I giovani sanno tutto su Guglielmo Scilla, meglio conosciuto come Willwoosh sul canale Youtube che vanta parecchie milioni di visualizzazioni, praticamente una star indiscussa della rete. Noto conduttore radiofonico, blogger, attore ed anche giovanissimo scrittore. Tutto acquisito in poco tempo! La
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I giovani sanno tutto su Guglielmo Scilla, meglio conosciuto come Willwoosh sul canale Youtube che vanta parecchie milioni di visualizzazioni, praticamente una star indiscussa della rete. Noto conduttore radiofonico, blogger, attore ed anche giovanissimo scrittore. Tutto acquisito in poco tempo! La stesura di questo libro è durato parecchi anni, è stato scritto nell’arco di dieci anni, era praticamente ragazzino quando ha buttato le basi di una semplice storia che poi ha modificato e plasmato nel tempo dando solidità a tutta la struttura, mantenendo costante il messaggio di fondo sulla morte e sull’amicizia. La storia è parecchio lunga, abbastanza articolata, concentrata di personaggi e primo fra tutti spicca il sedicenne Daniel, il protagonista che compare prepotentemente fin dall’inizio con la sua bella famiglia allargata. Daniel, assieme ad altri nove coetanei partecipa al Palio delle Fiamme del suo paese, un’avventurosa gara in costume fatta di ostacoli, dove un solo partecipante ne uscirà vittorioso. Daniel muore, incidente o omicidio?...Poco importa, perchè il trapasso dalla vita alla morte lo proietterà a Dyuturna, la città dei morti e vivrà in balìa di altre figure fantastiche, mitologiche, tra lucciole che inforcano le maschere di luce, tra giudici bislacchi, tra gargoyle mefitici e sorrisi di Proserpina. Daniel vuole ritornare a vivere sulla terra, ha assistito impotente anche al suo funerale….riuscirà nell’impresa? Di certo Guglielmo ha veramente tanta fantasia e non gli mancano le parole, che infatti utilizza davvero bene, infarcendo di tanto in tanto anche rudimenti filosofici. Peccato che però la mia sensazione è quella di aver letto un libro ricco di tante cose che però non mi hanno convinta, un po’ come aver dato tantissimo fiato a un kazoo senza dare la voce alle corde vocali…. Forse i giovani apprezzeranno questo fantasy quasi horror, è una questione di target ed io sono un po’ troppo fuori margine e non ho colto la sua anima e non mi sono lasciata “ingannare”.
“La paura è il metro delle scelte importanti. Se non provi paura, è perché la tua scelta non è importante o non stai scegliendo affatto.”
Giappone, sedicesimo anno dell’Imperatore GO-Yozei (1630)
La mia curiosità di scoprire nuovi gialli e nuovi autori mi ha portato a conoscere Dale Furutani, e questa scoperta è stata davvero piacevole, non solo per l’ ammirevole capacità dell’autore di costruire un buon giallo senza pretese, ma di
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Giappone, sedicesimo anno dell’Imperatore GO-Yozei (1630)
La mia curiosità di scoprire nuovi gialli e nuovi autori mi ha portato a conoscere Dale Furutani, e questa scoperta è stata davvero piacevole, non solo per l’ ammirevole capacità dell’autore di costruire un buon giallo senza pretese, ma di contemplare un Giappone dell’epoca ricco di contenuti legati all’ambiente e alle tradizioni che sicuramente affascinano e non lasciano indifferenti il lettore, specialmente se si ama la cultura e le tradizioni del Sol Levante. “Agguato all’incrocio” è il primo di una fortunata trilogia.
Partiamo dal giallo…
Il protagonista è Matsuyama Kaze, un Samurai ronin (samurai senza padrone) che va errando per le strade del Giappone alla ricerca della figlia dei suoi signori uccisi dai mandanti del nuovo Shogun, casualmente si imbatte in un cadavere proprio all’incrocio tra quattro strade, gli è bastato osservare le vesti e la manifattura della freccia che ha ucciso il malcapitato per capire che il mistero era legato alle vicende di quella località tristemente nota per la povertà riconducibile ai soprusi di una banda di malviventi, a un magistrato prepotente, a un signore del luogo raffinato cultore ma incapace di governare e alla presenza di fantasmi e demoni menzogneri. Kaze mi ha ricordato tanto Itto Ogami,il Samurai del noto telefilm “Samurai”, affascinante, intelligente, saggio, elegante, capace di utilizzare come pochi la spada katana. Per temperamento ed educazione, Kaze era dotato di una pazienza superiore alla media e grazie al suo fiuto e all’attenzione a tutto quello che lo circonda, senza test di laboratorio, impronte digitali e intercettazioni telefoniche. La bellezza e la bravura è proprio nelle indagini scrupolose e non scontate.
