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Cover of A Game-Theoretic Perspective on Coalition Formation
Cover of Funds, flows, and time
Cover of Una cosa divertente che non farò mai più
Cover of Tennis, Tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più)
  • 4 people find this helpful

    La prova del 9

    Questa è la prima cosa che leggo di David Foster Wallace e sicuramente ne leggerò altre. Ecco perché.

    Il libro è una raccolta di saggi e resoconti sugli argomenti più disparati: si va dalle esperienze giovanili con il tennis di Wallace con tanto di contatto ravvicinato del terzo tipo con tornadin ... (continue)

    Questa è la prima cosa che leggo di David Foster Wallace e sicuramente ne leggerò altre. Ecco perché.

    Il libro è una raccolta di saggi e resoconti sugli argomenti più disparati: si va dalle esperienze giovanili con il tennis di Wallace con tanto di contatto ravvicinato del terzo tipo con tornadino; all'analisi del rapporto tra scrittori e televisione; ad un resoconto dettagliato di una fiera di allevatori nel MidWest; ad una recensione di un libro sui decostruzionisti nella critica letteraria; fino alla narrazione della sua esperienza sul set di "Strade perdute" di David Lynch come inviato della rivista Premiere; per finire ancora con il tennis, questa volta nel racconto della prima esperienza di Wallace come inviato ad un torneo professionistico di alto livello.

    Sulla carta non suonava molto eccitante. Almeno per me.
    Gioco raramente a tennis e l'ultima volta che ho visto una partita avevo ancora i brufoli.
    Me ne frega poco di David Lynch: l'unico film tra quelli che ho visto che considero un capolavoro è Elephant man, mentre Cuore selvaggio l'ho trovato sconclusionato e di una noia mortale.
    Figurarsi se mi interessa la sorte dei vaccari del MidWest americano (non sapevo neanche che cacchio fosse il MidWest fino a pochi giorni fa...).
    Meno che mai mi accaldo per la sorte del decostruzionismo nella critica letteraria.

    Ecco perché Wallace è dannatamente bravo come scrittore. Perché è uno che è riuscito a farmi leggere più di 300 pagine su roba di cui in teoria non me ne fregava niente. E mi è dispiaciuto pure quando il libro è finito!

    Due parole sul contenuto del piccolo saggio sulla televisione.
    Veramente disorientante.
    Da piccolo mi piaceva spesso giocare con un armadio, un armadio grande, di quelli antichi. Sulle due ante aveva due grandi specchi. Quando era aperto gli specchi si guardavano. Se le ante erano parallele vedevi solo la tua immagine riflessa. Ma se le disallineavi, vedevi il riflesso di un frattale infinito: tu che vedevi lo specchio, che vedeva te, che vedevi lo specchio, che vedeva te...
    Ecco. Il saggio di Wallace ha spostato un po' di più una delle ante del mio cervello nell'osservazione del rapporto con la televisione.
    Finora ero arrivato al terzo-quarto livello: noi guardiamo gli altri; e tutti guardiamo la televisione; la televisione guarda noi; e noi osserviamo gli altri che guardano la televisione che li guarda.
    Wallace ha aggiunto altri livelli: noi osserviamo noi stessi che osservano gli altri che guardano la televisione che li guarda.
    La televisione ci abitua all'osservazione. E noi ci ritroviamo ad osservare noi stessi che viviamo, e a volte non riusciamo a vivere, perché siamo solo capaci di osservare.
    La televisione è una dipendenza nociva. Nociva perché: i) è causa dei problemi per chi la subisce; ii) si offre come palliativo dei problemi che contribuisce a generare. Non fai un cazzo perché stai davanti alla televisione; che ti propina mondi che non puoi raggiungere; che non puoi raggiungere perché sono oggettivamente sovrumani, ma anche perché stai a fare un cazzo davanti alla televisione; e che fai per consolarti? Ti vedi un po' di televisione. Che poi ci ironizza pure su questa tua situazione di merda.
    Ed ecco il ruolo dell'ironia. La televisione oggi non può essere più attaccata, perché ha fatto proprie e neutralizzato tutte le possibili armi di attacco. Come? Con l'ironia. Perché ad uno che scherza, non lo puoi criticare, ché quello risponde: ehi, ma non dicevo mica sul serio.
    A questo proposito c'è l'analisi della pubblicità di una Pepsi. Agghiacciante. Un tipo con un camioncino provvisto di altoparlanti nei pressi di una spiaggia apre una bottiglia di Pepsi vicino ad un microfono. Le persone sentono il rumore e cominciano ad assieparsi intorno al camioncino come automi, mentre una scritta in sovrimpressione recita: Pepsi, la scelta della nuova generazione.
    Ecco. Si parla di "scelta", ma quella non è una scelta. Lo sa il pubblicitario; lo sai tu che vedi la pubblicità; cogli il messaggio e ridi del messaggio; pensi agli altri, che solo forse hanno colto il messaggio; ti senti una merda, ma poi neanche così tanto merda perché alla fine almeno tu realizzi che la tua è proprio una situazione di merda, e che fai? Vai a comprarti una Pepsi. Col sorriso amaro in bocca.

