L'ho acquistato durante il viaggio in Etiopia, anche se non tratta solo di questa Nazione. La parte forte del libro sono le fotografie, davvero stupende. Le cerimonie dell'intero continente africano sono divise a seconda dei momenti della vita, nascita, passaggio all'età adulta, e così via fino al
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L'ho acquistato durante il viaggio in Etiopia, anche se non tratta solo di questa Nazione. La parte forte del libro sono le fotografie, davvero stupende. Le cerimonie dell'intero continente africano sono divise a seconda dei momenti della vita, nascita, passaggio all'età adulta, e così via fino alla morte; ogni cerimonia è illustrata da foto bellissime e spiegata con un testo in inglese. Che dire, è un libro molto bello, interessante, che regala piacere nello sfogliarlo e che aiuta a scoprire e capire questo continente davvero affascinante.
"Zosia aspettava. Seduta su una radice d'albero attendeva. Pensava a ciò che le aveva detto il maggiore dei fratelli Zborowski: "E' l'ultima volta". Ma lei non ci credeva. Non c'era "un'ultima volta" per soffrire, e la speranza non era che un'astuzia di Dio per incoraggiare gli uomini a sopportare n
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"Zosia aspettava. Seduta su una radice d'albero attendeva. Pensava a ciò che le aveva detto il maggiore dei fratelli Zborowski: "E' l'ultima volta". Ma lei non ci credeva. Non c'era "un'ultima volta" per soffrire, e la speranza non era che un'astuzia di Dio per incoraggiare gli uomini a sopportare nuove sofferenze. Zosia aspettava. Il tempo passava lento, l'aria era dura e fredda come il ghiaccio, i corvi gracchiavano, il cielo era livido. Si domandava perchè, se le cose che desiderava erano amare, mangiare, essere al caldo, perchè fosse così difficile amare in pace, non morir di fame, non morir di freddo. Era più importante conoscere la risposta a questa domanda che sapere tutte quelle cose che le ragazze della sua età imparavano a scuola: che la terra è rotonda, che gira, come si scrive correttamente chrzeszczy chrzaszcz w trzcinie. Zosia aspettava. Guardava gli alberi e invidiava la loro dura scorza: pensò alla mamma e scoprì che ne aveva dimenticato il viso, pensò a Janek, e la voce di lui le risuonò nelle orecchie: "A Stalingrado gli uomini combattono perchè non ci siano più guerre". Ma lei sapeva già che questo non era vero, che gli uomini non combattono mai per un'idea, ma semplicemente contro altri uomini, che la forza del soldato non è lo sdegno ma l'indifferenza, e che le vestigia delle civiltà sono e saranno sempre le rovine..."
L'albero dei mille anni
Un libro commovente, vero, che fa pensare.
Etiopia
Per la prima volta questa guida non è stata all'altezza delle mie aspettative.
Tufo
Un piccolo gioiello.
African Ceremonies
L'ho acquistato durante il viaggio in Etiopia, anche se non tratta solo di questa Nazione.continue)
La parte forte del libro sono le fotografie, davvero stupende.
Le cerimonie dell'intero continente africano sono divise a seconda dei momenti della vita, nascita, passaggio all'età adulta, e così via fino al ... (
L'ho acquistato durante il viaggio in Etiopia, anche se non tratta solo di questa Nazione.
La parte forte del libro sono le fotografie, davvero stupende.
Le cerimonie dell'intero continente africano sono divise a seconda dei momenti della vita, nascita, passaggio all'età adulta, e così via fino alla morte; ogni cerimonia è illustrata da foto bellissime e spiegata con un testo in inglese.
Che dire, è un libro molto bello, interessante, che regala piacere nello sfogliarlo e che aiuta a scoprire e capire questo continente davvero affascinante.
Educazione europea
***This comment contains spoilers! ***
"Zosia aspettava. Seduta su una radice d'albero attendeva. Pensava a ciò che le aveva detto il maggiore dei fratelli Zborowski: "E' l'ultima volta". Ma lei non ci credeva. Non c'era "un'ultima volta" per soffrire, e la speranza non era che un'astuzia di Dio per incoraggiare gli uomini a sopportare n ... (continue)
"Zosia aspettava. Seduta su una radice d'albero attendeva. Pensava a ciò che le aveva detto il maggiore dei fratelli Zborowski: "E' l'ultima volta". Ma lei non ci credeva. Non c'era "un'ultima volta" per soffrire, e la speranza non era che un'astuzia di Dio per incoraggiare gli uomini a sopportare nuove sofferenze. Zosia aspettava. Il tempo passava lento, l'aria era dura e fredda come il ghiaccio, i corvi gracchiavano, il cielo era livido. Si domandava perchè, se le cose che desiderava erano amare, mangiare, essere al caldo, perchè fosse così difficile amare in pace, non morir di fame, non morir di freddo. Era più importante conoscere la risposta a questa domanda che sapere tutte quelle cose che le ragazze della sua età imparavano a scuola: che la terra è rotonda, che gira, come si scrive correttamente chrzeszczy chrzaszcz w trzcinie. Zosia aspettava. Guardava gli alberi e invidiava la loro dura scorza: pensò alla mamma e scoprì che ne aveva dimenticato il viso, pensò a Janek, e la voce di lui le risuonò nelle orecchie: "A Stalingrado gli uomini combattono perchè non ci siano più guerre". Ma lei sapeva già che questo non era vero, che gli uomini non combattono mai per un'idea, ma semplicemente contro altri uomini, che la forza del soldato non è lo sdegno ma l'indifferenza, e che le vestigia delle civiltà sono e saranno sempre le rovine..."