Arriviamo al Giappone del 600…
“Kaze pensava che l’onore fosse come il vento. E’ invisibile, eppure lo senti dare uno strappo alla tua coscienza e costringi a prendere una direzione diversa da quella che avresti scelto. L’onore non smette di sferzarti finché non ti pieghi al suo volere”
Il giallo di Furutani si tinge di altre tonalità che gli danno più spessore, a partire dagli haiku profetici all’inizio di ogni capitolo, alle descrizioni accurate dei modi di fare dei contadini, dei nobili, riservando uno sguardo alla storia legata alle guerre civili del 600, alla condizione delle donne e dei bambini, fino ad arrivare al linguaggio poetico che cattura i paesaggi ricchi di colori e profumi, tra kimoni, danze noh e i rituali di una spiritualità affascinante.
“La vista del Fuji-san all’alba è lo spettacolo più bello che si possa immaginare. Guarda! Vedi la neve come diventa rossa al sorgere del sole? La cime del monte è tutta avvolta di cremisi!”
Affascinata, ammaliata da questo psichedelico viaggio intorno a un mondo fantastico che mi ha letteralmente rapita e come in uno spot pubblicitario il messaggio subliminale mi ha condotto in un mondo ricco di avventure, una corsa incalzante per superare le trappole mortali, una vera e propria lotta
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Affascinata, ammaliata da questo psichedelico viaggio intorno a un mondo fantastico che mi ha letteralmente rapita e come in uno spot pubblicitario il messaggio subliminale mi ha condotto in un mondo ricco di avventure, una corsa incalzante per superare le trappole mortali, una vera e propria lotta contro il tempo, tanto mordente e tanto stupore per conoscere Ubik. Un mondo fatto di agi che funzionano solo inserendo monete, di gratis c’è davvero poco. Da questo momento in poi porterò sempre dietro delle monetine per aprire la porta di casa del mio condappartamento, per accendere il forno della cucina, per aprire i rubinetti, per usare il tostapane, per guardare la tele e porterò sempre una bomboletta spray Ubik….non si sa mai! Ma Ubik cos’è? Ubik è un balsamo per capelli, un istituto di credito, un caffè tostato, un elettrodomestico,un germicida, un sacchetto di plastica per cibi,un reggiseno anatomico, un deodorante, un decongestionante…. CAVEAT EMPTOR. Clienti state attenti!
Ubik è… E’ la quintessenza della merce e dunque il nucleo allo stato puro dell’ideologia capitalistica americana. E’ la sostanza divina che come l’olio unge il capo è come lo sperma della balena Moby Dick, serve a nascondere la realtà ultima della morte e della distruzione. E’ la sostanza sfuggente di cui è fatta non solo la fantascienza, ma la letteratura in senso più generale. E’il demiurgo…è l’ubiquo…
La storia è ambientata nel 1992 e contemporaneamente nel 1939, parallelamente si svolgono una serie di eventi legati al decadimento e alla regressione del mondo, ormai considerato un cespite obsoleto, il presente e il futuro si rincorrono assieme alla vita e alla morte a colpi di talenti e non talenti, di psi, precog, moratorium svizzeri di lusso, telepati, macchine omeodiane, individui inerziali, sbronze di papapot e tanta voglia di andare al Kibbutz di Topeka!
"Da quando in qua hai bisogno di droghe psichedeliche per allucinarti? Tutta la vita è un'allucinazione a occhi aperti."
Non sto delirando è tutto quello che Philip K. Dick ha coniato nel 1969 pubblicando Ubik, per delineare il mondo che nasce dalla percezione legata all’effetto delle anfetamine che andavano di moda in quegli anni. Dick è un genio assolutamente lucido e brillante che ha fatto incontrare la fantascienza con la letteratura postmoderna.
Sono salita sull’astronave “Disfatta II” e assieme a Joe Chip, Al, Pat, Rungiter, Ella e il troll Jory ho vissuto la missione su Luna e assieme a loro ho visto i flashback spazio-tempo e mi sono sempre cosparsa di una spruzzata di buon Ubik d’annata per esorcizzare la morte, li ringrazio tutti infinitamente perché mi hanno fatto vivere un’avventura che difficilmente dimenticherò.
