Da tempo sostengo di non essere una grande fan dei libri cosiddetti "mattoni": quelli che quasi fai fatica a leggerli da quanto sono grossi e ingombranti; che non te li puoi portare in giro perché non ti ci stanno in borsa; che non compri mai di getto perché un conto è lanciarsi alla cieca su un lib
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Da tempo sostengo di non essere una grande fan dei libri cosiddetti "mattoni": quelli che quasi fai fatica a leggerli da quanto sono grossi e ingombranti; che non te li puoi portare in giro perché non ti ci stanno in borsa; che non compri mai di getto perché un conto è lanciarsi alla cieca su un libricino che ti porta via qualche ora o, nel peggiore dei casi, un paio di giorni di lettura, un altro è invece investire una settimana o più in una cosa che rischia di non piacere. Per il lettore il libro di più di 500 pagine è come una pagina bianca per uno scrittore: per alcuni è una sfida che si accetta con entusiasmo, per altri è come un tarlo nella testa o un peso sullo stomaco. Personalmente appartengo a quel tipo di lettore che, pur leggendo moltissimo, non ama particolarmente soffermarsi troppo su un romanzo, cosa che mi ha spinto a diffidare sempre dai "libri mattone". Di questo genere di romanzi ne ho letti pochi, e quei pochi sono sempre stati libri che valesse veramente la pena leggere: per lo più classici oppure romanzi di autori che già conoscevo e sui quali riponevo una certa fiducia (la fiducia che il tempo speso a leggere quel libro sarebbe stato ben riposto). Non sono impazzita: questa lunga introduzione è per spiegare ciò che penso della strategia di mercato dei libri nel 2012 e, di conseguenza, di questo specifico romanzo. Eterna è infatti il primo libro di una giovanissima autrice emergente. Dal punto di vista stretagico e commerciale ho trovato quindi molto coraggioso da parte della Fanucci lanciare un libro di questo tipo ad un pubblico che, si sa, ormai predilige le saghe e i libri più snelli (anche se alla fin fine più costosi). Spesso in Italia vediamo addirittura dividere in più parti libri che nel Paese d'origine erano in realtà volumi unici: l'esempio più evidente è quello del primo capitolo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. Martin. Di fatto, Eterna, mi ha suscitato per questo motivo un senso di diffidenza fin dall'inizio anche se, ammaliata dalla trama e incentivata dalla necessità di farne una recensione, l'ho cominciato con grande entusiasmo. I libri lunghi generalmente partono molto lentamente e ti catturano solo dopo molte pagine. È quello che è successo anche con Eterna: la lentezza iniziale stronca subito il lettore entusiasta e lo costringe a prendere atto del fatto che non sarà una lettura "easy". L'atmosfera cupa e la crudezza della prima parte rendono inoltre difficile appassionarsi - nel senso letterale del termine - agli eventi o ai personaggi, cosa che mi ha ricordato vagamente il caso di "Jane Eyre": un romanzo molto cupo e malinconico che inizialmente ti costringe a procedere con una lentezza mostruosa, per farsi interessante solo dopo la metà. La protagonista di Eterna è Annabel, una bambina per molti versi simile proprio alla piccola Jane Eyre. Abbandonata dalla madre per essere lasciata alla cura degli zii e affetta da una malattia che la rende fragile e che la avvicina alla morte tanto da renderla un tramite proprio con il mondo dell'Aldilà. Nella prima parte del racconto la vediamo, ancora piccolissima, fare la scoperta di questa sua inquietante capacità, che la porterà ad essere tremendamente sfruttata dallo zio, a sua volta desideroso di farne una fonte di ricchezza. L’unica persona su cui Annabel può contare è la zia, incapace però di darle un'effettiva protezione. Presto il regno dei morti diventa la sua vera casa e, a cominciare dalla madre, brutalmente assassinata a Whitechapel (probabilmente proprio da Jack Lo Squartatore), Annabel comincerà a vedere i morti e a parlare con loro, diventando in poco tempo una vera e propria medium. Da qui la storia prende avvio, facendosi più interessante col crescere della protagonista e con lo svilupparsi di dinamiche inaspettate, ma mantenendo comunque quella lentezza che è una costante di tutto il romanzo. Immancabile - essendo, in fondo, uno young adult - è la storia d'amore che arriverà più avanti nel racconto. Una storia d'amore che molti hanno giudicato innovativa ma che io ritengo invece andare incontro ad una moda già affermata da tempo e quindi non particolarmente stupefacente. Ma Eterna ha anche tanti lati positivi. Degno di nota è infatti lo stile della Alvarez che, seppure giovanissima, scive già come un'autrice affermata. Le descrizioni minuziose e puntuali allungano all'inverosimile la storia, ma hanno il pregio di descrivere in maniera impeccabile luoghi, personaggi e atmosfere. È proprio dalle descrizioni che risulta evidente il lungo lavoro di documentazione che c'è dietro questo romanzo. Troppo spesso mi è capitato di leggere romanzi con ambientazioni storiche pieni di refusi, ma la Alvarez si dimostra un'autrice decisamente preparata, onesta e degna di stima. Resta il fatto che, per quanto mi riguarda, durante la lettura è mancato qualcosa, quella scintilla che ti infiamma e che accende l'immaginazione. Sconsigliato a chi ama autori dallo stile più incalzante, Eterna è il libro ideale per chi vuole prendersi il suo tempo e calarsi in una lettura impegnativa che, se si ama il genere gotico, può risultare veramente soddisfacente.
