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ogni descrizione è seguita da una considerazione "filosofica": riflessioni che mirano ad essere poetiche, stupefacenti, profonde. A volte sono il meglio della prosa di Bonvissuto, ma altre volte spengono la narrazione. ll loro numero è eccessivo, la loro presenza a tratti forzata, la loro dose forse stucchevole. Qualche volta la stravaganza, il paradosso e la dicotomia sono spacciate troppo disinvoltamente per filosofia, accarezzando certi cliché. Bravo l'autore, ma deve maturare. Così com'è fa venir voglia di un antidoto, Conrad o anche Dumas, perfino il romanzo d'appendice, come dopo aver mangiato della panna si desidera la pulizia non nutritiva del dentifricio.