She don't lie, she don't lie, she don't lie, cocaine…
Cantava così nel 1977 Eric Clapton, “lei non mente, cocaina.” Nel 2013, più che cantare ci ritroviamo a fare i conti con la cocaina, lo stupefacente che ce l’ha fatta sull’LSD e sull’eroina, esistita da sempre è ancora sulla cresta dell’onda, a far navigare nell’oro i narcotrafficanti, a mettere a p
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Cantava così nel 1977 Eric Clapton, “lei non mente, cocaina.” Nel 2013, più che cantare ci ritroviamo a fare i conti con la cocaina, lo stupefacente che ce l’ha fatta sull’LSD e sull’eroina, esistita da sempre è ancora sulla cresta dell’onda, a far navigare nell’oro i narcotrafficanti, a mettere a posto i bilanci degli Stati nel mondo e a far naufragare gli uomini nel baratro della dipendenza e della perdizione fino alla morte dell’anima della nostra ingegnosa e avanguardistica società. E’ illegale maledizione, eppure circola e pure tanta e il giro è fitto tra tutti noi, senza esclusione di ceto, di credo, di salotto culturale, basta un tiro e lei scalda il cuore, le menti di quanti si lasciano sedurre da un attimo di felicità, effimera crudele e ignobile morte travestita di felicità.
Da qualche mese in Italia è tornato di moda parlare della droga e della sua ignobile collocazione nella vita quotidiana, da Saviano che ha intessuto il suo ben argomentato reportage fino a tre autorevoli scrittori come Carlotto, Carofiglio e De Cataldo che lo fanno nel modo più straordinario che sanno fare, quello di raccontare storie di fantasia, piuttosto raccapriccianti, che turbano e che fanno riflettere.
MASSIMO CARLOTTO. Ci riprova con un racconto ambientato nel Nordest, nella Padova dei malavitosi con le indagini dell’ispettore Campagna. Corruzione e colpi di scena dal finale aperto che non lascia molti spiragli all’immaginazione. Un Carlotto che non ho trovato al massimo dei suoi livelli. Ma pur sempre sopraffino nell’immedesimarsi in quei contesti che ritraggono uno spaccato poco conosciuto dell’ illegalità.
“Era proprio vero che la droga la sniffavano tutti, ricchi e poveri, laureati e ignoranti. Ma erano le aspettative che facevano la differenza.”
GIANRICO CAROFIGLIO. Credo che abbia creato uno dei più eleganti dialoghi col suo racconto “La velocità dell’angelo.” Scritto divinamente, con pathos e trasporto narra la storia di una donna intelligente che si lascia sedurre dalla perdizione, dalla follia nel nome della droga. Il più bello di tutta la raccolta.
“Non correre più veloce di quanto il tuo angelo custode non sia capace di volare.”
GIANCARLO DE CATALDO. In poche pagine ha racchiuso una rocambolesca storia che vede protagonisti un bel po’ di narcotrafficanti che hanno le loro reti di smercio in tutto il mondo, dalle piantagioni in Messico dei “campesinos” fino ad arrivare in Italia al soldo della ‘ndrangheta’, senza risparmiare nessuno. Avvincente e scalpitante fino all’ultimo bossolo sparato per un prestigioso conto in banca e per il desiderio di un attimo di gioia pura e candida come lei, la signora cocaina.
“Quale sarebbe il vantaggio? - Entrare direttamente nel mercato europeo. - L’Europa non conta più un cazzo. - L’Europa forse no, ma gli europei come noi contano eccome, senor Rubio.”