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    Posted on Sep 29, 2009 | 2 feedbacks

Cover of Fisica e filosofia
  • Ma alla fine Aristotele c'aveva azzeccato? Ha detto qualcosa di giusto, ma pure tante cavolate

    Su fisica quantistica e principio d'indeterminazione ne ho sentite di cotte e di crude, pari solo alle minchiate sentite sulla teoria della relatività...

    Questo libro ha il pregio dell'autorevolezza - se non lo sa Heisenberg cosa implica il suo principio, chi vuoi che lo sappia!? - e della chiare ... (continue)

    Su fisica quantistica e principio d'indeterminazione ne ho sentite di cotte e di crude, pari solo alle minchiate sentite sulla teoria della relatività...

    Questo libro ha il pregio dell'autorevolezza - se non lo sa Heisenberg cosa implica il suo principio, chi vuoi che lo sappia!? - e della chiarezza. Quest'ultima almeno tentata nei limiti del possibile, perché, non essendo un fisico, ammetto francamente di aver "arrancato un filino" in alcune parti.

    Un po' datato (il libro è di mezzo secolo fa) ma sicuramente interessante, compreso il saggio introduttivo di Northrop, che fa chiarezza sui significati di causalità in fisica.

    Unica nota dolente. In una parte del libro, Heisenberg almanacca delle possibili conseguenze che la penetrazione delle scoperte della fisica moderna avranno sulla nostra visione del mondo.
    Mi dispiace deluderlo: dopo quasi un secolo, quelle scoperte non sono ancora divenute patrimonio comune. Per la maggior parte delle persone la fisica è ancora quella newtoniana, al limite quella di inizio secolo di Einstein, ma sicuramente non quella irrimediabilmente disorientante di Bohr e compagni.
    Colpa anche forse del muro costituito dalla matematica e dall'assenza di riferimenti a concetti sedimentati nel linguaggio comune.

    La maggior parte delle persone non sa ancora che Dio ama giocare a dadi.

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    Posted on Sep 20, 2009 | 3 feedbacks

Cover of Spiriti animali
  • 1 person find this helpful

    Come i diesel di una volta

    Libro divulgativo di due importanti economisti contemporanei sugli "spiriti animali" degli individui - in pratica le decisioni/azioni "di pancia" - e sulla necessità di inserirli nella teoria economica per comprendere alcune grandi questioni (ciclo economico, disoccupazione, segregazione, ecc.).

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    Libro divulgativo di due importanti economisti contemporanei sugli "spiriti animali" degli individui - in pratica le decisioni/azioni "di pancia" - e sulla necessità di inserirli nella teoria economica per comprendere alcune grandi questioni (ciclo economico, disoccupazione, segregazione, ecc.).

