono sul fatto che l'analfabetismo in Giappone era una rarità. Dall'era Meiji in poi una delle prime riforme fu la scolarizzazione obbligatoria, l'unico modo che avevano per far recuperare in breve i secoli di arretratezza tecnologica rispetto all'occidente.
Posso immaginare che la “voce narrante” ci fosse per altri motivi, magari il piacere di sentire una recitazione durante una proiezione muta, escludo che la motivazione fosse l'analfabetismo, che ci sarà anche stato, ma assolutamente non di massa.Capitolo II L’animazione in tempo di guerra
1930-1945
II.1 Gli anni Trenta
II.1.1 Venti di guerra sull’animazione
II.1.2 L’animazione di propaganda
II.1.3 Il divino Momotarô contro gli americani
II.2 La competizione con le produzioni cinesi e l’animazione non di propaganda del periodo bellicoNel secondo capitolo non sono presenti “box informativi”.
All'inizio degli anni 30, nonostante la deriva militarista, c'era ancora spazio per una certa libertà espressiva, questo finché iniziò l'uso massivo dell'animazione a scopo propagandistico, con relativa censura di tutti quei contenuti che esulavano (o si opponevano) alla nuova missione: l'espansione territoriale e l'esaltazione della guerra e della supremazia del Giappone.
Fu questo un periodo di grande sviluppo per l'animazione nipponica, in quanto i committenti (militari e ministeri) della propaganda non lesinavano i mezzi, a fronte, però, della mancanza di libertà espressiva. Tra il 1917 e il 1945 furono realizzati non meno di 400 filmati d'animazione.Capitolo III Il dopoguerra e la nascita dell’animazione industriale
1946-1963
III.1 Gli anni della ricostruzione (1946-1954)
III.1.1Gli studi d’animazione attivi nell’immediato dopoguerra
III.2 Il cinema d’animazione della Tôei Dôga e l'avvento dell'animazione televisiva (1955-1963)
III.2.1 I primi film brevi della Toei
III.2.2 Hakujaden
III.2.3 Gli altri lungometraggi Tôei del primo periodo
III.2.4 L’esordio dell’animazione televisiva
III.2.5 Il primo contributo di Osamu Tezuka: Tetsuwan Atom
III.2.6 Le altre serie televisive animate del 1963
Nel terzo capitolo sono presenti i seguenti “box informativi”:
Dall'occupazione americana alla democrazia parlamentare; L'ingresso della Toei nel mondo dell'animazione; Hakujaden, la trama del film; Il Mainichi Eiga Concours; Lo sviluppo dell'economia nipponica e la diffusione della televisione; Il papà pacioccone dai manga agli anime.Nel primo dopoguerra le risorse per l'animazione erano quasi nulle, c'era da ricostruire una nazione. Inoltre le poche opere dovevano sottostare al visto della nuova censura, quella degli usa, impegnati a sradicare il militarismo ed il nazionalismo nipponico.
La rinascita economica del Giappone porta nel 1955 a quella dell'animazione, infatti nasce la Toei Doga.
E' dato conto del primo lungometraggio della Toei Doga, “Hakujaden”, e di tutti gli altri film di questo primo periodo della neonata ca di produzione.
Grazie all'aumento vertiginoso dell'economia giapponese i nuovi consumatori nipponici potevano avere il nuovo elettrodomestico arrivato dagli Usa: il televisore.
Dall'inizio degli anni 60 iniziavano ad essere prodotte le prime brevi serie tv per la tv: “Instant history” e “Atarashi doga – mittsu no anashi”.
Ma gli anime come li conosciamo noi nacquero quando il “dio dei manga” indirizzò la sua attenzione verso la tv con “Tetsuwan Atom”, che andò in onda il 01/01/1963.Capitolo IV Il movimento indipendente e il Sôgetsu Animation Festival
IV.1 Noburo Ofuji: i film della maturità
IV.2 Yokoyama, Kuri, Manabe, Yanagihara
IV.3 Sviluppi dell’animazione d’autore negli anni SessantaNel quarto capitolo sono presenti i seguenti “box informativi”:
L'Anido;
Il capitolo ripercorre la storia degli autori di animazione sperimentale e dei loro cortometraggi e film.Capitolo V La rivoluzione televisiva
1964-1970
V.1 Il tramonto del cinema ad animazione totale
V.2 La proliferazione degli studi d’animazione e la diversificazione dei generi
V.3 Strategie e modelli: i casi di Tôei Dôga e Mushi Production
V.3.1 Il caso Tôei Dôga
V.3.2 Il caso Mushi ProductionNel quinto capitolo non sono presenti “box informativi”.
Il boom degli anime in tv ebbe l'effetto di ridurre i film d'animazione al cinema. Anche la Toei Doga cavalcò il nuovo mezzo espressivo (d'affari), a discapito dei film.
Nel 1965, con “Jungle Taitei”, venne prodotto il primo anime a colori. In questo periodo proliferavano gli studi di produzione per far fronte alla richiesta di nuove serie tv, e si inizia a differenziare l'offerta per generi. Non più solo serie per ragazzi, ma entrambi i sessi e per tutte le età. Gli anime entrano in questi anni nell'era della produzione di massa.
