Sulla soglia dei tredici anni un ragazzino inizia il diario del proprio corpo, cronaca fedele dei suoi cambiamenti e dei suoi diversi stati che proseguirà fino alla morte in tarda età. Le premesse possono far pensare ad un resoconto arido e ad un panorama parziale dell'esistenza, invece il risultato
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Sulla soglia dei tredici anni un ragazzino inizia il diario del proprio corpo, cronaca fedele dei suoi cambiamenti e dei suoi diversi stati che proseguirà fino alla morte in tarda età. Le premesse possono far pensare ad un resoconto arido e ad un panorama parziale dell'esistenza, invece il risultato è una narrazione ironica e sapientemente leggera, spesso emozionante, da cui ci si lascia prendere con umana partecipazione. Le tappe della vita sono comuni e risapute, eppure ogni fase della giovinezza e dell'età adulta e il declinare inevitabile della vecchiaia si spiegano ai nostri occhi come vicende assolutamente originali. Fosse stato adottato un punto di vista più consueto, ne sarebbe scaturita con probabilità una biografia piuttosto banale, indistinguibile da tante altre consimili. Paradossalmente, a far la differenza è che si dia la parola a ciò che abbiamo tutti: un corpo.
Tre esistenze femminili da luoghi diversi arrivano a congiungersi in una antica casa avita: una cuoca, una bambinaia e una giovane signora. Sono tre solitudini, tre infelicità nascoste che tacitamente si riconoscono e si offrono mutuo aiuto e sostegno. Isabella Bossi Fedrigotti ripropone ambientazio
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Tre esistenze femminili da luoghi diversi arrivano a congiungersi in una antica casa avita: una cuoca, una bambinaia e una giovane signora. Sono tre solitudini, tre infelicità nascoste che tacitamente si riconoscono e si offrono mutuo aiuto e sostegno. Isabella Bossi Fedrigotti ripropone ambientazioni, personaggi e vicende già ampiamente presenti in "Casa di guerra", ma in "Il primo figlio" approfondisce l'analisi delle relazioni familiari e dell'inferno domestico. Come un atleta che si è a lungo preparato su percorsi similari, ora ha trovato uno sguardo più maturo e coraggioso e arriva a raccontare con lucidità, ad esplorare con il consueto ciglio asciutto e linguaggio apparentemente grigio e dimesso i recessi delle storie individuali e familiari.
Romanzo poliedrico, perché racconta le vicende di una famiglia americana dando voce ai suoi diversi componenti, sviluppando perciò più vicende confluenti in una sola. Il titolo è dovuto al tentativo dei protagonisti di correggere nella propria vita gli errori commessi dai propri genitori o mariti, a
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Romanzo poliedrico, perché racconta le vicende di una famiglia americana dando voce ai suoi diversi componenti, sviluppando perciò più vicende confluenti in una sola. Il titolo è dovuto al tentativo dei protagonisti di correggere nella propria vita gli errori commessi dai propri genitori o mariti, al desiderio di creare esistenze migliori di quelle che hanno preceduto, nella presunzione di saper fare senza errori. La vita coniugale viene ritratta come una lotta spietata condotta senza esclusione di colpi, anche usando i figli come arma. Le relazioni interpersonali sono analiticamente rappresentate, sezionando parole, impressioni, stati d'animo. Franzen è uno scrittore dedito al realismo estremo: segue il declino del corpo e l'incombere della vecchiaia e della malattia privo di censure, ma sa anche regalare perle d'introspezione psicologica che valgono la lettura del libro e che attenuano il peso del senso di disperazione presente nell'opera. Piccola riserva personale per come parla della Lituania, a mio parere con documentazione storica carente.
Grande insegnante Maurizio Bettini. Riesce a parlare con linearità e chiarezza di argomenti molto specialistici ed eruditi, come, in questo caso, l'universo sonoro del mondo antico, rintracciato nei testi di autori più o meno noti. Dopo la lettura, diventa spontaneo prestare attenzione alle spie lin
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Grande insegnante Maurizio Bettini. Riesce a parlare con linearità e chiarezza di argomenti molto specialistici ed eruditi, come, in questo caso, l'universo sonoro del mondo antico, rintracciato nei testi di autori più o meno noti. Dopo la lettura, diventa spontaneo prestare attenzione alle spie linguistiche presenti anche nei vocaboli più comuni. Raccomandato, sebbene di nicchia.