Di Libba Bray ho amato moltissimo Una grande e terribile bellezza, ho apprezzato Angeli Ribelli e ho trovato incredibilmente noioso e prolisso La rivincita di Gemma. La stella nera di New York contiene e unisce pregi e difetti di questa autrice, esattamente come la trilogia appena citata. Da un lato
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Di Libba Bray ho amato moltissimo Una grande e terribile bellezza, ho apprezzato Angeli Ribelli e ho trovato incredibilmente noioso e prolisso La rivincita di Gemma. La stella nera di New York contiene e unisce pregi e difetti di questa autrice, esattamente come la trilogia appena citata. Da un lato l'ambientazione New York Anni '20 è meravigliosa. Perfetta la contrapposizione tra le atmosfere buie e misteriose del Museo del Brivido da una parte e le squillanti e folli notti di Manhattan dall'altra. Riuscitissima la caratterizzazione della protagonista, Evie, perfettamente incarnata nella maschietta anni '20 con il suo carattere portato agli eccessi e il suo prepotente desiderio di emancipazione. Bello anche il personaggio di Sam Lloyd, che tra tutti i personaggi maschili è quello che ho apprezzato maggiormente. Come non apprezzare poi i dialoghi arguti, spesso veramente comici, che dimostrano tutta la sagacia e l'intelligenza dell'autrice e che aiutano a smorzare un po' le tematiche a volte decisamente pesanti (mi riferisco alle teorie esoteriche e religiose) del lato più noir del romanzo. Ma veniamo alle note negative. Alla vista delle quasi 700 pagine avevo già intuito che i problemi di questo libro sarebbero stati gli stessi riscontrati in La rivincita di Gemma. L'autrice scrive bene e cattura l'attenzione, ma essere prolissi senza far sbadigliare è un dono di pochi eletti (gli autori che ne sono capaci si contano davvero sulle dita di una mano), e pure quelli a volte inciampano in inutili digressioni. Altro lato negativo, anche questo riscontrato in egual misura nella precedente trilogia, è la leggera disomogeneità tra le parti "realistiche" e quelle di fantasia. Nella trilogia di Gemma la differenza saltava più all'occhio: le parti che descrivevano la vita nella società ottocentesca erano perfette nella loro puntualità ed eleganza, mentre le parti ambientate nella dimensione magica presentavano maggiori lacune e spesso risultavano leggermente "immature". Anche in La stella nera di New York Libba Bray dimostra una perfetta padronanza del "romanzo storico", ma rivela tutte le sue carenze sull'"urban fantasy". Non mi ha entusiasmato particolarmente il personaggio cattivo, John il Malvagio, ma questa è una questione di gusto mio personale più che una critica oggettiva alla credibilità del personaggio. Nel complesso un buon romanzo che riesce a mixare lo young adult e l'urban fantasy al più classico thriller e alla tematica esoterica. Poteva essere di più, per il semplice fatto che da un'autrice brava come la Bray io mi aspetto di più.