Sono riportate le situazioni dei due studi più importanti del periodo : Tôei Dôga e Mushi Production.Capitolo VI/1 Dai super robot all’anime boom
1971-1983
VI/1.1 Nel segno della fantascienza: super robot e variazioni sul tema
VI/1.1 .1 L'immaginario fantascientifico di Go Nagai
VI/1.1 .2 Non solo robot giganti: supereroi e astronavi
VI/1.1.3 L’astro nascente di Yoshiyuki Tomino
VI/1.2 Nuovi generi: Sekai meisaku gekijô
VI/1.3 La varietà della produzione Toei, Tôkyô Movie e Tatsunoko
VI/1.4 La Tezuka Production e gli special TV
VI/1.5 La parabola della Sanrio Film e l'esordio della NHK
VI/1.6 Oltre il super robot: il realismo e la space opera
VI/1.7 Tokyo Movie Shinsha
VI/1.8 Gli anni dell’anime boom
VI/1.8.1 Anime boom sì, ma con alti e bassi
VI/1.8.2 Un anime boom nato dai manga
VI/1.8.3 Anime, idol e musica: un boom di e per otaku
VI/1.8.4 Un’esplosione di anime e di generi
VI/1.8.5 Il boom nei cinema e dei film tvNel sesto capitolo parte uno sono presenti i seguenti “box informativi”:
Le tante vite della Yamato; I robot della Toei del dopo Nagai; Le origini del Sekai meisaku gekijo; Osamu Dezaki e la sua firma stilistica nell'animazione commerciale; Il fiore all'occhiello di Daitarn 3: l'animazione di Yoshinoori Kanada; Lo Studio Nue; Futuro contro passato: Tomino vs Matsumoto; Le principali coproduzioni delle TMS con l'estero degli anni 80; Il richiamo della foresta (nipponica); Goshu e lo spirito della musica.I primi anni 70 coincidono con l'escalation dei robottoni gonagaiani alla Toei Doga, che iniziava questa nuova collaborazione dopo la diaspora di molti validi animatori, causata dalle condizioni di lavoro e la poca libertà espressiva.
Il primo anime targato Go Nagai/ Toei Doga fu Devilman, ma il secondo fece il botto: Mazinga Z!
Il successo fu enorme, le tematiche nuove, il merchandising aumentò gli introiti, e i sequel arrivarono in fretta. Tra i record di Mazinga Z c'è anche quello dell'introduzione del “fanservice”. Le brevi scene di nudo servivano ad attirate il giovane pubblico, che inoltre poteva scegliere via posta alcuni aspetti della serie riguardo ai nomi dei robot cattivi o alle armi di Mazinga Z. Con il fanservice di Mazinga Z le case di produzione iniziavano a strizzare l'occhio al fan, concedendogli un piccolo potere decisionale.
L'autore passa ad elencare e commentare anche gli altri generi fantascientifici del periodo, comprese le case di produzione che li realizzarono.
Si racconta dell'arrivo sulla scena di Yoshiyuki Tomino alla Sunrise, della rottura tra Nagai e la Toei Doga e di chi venne assunto come sostituto.
Oltre ai robottoni nei primi anni 70 nacque un altro filone narrativo, il “Sekai meisaku gekijo” (in inglese “World Masterpiece Theater “). In Giappone questo genere è anche chiamato “Calpis kodomo gekijo”, “Il teatro per bambni della Calpis”, che era un'azienda di bibite che sponsorizzava queste serie, e che finanziava una serie all'anno, sponsorizzazione che cessò nel 1978 con “Peline Story”.
Sono elencate le serie, di generi differenti, della Toei Doga, Tôkyô Movie e Tatsunoko. Di queste ultime due sono raccontate anche le vicissitudini societarie legate a serie che non ebbero successo commerciale o dovuti a problemi organizzativi.
Tezuka ritornò in tv con lo Special TV di due ore dal titolo “100 mannen chikyu no tabi: bander book”, prodotto dalla sua Tezuka Prodution.
Sono ripercorsi tutti gli accadimenti salienti riguardo la produzione delle serie più importanti di quel periodo.
L'anime boom dei primi anni 80 vide, di nuovo, un rinnovarsi di tematiche e generi. A trame consolidate, come quelle robotiche, si aggiungevano problematiche esistenziali ed intrecci amorosi, (Ideon e Baldios) che non sempre ebbero successo di pubblico. Fece irruzione la “love comedy”, come in Lamù, e in generale il confine tra il genere shonen e shojo si assottigliò, tanto che ormai serie per ragazze attiravano anche i maschi e viceversa.
Spinte dalle enormi tirature delle riviste di manga le case produttrici attinsero a piene mani da quel rassicurante capitale di notorietà. In questi primi anni 80 fecero la loro comparsa le idol virtuali, come Lynn Minmay e Creamy mami, con annessi picchi di vendite discografiche. In generale fu sdoganato l'erotismo, sempre esistito nell'animazione nipponica, ma che ora era molto più presente, impersonato anche da protagoniste adolescenti.Capitolo VI/2 L’anime boom in Occidente. Il primo periodo di successo dell’animazione commerciale giapponese in Europa e in America
1978-1984
di Marco Pellitteri
VI/2.1 Di cosa parliamo quando parliamo di anime boom
VI/2.2 Prima dell’anime boom
VI/2.3 Il primo anime boom in Europa e la sua appendice negli Stati Uniti
VI/2.3.1 In Europa
VI/2.3.2 Negli Stati UnitiNel sesto capitolo parte due non sono presenti “box informativi”.
Il contributo di Marco Pellitteri è focalizzato sull'invasione degli anime in Europa e Stati Uniti, e non sono analizzate la qualità di quegli anime, ma si cerca di spiegare il perché quell'invasione ebbe tanto successo. L'occidente non fu “invaso” nella medesima maniera: Italia, Francia, Spagna, Usa Canada e Germania (in ordine di importanza di impatto) furono i più colpiti.
In Europa furono le serie tv a cambiare per sempre la fruizione dei cartoni animati, mentre negli Usa furono i film e gli OAV ad avere questo ruolo.
Per l'Europa il fattore di successo degli anime televisivi fu il loro basso costo (dovuto anche al basso valore dello yen) assieme a questioni locali, cioè le neonate tv private necessitavano di materiale da poter trasmettere.
