Il pessimismo cosmico fatto a libro. Orwell si conferma un attento osservatore e conoscitore della realtà risultando molto attuale a oltre 50 anni di distanza e nel contempo un precursore nel suo tempo. Se è vero che dobbiamo studiare dal passato per non commettere gli stessi sbagli nel futuro allor
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Il pessimismo cosmico fatto a libro. Orwell si conferma un attento osservatore e conoscitore della realtà risultando molto attuale a oltre 50 anni di distanza e nel contempo un precursore nel suo tempo. Se è vero che dobbiamo studiare dal passato per non commettere gli stessi sbagli nel futuro allora 1984 è un testo fondamentale da assegnare tra le letture e approfondimenti dei programmi scolastici alla facciaccia dello stesso Leopardi. Quelli che hanno bollato 1984 come un semplice attacco al comunismo di Stalin, probabilmente hanno contestualizzato troppo perdendo la visione di insieme e le critiche sì ai totalitarismi, ma al tempo stesso al capitalismo ed alla stratificazzione sociale. Come nella Fattoria degli animali l'attenta descrizione dell'evolversi del comportamento "umano" non nasconde la rassegnazione dell'autore e personalmente, per un puro gusto dell'happy ending come stimolo nei confronti del lettore, avrei preferito quantomeno un barlume di speranza nella conclusione del libro.
primo appunto all'edizione. Coconino di solito non ha mai dato problemi in questo senso, ma ci sono diversi errori che non so se imputare al traduttore o al letterista...baloon nel senso cronologico di lettura errati, traduzioni approssimative se non cannate. Non è il miglior Taniguchi tra l'al
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primo appunto all'edizione. Coconino di solito non ha mai dato problemi in questo senso, ma ci sono diversi errori che non so se imputare al traduttore o al letterista...baloon nel senso cronologico di lettura errati, traduzioni approssimative se non cannate. Non è il miglior Taniguchi tra l'altro, storia con poco mordente che pecca nel voler "supereroizzare" il protagonista con una scalata impossibile. Non vale i soldi stampati in quarta di copertina, meglio rileggersi "In una lontana città".
Quando sai di avere di fronte uno dei maestri del fumetto e ti ritrovi con un opera priva di sostanza e di ispirazione la delusione è tanta. L'opera è pretestuosa, così come le intenzioni di Eisner nel volersi ostinare con un lavoro che del fumetto ha poco, perorando la causa ebrea nella questione d
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Quando sai di avere di fronte uno dei maestri del fumetto e ti ritrovi con un opera priva di sostanza e di ispirazione la delusione è tanta. L'opera è pretestuosa, così come le intenzioni di Eisner nel volersi ostinare con un lavoro che del fumetto ha poco, perorando la causa ebrea nella questione dei protocolli dei savi di Sion. La storia ha dimostrato la loro inattendibilità, ma parte delle nazioni in guerra con Israele ancora li utilizza in maniera propagandistica tutt'oggi, con tutte le loro ragioni, personalmente però mi chiedo come mai nel tempo ci sia stato questo accanimento nei confronti di questo popolo. Pre e postfazione non sono riusciti a darmi ragioni valide a riguardo. Capisco le motivazioni dell'autore radicate nelle sue origini, ma risulta propagandistica anche la sua posizione, preferisco leggere le sue storie di fantasia.
Sfar lo trovo molto più ispirato quando si cimenta in racconti di fantasia che non su storie reali (vedasi la biografia liberamente ispirata, Pascin). Come nelle storie del Golem è decisamente più a suo agio con le sue interpretazioni di insolite situazioni. Qui il gatto che ingoia un pappagallo e c
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Sfar lo trovo molto più ispirato quando si cimenta in racconti di fantasia che non su storie reali (vedasi la biografia liberamente ispirata, Pascin). Come nelle storie del Golem è decisamente più a suo agio con le sue interpretazioni di insolite situazioni. Qui il gatto che ingoia un pappagallo e comincia a parlare come una coscienza fin troppo cinica nei confronti di un rabbino algerino è un personaggio coi controfiocchi. Sui costumi ebrei si sprecano le situazioni al limite del paradosso e Sfar ci sguazza come una ranocchia in uno stagno.
La mia prima graphic novel di Delisle, sicuramente una penna interessante ricca di spunti d'osservazione e ironia. Certo per un occidentale criticare le assurdità di un regime totalitario come quello della Corea del Nord è come sparare sulla Croce Rossa, a colpo sicuro e c'è pure disegnato il bersag
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La mia prima graphic novel di Delisle, sicuramente una penna interessante ricca di spunti d'osservazione e ironia. Certo per un occidentale criticare le assurdità di un regime totalitario come quello della Corea del Nord è come sparare sulla Croce Rossa, a colpo sicuro e c'è pure disegnato il bersaglio! ma è più interessante lo stile grafico che sicuramente risente l'influenza dell'animazione, ramo in cui Delisle lavora, grazie alla quale assistiamo a qualche trovata che ad abituale lettore di fumetti non sfuggiranno. L'uso diffuso dei grigi descrive opportunamente l'oscurantismo del regime e l'accostamento a 1984 di Orwell (pur non avendo io ancora letto il romanzo...maledizione) è più che pertinente osservando la quotidianità del popolo coreano succube del divino duo presidenziale. Edizione ottima, nella carta, nella stampa e nella confezione.
