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Dopo un avvio interessante, il libro collassa su sé stesso, nella sua prosa ridondante e soporifera, nella superficialità propria della posizione di "Apocalittico", nel suo disgusto per questi tempi bruti e brutali...
Non una nota, nemmeno uno straccio di bibliografia, né un qualche riferiment ... (continue ) -
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Jun 18, 2008 |
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Sono d'accordo (per lo meno abbastanza) con le tesi di Zipes, ma non le trovo particolarmente geniali o ispirate: basta leggersi "Apocalittici e Integrati" di Eco per ritrovarle tutte, albeit più rozze. In pratica, il concetto di massa è un'astrazione, e ogni fruitore modifica il messaggio in ... (
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Jul 27, 2008 |
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Ehm... Boh! Mi riservo di dedicargli una seconda lettura più avanti, perché non sono del tutto sicura di aver compreso la sua tesi di fondo...
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May 27, 2008 |
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Il medioevo secondo Walt Disney
Incipit e termine sono sempre gli stessi: scovo un libro interssante, mi apposto in biblioteca per giorni, ne seguo le tracce, aspetto che si addormenti, mi avvicino ad esso con fare indifferente o felpato a seconda della bisogna...continue)
Ne imparo le abitudini, la dieta, memorizzo i segnali che lasc ... (
Incipit e termine sono sempre gli stessi: scovo un libro interssante, mi apposto in biblioteca per giorni, ne seguo le tracce, aspetto che si addormenti, mi avvicino ad esso con fare indifferente o felpato a seconda della bisogna...
Ne imparo le abitudini, la dieta, memorizzo i segnali che lascia o da cui si fà influenzare, e quando giungo al momento dell'appagante scatto finale, quando lo afferro e so, a quel punto e in quel momento, che è in mano mia e non potrà scappare da nessuna parte... Ecco che di botto mi si sgonfia davanti, vedo le penne abbassarsi e infine mi accorgo di aver stretto il collo di un tacchino, piuttosto che di un pavone.
Che comunque qualche sostanza ce l'ha, sia chiaro. Dopo un primo, rapido esame alla materia e alla sua ricezione da parte della cultura di massa, Sanfilippo declina quattro riflessioni più approfondite sui modi con cui avvenne/avviene la ricezione del/dei Medioevo/i nel continente americano; si nota come siano sempre convissute o conflitte due visioni contrastanti dell'Età di Mezzo, rintracciabili a due diversi "padri": da un lato, il Medioevo brutale dei Secoli Bui, quello dell'ignoranza e dei soprusi; perfetta epitome di tale immagine si trova nelle opere di Mark Twain, teso nello sforzo di mostrare una qualche reale differenza americana rispetto ai modelli autoritari del Vecchio Mondo, sentiti come feudali.
Dall'altro, la tradizione di storici e capi di stato innamorati della cultura sassone al punto di rendere obbligatorio insegnarne la lingua nelle università (e ciò sarà fatto da Jefferson, in Virginia), che vedono nella libertà e fierezza di questi antichi colonizzatori un cardine, un appoggio per fondare il "mito" dell'America-Gerusalemme.
Quale di queste due immagini è vera?
Ovviamente, entrambe e nessuna.
Però, tutte e due concorsero a plasmare le immagini dei Medioevi di massa del XX° secolo, per poi chiudere il cerchio con un Walt Disney che impone un suo Medioevo alla massa.
Questa la prima parte in breve.
La seconda affronta invece le imperve asperità del corpo del Barbaro, le fantasie geo-storiche delle esplorazioni vichinghe, l'ideologia cavalleresca e la pulzellaggine di streghe ed eroine. E questa è la parte più debole del saggio, in cui l'amore per gli elenchi che Sanfilippo, evidentemente, nutre, prende il sopravvento sull'esame teorico; elencazione a volte superficiale, oltretutto. In breve, un calderone senza capo né coda con affermazioni a volte anche interessanti, come il parallelo fra epopea western ed epopea epica tout-court, ma indimostrate.
Il che sembra essere un po' il problema di tutti quei libri di critica estetico-sociologica che spuntano nei campi ancora poco esplorati della letteratura di genere; il taglio del libro di Sanfilippo, mirato ad un pubblico di massa, fà a meno del linguaggio specialistico e delle argomentazioni teoriche, preferendo votarsi a enunciati apodittici portati a spalla da maree di titoli: un po' il Serse milleriano della situazione.
Ora, sulla mancata tecnicizzazione della lingua posso anche sorvolare, ma trovo un grave diffetto la mancata argometazione. A risollevare la stellettatura del libro concorrono la copiosa (ancorché a tratti superficiale) fornitura di fonti internettiane e bibliografiche, qualche spunto qua e là interessante e uno stile di scrittura senza fronzoli ma misurato e piacevole da leggere, decisamente alla portata del lettore medio. Peccato che poi infici il tutto un pressapochismo annichilente nel trattare e riportare i dettagli.
Perciò, il voto finale è una stelletta e mezzo.