Jerome e Sylvie, i due giovani protagonisti, non hanno sogni né progetti per la propria vita, non hanno mete da raggiungere che siano la prova delle loro forze e delle loro ambizioni. Hanno desideri. Desiderano cose e con esse la conferma della loro identità. Si aggirano per Parigi, città-vetrina, e
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Jerome e Sylvie, i due giovani protagonisti, non hanno sogni né progetti per la propria vita, non hanno mete da raggiungere che siano la prova delle loro forze e delle loro ambizioni. Hanno desideri. Desiderano cose e con esse la conferma della loro identità. Si aggirano per Parigi, città-vetrina, e in essa misurano l'ampiezza del loro desiderare. L'autore elenca con minuziosa precisione gli oggetti ( abiti, suppellettili, arredi, accessori ) che vorrebbero possedere e gli sforzi per illudersi di aver conseguito almeno in parte la ricchezza di cui le cose sono simbolo. E' un succedersi di nomi e di marchi che esemplifica con efficacia l'origine pubblicitaria delle loro aspirazioni. Vogliono la vita che la società dei consumi ha posto come esemplare, immagine di agiatezza agita. Costretti a lavorare dalle necessità contingenti e dal bisogno di denaro per acquistare cose, trovano impiego come sondaggisti per conto di agenzie pubblicitarie, attività congruente con il mondo che giustifica il loro desiderare cose. Ma è una vita dal respiro limitato. Nel giro di pochi anni sono costretti ad arrendersi di fronte alla pochezza dei loro risultati, frutto dell'esiguità delle loro possibilità, non delle loro capacità. Di queste non sappiamo nulla perché non sono mai state realmente messe in gioco. Perec usa con consapevolezza un linguaggio apparentemente anodino, senza picchi espressivi, calibrando con precisione i tempi dei verbi, per rendere un' esistere modulato dal vagheggiamento, non dalla passione.
Storia di un corpo
Sulla soglia dei tredici anni un ragazzino inizia il diario del proprio corpo, cronaca fedele dei suoi cambiamenti e dei suoi diversi stati che proseguirà fino alla morte in tarda età.continue)
Le premesse possono far pensare ad un resoconto arido e ad un panorama parziale dell'esistenza, invece il risultato ... (
Sulla soglia dei tredici anni un ragazzino inizia il diario del proprio corpo, cronaca fedele dei suoi cambiamenti e dei suoi diversi stati che proseguirà fino alla morte in tarda età.
Le premesse possono far pensare ad un resoconto arido e ad un panorama parziale dell'esistenza, invece il risultato è una narrazione ironica e sapientemente leggera, spesso emozionante, da cui ci si lascia prendere con umana partecipazione.
Le tappe della vita sono comuni e risapute, eppure ogni fase della giovinezza e dell'età adulta e il declinare inevitabile della vecchiaia si spiegano ai nostri occhi come vicende assolutamente originali. Fosse stato adottato un punto di vista più consueto, ne sarebbe scaturita con probabilità una biografia piuttosto banale, indistinguibile da tante altre consimili. Paradossalmente, a far la differenza è che si dia la parola a ciò che abbiamo tutti: un corpo.
Il primo figlio
Tre esistenze femminili da luoghi diversi arrivano a congiungersi in una antica casa avita: una cuoca, una bambinaia e una giovane signora. Sono tre solitudini, tre infelicità nascoste che tacitamente si riconoscono e si offrono mutuo aiuto e sostegno.continue)
Isabella Bossi Fedrigotti ripropone ambientazio ... (
Tre esistenze femminili da luoghi diversi arrivano a congiungersi in una antica casa avita: una cuoca, una bambinaia e una giovane signora. Sono tre solitudini, tre infelicità nascoste che tacitamente si riconoscono e si offrono mutuo aiuto e sostegno.
Isabella Bossi Fedrigotti ripropone ambientazioni, personaggi e vicende già ampiamente presenti in "Casa di guerra", ma in "Il primo figlio" approfondisce l'analisi delle relazioni familiari e dell'inferno domestico. Come un atleta che si è a lungo preparato su percorsi similari, ora ha trovato uno sguardo più maturo e coraggioso e arriva a raccontare con lucidità, ad esplorare con il consueto ciglio asciutto e linguaggio apparentemente grigio e dimesso i recessi delle storie individuali e familiari.
