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Agota Kristo…
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- Ieri (2427)
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By Agota Kristof -
Finished on Jul 24, 2011 




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- L'analfabeta (910)
- Racconto autobiografico
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By Agota Kristof -
Finished on Jan 22, 2011 




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"La sfida di un'analfabeta" -
Undici 'racconti' che in realtà riassumono la vita dell’autrice, dall’infanzia trascorsa in Ungheria fino a quella terra oltre frontiera che l’accoglie come profuga.
In questi racconti, che sembrano dei temi “brevi, concisi ed essenziali”, si ritrovano molti degli episodi che saranno poi trasfusi in ... (continue ) -
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Jan 23, 2011 |
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- La vendetta (1173)
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By Agota Kristof -
Finished on Jan 28, 2011 




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11 people find this helpful 



'Il libro grigio' -
“Ma queste tre cose orribili, solitudine, silenzio e vuoto mi bucano il tetto, esplodono fino alle stelle, si estendono all’infinito …”
Grigio è il colore che questi racconti mi riportavano alla mente, durante la lettura!
Vite che scorrono senza vitalità, senza calore e senza colore ... (continue ) -
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Jan 29, 2011 |
4 feedbacks
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- Trilogia della città di K. (11223)
- Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna
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By Agota Kristof -
Finished on Jan 15, 2011 




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“Un libro, per triste che sia, non può essere triste come una vita.” -
”Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.”
E questo libro della Kris ... (
continue ) -
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Jan 16, 2011 |
21 feedbacks
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Ieri
“Come le montagne nere che ho attraversato in una notte d’inverno, come la stanza della fattoria diroccata dove mi sono svegliato una mattina, come la fabbrica moderna dove lavoro da dieci anni, come un paesaggio troppo visto che non si ha più voglia di guardare.continue)
Presto non mi è rimasto più null ... (
“Come le montagne nere che ho attraversato in una notte d’inverno, come la stanza della fattoria diroccata dove mi sono svegliato una mattina, come la fabbrica moderna dove lavoro da dieci anni, come un paesaggio troppo visto che non si ha più voglia di guardare.
Presto non mi è rimasto più nulla a cui pensare, mi restavano solamente cose alle quali non volevo pensare. Avrei desiderato piangere un poco, ma non potevo perché non avevo alcun motivo per farlo.”
Ogni volta che leggo qualcosa della Kristof non riesco mai a vedere i colori. Ho sempre davanti agli occhi immagini fosche, cupe, desolate dove i colori dominanti sono il grigio e il nero, forse perché questi sono i colori più adatti a rappresentare distacchi e solitudine. Eppure queste atmosfere continuano ad affascinarmi, così come la Sua scrittura, fatta di frasi brevi, secche, elementari.
Ieri mi ha riportato alla mente alcuni personaggi della Trilogia della città di K e un po’ di quell’esistenzialismo francese che si ’respira’ ne Lo straniero di Camus. Ritornano temi presenti in altre sue opere (L’analfabeta), come il vivere lontano dalla propria patria, il lavoro alienante in fabbrica e lo scorrere della vita in un nuovo paese, dove l’avvenire non è così luminoso come ci si aspettava, dove dopo dieci anni si è ancora uno straniero, dove tutti i rifugiati hanno lo stesso sguardo scuro e triste e dove la scrittura e l’amore sono le uniche ragioni per non togliersi la vita.