Negli Usa il boom degli anime, nonostante fin dagli ani 60 l'animazione nipponica fosse presente, arrivò intorno alla metà degli ani 80 con Macross, ma l'introduzione degli anime fu dovuta ai fan nippoamericani che portarono dal Giappone le VHS dei nuovi anime, che loro stessi sottotitolarono, creando, quindi, un interesse dal basso.Capitolo VII L’età dell’oro dell’animazione indipendente
Gli anni Settanta e Ottanta
VII.1 I grandi maestri del periodo
VII.1.1 Kihachirô Kawamoto
VII.1.2Tadanari Okamoto
VII.2 Renzo Kinoshita e la nascita dei festival e delle scuole
VII.3 Autori ed esperienze significative del periodo
VII.3.1 Il Tokyo Image Forum e Nobuhiro Aihara
VII.3.2 Il Tezuka sperimentale
VII.3.3 I tardi Kuri e Furukawa
VII.3.4 Altri autoriNel settimo capitolo non sono presenti “box informativi”.
Il capitolo illustra la storia dell'animazione indipendente, cioè non commerciale, negli anni 70/80. Partendo dai due maggiori interpreti della “puppet animashow” (pupazzi animati in stop-mption), Kihachiro Kawamoto e Tadanari Okamoto. Il capitolo da conto anche gli altri autori e dei festival si animazione sperimentale.Capitolo VIII L’animazione commerciale tra vecchi e nuovi formati
La crisi della serie televisiva, l’esplosione dell’homevideo e il rilancio del cinema
1984-1994
VIII.1 1984
L'epopea di Miyazaki e della sua Nausicaa
Nascita dello Studio Ghibli e della Gainax
Parole d’ordine: fantascienza, magia, OAV
VIII.2 1985
Una situazione interlocutoria
Film, serie, OAV: all'insegna della varietà dei formati
Fra le ragioni del boom degli OAV: erotismo e pornografia
Decrescita delle serie televisive
VIII.3 1986
La Tôei all’insegna dei supereroi
Romanticismo e modellini
Al cinema
Nell'homevideo
VIII.4 1987
Tanti OAV, nonostante tutto
Film al cinema tra sperimentazione e successo
Le serie televisive: azione, comicità e amori adolescenziali
VIII.5 1988
Seguiti al cinema di serie televisive
Le due anime del Ghibli
Il fenomeno Akira
Riassestamenti produttivi
Fantascienza e fantastico per l'homevideo
VIII.6 1989
Il boomerang dell’economia giapponese
La morte di Osamu Tezuka
Il canto del cigno della super prolificità seriale
Il picco storico degli OAV
Al cinema: successi e fantascienza
Ghibli in crescita: il gioiellino Kiki’s Delivery Service
VIII.7 1990
L’ascesa di Hideaki Anno
Al cinema e nell’homevideo
VIII.8 1991
Al cinema, fra capolavori e non
Serie televisive in crescita numerica e calo qualitativo
Gli OAV del dopo boom: qualità costante, quantità in calo
VIII.9 1992
Dal ristagno al rilancio
Il fenomeno Sailor Moon
Le altre serie rilevanti in televisione e nell’homevideo
Porco Rosso e gli altri film cinematografici
VIII.10 1993
La fuga degli sponsor
All’insegna delle serie Tôei e delle collaborazioni fra produttori
I successi OAV: fantascienza, fantastoria, fantamedicina
Oshii, Kawajiri, Takizawa: gli astri dell'ano al cinema
VIII.11 1994
La diminuzione degli episodi delle serie televisive
Anime e multimedialità programmata
OAV: revival e inseguimento dei successi televisivi
L'appuntamento con il Ghibli e gli altri successi cinematograficiNell'ottavo capitolo sono presenti i seguenti “box informativi”:
Ovvietà dell'OAV; Lamù e il sogno di Oshii; Per capire meglio Nausicaa; Megazone 23: simbologie del Giappone degli ani 80; Breve storia della Kaname; Il viaggio in Occidente visto dalla Cina e dal Giappone; Dominion, un simil Patlabor meno fortunato; Il salaryman, cliché dell'impiegato nipponico; Anime e videogiochi, gli esordi; La cultura kawaii nell'animazione; I ricordi struggenti di Taeko; L'eccezione “Caro Fratello...”; La nuova vita della Tokyo Movie Shinsha e i riassestamenti del sistema; I Power Rangers e i colori totemici; Il trio di inossidabili serie di/per bambini; Black Jack, un successo senza tempo; Lo studio J.C.Staff; Matsumoto nella cabina di pilotaggio;Da questo punto in poi il saggio prosegue assegnando ad ogni paragrafo un anno di animazione, divisi ulteriormente in altre tematiche. Visto che ho riportato i titoli di tutti i sotto paragrafi (cosa che già ne rende i contenuti a grandi linee), eviterò di entrare nel dettaglio, cosa anche impossibile vista la quantità di titoli e le tematiche trattate.
Mi limiterò a dar conto di quello che mi è parso il filo conduttore dei capitoli del saggio: i cambiamenti del mercato commerciale di serie tv, film ed OAV in Giappone.1984
Nel 1983 in Giappone c'erano circa 9 milioni di videoregistratori, corrispondente al 25% della popolazione. Nacquerò così gli OAV in VHS. Opere più libere (in primis dagli ascolti tv), di maggiore qualità (dovuta anche la fatto che non ci fossero più le pressanti date di scadenza per la trasmissione) e con tematiche più adulte. Nacque quindi un nuovo mercato, quello dell'homevideo.1985
Nel 1985 le reti tv abbassarono drasticamente il budget per una serie, il che spinse aumento il numero di serie edite per l'homevideo, gli OAV in videocassetta. OAV che permettevano maggiore libertà espressiva, ma anche maggiori introiti. Inoltre cambiava per sempre la fruizione di un anime, non più regolato dalla messa in onda, dalla pubblicità e dallo share, ma visionabile quando si voleva e per le volte che si desiderava. Senza contare la possibilità di scambiarsi le VHS.
