L'impressione, una volta chiuso il libro, è quella di trovarsi di fronte a un libro scritto con molto mestiere, ma meno profondo di altri di Murakami. E' un pezzo che rimugino, per questo non ho subito commentato (anche perché sono lento, lo so), ma la questione in effetti è ampia, ovvero: un autore
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L'impressione, una volta chiuso il libro, è quella di trovarsi di fronte a un libro scritto con molto mestiere, ma meno profondo di altri di Murakami. E' un pezzo che rimugino, per questo non ho subito commentato (anche perché sono lento, lo so), ma la questione in effetti è ampia, ovvero: un autore può raccontarci una storia e trasmetterci o meno riflessioni più o meno profonde su vari temi; ma questo dipende dalla volontà precisa dell'autore? Estremizzando, per capirsi meglio: per esempio, Omero, intendeva raccontare una storia o trasmettere ai posteri un mondo, cosa che poi di fatto è avvenuta? E Cervantes, col suo Don Chisciotte? Mi viene da pensare che comunque, quando una storia è scritta magistralmente, e non v'è dubbio che 1Q84 lo sia, quando il lettore immagina spontaneamente visi, voci ambienti e sia come preso per mano dall'autore fino all'ultima pagina un valore ci sia indubbiamente. Per me è stato così, e sono grato a Murakami per avermi divertito per qualche giorno, così come si può essere grati, ad esempio, a Vittorio De Sica (si parla di un film, ma non cambia nulla) per averci raccontato la storia, molto semplice, di un pover'uomo cui viene rubata la bicicletta. Prego chi si imbatte in questo commento di darmi la sua opinione, ché a me rimangono sempre un sacco di domande..
Per una volta nella vita, sono stato previdente. Ovvero non ho iniziato a leggere le parti 1 e 2 prima di avere in mano la terza parte, che ho subito iniziato. Ogni considerazione, a lettura ultimata..
Un romanzo di fanta-neurologia, mi verrebbe da dire. In una opprimente società futuribile (forse neanche troppo, a ben guardare), ossessionata dalla protezione dei dati, a un giovane esperto di informatica viene manipolato il cervello in maniera da rendere qualunque dato illeggibile se non decodific
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Un romanzo di fanta-neurologia, mi verrebbe da dire. In una opprimente società futuribile (forse neanche troppo, a ben guardare), ossessionata dalla protezione dei dati, a un giovane esperto di informatica viene manipolato il cervello in maniera da rendere qualunque dato illeggibile se non decodificato attraverso gli strati più profondi del suo inconscio. Le cose presto si complicano e si ritroverà ad affrontare misteriosi nemici di ogni genere e soprattutto un viaggio all'interno della parte più profonda del proprio inconscio. Parallelamente a questa narrazione, in una città misteriosa, completamente chiusa all'esterno da una incombente muraglia custodita da un guardiano e popolata da magici unicorni e da persone senz'anima ma tranquille e soddisfatte dalla vita pur spartana che vi si svolge, priva di conflitti e preoccupazioni, un uomo appena arrivato cerca di adattarsi e di scoprire il senso di quella strana organizzazione sociale. Le due narrazioni viaggiano parallelamente, si finisce per capire poi cosa le accomuna. La scrittura e coinvolgente e le chiavi di lettura molteplici, ma in ultimo l'interrogativo è l'essenza stessa dell'inconscio, il nucleo primitivo del nostro cervello nel quale si trovano i ricordi remoti, i sogni. Mi ha richiamato alla mente Sacks, che da neurologo finisce per chiedersi quale sia il meccanismo più profondo dell'essere, in ultima analisi, l'anima. Ma è una domanda che, dacché l' uomo è essere “sapiente” non trova ancora risposta. Colonna sonora: http://youtu.be/J9NciVKLhm8
Smontare le frasi pezzo per pezzo, ricomporre a piacere proverbi frasi e poesie, mettere le mani (anzi la penna)nientemeno che, udite, udite, nel Sommo Poema aggiungendone un canto..La Longobardi, studiosa di lingua e di filologia, anziché inorridire scorrazza felice in mezzo a tanto scempio, anzi,
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Smontare le frasi pezzo per pezzo, ricomporre a piacere proverbi frasi e poesie, mettere le mani (anzi la penna)nientemeno che, udite, udite, nel Sommo Poema aggiungendone un canto..La Longobardi, studiosa di lingua e di filologia, anziché inorridire scorrazza felice in mezzo a tanto scempio, anzi, lo classifica con rigore scientifico, da linguista, appunto. E, se alcune di queste "vanvere" strappano subito il sorriso, altre non sono di così immediata comprensione, ma richiedono un pò di attenzione (parlo per me, ovviamente), allo stesso modo dei giochi matematici: alcuni alla portata di tutti, altri la cui logica è più complessa. Ma giocare con i numeri, così come con le parole, non è divertimento fine a se stesso, ma strumento indispensabile a padroneggiarli. Passando ai difetti, ho trovato che talvolta l'autrice si dilunga troppo negli elenchi, e che le note, disposte nelle ultime pagine alla maniera delle opere molto specialistiche, siano poco leggibili. Un plauso al glossario.