1984
Il pessimismo cosmico fatto a libro. Orwell si conferma un attento osservatore e conoscitore della realtà risultando molto attuale a oltre 50 anni di distanza e nel contempo un precursore nel suo tempo. Se è vero che dobbiamo studiare dal passato per non commettere gli stessi sbagli nel futuro allor ... (continue)
Il pessimismo cosmico fatto a libro. Orwell si conferma un attento osservatore e conoscitore della realtà risultando molto attuale a oltre 50 anni di distanza e nel contempo un precursore nel suo tempo. Se è vero che dobbiamo studiare dal passato per non commettere gli stessi sbagli nel futuro allora 1984 è un testo fondamentale da assegnare tra le letture e approfondimenti dei programmi scolastici alla facciaccia dello stesso Leopardi. Quelli che hanno bollato 1984 come un semplice attacco al comunismo di Stalin, probabilmente hanno contestualizzato troppo perdendo la visione di insieme e le critiche sì ai totalitarismi, ma al tempo stesso al capitalismo ed alla stratificazzione sociale. Come nella Fattoria degli animali l'attenta descrizione dell'evolversi del comportamento "umano" non nasconde la rassegnazione dell'autore e personalmente, per un puro gusto dell'happy ending come stimolo nei confronti del lettore, avrei preferito quantomeno un barlume di speranza nella conclusione del libro.
La ragazza scomparsa
primo appunto all'edizione. Coconino di solito non ha mai dato problemi in questo senso, ma ci sono diversi errori che non so se imputare al traduttore o al letterista...baloon nel senso cronologico di lettura errati, traduzioni approssimative se non cannate.continue)
Non è il miglior Taniguchi tra l'al ... (
primo appunto all'edizione. Coconino di solito non ha mai dato problemi in questo senso, ma ci sono diversi errori che non so se imputare al traduttore o al letterista...baloon nel senso cronologico di lettura errati, traduzioni approssimative se non cannate.
Non è il miglior Taniguchi tra l'altro, storia con poco mordente che pecca nel voler "supereroizzare" il protagonista con una scalata impossibile. Non vale i soldi stampati in quarta di copertina, meglio rileggersi "In una lontana città".
Il complotto
Quando sai di avere di fronte uno dei maestri del fumetto e ti ritrovi con un opera priva di sostanza e di ispirazione la delusione è tanta. L'opera è pretestuosa, così come le intenzioni di Eisner nel volersi ostinare con un lavoro che del fumetto ha poco, perorando la causa ebrea nella questione d ... (continue)
Quando sai di avere di fronte uno dei maestri del fumetto e ti ritrovi con un opera priva di sostanza e di ispirazione la delusione è tanta. L'opera è pretestuosa, così come le intenzioni di Eisner nel volersi ostinare con un lavoro che del fumetto ha poco, perorando la causa ebrea nella questione dei protocolli dei savi di Sion. La storia ha dimostrato la loro inattendibilità, ma parte delle nazioni in guerra con Israele ancora li utilizza in maniera propagandistica tutt'oggi, con tutte le loro ragioni, personalmente però mi chiedo come mai nel tempo ci sia stato questo accanimento nei confronti di questo popolo. Pre e postfazione non sono riusciti a darmi ragioni valide a riguardo. Capisco le motivazioni dell'autore radicate nelle sue origini, ma risulta propagandistica anche la sua posizione, preferisco leggere le sue storie di fantasia.
Il gatto del rabbino
Sfar lo trovo molto più ispirato quando si cimenta in racconti di fantasia che non su storie reali (vedasi la biografia liberamente ispirata, Pascin). Come nelle storie del Golem è decisamente più a suo agio con le sue interpretazioni di insolite situazioni. Qui il gatto che ingoia un pappagallo e c ... (continue)
Sfar lo trovo molto più ispirato quando si cimenta in racconti di fantasia che non su storie reali (vedasi la biografia liberamente ispirata, Pascin). Come nelle storie del Golem è decisamente più a suo agio con le sue interpretazioni di insolite situazioni. Qui il gatto che ingoia un pappagallo e comincia a parlare come una coscienza fin troppo cinica nei confronti di un rabbino algerino è un personaggio coi controfiocchi. Sui costumi ebrei si sprecano le situazioni al limite del paradosso e Sfar ci sguazza come una ranocchia in uno stagno.
Pyongyang
La mia prima graphic novel di Delisle, sicuramente una penna interessante ricca di spunti d'osservazione e ironia. Certo per un occidentale criticare le assurdità di un regime totalitario come quello della Corea del Nord è come sparare sulla Croce Rossa, a colpo sicuro e c'è pure disegnato il bersag ... (continue)
La mia prima graphic novel di Delisle, sicuramente una penna interessante ricca di spunti d'osservazione e ironia. Certo per un occidentale criticare le assurdità di un regime totalitario come quello della Corea del Nord è come sparare sulla Croce Rossa, a colpo sicuro e c'è pure disegnato il bersaglio! ma è più interessante lo stile grafico che sicuramente risente l'influenza dell'animazione, ramo in cui Delisle lavora, grazie alla quale assistiamo a qualche trovata che ad abituale lettore di fumetti non sfuggiranno. L'uso diffuso dei grigi descrive opportunamente l'oscurantismo del regime e l'accostamento a 1984 di Orwell (pur non avendo io ancora letto il romanzo...maledizione) è più che pertinente osservando la quotidianità del popolo coreano succube del divino duo presidenziale. Edizione ottima, nella carta, nella stampa e nella confezione.