"Prenditi cura di me" è la storia di Stefano, trasportatore quarantenne fiorentino e del suo rapporto con l'anziana madre.
Libro non gaio, certo, ma a tratti di un plumbeo ed edificante sarcasmo. La gestione dell'anzianità nelle strettoie del nostro straordinario universo sanitario. La malattia
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"Prenditi cura di me" è la storia di Stefano, trasportatore quarantenne fiorentino e del suo rapporto con l'anziana madre.
Libro non gaio, certo, ma a tratti di un plumbeo ed edificante sarcasmo. La gestione dell'anzianità nelle strettoie del nostro straordinario universo sanitario. La malattia infallibile della madre. Il caos del traffico fiorentino nei suoi budelli ansiogeni e notturni. Tutto diviene ossessione, perimetro, in cui Stefano si dibatte, nel corso della storia. cerca di sfuggire e rimane sempre più chiuso nei propri limiti di mediocre attore della sua mancata responsabilità. non si rassegna a crescere a divenire, lui sì, non più figlio bamboccio, ma adulto responsabile dell'handicap della madre. è in questo la tragedia.
S. cerca di impadronirsi dei denari e dell'eredità della mamma con furbizie e ottusità, per ripianare i suoi laceranti debiti, dovuti a risibili scelte e investimenti di lavoro. Fantomatici abbagli, inconsistenti come fascinanti miracolini. Un ambiente grottesco di rapporti ormai resi logori dalla consuetudine al sospetto e alla misantropia dilagante, portano S. a misurarsi con l'universo asfittico che ha intelaiato la sospettosa mammina nella misura del suo buon senso feminile e urbanizzato, fatto di parsimonia e estrema diffidenza. Un finale sorprendente e aperto a ulteriori dissesti.
Prenditi cura di me
"Prenditi cura di me" è la storia di Stefano, trasportatore quarantenne fiorentino e del suo rapporto con l'anziana madre.
Libro non gaio, certo, ma a tratti di un plumbeo ed edificante sarcasmo.continue)
La gestione dell'anzianità nelle strettoie del nostro straordinario universo sanitario. La malattia ... (
"Prenditi cura di me" è la storia di Stefano, trasportatore quarantenne fiorentino e del suo rapporto con l'anziana madre.
Libro non gaio, certo, ma a tratti di un plumbeo ed edificante sarcasmo.
La gestione dell'anzianità nelle strettoie del nostro straordinario universo sanitario. La malattia infallibile della madre. Il caos del traffico fiorentino nei suoi budelli ansiogeni e notturni. Tutto diviene ossessione, perimetro, in cui Stefano si dibatte, nel corso della storia. cerca di sfuggire e rimane sempre più chiuso nei propri limiti di mediocre attore della sua mancata responsabilità. non si rassegna a crescere a divenire, lui sì, non più figlio bamboccio, ma adulto responsabile dell'handicap della madre. è in questo la tragedia.
S. cerca di impadronirsi dei denari e dell'eredità della mamma con furbizie e ottusità, per ripianare i suoi laceranti debiti, dovuti a risibili scelte e investimenti di lavoro. Fantomatici abbagli, inconsistenti come fascinanti miracolini. Un ambiente grottesco di rapporti ormai resi logori dalla consuetudine al sospetto e alla misantropia dilagante, portano S. a misurarsi con l'universo asfittico che ha intelaiato la sospettosa mammina nella misura del suo buon senso feminile e urbanizzato, fatto di parsimonia e estrema diffidenza. Un finale sorprendente e aperto a ulteriori dissesti.