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evviva la libertà -
E bravo Franzen.
Il mio era solo un pregiudizio. -
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Mar 21, 2013 |
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La casa del silenzio
Rabbia e rassegnazioneLa scrittura di Pamuk è, perlomeno ne Il mio nome è rosso, una scrittura densa, poco fluida e immediata. Dopo quel libro, ho aspettato qualche anno prima di affrontarne un suo altro, ma sentivo di aver bisogno di rimmergermi nei mondi che crea.continue)
Il mondo de La casa del silenzio è fosco e pesante. ... (
La scrittura di Pamuk è, perlomeno ne Il mio nome è rosso, una scrittura densa, poco fluida e immediata. Dopo quel libro, ho aspettato qualche anno prima di affrontarne un suo altro, ma sentivo di aver bisogno di rimmergermi nei mondi che crea.
Il mondo de La casa del silenzio è fosco e pesante.
Capito l'andazzo si ha poca voglia di rimanerci dentro, l'atmosfera è grigia e senza speranza, i personaggi tutti negativi, o rabbiosi o rassegnati o rabbiosi e rassegnati. "Si direbbe che abbiano paura, muovendosi o facendo rumore, di dissipare le nubi di questa vita senza gioia che si compiacciono di addensare attorno a loro". Chi per un motivo chi per un altro, vivono bloccati nella loro vita, seguono dei meccanismi che non sono in grado di affrontare o di cambiare, criceti che corrono in una ruota personale di destino già scritto.
La vecchia, rigida e bigotta anche da giovane, che si rode e si contorce nel suo letto di ricordi astiosi; il marito morto, ex medico solo e solitario che ha impegnato tutta la sua vita a cercare di scrivere un’enciclopedia che potesse portare il logos in Oriente, morto inebriato dal vizio dell’alcol e dalle sue ossessioni; i suoi figli illegittimi Recep e Ismail e la loro misera vita; il primo nipote, storico alcolizzato lasciato dalla moglie, che vorrebbe scrivere raccontando la Storia come mera e casuale successione di fatti eludendo e contrastando il bisogno di cercare un ordine e una spiegazione a tutto; i due ragazzi, Metin, giovane orfano che si muove fra il bisogno di omologazione e la voglia di fare, e Hasan, rancoroso e violento figlio di poveri, accomunati dalla ricerca di senso adolescenziale e da amori accecanti non corrisposti.
Ognuno dice la sua; ogni capitolo è la narrazione di uno di questi personaggi. Alternativamente, riusciamo a calarci in ognuno dei punti di vista, ma in nessuno vogliamo rimanere a lungo. La vischiosità dei loro destini senza scampo avviluppa subito.
L'unica che non parla espressamente è Nilgun, la nipote più giovane, la meno caratterizzata e il personaggio su cui il lettore può addensare spazi di luce, possibilità di altro. Quella che invece, con un discreto colpo di scena, perisce.
Una Turchia senza speranza nel suo passaggio al nuovo?