Eterna
Da tempo sostengo di non essere una grande fan dei libri cosiddetti "mattoni": quelli che quasi fai fatica a leggerli da quanto sono grossi e ingombranti; che non te li puoi portare in giro perché non ti ci stanno in borsa; che non compri mai di getto perché un conto è lanciarsi alla cieca su un lib ... (continue)
Da tempo sostengo di non essere una grande fan dei libri cosiddetti "mattoni": quelli che quasi fai fatica a leggerli da quanto sono grossi e ingombranti; che non te li puoi portare in giro perché non ti ci stanno in borsa; che non compri mai di getto perché un conto è lanciarsi alla cieca su un libricino che ti porta via qualche ora o, nel peggiore dei casi, un paio di giorni di lettura, un altro è invece investire una settimana o più in una cosa che rischia di non piacere.
Per il lettore il libro di più di 500 pagine è come una pagina bianca per uno scrittore: per alcuni è una sfida che si accetta con entusiasmo, per altri è come un tarlo nella testa o un peso sullo stomaco.
Personalmente appartengo a quel tipo di lettore che, pur leggendo moltissimo, non ama particolarmente soffermarsi troppo su un romanzo, cosa che mi ha spinto a diffidare sempre dai "libri mattone".
Di questo genere di romanzi ne ho letti pochi, e quei pochi sono sempre stati libri che valesse veramente la pena leggere: per lo più classici oppure romanzi di autori che già conoscevo e sui quali riponevo una certa fiducia (la fiducia che il tempo speso a leggere quel libro sarebbe stato ben riposto).
Non sono impazzita: questa lunga introduzione è per spiegare ciò che penso della strategia di mercato dei libri nel 2012 e, di conseguenza, di questo specifico romanzo.
Eterna è infatti il primo libro di una giovanissima autrice emergente. Dal punto di vista stretagico e commerciale ho trovato quindi molto coraggioso da parte della Fanucci lanciare un libro di questo tipo ad un pubblico che, si sa, ormai predilige le saghe e i libri più snelli (anche se alla fin fine più costosi).
Spesso in Italia vediamo addirittura dividere in più parti libri che nel Paese d'origine erano in realtà volumi unici: l'esempio più evidente è quello del primo capitolo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. Martin.
Di fatto, Eterna, mi ha suscitato per questo motivo un senso di diffidenza fin dall'inizio anche se, ammaliata dalla trama e incentivata dalla necessità di farne una recensione, l'ho cominciato con grande entusiasmo.
I libri lunghi generalmente partono molto lentamente e ti catturano solo dopo molte pagine. È quello che è successo anche con Eterna: la lentezza iniziale stronca subito il lettore entusiasta e lo costringe a prendere atto del fatto che non sarà una lettura "easy".
L'atmosfera cupa e la crudezza della prima parte rendono inoltre difficile appassionarsi - nel senso letterale del termine - agli eventi o ai personaggi, cosa che mi ha ricordato vagamente il caso di "Jane Eyre": un romanzo molto cupo e malinconico che inizialmente ti costringe a procedere con una lentezza mostruosa, per farsi interessante solo dopo la metà.
La protagonista di Eterna è Annabel, una bambina per molti versi simile proprio alla piccola Jane Eyre. Abbandonata dalla madre per essere lasciata alla cura degli zii e affetta da una malattia che la rende fragile e che la avvicina alla morte tanto da renderla un tramite proprio con il mondo dell'Aldilà.
Nella prima parte del racconto la vediamo, ancora piccolissima, fare la scoperta di questa sua inquietante capacità, che la porterà ad essere tremendamente sfruttata dallo zio, a sua volta desideroso di farne una fonte di ricchezza.
L’unica persona su cui Annabel può contare è la zia, incapace però di darle un'effettiva protezione.
Presto il regno dei morti diventa la sua vera casa e, a cominciare dalla madre, brutalmente assassinata a Whitechapel (probabilmente proprio da Jack Lo Squartatore), Annabel comincerà a vedere i morti e a parlare con loro, diventando in poco tempo una vera e propria medium.
Da qui la storia prende avvio, facendosi più interessante col crescere della protagonista e con lo svilupparsi di dinamiche inaspettate, ma mantenendo comunque quella lentezza che è una costante di tutto il romanzo.
Immancabile - essendo, in fondo, uno young adult - è la storia d'amore che arriverà più avanti nel racconto. Una storia d'amore che molti hanno giudicato innovativa ma che io ritengo invece andare incontro ad una moda già affermata da tempo e quindi non particolarmente stupefacente.
Ma Eterna ha anche tanti lati positivi. Degno di nota è infatti lo stile della Alvarez che, seppure giovanissima, scive già come un'autrice affermata. Le descrizioni minuziose e puntuali allungano all'inverosimile la storia, ma hanno il pregio di descrivere in maniera impeccabile luoghi, personaggi e atmosfere.
