L'ultimo romanzo di Elsa Morante, è pervaso da temi quali il fascino della bellezza, la brama di felicità, l'incanto di luoghi e situazioni dai contorni magici, l'attrattiva della leggenda, l'aspirazione agli atteggiamenti eroici, già presenti fin da "Menzogna e sortilegio" e "L'isola di Arturo".
L'ultimo romanzo di Elsa Morante, è pervaso da temi quali il fascino della bellezza, la brama di felicità, l'incanto di luoghi e situazioni dai contorni magici, l'attrattiva della leggenda, l'aspirazione agli atteggiamenti eroici, già presenti fin da "Menzogna e sortilegio" e "L'isola di Arturo".
Aracoeli è il nome di una bella ragazza andalusa congiuntasi (siamo negli anni '30) con Eugenio, un ufficiale della marina italiana di nobile famiglia piemontese, la cui famiglia non approva la relazione fra i due, considerando la ragazza "barbarica, superstiziosa, analfabeta, ignorante di tutto, e in parte anche stupida". Essa viene dunque sottoposta ad una accurata educazione che però poco viene applicata; infatti, in seguito alla malattia che sconvolge orribilmente e deturpa Aracoeli, questa diviene sfacciata, si abbandona ad animaleschi rapporti sessuali con sconosciuti e finisce per lasciare il marito e il figlio Manuele con una lettera firmata ARAC, escludendo dal suo nome la parola "cielo", e con questo allontanando da sé gli ideali e i valori della religione, dell'amore, dell'onestà che a questa parola sono legati. Poco dopo Aracoeli muore di candro al cervello e il marito viene vinto dall'alcoolismo. E' in figlio Manuele a raccontare la storia della madre e la sua stessa in prima persona, i suoi complessi e la sua omosessualità sofferta. E' un uomo goffo, corrotto, drogato, ridotto in misere condizioni fisiche ed economiche quando, nel 1975, superati i quarant'anni, preso dalla curiosità invincibile e da un estremo bisogno di compiere un ultimo slancio verso una presunta felicità, si reca in Spagna, illuso di ritrovarvi il "paradiso" da cui era venuta Aracoeli, l'unico amore della sua vita. La ricerca si rivela vana e determina in Manuele sdegno e rancore verso la madre.
Questo romanzo ha trovato non pochi ammiratori, ma personalmente lo chiudo perplessa, scontenta e un po' annoiata. Troppe sono le pagine che insistono sugli aspetti più deteriori e sconvolgenti, morbosi, odiosi e ottusi di cui è capace l'essere umano, attraverso la descrizione dei comportamenti della madre e del figlio e per di più ho trovato il ritmo narrativo di una lentezza estenuante.
Opinione personale: Jacques Austerlizt è un uomo sfuggito da bambino all'olocausto e che da adulto ritrova, tra brandelli di memoria, la propria identità. Ciò che, a mio avviso, rende straordinario questo romanzo è la quan
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Opinione personale: Jacques Austerlizt è un uomo sfuggito da bambino all'olocausto e che da adulto ritrova, tra brandelli di memoria, la propria identità. Ciò che, a mio avviso, rende straordinario questo romanzo è la quantità di informazioni offerte al lettore. "Digressioni" (ma il termine è riduttivo) storiche, filosofiche, scientifiche, letterarie e soprattutto architettoniche costituiscono memoria delle azioni umane. Austerlizt è frutto di un accumulo enciclopedico e suggerisce determinate associazioni d'idee, con l'intento scoperto di non permettere che la storia cada nell'oblio.
1984
Privi di un passato cosciente, gli uomini non possono costruire un futuro consapevole.
Aperto tutta la notte
Un libro leggero e divertente, ideale per il sole caldo d'agosto, anche perchè ambientato in una Madrid più che caliente.
Aracoeli
***This comment contains spoilers! ***
L'ultimo romanzo di Elsa Morante, è pervaso da temi quali il fascino della bellezza, la brama di felicità, l'incanto di luoghi e situazioni dai contorni magici, l'attrattiva della leggenda, l'aspirazione agli atteggiamenti eroici, già presenti fin da "Menzogna e sortilegio" e "L'isola di Arturo".