    Gli autori sono famosi. Akerlof è stato insignito del premio Nobel nel 2001, e chiunque abbia seguito almeno un corso di economia conosce i suoi "lemons". Shiller non c'ha il Nobel, però American Economic Review e Quarterly Journal of Economics come se piovesse (anche se fisicamente sembra un incrocio tra Hugh Grant e Niki Lauda post incidente e non vorresti incontrarlo di notte in un vicolo).

    Queste le premesse. Il libro com'è?

    Dopo aver letto la prima parte pensavo di gettarlo nel cestino o richiedere indietro i soldi (che alla fine non sono molti visto che l'ho preso usato all'outlet). Osservazioni accatastate senza un disegno ben chiaro; vecchie storie trite e ritrite passate come scoperte originali e, ciò che è peggio, spacciate per una teoria sistematica sugli spiriti animali. C'è un po' di tutto: dalla fiducia come sentimento spesso irrazionale, alla corruzione, al senso di equità, passando per l'illusione monetaria e per la nostra necessità di organizzare il mondo in narrazioni.
    Il libro sembra uno di quelli scritti per farlo uscire con la recessione. Così vende di più, e poi checcenefrega se alla fine non diciamo una minchia anche se sembra che diciamo un sacco?
    La cosa in assoluto più irritante è quel modo di trattare il lettore come un complice "diversamente abile", uno a cui si fa l'occhiolino mentre lo si accompagna al cesso perché sennò siamo sicuri che si perde, e costruire nel frattempo una teoria dominante ad hoc per poi mostrare quanto è idiota ("attack a straw man" direbbero gli inglesi).

    Poi invece, la seconda parte migliora, e parecchio. Dal capitolo 7 il libro lentamente decolla. Le questioni si fanno più puntuali e le argomentazioni più stringenti. Lì gli autori sfoderano i lampi di genio di alcuni loro articoli passati e rendono merito ad alcuni risultati importanti dell'economia sperimentale e della behavioral economics.
    E allora riconosci Akerlof: il più grande cercatore di uova di colombo economiche del 900. Che quel tipo quando lo leggi è talmente chiaro da risultare spesso ingannevolmente banale. Dici sempre: sì ma cazzo, a questo c'arrivavo pure io. Ma il fatto è che né tu né altri ci siete arrivati prima di lui. Tant'è. E non è un caso che il lavoro che trent'anni dopo gli valse il Nobel venne rigettato dall'editor dell'American Economic Review perché il giornale "did not publish papers on subjects of such triviality"!

    Un'ultima nota sulla traduzione. In due tre punti la traduzione è completamente fuorviante e si capisce che la traduttrice non ha la benché minima idea di cosa stia traducendo. Due esempi:
    - Pag.212: "Se tutti i prezzi sono stabili in base alla teoria del valore attuale, allora non fa differenza..."
    Non capivo che cavolo significasse, e infatti nell'originale inglese è:
    "If everything is priced in accordance with present value theory, then it makes no difference..."
    Tutto un altro senso.
    - Pag.269: "Con una capital output ratio di 3 e un tasso netto di risparmio pari a 1/3 del capitale azionario, crescerà al tasso di 1/9".
    Non mi riportavano i conti ed infatti la traduzione giusta è:
    "Con una capital output ratio di 3 e un tasso netto di risparmio pari a 1/3, il capitale azionario crescerà al tasso di 1/9".

    Per concludere: Non un capolavoro, ma comunque un libro che, almeno dopo pagina 100 (resistete o saltate direttamente alla seconda parte...), vale la pena di essere letto, seppure non manchi qualche sbavatura di troppo e sia palpabile la necessità che c'è stata di confezionarlo in fretta in vista del ciclo positivo (per loro) della recessione.

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    Posted on Sep 11, 2009 | Add your feedback

Cover of An Evolutionary Theory of Economic Change
Cover of Tre millimetri al giorno
  • 3 people find this helpful

    Io parteggiavo per il ragno...