Si generò un fenomeno inaspettato, ovviamente i lungometraggi più di successo godevano della pubblicazione in formato VHS, ma anche gli OAV di successo passavano nelle sale cinematografiche.1986
Il numero di serie televisive restava basso, mentre gli OAV crescevano, e le case di produzione, per evitare flop, proponevano solo serie prese da manga di successo.1987
Il mercato degli OAV serviva anche a recuperare serie che in passaggio tv precedente avessero avuto un ascolto deludente, quindi veniva prodotto un nuovo OAV, a cui seguiva la riproposizione della “vecchia” serie. Inoltre si perfezionò il meccanismo commerciale secondo il quale si producevano OAV di 45 minuti, a cui, se il primo era di successo, seguivano altre puntate.1989
La crisi economica iniziò a farsi sentire nel mondo dell'animazione, che già non brillava per le serie innovative. Infatti si producevano serie tratte da manga già famosi, oppure remake di vecchie serie di successo, prassi che iniziò a prendere piedi in questi anni e che dura ancora.
E' del 1989 il primo anime derivato da un videogioco, “Dragon Quest”, sviluppato per il Nintendo Famicom nel 1986. Gli OAV raggiunsero il picco di 392 VHS, delle quali 73 furono titoli nuovi.1990
La crisi economica ormai acclarata si fece sentire pesantemente nel mondo dell'animazione. Tra le poche serie innovative del 1990 va citata “Nadia - Il mistero della pietra azzurra” di Hideaki Anno. Inoltre fece irruzione, con l'anime “Magical Talroot-kun”, lo stile kawaii dei disegni. Usato in questo titolo per la prima volta proprio allo scopo di sfruttare la “cultura kawaii” e catturare un pubblico fuori target rispetto alla serie (indirizzata ai bambini), ragazze e giovani donne che s'innamoravano dei personaggi per come erano disegnati.1991
La crisi delle serie tv continuava, sia una crisi di qualità e contenuti, che di numerica. Una delle poche eccezioni fu “Caro Fratello...”, mentre il mercato degli OAV continuava ad andare bene, immune alla crisi degli sponsor delle serie tv, con relativo calo di budget.1992
Si consolida la strategia di mercato che al collegamento anime più manga (o viceversa, seppure in maniera meno frequente), segue il merchandising, a cui si somma ora il videogioco.1993
A causa della recessione molti sponsor si ritirarono dal mercato della serialità tv, i rimanenti sponsor iniziarono ad assumere un ruolo nella definizione del prodotto. Cosa che portò ad un ulteriore impoverimento di contenuti e innovazione. Un esempio di questo crollo fu che i doppiatori divennero delle star. Prima erano i personaggi degli anime a dare notorietà e fama ai doppiatori, ora era il contrario.
Allo scopo di ridurre i costi e mantenere accettabile la qualità si iniziò a produrre serie da 26 episodi.1994
L'ottimizzazione dei costi e la necessità di massimizzare i profitti portò ad una maggiore multimedialità delle serie tv (come in Rayearth). Per esempio, in questo contesto, la Bandai acquisì la Sunrise. Inoltre le serie iniziarono ad avere la durata di 13 episodi, come un OAV.Capitolo IX La rinascita dell’animazione seriale e il successo internazionale
1995-1999
IX.1 1995
Il Giappone trema, ma non crolla
La serie di culto del 1995: Neon Genesis Evangelion
Adolescenti, parodie e anime in notturna
L’apoteosi degli OAV di qualità
Film di rilievo: sospiri del cuore, Shoah e post-cyberpunk
IX.2 1996
Il modello Evangelion come volano di un nuovo boom
Rinascita dell'animazione televisiva, ma serialità più breve
Gli ultimi exploit della lunga serialità televisiva
La rigogliosa produzione di OAV
I film di rilievo nelle sale giapponesi
IX.3 1997
N.A.S la nuova animazione seriale (e della notte):
vampire e guerrieri
La nuova cornucopia della platea televisiva
Due fenomeni multimediali: Pokémon e Utena
Le altre serie televisive degne di nota dell’anno
OAV: erotismo, fan service e videogiochi
Al cinema: classici rispolverati e successi a colpo sicuro
Il testamento filosofico di Hayao Miyazaki: Princess Mononoke
Kimba contro Simba e il samurai vagabondo
IX.4 1998
Fra lutti, celebrazioni e riflessioni critiche
L’incremento dell’uso del digitale e il fenomeno Cowboy Bebop
Giochi di carte, robot fuori tempo massimo e fantascienza introspettiva
Le altre serie televisive di rilievo
Gli OAV: nuove idee e innovazioni tecniche
Al cinema: gli astri di Kon, Oshii, Otomo e Amano
IX.5 1999
Maghette, pirati e ancora fantascienza
Serialità per adolescenti e giovani adulti
Il ritorno dei classici: corsari spaziali, samurai raminghi e orfani vagabondi
Al cinema, personaggi di cassetta e capolavoriNel nono capitolo sono presenti i seguenti “box informativi”:
I misteri di Evangelion; La trama di Ghost in the Shell; Genii al lavoro: Studio 4°C; Utena: la trama; La guerra dei ciliegi; Le iniziative Wowow; L'ecologismo di “Blue Submarine No. 6”; Una distopica cappuccetto roso;1996
Fu la vendita per l'homevideo di Evangelion a far decollare il nuovo formato DVD. La Gainax inaugurò una nuova strategia commerciale con Evangelion, il passaggio in tv non era più l'atto conclusivo della vita di una serie, ma una vetrina, che continuava con la vendita dei DVD e il merchandising. Grazie agli introiti di questa nuova strategia la qualità delle serie tv iniziò a risalire, eguagliando quella degli OAV.1997
Ora gli OAV stavano per essere sostituiti dalle serie prodotte per la neonata fascia notturna televisiva (anche criptata), “Late Night Time”, che permetteva di raggiungere la grande platea televisiva senza i problemi dovuti agli orari in cui c'erano i bambini.1998
La ristrutturazione dell'industria dell'animazione iniziata 3 ani prima con Evangelion produsse nel 1998 un boom di anime per la tv, ed una costante diminuzione degli OAV, tra i quali iniziavano a prevalere quelli di genere hentai.1999
Il nuovo anime boom di questo periodo, dovuto alla vendita dei DVD dopo un passaggio tv, rischiava di saturare il mercato interno della classiche fasce di bambini/ragazzi. Quindi le produzioni si indirizzarono verso un pubblico più adulto (e con maggiore capacità di spesa), anche perché la denatalità aveva ridotto il business della vendita di giocattoli. Si iniziò anche a pensare ai mercati esteri come sbocco commerciale, infatti le serie più adulte per il mercato interno rischiavano di far disaffezionare i bambini.Capitolo X L’animazione indipendente a cavallo fra i due secoli
X.1 La generazione Sogetsu tra gli anni novanta e duemila
X.1.1 Tadanari Okamoto
X.1.2 Kikachirô Kawamoto
X.1.3 Yoji kuri, Renzo Kinoshita, Taku Furakawa
X.1.4 Nobuhiro Aihara, Keiichi Tanaami
X.2 La nuova animazione indipendente: prima generazione
X.2.1 Masaaki Mori, Keita Kurosaka
X.2.2 Koji Yamamura
X.2.3 Gli altri autori di rilievo
X.3 Seconda generazione e oltre
X.3.1 I nuovi eredi dell’animazione a passo uno
X.3.2 Kunio Katô
X.3.3 Gli altri nomi eccellenti della nuova covata di artisti
X.3.4 Verso una terza generazione di autori indipendenti
X.4 Contatti fra animazione, videoarte e arte contemporanea nel nuovo secolo
X.4.1 Takashi Murakami e il superflat
X.4.2 Tabaimo
X.4.3 Takashi Ishida
X.4.4 Gli altri nuovi autori di talentoNel decimo capitolo non sono presenti “box informativi”.
