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Libri Italia…
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permesso...
libreria molto interessante, mi sa che prenderò qualche spunto!
Ciao
S.
Ciao! Tutto apposto, te?
Purtroppo mi manca ancora l'ultimo esame della sessione, poi andrò in vacanza anch'io! =)
Un bacione!
ciao! grazie del vicinato, ricambio volentieri;)
OK, a giovedì allora! :) Buono studio!
La Storia Infinita, e che può essere? :) Penso che non ti riferisca esattamente a Michael Ende, ma credo di aver capito comunque... :)
***This comment contains spoilers! ***
Il romanzo d’Ignazio Silone, “Fontamara”, è una denuncia violenta contro ogni genere d’ingiustizia.continue)
La vicenda s’inquadra nei primi anni della dittatura fascista in un piccolo paesino situato tra il piano e la montagna, come scrive Silone, nella Marsica, a settentrione del lago del Fucino. Un p ... (
Il romanzo d’Ignazio Silone, “Fontamara”, è una denuncia violenta contro ogni genere d’ingiustizia.
La vicenda s’inquadra nei primi anni della dittatura fascista in un piccolo paesino situato tra il piano e la montagna, come scrive Silone, nella Marsica, a settentrione del lago del Fucino. Un piccolo, tipico villaggio meridionale un po’ fuori mano, è il protagonista di una storia che narra la tragicità della povertà e il coraggio disperato di chi, dopo aver perso tutto, decide di ritrovare quantomeno la sua dignità d’essere umano.
La scala sociale dei Fontamaresi conosce solo due condizioni: quella dei “cafoni”, che sono i braccianti, i manovali, gli artigiani poveri, e quella dei piccoli proprietari.
Sono solo i primi, però, a dover subire i soprusi e le ingiustizie, alle quali oramai sono abituati tanto da accettarli come loro condizione di vita, naturale e necessaria.
Non è semplice individuare il narratore di questo romanzo, anche perché Silone provvede affinché nella storia n’appaia più di uno: addirittura tre. Tutti apparentemente membri di una stessa famiglia; padre, madre e figlio che si trovano ad essere sempre al centro di situazioni che a mano a mano segneranno il destino del loro villaggio.
Tra tutti questi cittadini, accomunati dalle stesse sventure, uno solo è il vero protagonista; l’unico che senza remore combatte contro il proprio destino ritrovando così in parte quella dignità che i suoi compaesani, invece, hanno mestamente abbandonato.
La vicenda comincia, quando Cavalier Pelino, rappresentante del governo, sbeffeggiato dai cafoni, sicuri che egli fosse arrivato per portare nuove tasse da pagare, porge loro dei fogli bianchi da firmare. Nessuno dei presenti capisce ciò che il rappresentante stia dicendo, poiché parla una lingua troppo altisonante e troppo ricercata perché essi possano capirlo.
Nonostante ciò, ingenuamente, decidono di firmare contenti già del fatto che sulle loro teste non gravi il peso di una nuova tassa. C. Pelino si assume la responsabilità di firmare per tutti i restanti paesani che, stanchi, sono tornati in precedenza a casa. E così se ne va, portando con sé la condanna di quei poveretti.
Giorni dopo Don Carlo Magna, il nuovo podestà, in possesso delle firme dei fontamaresi, fa deviare il corso del ruscello del villaggio, la cui acqua è indispensabile per irrigare i campi dei “cafoni”.
E’ da questo momento in poi che comincia la lotta di questi uomini e donne, contro l’ingiustizia e la tirannia dei più ricchi, che li vogliono sottomettere, e che per tutto il tempo li raggirano con l’imbroglio, sfruttando la loro “rinomata” ignoranza. Questo non fa che alimentare le proteste dei fontamaresi che si guadagnano ben presto la fama d’agitatori.
Tra i rivoltosi il più impetuoso è sicuramente Berardo Viola, contadino rimasto senza terra, che dopo molte peripezie alla ricerca di una nuova vita, un nuovo lavoro, è avvisato della morte della sua adorata moglie. Lo sconforto s’impadronisce di lui, ma poi torna la voglia di vivere, di combattere come ha sempre fatto per la dignità della sua famiglia e del suo piccolo paese che da troppo tempo viene preso in giro. Berardo, dopo varie disumane torture, mente dicendo di essere “Il Solito Sconosciuto”, un misterioso personaggio che denuncia le ingiustizie di un regime che non approva su un nuovo giornale: “ il giornale dei cafoni”.
Con quest’ammissione il nome di Berardo Viola si trova ad essere sulle bocche di tutti i fontamaresi, persino anche dopo il suo suicidio.
I “cafoni”, rianimati dal coraggio e dalla nobiltà d’animo del loro concittadino, decidono quindi di creare un giornale che intitolano “Che fare?”.
“Che fare?”, la stessa domanda che rimbomba nella loro testa ora che hanno perso il loro punto di riferimento, Berardo, il più coraggioso e pieno di vitalità.
Comincia proprio a causa di questa domanda la guerra nel paesino di Fontamara che porta la maggior parte dei “cafoni” alla morte. Dopo la guerra, i pochi superstiti scappati all’estero continuano a domandarsi: “che fare?”, consci di non potere e voler più rinunciare alla propria dignità.
Accingendomi alla lettura di questo libro, mi aspettavo di dovere passare ore intere con la testa chinata su righe e righe che raccontavano la disperazione e la tristezza di persone che vedono nella povertà la loro compagna di vita. Mi aspettavo certo argomenti di riflessione ma resi in maniera troppo tragica da poter sopportare. Tutto mi aspettavo, ma non questo libro.
Un romanzo, “Fontamara”, che ti cattura sin dalle prime righe con una semplicità e al contempo una profondità assolutamente non comuni. La storia scorre velocemente, ricca di colpi di scena, catapultandoci in una realtà che ci sembra così lontana, ma nel quale alcuni di noi continuano a vivere.
Devo perciò ricredermi, questo romanzo è davvero ben scritto. Ci permette di leggere non una semplice storia, ma una vera e propria riflessione su ciò che purtroppo è una parte del nostro mondo. Una parte lasciata a se stessa, di cui nessuno, per pigrizia o soggezione, vuole tener conto.
Silone fa notare lo sbando e la confusione di queste persone che, ignoranti e senza prospettiva, cercano da sole di rendere migliore la loro vita, ricercando quell’indipendenza di cui fino ad ora non avevano mai sentito bisogno.
Positivo e pieno di speranza il finale, dove questi contadini hanno finalmente preso coscienza dell’importanza dell’essere unici e irripetibili, importanti in un qualche modo, come importante è la vita di ognuno di noi. La domanda ”Che fare?” dimostra quanto queste persone si sentano maggiormente responsabili, e quindi in dovere di fare qualcosa, di agire ad ogni costo per difendere quell’ indipendenza che, con tantissima fatica e con ancora molti ostacoli da superare, stanno raggiungendo.
Dopo aver letto questo libro, posso dire d’essere contenta di avere scoperto un nuovo scrittore che riesce ad inserire nelle sue storie quel pizzico di concretezza in più che rende un racconto più leggibile, in quanto è più vicino a tutti noi. Silone, infatti, riesce a staccarsi dalla banalità in cui spesso molti autori cadono raccontando storie drammatiche, tragiche, senza capo né coda insomma; e riesce attraverso la sua semplicità di linguaggio a rendere più verosimile tutto il suo scritto.
Questo, sì, è davvero quello che si può dire un romanzo ben fatto!