È proprio dalle descrizioni che risulta evidente il lungo lavoro di documentazione che c'è dietro questo romanzo. Troppo spesso mi è capitato di leggere romanzi con ambientazioni storiche pieni di refusi, ma la Alvarez si dimostra un'autrice decisamente preparata, onesta e degna di stima.
Resta il fatto che, per quanto mi riguarda, durante la lettura è mancato qualcosa, quella scintilla che ti infiamma e che accende l'immaginazione.
Sconsigliato a chi ama autori dallo stile più incalzante, Eterna è il libro ideale per chi vuole prendersi il suo tempo e calarsi in una lettura impegnativa che, se si ama il genere gotico, può risultare veramente soddisfacente.
La stella nera di New York
Di Libba Bray ho amato moltissimo Una grande e terribile bellezza, ho apprezzato Angeli Ribelli e ho trovato incredibilmente noioso e prolisso La rivincita di Gemma.continue)
La stella nera di New York contiene e unisce pregi e difetti di questa autrice, esattamente come la trilogia appena citata.
Da un lato ... (
Di Libba Bray ho amato moltissimo Una grande e terribile bellezza, ho apprezzato Angeli Ribelli e ho trovato incredibilmente noioso e prolisso La rivincita di Gemma.
La stella nera di New York contiene e unisce pregi e difetti di questa autrice, esattamente come la trilogia appena citata.
Da un lato l'ambientazione New York Anni '20 è meravigliosa. Perfetta la contrapposizione tra le atmosfere buie e misteriose del Museo del Brivido da una parte e le squillanti e folli notti di Manhattan dall'altra.
Riuscitissima la caratterizzazione della protagonista, Evie, perfettamente incarnata nella maschietta anni '20 con il suo carattere portato agli eccessi e il suo prepotente desiderio di emancipazione.
Bello anche il personaggio di Sam Lloyd, che tra tutti i personaggi maschili è quello che ho apprezzato maggiormente.
Come non apprezzare poi i dialoghi arguti, spesso veramente comici, che dimostrano tutta la sagacia e l'intelligenza dell'autrice e che aiutano a smorzare un po' le tematiche a volte decisamente pesanti (mi riferisco alle teorie esoteriche e religiose) del lato più noir del romanzo.
Ma veniamo alle note negative. Alla vista delle quasi 700 pagine avevo già intuito che i problemi di questo libro sarebbero stati gli stessi riscontrati in La rivincita di Gemma.
L'autrice scrive bene e cattura l'attenzione, ma essere prolissi senza far sbadigliare è un dono di pochi eletti (gli autori che ne sono capaci si contano davvero sulle dita di una mano), e pure quelli a volte inciampano in inutili digressioni.
Altro lato negativo, anche questo riscontrato in egual misura nella precedente trilogia, è la leggera disomogeneità tra le parti "realistiche" e quelle di fantasia.
Nella trilogia di Gemma la differenza saltava più all'occhio: le parti che descrivevano la vita nella società ottocentesca erano perfette nella loro puntualità ed eleganza, mentre le parti ambientate nella dimensione magica presentavano maggiori lacune e spesso risultavano leggermente "immature".
Anche in La stella nera di New York Libba Bray dimostra una perfetta padronanza del "romanzo storico", ma rivela tutte le sue carenze sull'"urban fantasy".
Non mi ha entusiasmato particolarmente il personaggio cattivo, John il Malvagio, ma questa è una questione di gusto mio personale più che una critica oggettiva alla credibilità del personaggio.
Nel complesso un buon romanzo che riesce a mixare lo young adult e l'urban fantasy al più classico thriller e alla tematica esoterica.
Poteva essere di più, per il semplice fatto che da un'autrice brava come la Bray io mi aspetto di più.
Di tutte le ricchezze
Sottotitolo: Senilità.
Un Benni irriconoscibile, amaro e cinico.
Si salvano il dodecalogo del buon cane e un paio di poesie.
La corsa delle onde
L'uomo che sussurrava ai cavalli incontra Ribelle della Pixar: all'inizio non gli avrei dato due lire, e invece...wow!
Troppo bello per essere vero
Ingenuo e scontatissimo, ma come libro disimpegnato risulta comunque piacevole.
Certo che la copertina non c'entra proprio una beata...