Il decimo capitolo riprende, da dove era stato lasciato, il discorso sull'animazione indipendente/d'autore. Raccontando sia le opere dei maestri più anziani, che quelle delle nuove leve, fino ai giorni nostri.Capitolo XI L’animazione commerciale del nuovo secolo
2000-2008
XI.1 2000
Serie di successo per bambini
Le serie longeve esistono ancora: il caso Inuyasha
Serie e OAV per adulti: horror, storia, demenzialità
Al cinema: novità tematiche e tecniche
XI.2 2001
L'animazione ai tempi della crisi: fare finta di niente
Il tangibile declino qualitativo degli OAV
La corposa produzione cinematografica
I capolavori cinematografici dell'anno: 1 Metropolis
I capolavori cinematografici dell'anno: 2 La città incantata
Altri film importanti
XI.3 2002
Robot giganti di nuova generazione, cyborg ginoidi e magia
Le produzioni per internet e per l’homevideo: l’astro di Makoto Shinkai
Film al cinema: fantascienza e visioni ghibliche
XI.4 2003
Le serie televisive di spicco: lupi, alchimisti, ninja e steampunk
Fantascienza televisiva di qualità:
OAV: Animatrix, Cavalieri dello Zodiaco, Ken il guerriero e Mazinga
Al cinema: i pochi gioielli dell’anno
XI.5 2004
L’anno dei record: le serie in televisione
Quel che resta dell’OAV: vecchie glorie ancora sulla breccia
Le produzioni cinematografiche: dal disegno animato al celshading
Il ritorno di Ôtomo: Steamboy
Mind Game, il talento di Makoto Shinkai e la nuova fatica di Miyazaki
XI.6 2005
Le nuove modifiche al sistema economico e organizzativo dell’animazione
Serie televisive: quantità vs qualità
Riscoprire i robottoni: Eureka Seven
Fantascienza, fantasy, horror e Medioevo: le altre serie di rilievo
Gli OAV: il ritorno della Tatsunoko e della commedia romantica
Al cinema: l’eterno ritorno di Gundam
XI.7 2006
Fra crisi del sistema e sperimentazione d'autore
Sussulti direct-to-video e avanzata del web streaming
Il record degli anime in televisione
Un’animazione televisiva non solo d’evasione: il tema dell’isolamento sociale
Le serie di WOWOW
Ancora spiriti nel guscio, quaderni mortali e mecha di nuova generazione
Al cinema affollamento di grandi film
Il capolavoro visionario di Satoshi Kon: Paprika
La prima volta di un gaijin: Tekkonkinkreet
XI.8 2007
La flessione della produzione
Samurai meticci, personaggi letterari e mecha poetici
Non solo fantascienza: le inesauribili risorse del fantastico e della commedia
Gli eterni classici dello spazio: Gundam e Macross
Il nuovo corso degli OAV d’autore: pochi e buoni
Al cinema: una festa di genii dell’animazione
Il ritorno di Evangelion
Mito e nazionalismo nipponici di inizio XXI secolo
XI.9 2008
In televisione: discreta varietà nonostante la grande crisi
Cyborg del passato, disagio giovanile e parodie
Gli OAV: pochi scatti di creatività
Ancora Miyazaki: il richiamo dell’animazione
I nuovi film di Oshii e della MushiNell'undicesimo capitolo sono presenti i seguenti “box informativi”:
La trama di Inuyasha; Lo scintoismo (e gli anime); L'anomalia Final Fantasy: un'ibridazione mal riuscita; Una trama semplice per un film complesso (Metropolis); Cosplay, otaku e anime; I padrini di Tokyo: la trama di Tokyo Goodfathers; Paranoia Agent: il capolavoro seriale di Satoshi Kon; Il mostro di Urasawa; Otogizoshi: la trama; Il castello errante di Howl: la trama; Originalità e critica sociale: Speed Grapher; Cartesio in salsa (post) cyberpunk: la trama di Ergo Proxy; Il revival non muore mai: ancora classici occidentali e ripescaggi di vecchi robottoni; Quasi un Evangelion, ma meno cupo: la trama di Gurren Lagann; I rischi dell'animazione digitale fotorealistica; L'impegno civile della Mushi.Per evitare il rischio di un calo di pubblico da parte dei target dei bambini, dovuto alle serie adulte, il 2000 vide un aumento delle serie a loro destinate. Per risollevare il mercato degli OAV si creò lo OAD, cioè in una normale serie una puntata non veniva trasmessa in tv, ma distribuita solo in DVD.
