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mmmh non so...devo rileggerlo...
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Feb 22, 2010 |
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King Errant
È un inno alla vita e all'amore!continue)
Steel riesce a ricreare con delicata potenza la grandezza di Babar, il fondatore dell'impero Moghul in India.
Romanzo storico ambientato fra il 1493 e il 1530, nell'Asia centrale (Turkmenistan, Uzbekistan e Afghanistan) e nell'India del nord (Hindustan e Rajpootana); ... (
È un inno alla vita e all'amore!
Steel riesce a ricreare con delicata potenza la grandezza di Babar, il fondatore dell'impero Moghul in India.
Romanzo storico ambientato fra il 1493 e il 1530, nell'Asia centrale (Turkmenistan, Uzbekistan e Afghanistan) e nell'India del nord (Hindustan e Rajpootana); ciò che lo rende straordinario è la profonda umanità di Babar, di cui seguiamo le avventure dall'incoronazione a re di Andijan, dodicenne, fino alla morte come imperatore d'India. Nonostante la sua inguaribile fiducia nel prossimo (cosa che lo mette molto spesso in pericolo e difficoltà) diventa un carismatico condottiero, guidato dalla sua inattaccabile rettitudine.
Si tratta di un romanzo ispirato alle memorie di Babar, molto fedele alla storia. Babar infatti era anche poeta e scrittore e il titolo si riferisce al suo vagabondare, al suo errare, durante le disfatte in cui perse più di una volta il suo regno, per poi riconquistarlo.
Una particolarità del romanzo sta nel suo paratesto: una ricca profusione di poesie persiane, arabe e canzoni turche o mongole incorniciano i capitoli (come epigrafi); ma anche il testo stesso è fiorito di composizioni dei grandi (ma in Occidente poco noti) autori orientali del '400 e primo '500.
Addirittura a inizio romanzo c'è una trascrizione musicale di un canto, devo ancora verificare e scoprire se si tratta di una melodia che cerca di riprendere la musica dell'epoca o se si tratta invece di un elemento anacronistico.
Un'importanza particolare è data poi ai colori e ai fiori degli altipiani dell'Asia centrale e dell'India, nonché al calore della famiglia di origini mongole e turche e (il ramo mongolo) di stampo ancora matriarcale di Babar. Man mano che si avanza nella lettura sembra quasi di partecipare di quel calore e di essere diventati a tutti gli effetti membri della sua famiglia!
Per amore della filologia (e dell'etimologia) è molto buffo e ironico che siano proprio i mongoli, cioè la componente mongola dell'esercito di Babar, a essere spesso e volentieri causa di disordini e sconfitte per via della loro indole di predoni, incapaci di sottoporsi alla strategica disciplina che vorrebbe imporre loro Babar. Ironico perché sarà proprio ispirato ai mongoli (ramo della famiglia materna di Babar, discendenti di Gengis Khan, la famiglia paterna invece discendeva da Tamerlano (!)), il nome della dinastia che Babar fonderà in India: i Moghul, appunto.
Dal punto di vista dell'intreccio, l'impianto narrativo è molto semplice, ovvero lineare e consequenziale. Purtroppo talvolta sono presenti commenti piuttosto estranianti dell'autrice, che allontanano bruscamente dalle vicende, in maniera un po' disturbante, quando non inopportuna.
Poco convincente è anche il tema della "coppa di Cristallo", un elemento non storico, introdotto dall'autrice per dare unitarietà al racconto, ma, a mio parere, in modo poco riuscito.
Infine il tema dell'alcol, dell'alcolismo, che sembra così attuale, e che invece affliggeva, con molta più consapevolezza di quel che si potrebbe pensare, anche gli uomini del passato, e Babar stesso, e rrende ancora una volta il romanzo un inno alla vita...e alla disintossicazione!!!
Romantici e toccanti gli episodi d'amore, i personaggi femminil, per quanto non centrali, trasmettono una forza prorompente e una sicurezza ivnidiabile.
Non è particolarmente sviluppata l'interiorità dei personaggi, ma a compensare questo ci sono le straordinarie imprese di coraggio e di valore del re errante.
Per quanto vi siano alcune pecche (come quelle già elencate e talvolta degli anacronismi o attribuzioni eccessivamente cristianeggianti) il romanzo trasmette una grande energia e vale la pena di essere riscoperto!