    Che dire? Non m'è piaciuto.
    Giudizio sintetico: noioso.

    L'idea è bella (ma quella già la conoscevo...), anche se abbastanza datata. Il tutto te lo immagini per forza come un film anni 50 (che tra l'altro esiste: "Radiazioni BX: Distruzione Uomo"): bianco e nero sgranato ed effetti special ... (continue)

    Che dire? Non m'è piaciuto.
    Giudizio sintetico: noioso.

    L'idea è bella (ma quella già la conoscevo...), anche se abbastanza datata. Il tutto te lo immagini per forza come un film anni 50 (che tra l'altro esiste: "Radiazioni BX: Distruzione Uomo"): bianco e nero sgranato ed effetti speciali fatti in casa.
    Il modo di scrivere di Matheson invece non mi è piaciuto. L'incedere del romanzo è lento, le descrizioni eccessive e mai precise (spesso non si riesce a capire dove cacchio si trovi il povero Cristo o cosa stia tentando di fare esattamente), il protagonista irritante.
    Molto meglio "Io sono leggenda". Decisamente.

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    Posted on Sep 6, 2009 | Add your feedback

Cover of Matilde e i suoi tre padri
  • 2 people find this helpful

    Lo aspettavo al guado...e lui ce l'ha fatta

    Premetto dicendo che considero Clementi un grande autore stitico: uno che, quando leggi o ascolti le sue cose, capisci quanto gli è costato mettere giù quelle parole e quanto centellinare (a volte anche eccessivo) ci sia dietro i suoi parti. Perché di parti, con tutto il travaglio del caso, si tratt ... (continue)

    Premetto dicendo che considero Clementi un grande autore stitico: uno che, quando leggi o ascolti le sue cose, capisci quanto gli è costato mettere giù quelle parole e quanto centellinare (a volte anche eccessivo) ci sia dietro i suoi parti. Perché di parti, con tutto il travaglio del caso, si tratta. E questo romanzo non fa eccezione.

    Dico anche che ciò che ha reso grande la sua produzione finora è stata la forte componente autobiografica. Come Fante, Clementi è uno che riesce a scrivere solo di ciò che ha vissuto. Uno che ha bisogno di vivere per scrivere. E "La Notte del Pratello" lo considero veramente un grande libro. Niente da invidiare a Fante. Tutt'altro.

    In questo libro, invece, parla di altri. Lo fa in terza persona e racconta vicende in cui la componente autobiografica, se c'è, è nascosta.
    Una grande sfida per lui, e che per me supera con voti molti buoni.
    La tecnica di scrittura si è affinata. E la storia, anche se inizialmente non credevo conosciuta la trama, è riuscita ad interessarmi.

    Un bel libro. Meglio del precedente (L'ultimo Dio), che raschiava il barile dell'autobiografia. Bravo Emidio. Aspetto il prossimo.

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    Posted on Aug 28, 2009 | Add your feedback

Cover of Il caso e la necessità
  • Ogni essere vivente è un fossile che porta le stimmate della sua discendenza

    Questo saggio, scritto da un biologo premio Nobel per la medicina nel 1965, è da molti considerato il necessario completamento de "L'origine della specie" di Darwin, perché, da un lato, giustifica e amplia le teorie darwiniane alla luce delle scoperte della biologia molecolare; dall'altro, trae le d ... (continue)

    Questo saggio, scritto da un biologo premio Nobel per la medicina nel 1965, è da molti considerato il necessario completamento de "L'origine della specie" di Darwin, perché, da un lato, giustifica e amplia le teorie darwiniane alla luce delle scoperte della biologia molecolare; dall'altro, trae le dirette conseguenze etiche dall'accettazione della teoria evolutiva e dal conseguente rifiuto delle dottrine religiose.