2001
In quest'anno, grazie a “La città incantata” dello Studio Ghibli, l'animazione nipponica acquista fama e riconoscimenti internazionali, diventando un prodotto riconosciuto sia per qualità tecnica che per contenuti artistici. Benché resti sempre il mercato interno quello di riferimento, l'esportazione di film e serie tv fa ormai parte della strategia commerciale di ogni produzione.2002
Per combattere la pluriennale stagnazione economica il governo pensò di veicolare all'estero i concetto di “Japn Cool”, per vendere prodotti in nuovi mercati. L'animazione fece parte di questa nuova strategia di conquista dei mercati esteri legati alla multimedialità. Nel contempo si faceva sempre più pressante la problematica del calo dei profitti degli abituali sponsor delle serie tv. Le aziende di giocattoli trovavano sempre meno serie su cui puntare, in quanto a causa della denatalità si producevano serie per un pubblico più adulto.2004
L'economia tornò a crescere, ma il settore dell'animazione non aveva subito la crisi del resto del paese, avendo anticipato i vantaggi della globalizzazione, che aveva permesso di portare quasi a pieno compimento la delocalizzazione delle animazioni, cioè il subappalto in Corea del sud, Cina, etc etc. Questa strategia se aveva ridotto i costi di produzione aveva anche fatto crollare gli stipendi degli animatori ed intercalatori ancora presenti in Giappone, visto che i budget assegnati alle loro case di produzioni restavano in linea con quelli delle nazioni asiatiche vicine. Un animatore di queste piccole case di produzioni nipponiche veniva retribuito mensilmente con circa 500€.
La massimizzazione dei profitti si completava con la vendita anche all'estero del merchandising e delle serie e film.2005
La produzione delle serie tv era assicurata da un consorzio di aziende che forniva i capitali e divideva i rischi, mentre per i film questo meccanismo non esisteva. Iniziò, quindi, un aiuto diretto sia dello Stato che delle banche per finanziare i lungometraggi.2006
Il sistematico subappalto all'estero di una serie creava tre problemi: un basso salario per gli animatori restati in Giappone; la frattura tra l'ideazione e pianificazione di una serie e la realizzazione di questa, in quanto gli animatori ed intercalatori erano all'estero; un impoverimento professionale degli animatori ed intercalatori giapponesi, che visti i bassi salari cambiava settore.2007
Il 2007 vide il settore dell'animazione raggiungere il 10% del PIL nazionale prodotto, ma ormai il mercato era saturo, ed iniziò una contrazione dei profitti. Anche il mercato Usa iniziava a non veder aumentati i profitti.2008
La nuova crisi economica nata negli Usa si ripercosse anche sul settore dell'animazione nipponica, già in calo per motivi strutturali interni. Furono sacrificate le serie innovative, non basate u manga di successo o su serie già affermate.Capitolo XII Il presente dell’animazione commerciale giapponese
2009-2011
XII.1 2009
Tempi cupi
Le grandi serie TV di Madhouse e Production I.G, nonostante tutto
Rispolverare Genji e parlare di terremoti
Certi classici non muoiono mai
Gli OAV: i manga delle CLAMP e di Yukinobu Hoshino alla ribalta
Cinema: il perentorio predominio artistico di Madhouse e Production I.G
XII.2 2010
Cenni di ripresa macroeconomica e contraddizioni del sistema dell’animazione
Cala ancora la produzione televisiva
Gli OAV: nuove tendenze e linguaggi introspettivi
La morte di Satoshi Kon e la reazione del cinema giapponese
XII.3 2011
Se la serialità supera la fantasia
Le serie televisive
La produzione homevideo
I film di rilievo dell'anno
Uno sguardo nel futuroNel dodicesimo capitolo sono presenti i seguenti “box informativi”:
Mazinga è sempre Maiznga; Gli assi dell'animazione (iper)commerciale al cinema; Prima di “Tibetan Dog”.2009
I problemi strutturali dell'animazione nipponica restano: diminuzione degli sponsor; subappalto dell'animazione all'estero; crollo degli stipendi degli animatori ed intercalatori in Giappone, con conseguente impoverimento del settore.Per l'autore, in conclusione, la contrazione del mercato interno e di quelli occidentali dovrebbe portare il Giappone a puntare sul ,mercato asiatico (cinese), oltre che riconcentrarsi su quello interno.
Considerando che dopo decenni di delocalizzazione produttiva tutte queste nazioni asiatiche hanno “imparato il mestiere” e rischiano di diventare temibili concorrenti. -
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Dec 30, 2012 |
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- Cartoon Heroes (5)
- Gli artisti di trent'anni di sigle TV
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By Fabio Bartoli, Mirko Fabbreschi -
Finished on Nov 4, 2012 




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Cartoon Heroes, gli artisti di trent'anni di sigle TV
di Mirko Fabbreschi e Fabio Bartoli, casa ed. KappaLab, pagine 140, costo 14,00 €, anno 2012, formato 15 cm X 21 cmLe sigle sono musica di serie B (o C)?
Oltre alla storia delle sigle italiane, dei suoi autori e cantanti, si spiega bene la str ... (continue ) Cartoon Heroes, gli artisti di trent'anni di sigle TV
di Mirko Fabbreschi e Fabio Bartoli, casa ed. KappaLab, pagine 140, costo 14,00 €, anno 2012, formato 15 cm X 21 cmLe sigle sono musica di serie B (o C)?
Oltre alla storia delle sigle italiane, dei suoi autori e cantanti, si spiega bene la struttura di una sigla e del perché la si possa tranquillamente considerare parte di un genere musicale a se stante.