Le correzioni
Romanzo poliedrico, perché racconta le vicende di una famiglia americana dando voce ai suoi diversi componenti, sviluppando perciò più vicende confluenti in una sola.continue)
Il titolo è dovuto al tentativo dei protagonisti di correggere nella propria vita gli errori commessi dai propri genitori o mariti, a ... (
Romanzo poliedrico, perché racconta le vicende di una famiglia americana dando voce ai suoi diversi componenti, sviluppando perciò più vicende confluenti in una sola.
Il titolo è dovuto al tentativo dei protagonisti di correggere nella propria vita gli errori commessi dai propri genitori o mariti, al desiderio di creare esistenze migliori di quelle che hanno preceduto, nella presunzione di saper fare senza errori.
La vita coniugale viene ritratta come una lotta spietata condotta senza esclusione di colpi, anche usando i figli come arma. Le relazioni interpersonali sono analiticamente rappresentate, sezionando parole, impressioni, stati d'animo.
Franzen è uno scrittore dedito al realismo estremo: segue il declino del corpo e l'incombere della vecchiaia e della malattia privo di censure, ma sa anche regalare perle d'introspezione psicologica che valgono la lettura del libro e che attenuano il peso del senso di disperazione presente nell'opera.
Piccola riserva personale per come parla della Lituania, a mio parere con documentazione storica carente.
Voci
Grande insegnante Maurizio Bettini. Riesce a parlare con linearità e chiarezza di argomenti molto specialistici ed eruditi, come, in questo caso, l'universo sonoro del mondo antico, rintracciato nei testi di autori più o meno noti.continue)
Dopo la lettura, diventa spontaneo prestare attenzione alle spie lin ... (
Grande insegnante Maurizio Bettini. Riesce a parlare con linearità e chiarezza di argomenti molto specialistici ed eruditi, come, in questo caso, l'universo sonoro del mondo antico, rintracciato nei testi di autori più o meno noti.
Dopo la lettura, diventa spontaneo prestare attenzione alle spie linguistiche presenti anche nei vocaboli più comuni.
Raccomandato, sebbene di nicchia.
Le cose
Jerome e Sylvie, i due giovani protagonisti, non hanno sogni né progetti per la propria vita, non hanno mete da raggiungere che siano la prova delle loro forze e delle loro ambizioni. Hanno desideri. Desiderano cose e con esse la conferma della loro identità. Si aggirano per Parigi, città-vetrina, e ... (continue)
Jerome e Sylvie, i due giovani protagonisti, non hanno sogni né progetti per la propria vita, non hanno mete da raggiungere che siano la prova delle loro forze e delle loro ambizioni. Hanno desideri. Desiderano cose e con esse la conferma della loro identità. Si aggirano per Parigi, città-vetrina, e in essa misurano l'ampiezza del loro desiderare.
L'autore elenca con minuziosa precisione gli oggetti ( abiti, suppellettili, arredi, accessori ) che vorrebbero possedere e gli sforzi per illudersi di aver conseguito almeno in parte la ricchezza di cui le cose sono simbolo. E' un succedersi di nomi e di marchi che esemplifica con efficacia l'origine pubblicitaria delle loro aspirazioni. Vogliono la vita che la società dei consumi ha posto come esemplare, immagine di agiatezza agita. Costretti a lavorare dalle necessità contingenti e dal bisogno di denaro per acquistare cose, trovano impiego come sondaggisti per conto di agenzie pubblicitarie, attività congruente con il mondo che giustifica il loro desiderare cose.
Ma è una vita dal respiro limitato. Nel giro di pochi anni sono costretti ad arrendersi di fronte alla pochezza dei loro risultati, frutto dell'esiguità delle loro possibilità, non delle loro capacità. Di queste non sappiamo nulla perché non sono mai state realmente messe in gioco.
Perec usa con consapevolezza un linguaggio apparentemente anodino, senza picchi espressivi, calibrando con precisione i tempi dei verbi, per rendere un' esistere modulato dal vagheggiamento, non dalla passione.