-
All books
-
-
-
- Lo spirituale nell'arte (852)
-
By Vasilij Kandinskij -
Not Started
-
-
-
-
- Lezioni di fotografia (420)
-
By Luigi Ghirri -
Not Started
-
-
-
-
- Memorie dalla casa dei morti (1088)
-
By Fedor M. Dostoevskij -
Not Started
-
-
-
-
- C215 (3)
-
By Sabina De Gregori -
Finished on May 30, 2013 




-
-
-
-
- Women are heroes. Ediz. italiana (11)
-
Not Started
-
-
-
-
- Capire Israele in 60 giorni (e anche meno) (248)
- Graphic Journalism, 6
-
By Sarah Glidden -
Not Started
-
-
-
-
- Le Storie n. 8 (85)
- Amore nero
-
By Gigi Simeoni (Sime) -
Finished on May 20, 2013 




-
-
-
-
- Quaderni Ucraini - Memorie dai tempi dell'URSS (375)
- Graphic Journalism, 5
-
By Igort -
Finished on May 19, 2013 




-
-
Quaderni Ucraini - Memorie dai tempi dell'URSS




-
Sto Gelando.
-
—
May 19, 2013 |
Add your feedback
-
-
-
-
- C'era una volta l' URSS (316)
-
By Dominique Lapierre -
Not Started
-
-
-
-
- Il giocatore (9008)
-
By Fedor M. Dostoevskij -
Finished on May 17, 2013 




-
-
-
-
- Tolstoj o Dostoevskij (174)
-
By George Steiner, Cristina Moroni -
Not Started
-
-
-
-
- Portugal (134)
-
By Cyril Pedrosa -
Finished on May 14, 2013 




-
-
1 person find this helpful 



Ovunque io vada, sono sempre lo stesso. (Cyril Pedrosa) -
"Sensi-poietico"
-
—
May 15, 2013 |
Add your feedback
-
-
-
-
- Groenlandia Manhattan (96)
-
By Chloé Cruchaudet -
Unfinished since May 13, 2013 




-
-
-
-
- Big Bad City / druk 1 (3)
-
By Slinkachu -
Reference since May 13, 2013 




-
-
-
-
- Fax da Sarajevo (156)
- Graphic Journalism, 4
-
By Joe Kubert -
Not Started
-
C215
***This comment contains spoilers! ***
Ormai sono a quota tre di tre, per quanto riguarda i libri dedicati alla Street Art di Sabina De Gregori, ogni volta parto con il preconcetto che sia talmente difficile descrivere questo mondo, mi avvicino alle pagine sempre con la spavalderia di non essere risucchiata, e invece capita sempre il con ... (continue)
Ormai sono a quota tre di tre, per quanto riguarda i libri dedicati alla Street Art di Sabina De Gregori, ogni volta parto con il preconcetto che sia talmente difficile descrivere questo mondo, mi avvicino alle pagine sempre con la spavalderia di non essere risucchiata, e invece capita sempre il contrario, non riesco a staccarmi, leggo tutto come una brava scolara, mi tuffo nelle pagine come un subacqueo, prendo un immenso respiro e ne esco sempre arricchita.
Questa è stata la volta di Christian Guémy, in arte C215, l’intimità di questo volume è diversa, con Bansky avevo fraternizzato, lo avevo trovato geniale, irriverente, formidabile, un perfetto illusionista; con Obey avevo elaborato distacco e critica: lui che si dichiara artista indipendente, politicamente impegnato e invece ha alle spalle una notevole fabbrica per far soldi, uno stuolo di avvocati, cause per migliaia di dollari, si rifà a opere già esistenti, ne pretende l’originalità solo perché le ha rielaborate, e poi è pronto a muovere guerra se qualcuno si permette di “rivisitare” ciò che è suo.
Insomma profonda stima per Banksy, ostinata diffidenza per Obey erano stati i miei giudizi.
C215, invece ha scatenato una forte empatia nei suoi confronti, in questo caso la scelta fatta dall’autrice di intervistarlo è stata vincente. Il volume era appena arrivato, ho iniziato a sfogliarlo, mi aspettavo lo stesso modus operandi avuto per le precedenti monografie: foto, luoghi, ricostruzione temporale, però mi sono trovata di fronte questo botta e risposta che mi ha aperto un nuovo percorso, quello della “vicinanza” con l’artista.
Conoscere i suoi pensieri, le sue idee, le sue debolezze, il perché di un lavoro “umanizza” un’opera, le dà anima, la riscalda, e nello stesso tempo fa sentire pieno te stesso che leggi.
Dalla prima risposta ti rendi conto che scegliere una sigla così impersonale come C215, come pseudonimo per un artista, lettera e numeri che ti fanno pensare a qualcosa da battaglia navale, non vuol dire trovare un metodo per “apparire” per farsi ricordare, ma anzi un modo per far “scolorire” se stessi, per celare la propria sensibilità, la propria fragilità davanti ad un mondo così indifferente e decadente.
Il freddo versus il sensibilissimo.
L’autrice fa domande dirette, l’intervista è veloce, non pesante e molto chiara, caratteristica che avevo già trovato nelle descrizioni fatte nei precedenti volumi e che annovera questa storica dell’arte un’ottima testimone di questo nuovo filone culturale.
Le sue domande hanno la caratteristica di essere specifiche e soprattutto di essere le stesse che molte volte, ma non sempre ovviamente, anche il lettore si pone, si riscontra in
Sabina De Gregori una grande capacità di immedesimarsi in chi legge cosa che oggi molti grandi saggisti, critici e letterati hanno perso di vista. Lei ha la notevole capacità di permetterci di ragionare, ci regala un’idea ma anche il suo contrario per consentirci i di trovare il filo mediato dalla nostra personalità e dal nostro background.
Scrivere anche per chi legge, immedesimarsi camaleonticamente in chi nei libri, di qualsiasi tipo essi siano, ritrova se stesso.
Innamorarsi della Street art è un percorso lungo, che non ha limiti geografici e temporali, è un viaggio inaspettato, potremmo trovarci per strada e riconoscere quello che lei ci racconta.
Christia spiega di aver cominciato a fare stencil per la figlia Nina, l’impossibilità di vederla l’ha spronato a rimediare, attraverso le sue opere, a questo suo sporadico contatto, la rappresenta spessissimo, così riesce a seguirla ovunque, può proiettarsi su di lei, le regala occhi nei quali rivedersi.
Sabina De Gregori con questo volume ci regala degli appigli, come uno scalatore “apre” il percorso, crea dei riferimenti per immergerci in questo mondo, rivela gli spunti per espandere le nostre conoscenze, apre delle piccole porte su una nuova, e quanto mai consolidata, indomabile realtà parallela, ancora troppo poco esplorata.