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- In Sardegna non c'è il mare (422)
- Viaggio nello specifico barbaricino
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By Marcello Fois -
Finished on Nov 7, 2012 




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- La casa sopra i portici (947)
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By Carlo Verdone -
Finished on Dec 16, 2012 




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"Un grande amore che non vuol esser dimenticato" -
“Tutto iniziò in quel teatrino da cinquanta posti che, al termine degli spettacoli, diventava ristorante …”
… o forse tutto iniziò molto prima, in un “imponente palazzo umbertino con dei bellissimi portici in stile piemontese, per metà rosso vinaccia, in via Lungotevere dei Vallati, 2, adiac ... (
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Dec 17, 2012 |
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- Il canto delle parole perdute (182)
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By Andrés Pascual -
Finished on Dec 8, 2012 




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… quando una parola non detta è più importante di tutte quelle pronunciate -
“Ma forse era il momento di dimostrare che i silenzi possono trasformarsi in un urlo assordante. Che una parola non detta ha più forza di mille frasi pronunciate, perché la parola pensata resta per sempre mentre quelle che varcano la soglia della gola finiscono col dissolversi nella stessa aria d ... (
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Dec 9, 2012 |
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- Notti di pace occidentale (69)
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By Antonella Anedda -
Finished on Nov 1, 2012
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5 people find this helpful -
Una bella scoperta questa poetessa.
Le poesie tratte dalla sezione Notti di pace occidentale mi hanno portato alle mente delle foto viste di recente ad una mostra.
http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-025
Foto in bianco e nero. Forse per questo ho notato subito il continuo pre ... (continue ) -
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Nov 1, 2012 |
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- Romagna mia! (97)
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By Cristiano Cavina -
Finished on Nov 21, 2012 




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“A-t dègh un fat” -
”Io ho coltivato le storie.”
Di Cristiano Cavina avevo già letto “I frutti dimenticati” e ricordo che mi piacque.
In questo suo nuovo lavoro, ci sono ancora i racconti della sua terra, le storie del paese e dei suoi ‘personaggi’, dei suoi nonni, della sua famiglia, dell’infanzia e de ... (continue ) -
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Nov 22, 2012 |
7 feedbacks
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- Sono una snob? (33)
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By Virginia Woolf -
Finished on Dec 8, 2012
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12 people find this helpful -
“A chi mi recensisce offro un’ampia porzione di pelle, ma ben poca carne e sangue... Le uniche critiche che fanno sanguinare sono quelle che non vengono pubblicate; sono quelle private.”
Non avevo letto nulla di Virginia Woolf. Non saprei neppure dire perché, credo dipenda da una sorta di av ... (
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Dec 9, 2012 |
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- La partita (244)
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By Alberto Ongaro -
Not Started
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- Stoner (1756)
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By John Williams -
Finished on Nov 4, 2012 




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18 people find this helpful ***
This comment contains spoilers! *** 



“Guarda! Sono vivo!” -
“William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. ... (
continue ) -
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Nov 4, 2012 |
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- La rivale (198)
- Un racconto su Maria Callas
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By Eric-Emmanuel Schmitt -
Finished on Mar 7, 2013 