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L'ultimo romanzo di Elsa Morante, è pervaso da temi quali il fascino della bellezza, la brama di felicità, l'incanto di luoghi e situazioni dai contorni magici, l'attrattiva della leggenda, l'aspirazione agli atteggiamenti eroici, già presenti fin da "Menzogna e sortilegio" e "L'isola di Arturo".
Aracoeli è il nome di una bella ragazza andalusa congiuntasi (siamo negli anni '30) con Eugenio, un ufficiale della marina italiana di nobile famiglia piemontese, la cui famiglia non approva la relazione fra i due, considerando la ragazza "barbarica, superstiziosa, analfabeta, ignorante di tutto, e in parte anche stupida". Essa viene dunque sottoposta ad una accurata educazione che però poco viene applicata; infatti, in seguito alla malattia che sconvolge orribilmente e deturpa Aracoeli, questa diviene sfacciata, si abbandona ad animaleschi rapporti sessuali con sconosciuti e finisce per lasciare il marito e il figlio Manuele con una lettera firmata ARAC, escludendo dal suo nome la parola "cielo", e con questo allontanando da sé gli ideali e i valori della religione, dell'amore, dell'onestà che a questa parola sono legati. Poco dopo Aracoeli muore di candro al cervello e il marito viene vinto dall'alcoolismo.
E' in figlio Manuele a raccontare la storia della madre e la sua stessa in prima persona, i suoi complessi e la sua omosessualità sofferta. E' un uomo goffo, corrotto, drogato, ridotto in misere condizioni fisiche ed economiche quando, nel 1975, superati i quarant'anni, preso dalla curiosità invincibile e da un estremo bisogno di compiere un ultimo slancio verso una presunta felicità, si reca in Spagna, illuso di ritrovarvi il "paradiso" da cui era venuta Aracoeli, l'unico amore della sua vita. La ricerca si rivela vana e determina in Manuele sdegno e rancore verso la madre.
Questo romanzo ha trovato non pochi ammiratori, ma personalmente lo chiudo perplessa, scontenta e un po' annoiata. Troppe sono le pagine che insistono sugli aspetti più deteriori e sconvolgenti, morbosi, odiosi e ottusi di cui è capace l'essere umano, attraverso la descrizione dei comportamenti della madre e del figlio e per di più ho trovato il ritmo narrativo di una lentezza estenuante.
Austerlitz
Una buona recensione si trova qui : http://www.lafrusta.net/rec_sebald.html
Opinione personale: Jacques Austerlizt è un uomo sfuggito da bambino all'olocausto e che da adulto ritrova, tra brandelli di memoria, la propria identità. Ciò che, a mio avviso, rende straordinario questo romanzo è la quan ... (continue)
Una buona recensione si trova qui : http://www.lafrusta.net/rec_sebald.html
Opinione personale: Jacques Austerlizt è un uomo sfuggito da bambino all'olocausto e che da adulto ritrova, tra brandelli di memoria, la propria identità. Ciò che, a mio avviso, rende straordinario questo romanzo è la quantità di informazioni offerte al lettore. "Digressioni" (ma il termine è riduttivo) storiche, filosofiche, scientifiche, letterarie e soprattutto architettoniche costituiscono memoria delle azioni umane. Austerlizt è frutto di un accumulo enciclopedico e suggerisce determinate associazioni d'idee, con l'intento scoperto di non permettere che la storia cada nell'oblio.
Cent'anni di solitudine
E' Macondo il protagonista del romanzo.
Questo romanzo è la storia dell'adolescenza di un paese e del mondo, doloroso distacco dalla magia e lotta per la sopravvivenza.
La peste dell'insonnia che cancella la memoria, combattuta con la scrittura.
L'uomo che ha sconfitto la morte, tornato indietro ... (continue)
E' Macondo il protagonista del romanzo.
Questo romanzo è la storia dell'adolescenza di un paese e del mondo, doloroso distacco dalla magia e lotta per la sopravvivenza.
La peste dell'insonnia che cancella la memoria, combattuta con la scrittura.
L'uomo che ha sconfitto la morte, tornato indietro per non sentirsi solo.
E Aureliano Buendia.