    Il saggio è ormai abbastanza datato (è stato scritto nel 1970), e alcuni capitoli, quelli in particolare in cui si discutono le teorie biologiche, risentono immancabilmente della cosa.
    Ciononostante ci sono parti illuminanti nel volume, come:
    - quelle in cui vengono discussi i processi coevolutivi di linguaggio e cervello;
    - quelle in cui si analizza il concetto di caso, distinguendo tra "indeterminazione relativa" e "indeterminazione essenziale";
    - quelle in cui si risolve l'apparente contraddizione tra secondo principio della termodinamica (l'aumento dell'entropia nei sistemi isolati) e processi evolutivi (aumento dell'"ordine" e della complessità degli esseri viventi);
    - o ancora quella in cui si discute la dicotomia tra kantiani ed empiristi, riconoscendo che, sebbene la nostra conoscenza sia necessariamente condizionata da schemi innati di origine genetica, questi in ultima analisi derivano dall'esperienza accumulata dall'ascendenza della specie.
    Come tali, questi schemi sono stati soggetti ad una pressione selettiva che ne assicura l'efficacia nella rappresentazione della realtà.

    Meno eccitante e meno convincente è invece la parte finale del saggio, in cui Monod, cosciente che la rinuncia alle dottrine animistiche e all'"illusione dualistica" (corpo-spirito) può lasciare un po' frastornati e decisamente depressi, dopo aver propugnato una nuova etica, l'etica della conoscenza (della serie, l'importante è rendersene conto: so che sono una merda, ma siccome realizzo che sono una merda non dovrei poi sentirmi così merda), auspica un'improbabile rifondazione dell'ideale socialista su questa nuova "etica".

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    Posted on Aug 27, 2009 | Add your feedback

Cover of American Psycho
  • 2 people find this helpful

    "Sex and the City" in salsa splatter

    Gli ho dato tre stellette, ma m’è piaciuto veramente sto libro? Non lo so. Ci sto ancora pensando.

    Sicuramente mi è piaciuta la scelta della narrazione in prima persona e lo stile di scrittura, che rende bene la frenesia sotto vuoto spinto dei personaggi.
    Quello che non mi è piaciuto invece è la ... (continue)

    Gli ho dato tre stellette, ma m’è piaciuto veramente sto libro? Non lo so. Ci sto ancora pensando.

    Sicuramente mi è piaciuta la scelta della narrazione in prima persona e lo stile di scrittura, che rende bene la frenesia sotto vuoto spinto dei personaggi.
    Quello che non mi è piaciuto invece è la voglia di essere estremo a tutti i costi, tanto a volte da creare personaggi così stereotipati da risultare involontariamente ridicoli. Un esempio su tutti: nel libro c’è un barbone ad ogni angolo e tutti immancabilmente scoppiano in lacrime appena gli viene offerto/negato un dollaro. La caratterizzazione del barbone non è proprio il forte di Ellis.

    Da vecchio cultore di film horror-splatter e delle fantasie malate del marchese de Sade, e quindi abbastanza “vaccinato”, devo poi ammettere che alcune parti del libro sono veramente raccapriccianti.
    Si nota con piacere che il vecchio Ellis ha fatto i compiti a casa e si muove con facilità tra le motoseghe di Leatherface e le asce di Jason, arrivando ad utilizzare anche il topolino, animaletto caro al sopracitato Marchese porcello (e chi sa a cosa mi riferisco starà già reprimendo i conati). Tra l’altro ho trovato alcune scene poi riprese in Hostel.
    Il libro è quindi consigliato agli stomaci forti e va comunque assunto preferibilmente lontano dai pasti. Altrimenti si rischia di macchiare le pagine con il proprio vomito. Lettore avvisato mezzo salvato.

    Giudizio critico: di certo alienato e alienante (e questo ci piace), ma cerca sempre di esserlo a tutti i costi, tanto da risultare a volte stucchevole. 2 stelline e 3/4.

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    Posted on Aug 26, 2009 | Add your feedback

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