Oltre che titolo del libro i “Cartoon Heroes” sono un collettivo musicale aperto a tutti gli autori di sigle. Durante la presentazione del libro al Lucca Comics and Games 2012 uno dei due autori, Mirko Fabbreschi, ha affermato che la sua speranza è che si possa arrivare a fare dei concerti che riuniscano il numero più alto possibile di cantanti del genere sigle.
Il libro contiene un Cd con 14 brani di sigle rielaborate da importanti artisti del genere (elencherò gli artisti e i titoli alla fine).
Lo scopo del CD è lo stesso del libro, ma dal lato audio: far ascoltare quanto il testo e la musica sono di canzoni vere, né di serie B o C, ma di pari valore rispetto ad altri generi.
Tutti i brani sono stati suonati con strumenti, nessun artificio elettronico, e tutti gli artisti hanno partecipato alla loro esecuzione dal vivo.
Alla stesura del libri ha contribuito anche RadioAnimati, con il suo database di immagini e informazioni attendibili, in particolare per il capitolo “Gli eroi delle sigle”.
L'unica critica che mi sento di muovere a questo scritto riguarda la sua brevità.
Mi viene il dubbio che nel pubblicare libri con queste tematiche si tema (non so se da parte della casa editrice o degli autori) che troppe pagine possano scoraggiare il potenziale lettore. Magari mille pagine sarebbero state troppe, però un centinaio in più ci potevano stare, sarebbe stato un libro ancor più interessante.
Il libro inizia con tre prefazioni: Valentina Correani (VJ e conduttrice MTV), Enrico Deregibus (giornalista e critico musicale), Vince Tempera (musicista e compositore).Capitolo 1: Perché Cartoon Heroes?
Le domande che gli autori si pongono, e a cui rispondono, sono:
Cos'è una sigla?
Quali sono le sue caratteristiche e le sue modalità di composizione, esecuzione e trasmissione?
Come sono nate e si sono evolute le sigle in Italia?
Chi sono gli “eroi” della cartoon music, gli autori e interpreti fondamentali che hanno dato lustro a questo genere così unico, che ha accompagnato e accompagna la crescita dei ragazzi di oggi e quelli di ieri?Capitolo 2: Il rock, il jazz, il blues, il rap. La sigla come genere
Sempre durante la presentazione del libro Mirko Fabbreschi ha spiegato (concetto presente anche nel libro) che se si cerca su un dizionario la definizione di “genere musicale” si leggerà questo:
“Raggruppamento di composizione musicali somiglianti tra loro per alcuni caratteri essenziali”.
Per quanto ovvia sia la cosa non tutti ci sono arrivati, le sigle sono un genere, anche perché in Italia prima delle sigle per i cartoni animati giapponesi esisteva già una solida base autoriale di musica per ragazzi. Basti pensare alle sigle per i Barbapapà (1975) di Vecchioni o al “Ci vuole un fiore” (1974) di Sergio Endrigo (con testi di Gianni Rodari e col contributo del premio Oscar Luis Bacalov). Solo il Giappone presenta una situazione musicale analoga, in cui le musiche che accompagnano gli anime sono considerate “serie”, ovviamente lì anche i cartoni sono considerati seri.Il ruolo delle sigle
Una sigla, a differenza di una canzone, deve anche rispondere a quattro compiti ben precisi, collegati, ovviamente, allo scopo per il quale esiste, cioè l'anime.
E quindi deve:
1) Catturare l'attenzione dello spettatore prima che inizi la puntata vera e propria;
2) Introdurre la storia e le atmosfere narrate nella serie;
3) Presentare i personaggi principali e le principali caratteristiche;
4) Mostrare i credits dell'opera.
Gli autori si soffermano nello specifico dei 4 punti, illustrandone il senso con vari esempi presi dalle sigle storiche.Piccola storia delle sigle in Italia
E' brevemente illustrata la storia delle sigle in Italia, dai Barbapapa di Vecchioni in poi.Gli eroi delle sigle
Questo capitolo è diviso in 4 paragrafi, in ognuno dei quali è raccontata la storia di chi scrisse, suonò e cantò quelle sigle (molti aneddoti e informazioni interessanti): orchestre, cori, gruppi, solisti.
Le orchestre:
Vinci Tempera, Luigi Albertelli & Co;
Detto Mariano (Galaxy roup);
Vito Tommaso (I Mini Robots);
Augusto Martelli e la sua orchestra.I cori:
I piccoli cantori di Milano (di Niny Comolli);
I Nostri Figli (di Nora Orlandi);
Le Mele Verdi (di Mitzi Amoroso);I gruppi:
Oliver Onions;
Superobots/ Rocking Horse;
Fratelli Balestra;
I Cavalieri del Re;
Orchestra Castellina-Pasi;
I Mostriciattoli;
Odeon Boys;
Cartoon Family;
Raggi Fotonici.I solisti:
Nico Fidenco;
Elisabetta Viviani;
Katia Svizzero;
Georgia Lepore;
Fogus (Roberto Fogu);
Luigi Lopez;
Cristina D'Avena;
Spectra (Claudio Maioli);
Enzo Draghi;
Giampi Daldello;
Marco Destro;
Giorgio Vanni;.Vasselli. Margaria, Petrosi – Dietro le quinte delle sigle
Il capitolo riporta brevi interviste a tre produttori di sigle:
Annalisa Vasselli (responsabile edizioni dello spazio ragazzi di Rai 2);
Fabrizio Margaria (direttore fascia ragazzi Mediaset);
Olimpio Petrosi (produttore RCA), questa è l'intervista più interessante.Come si scrive una sigla
Sono analizzati la musica e il testo di una sigla.Sigla che vai, cultura che trovi...
In questo capitolo sono riportate le citazioni di sigle in altri contesti, musicali, televisivi, cinematografici, politici etc. Lo scopo del capitolo è far comprendere come ormai la sigla sia citata al di fuori del contesto anime che le aveva dato i natali, e per il quale era nata, è il testo della sigla che ha fatto storia, entrando dell'immaginario di una nazione e di più generazioni.Il contenuto del CD
Le musiche sono state arrangiate in maniera differente rispetto a come le conosciamo, di un paio ho faticato a riconoscere l'attacco, restano comunque belle, ed alcune sono migliorate, anche se poi si resta affezionati all'originale. Un bel CD, che considerando il prezzo del libro lo rende molto appetibile.
