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This comment contains spoilers! *** 



L'inevitabile ricorrere delle guerre ($$$$) -
Madre Coraggio è con Vita di Galileo uno dei drammi più noti di Bertolt Brecht.
Come il Galileo si tratta di un dramma storico e un po' come tutta l'opera berchtiana chiede moltissimo allo spettatore.
Il teatro di Brecht non è infatti per contemplativi, non è catarsi da una colpa collettiva né immed ... (continue ) -
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Nov 4, 2012 |
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La notte
La notte è uno di quei libri emblematici, che aprono un mondo o comunque, se il mondo è già stato aperto, provvede a rifrullare tutti i contenuti, a tagliare, smembrare e aggiungere sfaccettature a quello che già si sapeva.continue)
È uno di quei libri che oscillano tra la storia e la biografia, uno dei libr ... (
La notte è uno di quei libri emblematici, che aprono un mondo o comunque, se il mondo è già stato aperto, provvede a rifrullare tutti i contenuti, a tagliare, smembrare e aggiungere sfaccettature a quello che già si sapeva.
È uno di quei libri che oscillano tra la storia e la biografia, uno dei libri della "memoria" per usare l'unico termine esatto che però si presta a facile retoriche sul Male e sul Bene assoluti.
I fatti narrati sono quelli dell'esperienza di un ebreo (Wiesel è un ebreo polacco) in campo di concentramento e, stando ai fatti, ormai se ne sa abbastanza e ho poco da raccontare.
Selezioni, lotte per il cibo, sofferenze, appelli in fila per cinque con marce militari in sottofondo, esecuzioni etc.
Per quello che riguarda i fatti, chi ha letto i libri dal campo di Primo Levi non avrà novità. Wiesel si salva in un altro modo, ma le differenze nel descrivere la vita del campo sono minime.
Più che suoi fatti, è l'atteggiamento di Wiesel che è completamente diverso da quello di Levi.
Wiesel, prima di perdere la fede nel Dio ebraico della tradizione ("Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia Fede), credeva profondamente a differenza di Levi che invece non è mai stato praticante e frequentatore della cultura ebraica tradizionale.
Il tratto nuovo del libro è l'attenzione psicologica alle reazioni della comunità ebraica alla deportazione e al concentramento e all'impatto che queste sofferenze hanno nella vita di ogni singolo credente nel suo rapporto con Dio.
Per Wiesel è il silenzio di Dio, la fine della fede o almeno di quella fede tradizionale. Se l'Eterno ci sta mandando tutta questa manna senza poter far nulla o questo Eterno è impotente o talmente sadico che nessun disegno Provvidenziale e Imperscrutabile potrà giustificarlo (agli occhi di un uomo e soprattutto di un uomo disperato che vive l'esperienza del campo).
Questo rapporto e questa tensione con Dio è uno degli aspetti principali e spesso Wiesel racconta come la comunità ebraica del Lager si comporta in occasione delle diverse festività religiose tradizionali che sopravvivono e vengono santificate anche nel campo (dimensione questa completamente assente nel laico Levi). Da queste pagine - anche se, man mano che passano i giorni e si fanno più pressanti le selezioni e i presagi delle fine della guerra, non mancano azioni a prima vista definibili "umane" dove l'istinto di sopravvivenza porta i detenuti ad ammazzarsi per un pezzo di pane anche tra padre e figlio - sembra che il cameratismo della comunità ebraica del Lager sia sopravvissuto più a lungo che nella Buna di Levi, ma ho già detto di come Levi fosse estraneo alle tradizioni.
Altra differenza è che questo libro è più frammentario, criptico, episodico, allegorico.
Basti questa citazione topica, il frammento sull'angelo dagli occhi tristi:
I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole. I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi.
Viva la libertà! - gridarono i due adulti.
II piccolo, lui, taceva.
- Dov'e il Buon Dio? Dov'e? - domandò qualcuno dietro di me. A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte. Silenzio assoluto. All'orizzonte il sole tramontava.
- Scopritevi! - urlò il capo del campo. La sua voce era rauca.
Quanto a noi, noi piangevamo.
- Copritevi!
Poi cominciò la sfilata. I due adulti non vivevano più. La lingua
pendula, ingrossata, bluastra. Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora...
Più di una mezz'ora reste cosi, a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti.
Dietro di me udii il solito uomo domandare:
- Dov'e dunque Dio?
E io sentivo. in me una voce che gli rispondeva: - Dov'e? Eccolo: è appeso lì, a quella forca
Si vede quindi che la fede nel Dio ebraico della tradizione è venuta meno. Wiesel perde la fede propria della tradizione, ma, nonostante il silenzio di Dio, continua a credere e a sperare: c'è ancora qualcosa anche se impiccato… L'onnipotenza e la giustizia divine proprie della tradizione sono riviste e Dio diventa qualcosa che parla al cuore dell'uomo (la voce che risponde) che è sì sempre ritenuta giusta ma indica anche la propria impotenza e innocenza raffigurandosi in un innocente brutalmente ucciso.
Quindi, tutt'altri problemi rispetto a quelli di Se questo è un uomo e più facilmente confrontabile con il Sartre de Il diavolo e il buon Dio - dove il silenzio di Dio porta all'etica della scelta e all'inevitabilità dell'impegno - oppure, in modo forse inaspettato, al Nietzsche de La gaia scienza e in particolare al celebre aforisma 125 dove viene annunciata da un folle la morte di Dio… (Tra l'altro, se vi interessa, anche il libro di Wiesel vede nelle prime pagine un personaggio che sembra molto simile al folle nietzscheano e che porta una notizia terribile - vera, terribilmente vera - ma non verrà creduto: racconta agli ebrei dei campi di concentramento a cui è scampato per miracolo. Invano.)
In conclusione, 112 pagine utilissime per capire i più svariati scenari del Novecento: dalla filosofia (si può ancora sperare e pensare Dio dopo Auschwitz?) alla storia passando per il ritratto di una cultura (quella ebrea praticante e devota) di cui ignoravo molti aspetti.