SESSO SENZA AMORE (Storia di un pollo che si crede un'aquila)
La quintessenza della letteratura commerciale. Nessuna pretesa stilistica (meno male, perché quella pioggia che cade su Roma "come un funerale triste" è di una goffaggine imbarazzante), composto non per giustapposizione ma per affastellamento - almeno l'impressione che lascia è quella, poi magari av
... (continue)
La quintessenza della letteratura commerciale. Nessuna pretesa stilistica (meno male, perché quella pioggia che cade su Roma "come un funerale triste" è di una goffaggine imbarazzante), composto non per giustapposizione ma per affastellamento - almeno l'impressione che lascia è quella, poi magari avrà usato fior di computer - con dentro tutto e qualcosa in più tipo i sandwich di Dagoberto Bumstead, dopo centinaia di pagine ti lascia con una strana sensazione di vuoto emotivo. Ci fosse un punto in cui te ne freghi qualcosa degli accadimenti che vivono i tanti personaggi. Niente empatia, non diciamo poi immedesimazione. Resta la trovata del titolo, stranamente sottosfruttata. Non sia mai si incazzino i preti: siamo mica Dan Brown, giusto Carrisi? Siamo un po' più Faletti.
Grazie, credo che li prenderò tutti e tre. Anche se i primi due mi sembrano centrati. Non so ancora come mi muoverò quest'anno... ma sono certa che tornerò nelle Marche, presto :)
SESSO SENZA AMORE (Storia di un pollo che si crede un'aquila)
La quintessenza della letteratura commerciale. Nessuna pretesa stilistica (meno male, perché quella pioggia che cade su Roma "come un funerale triste" è di una goffaggine imbarazzante), composto non per giustapposizione ma per affastellamento - almeno l'impressione che lascia è quella, poi magari av ... (continue)
La quintessenza della letteratura commerciale. Nessuna pretesa stilistica (meno male, perché quella pioggia che cade su Roma "come un funerale triste" è di una goffaggine imbarazzante), composto non per giustapposizione ma per affastellamento - almeno l'impressione che lascia è quella, poi magari avrà usato fior di computer - con dentro tutto e qualcosa in più tipo i sandwich di Dagoberto Bumstead, dopo centinaia di pagine ti lascia con una strana sensazione di vuoto emotivo. Ci fosse un punto in cui te ne freghi qualcosa degli accadimenti che vivono i tanti personaggi. Niente empatia, non diciamo poi immedesimazione. Resta la trovata del titolo, stranamente sottosfruttata. Non sia mai si incazzino i preti: siamo mica Dan Brown, giusto Carrisi? Siamo un po' più Faletti.