-
Libri Italia…
-
-
-
- Il piccolo campo (281)
-
By Erskine Caldwell -
Not Started
-
-
-
-
- La bastarda di Istanbul (2659)
-
By Elif Shafak -
Finished 




-
-
-
-
- La vita interiore (878)
-
By Alberto Moravia -
Finished 




-
-
-
-
- Le poesie (1913-1957) (91)
-
By Clemente Rebora -
Not Started
-
-
-
-
- Invisibile (1384)
-
By Paul Auster -
Finished 




-
-
12 people find this helpful 



La forma delle nuvole -
Una storia che si frantuma e si ricompone come uno specchio caduto in terra di cui i diversi personaggi sulla scena custodiscono un frammento, ma anche quando l’autore, con pregevoli artifici narrativi, li riaccosta gli uni agli altri e pare che il quadro faccia emergere la verità tenuta abilmente s ... (
continue ) -
—
Mar 22, 2013 |
5 feedbacks
-
-
-
-
- L'arpa d'erba (939)
-
By Truman Capote -
Finished 




-
-
-
-
- La ragazza che fermò il tempo (22)
-
By J. M. Tohline -
Not Started
-
-
-
-
- Cronaca di un servo felice (30)
-
By Francesco Permunian -
Not Started
-
-
-
-
- Camminando nell'aria della sera (13)
-
By Francesco Permunian -
Not Started
-
-
-
-
- La sognatrice di Ostenda (477)
-
By Eric-Emmanuel Schmitt -
Not Started
-
-
-
-
- Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (813)
-
By Fabio Geda -
Not Started
-
-
-
-
- La ragazza senza volto (1388)
-
By Jo Nesbø -
Not Started
-
-
-
-
- Ero Jack Mortimer (148)
-
By Alexander Lernet-Holenia -
Not Started
-
-
-
-
- Stoner (1756)
-
By John Williams -
Not Started
-
La vita interiore
L’impronta sudicia di una storia e di un tempo che parve essere l’approdo ultimo delle vicende dell’uomo, nel quale avrebbero dovuto sciogliersi una volta per tutte le contraddizioni borghesi e tutte le ipocrisie convenzionali.continue)
Per fortuna il primo sentimento che coglie oggi il lettore è l’irrimedia ... (
L’impronta sudicia di una storia e di un tempo che parve essere l’approdo ultimo delle vicende dell’uomo, nel quale avrebbero dovuto sciogliersi una volta per tutte le contraddizioni borghesi e tutte le ipocrisie convenzionali.
Per fortuna il primo sentimento che coglie oggi il lettore è l’irrimediabile senso di datazione di questa narrazione e allora ci si può lasciar scorrere alle spalle come un’aria tignosa e malevola il senso di claustrofobia stantia che emana da queste pagine.
Uno stantio polveroso e freddo.
Vi si avverte non solo la progressiva dissoluzione di ogni argine morale e di qualsiasi simulacro di perbenismo, ma anche la dissacrazione dell’ultimo ostacolo, rappresentato dal valore della vita in sé e dunque i corpi diventati semplici simboli di una rappresentazione sociale utilitaristica possono essere abbattuti, senza alcun senso di colpa, quando il totem della rivoluzione lo richieda.
Perché i conflitti personali descritti in queste vicende vengono rappresentati nell’aura del ’68 e di tutte le sue turbolenze, ma in realtà agisce sotterraneamente solo la forza sorda di un erotismo morboso ed esistenziale.
Gli anni ’70 in salsa romana, dove arriva la prima onda indecifrabile del terrorismo del nord operaio che scaturiva dallo scontro fisico delle classi sociali all’interno degli stabilimenti industriali in un’atmosfera gotica di lotte dure e che qui diventa un venticello di scirocco umido e appiccicoso che mescola gli umori loschi di una piccola borghesia degli interstizi capitolini con gli odori fradici di smegma e pile di piatti sporchi nell’acquaio di case buie di un lumpenproletariat di borgata.
Si avvertono anche, forti, alcune ossessioni compulsive e ricorrenti dell’autore per il corpo femminile, come territorio da profanare e colonizzare con cazzi che sono esclusivamente armi contundenti nella desertificazione di ogni sensualità vera non irrorata da alcun ristoro emotivo.
Ci vuole un po’ di stomaco nel proseguire nella lettura, tuttavia il romanzo rende bene il senso di una stagione storica chiusa a doppia mandata in una ridotta asfittica di ideologie feticistiche e di nuovi e più duri conformismi.
Poi si chiude il libro con un senso di sollievo e, in fondo, di gratitudine perché sentiamo di poter respirare un’aria molto più fine intorno a noi.
Anche in tempi grami come questi, popolati da maschere grottesche e dall’orizzonte incerto.