Artisti (Cartoon Heroes):
Mirko Fabreschi, Laura Salamone, Dario Sgrò, Claudio Maioli, Giacomo Vitullo, Arnaldo Capocchia, Douglas Meakin, Maura Cenciarelli, Manuela Cenciarelli, Clara Serina.Brani:
Ufo Robot;
Candy Candy;
Kimba il leone bianco;
L'invincibile Dendoh;
Bell e Sebastien;
Jeeg Robot;
Lo specchio magico;
Il villaggio di Hello Kitty;
Ken il guerriero;
Sampei;
Lady Oscar;
Supergals, ragazze alla moda;
Le avventure dell'ape Magà;
Il Grande Mazinga. -
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Dec 13, 2012 |
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Noi robot, giocattoli spaziali
di Massimo Monteleone e Guglielmo Signora, casa ed, Granata Press, pagine 127, costo 28000£, anno 1994, formato 24 cm X 21 cmPenso che questo sia in assoluto il primo libro italiano che cerca di entrare nel mondo del collezionismo robotico. Cercavo questo titolo da p ... (
continue ) Noi robot, giocattoli spaziali
di Massimo Monteleone e Guglielmo Signora, casa ed, Granata Press, pagine 127, costo 28000£, anno 1994, formato 24 cm X 21 cmPenso che questo sia in assoluto il primo libro italiano che cerca di entrare nel mondo del collezionismo robotico. Cercavo questo titolo da parecchi anni, e come capita spesso, quando una cosa non la cerchi più te la ritrovi sotto al naso. Per giunta la copia che ho trovato è in condizioni perfette.
Uno dei due autori è quel Guglielmo Signora che ha scritto “Anime d'Acciaio” per la Kappa Edizioni, libro imperdibile per ogni collezionista robotico e non, io non lo sono ma il libro l'ho divorato ugualmente.
Tornando a questa prima pubblicazioni sui robot metallico/plastici, la si può considerare un prequel di “Anime d'Acciaio”, non è così esaustivo, ma ne ripropone a grandi linee la struttura.
Le prime 60 pagine sono di analisi e di storia del fenomeno “collezionismo robotico, le restanti 67 pagine sono occupate da 200 immagini a colori (mentre nella parte scritta le immagini sono in bianco e nero) di robot di latta e di “robottoni”.
Il primo capitolo, a cura di Massimo Monteleone, si occupa dei robot metallici ispirati alla fantascienza degli anni 50/60, fabbricati in Giappone dagli anni del dopo guerra fino a quando vennero soppiantati dai robot delle serie tv costruiti in metallo e plastica.
I robot di latta a carica meccanica o a pile per la gran parte, o almeno inizialmente, erano totalmente inventati. Negli anni 50/60 iniziarono ad ispirarsi ai film fantascientifici made in Usa e alle prime attività umane fuori dell'atmosfera terrestre.
Il titolo di questo primo capitolo capitolo è un po' lungo, ma rende bene l'idea del suo contenuto:
Japanese graffiti. I giocattoli di fantascienza dell'era atomica e delle prime imprese spaziali. Dalla latta alla plastica, dai comics americani ai manga-heroes, passando per Robby the Robot e Tetsuwan Atom. Preistoria e sviluppo industriale degli Space-Toys fino a metà degli ani 70.Il secondo capitolo (“Dalla nostalgia al merchandising: l'evoluzione della specie”) è scritto da Guglielmo Signora, e spiega il periodo in cui i robot di latta iniziano ad essere sostituito da quelli fatti in plastica e metallo, più economici, ma anche più sicuri rispetto a quelli in latta. Inoltre i 2 nuovi materiali impiegati permettevano una maggiore somiglianza coi robot presenti negli anime.
Ci fu comunque un periodo di “interregno”, in cui vennero prodotti robot di latta delle prime serie robotiche gonagaiane, prima che la latta cedesse definitivamente campo ai robot di plastica/metallo.Nel terzo capitolo (“I robot in Italia: storia di un'invasione”), sempre Guglielmo Signora, cerca di mettere ordine nell'invasione dei robot giocattoli ispirati ai cartoni animati (robotici) giapponesi, cioè da Goldrake (che l'autore scrive essere arrivato sulle tv italiane nel 1976/77...) in poi, stilandone un ordine cronologico fino all'anno dell'uscita del libro.
Ad una prima invasione un po' caotica, quando una volta fiutato l'affare si iniziò ad importare qualsiasi modellino senza nessuna logica commerciale, seguì un'importazione collegata alla trasmissione della serie tv (cioè quello che succedeva in Giappone), ed in questa seconda fase fu la Ceppi Ratti a stringere il maggior numero di accordi con le case di produzioni nipponiche.Nel quarto capitolo (“Il robot e la sua valutazione”) Guglielmo Signora fa un breve excursus su come valutare un modellino da collezionismo, e su quali sono i criteri per valutarlo:
1)modellino “made in Japan” con confezione in giapponese;
2)modellino fabbricato fuori dal Giappone, ma per il mercato giapponese;
3)modellino fabbricato fuori dal Giappone per il mercato occidentale, con scatole in lingua occidentale, ma che conservi il marchio delle aziende giapponesi;
4)modellino tarocco fabbricato fuori dal Giappone per il mercato occidentale.Nel concludere il libro Guglielmo Signora si augura (nel 1994) che sui modellini robotici non esploda una speculazione in grande stile, mi sa che, a distanza di 18 anni, fu un auspicio vano...
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Dec 12, 2012 |
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Tokio 20.06.1995
Trovate la recensione sul mio blog:
http://imagorecensio.blogspot.it/2013/05/libro-tokio-20…