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<<La Callas? Vedrete, presto nessuno ne parlerà più … Non durerà!>> -
Per chi, come me, non conosce l’opera, questo libretto potrebbe essere un modo per avvicinarvisi.
La storia raccontata da Schmitt (ma molto interessante è anche la discografia essenziale commentata dall’Autore), partendo dalla gelosia e dalla rivalità che la Callas suscitò tra le sue colleghe ... (continue ) -
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Mar 7, 2013 |
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- Murphy (246)
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By Samuel Beckett -
Not Started
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- Una partita a scacchi con Albert Einstein (91)
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By Friedrich Dürrenmatt -
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- La casa del sonno (11347)
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By Jonathan Coe -
Not Started
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- Le vergini suicide (4112)
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By Jeffrey Eugenides -
Not Started
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- L'amica geniale (1072)
- Infanzia, adolescenza
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By Elena Ferrante -
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- La casa delle belle addormentate (2036)
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By Yasunari Kawabata -
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In Sardegna non c'è il mare
Ho sempre pensato che ci sono degli scrittori che riescono meglio di altri a toccare le nostre corde, e non è questione di cosa dicono ma di come lo dicono. Fois è, per me, uno di questi.continue)
Sono affascinata dal suo modo di raccontare - che spesso sembra ricordare i racconti orali di un tempo -, e dal ... (
Ho sempre pensato che ci sono degli scrittori che riescono meglio di altri a toccare le nostre corde, e non è questione di cosa dicono ma di come lo dicono. Fois è, per me, uno di questi.
Sono affascinata dal suo modo di raccontare - che spesso sembra ricordare i racconti orali di un tempo -, e dalla capacità che, spesso, le sue parole hanno di commuovermi.
Questo libro, più che un racconto della Sardegna, è un insieme di riflessioni personali, quasi appunti di diario, riflessioni critiche che muovono anche da fatti di attualità.
E’ necessità di parlare della propria terra, di (farci) superare “lo stereotipo del sardo” (così come conosciuto nel continente) e i luoghi comuni, perché la Sardegna non è solo quel tratto di costa conosciuto per pochi mesi estivi, la Sardegna è un luogo dove non bastano parole per descriverla e dove non ci sono luoghi comuni che non possano essere smentiti.
In questo libro ci sono frammenti che commuovono e fanno riflettere, come quando si parla del ruolo svolto dalla Sardegna (così come dalla Sicilia, dalla Calabria …) dopo l’unità d’Italia … come serbatoio di carne da guerra.
Ci sono ricordi di famiglia che riportano alla mente la figura di Vincenzo Chironi di nel tempo di mezzo. Ci sono storia, tradizioni, costumi, letteratura e nostalgia…
”TRAGHETTI
Io ho visto molti traghetti. Ne ho sentito l’odore di nafta, ne ho toccato i legni viscidi di salsedine.
Ho attraversato molte volte quella passerella dal Tutto al Nulla basculante. Per poi rientrare in un altro Tutto, che è il Mondo questa volta. Ho dovuto capire presto che attraversare quella passerella era il modo per abitare l’altrove. Io so che c’erano giorni terribili, quando su quel traghetto si saliva per conoscere gli ospedali, per trovare un lavoro, per sostenere un concorso. C’erano anche albe bellissime del tutto rovinate dall’angoscia della partenza, che era strada da percorrere e mare da navigare.
Io ho visto quei giorni lì, quando anche la gioia per l’avventura si trasformava nella stretta per la navigazione, quando l’entusiasmo per quanto ci aspettava oltremare era appannato da un senso inenarrabile di solitudine. Io ci sono salito spesso su quelle passerelle per passare da me a me. Con terrore entusiastico e con la stretta alla gola che ti afferrava non appena il traghetto cominciava a vibrare, ché da lì in poi si andava e non era possibile tornare indietro.
Quando si parte non si torna più, quando si nasce non si può più andar via. Prigione marina e mare autostrada. Del resto non è proprio il mare che rende un’isola un corpo a sé?”
Ma, soprattutto, c’è la consapevolezza del vano tentativo di stabilire una distanza ..
“Più mi allontano e più mi trovo al punto di partenza. Anni di distanza e basta un odore a riportarmi indietro. Basta un sapore a riportarmi indietro. E un suono lontano, magari appena accennato, mi risucchia verso casa. Un gregge visto dai finestrini di un treno. Un accento percepito in un ufficio pubblico, al ristorante, al supermercato. E il concorrente sardo al telequiz, al talent show... L’autore sardo in libreria. L’insegna col nuraghe nella grande città straniera. Il souvenir a casa di un conoscente. La cartolina estiva calamitata sul frigorifero... Tutto, tutto mi riporta a casa quando credo di esserne definitivamente partito.”