1Q84
L'impressione, una volta chiuso il libro, è quella di trovarsi di fronte a un libro scritto con molto mestiere, ma meno profondo di altri di Murakami. E' un pezzo che rimugino, per questo non ho subito commentato (anche perché sono lento, lo so), ma la questione in effetti è ampia, ovvero: un autore ... (continue)
L'impressione, una volta chiuso il libro, è quella di trovarsi di fronte a un libro scritto con molto mestiere, ma meno profondo di altri di Murakami. E' un pezzo che rimugino, per questo non ho subito commentato (anche perché sono lento, lo so), ma la questione in effetti è ampia, ovvero: un autore può raccontarci una storia e trasmetterci o meno riflessioni più o meno profonde su vari temi; ma questo dipende dalla volontà precisa dell'autore? Estremizzando, per capirsi meglio: per esempio, Omero, intendeva raccontare una storia o trasmettere ai posteri un mondo, cosa che poi di fatto è avvenuta? E Cervantes, col suo Don Chisciotte? Mi viene da pensare che comunque, quando una storia è scritta magistralmente, e non v'è dubbio che 1Q84 lo sia, quando il lettore immagina spontaneamente visi, voci ambienti e sia come preso per mano dall'autore fino all'ultima pagina un valore ci sia indubbiamente. Per me è stato così, e sono grato a Murakami per avermi divertito per qualche giorno, così come si può essere grati, ad esempio, a Vittorio De Sica (si parla di un film, ma non cambia nulla) per averci raccontato la storia, molto semplice, di un pover'uomo cui viene rubata la bicicletta. Prego chi si imbatte in questo commento di darmi la sua opinione, ché a me rimangono sempre un sacco di domande..
È stata una vertigine
Detto fuori dai denti, lo definirei noioso; forse più corretto dire che non sono riuscito a entrare in sintonia con l'autore. Fate vobis.
1Q84
Per una volta nella vita, sono stato previdente. Ovvero non ho iniziato a leggere le parti 1 e 2 prima di avere in mano la terza parte, che ho subito iniziato. Ogni considerazione, a lettura ultimata..
La fine del mondo e il paese delle meraviglie
Un romanzo di fanta-neurologia, mi verrebbe da dire. In una opprimente società futuribile (forse neanche troppo, a ben guardare), ossessionata dalla protezione dei dati, a un giovane esperto di informatica viene manipolato il cervello in maniera da rendere qualunque dato illeggibile se non decodific ... (continue)
Un romanzo di fanta-neurologia, mi verrebbe da dire. In una opprimente società futuribile (forse neanche troppo, a ben guardare), ossessionata dalla protezione dei dati, a un giovane esperto di informatica viene manipolato il cervello in maniera da rendere qualunque dato illeggibile se non decodificato attraverso gli strati più profondi del suo inconscio. Le cose presto si complicano e si ritroverà ad affrontare misteriosi nemici di ogni genere e soprattutto un viaggio all'interno della parte più profonda del proprio inconscio. Parallelamente a questa narrazione, in una città misteriosa, completamente chiusa all'esterno da una incombente muraglia custodita da un guardiano e popolata da magici unicorni e da persone senz'anima ma tranquille e soddisfatte dalla vita pur spartana che vi si svolge, priva di conflitti e preoccupazioni, un uomo appena arrivato cerca di adattarsi e di scoprire il senso di quella strana organizzazione sociale. Le due narrazioni viaggiano parallelamente, si finisce per capire poi cosa le accomuna. La scrittura e coinvolgente e le chiavi di lettura molteplici, ma in ultimo l'interrogativo è l'essenza stessa dell'inconscio, il nucleo primitivo del nostro cervello nel quale si trovano i ricordi remoti, i sogni. Mi ha richiamato alla mente Sacks, che da neurologo finisce per chiedersi quale sia il meccanismo più profondo dell'essere, in ultima analisi, l'anima. Ma è una domanda che, dacché l' uomo è essere “sapiente” non trova ancora risposta.
Colonna sonora: http://youtu.be/J9NciVKLhm8
Vanvere
Smontare le frasi pezzo per pezzo, ricomporre a piacere proverbi frasi e poesie, mettere le mani (anzi la penna)nientemeno che, udite, udite, nel Sommo Poema aggiungendone un canto..La Longobardi, studiosa di lingua e di filologia, anziché inorridire scorrazza felice in mezzo a tanto scempio, anzi, ... (continue)
Smontare le frasi pezzo per pezzo, ricomporre a piacere proverbi frasi e poesie, mettere le mani (anzi la penna)nientemeno che, udite, udite, nel Sommo Poema aggiungendone un canto..La Longobardi, studiosa di lingua e di filologia, anziché inorridire scorrazza felice in mezzo a tanto scempio, anzi, lo classifica con rigore scientifico, da linguista, appunto. E, se alcune di queste "vanvere" strappano subito il sorriso, altre non sono di così immediata comprensione, ma richiedono un pò di attenzione (parlo per me, ovviamente), allo stesso modo dei giochi matematici: alcuni alla portata di tutti, altri la cui logica è più complessa. Ma giocare con i numeri, così come con le parole, non è divertimento fine a se stesso, ma strumento indispensabile a padroneggiarli. Passando ai difetti, ho trovato che talvolta l'autrice si dilunga troppo negli elenchi, e che le note, disposte nelle ultime pagine alla maniera delle opere molto specialistiche, siano poco leggibili. Un plauso al glossario.