Ci sono fiabe che raccontano di uccelli incantatori, uccelli di fuoco, uccelli d’oro, cigni e anatroccoli e c’è la fiaba di Murakami che racconta dell’incantesimo dell’uccello che girava le viti del mondo. Per più di 800 pagine Murakami, con lo stile mellifluo, cadenzato e coreografico mi ha incanta
... (continue)
Ci sono fiabe che raccontano di uccelli incantatori, uccelli di fuoco, uccelli d’oro, cigni e anatroccoli e c’è la fiaba di Murakami che racconta dell’incantesimo dell’uccello che girava le viti del mondo. Per più di 800 pagine Murakami, con lo stile mellifluo, cadenzato e coreografico mi ha incantata, è lo stile Murakami, che semplicemente appartiene solo a lui, oserei dire unico nel suo genere, perché penso che finora un autore così originale, per come pone e racconta le storie con una prosa senza pretese e ricca di dedizione, personalmente finora non l’ho letto. Sfoglio le sue pagine, mi abbandono e ascolto la sua musicalità, senza nessun disappunto. Leggere questo libro è stato come lievitare, attraversare a piedi nudi e al buio un mondo fantastico, fatto di storie che si intrecciano, buffe, scollegate e improbabili e poi trovarmi nella tela che è stata intessuta e scoprire un mondo fatto di collegamenti e giri di pensieri e parole che hanno un filo logico quasi reale, quasi di appartenenza, di grandiosa ricchezza che a parole non so spiegare. La lettura scorre soave, semplice e con tutte le perplessità, ma Haruki si sa, ci ha ormai abituati a questi mondi fantastici....orecchie di ragazze pelose, modi di concepire e fare sesso che appartengono ad altre dimensioni, un uomo che si licenzia dal lavoro per motivi che solo un giapponese potrebbe spiegare, un gatto che scompare e che misteriosamente diventa il fulcro di telefonate strambe, una cravatta a pois dimenticata in lavanderia e poi Kumiko che scompare nel nulla.
“Qualcuno chiamava qualcuno. Qualcuno cercava qualcuno. Una voce che non si faceva voce. Parole che non si facevano parole."
Malta e Creta che si incuneano nella vita del vero protagonista Toru Okada, uomo-chiave che trascina tutte le altre storie come incantato, Toru impersona l'uccello-giraviti, perchè ad ogni cinguettio segue una vita che gira e che lo coinvolge nelle storie di questi personaggi quasi eterei, che compaiono e scompaiono senza tanti preamboli e particolari atteggiamenti empatici. Case abbandonate, May sedicenne sola e in balia di una vita fuori dagli schemi, una vita coniugale senza slancio, un profumo di Dior di troppo, pozzi prosciugati che si intervallano dietro l'angolo della sua casa e in una lontana Manciuria nel corso della guerra e l’abbattimento di uno zoo....coincidenze?
Uccello giraviti….dove sei?
Intanto si ascolta in sottofondo un orchestra che suona ad intervalli “La gazza ladra” e “Il flauto magico”.
“Le lacrime cadevano rumorosamente una dopo l’altra nella pozza di luce bianca della luna, e vi si mescolavano come se in origine fossero venute di lì. Cadendo,brillavano nei raggi lunari, come cristalli meravigliosi. A un certo punto mi sono accorta che anche la mia ombra stava piangendo. L’ombra delle lacrime era nitidissima. Hai mai visto l’ombra delle lacrime,signor uccello-giraviti?”
Ed io rimango lì da sola, in un pozzo che dapprima era prosciugato e che pian piano si è riempito travolgendomi, quasi soffocandomi.
L'inganno della morte
I giovani sanno tutto su Guglielmo Scilla, meglio conosciuto come Willwoosh sul canale Youtube che vanta parecchie milioni di visualizzazioni, praticamente una star indiscussa della rete. Noto conduttore radiofonico, blogger, attore ed anche giovanissimo scrittore. Tutto acquisito in poco tempo!continue)
La ... (
I giovani sanno tutto su Guglielmo Scilla, meglio conosciuto come Willwoosh sul canale Youtube che vanta parecchie milioni di visualizzazioni, praticamente una star indiscussa della rete. Noto conduttore radiofonico, blogger, attore ed anche giovanissimo scrittore. Tutto acquisito in poco tempo!
La stesura di questo libro è durato parecchi anni, è stato scritto nell’arco di dieci anni, era praticamente ragazzino quando ha buttato le basi di una semplice storia che poi ha modificato e plasmato nel tempo dando solidità a tutta la struttura, mantenendo costante il messaggio di fondo sulla morte e sull’amicizia.
La storia è parecchio lunga, abbastanza articolata, concentrata di personaggi e primo fra tutti spicca il sedicenne Daniel, il protagonista che compare prepotentemente fin dall’inizio con la sua bella famiglia allargata. Daniel, assieme ad altri nove coetanei partecipa al Palio delle Fiamme del suo paese, un’avventurosa gara in costume fatta di ostacoli, dove un solo partecipante ne uscirà vittorioso. Daniel muore, incidente o omicidio?...Poco importa, perchè il trapasso dalla vita alla morte lo proietterà a Dyuturna, la città dei morti e vivrà in balìa di altre figure fantastiche, mitologiche, tra lucciole che inforcano le maschere di luce, tra giudici bislacchi, tra gargoyle mefitici e sorrisi di Proserpina. Daniel vuole ritornare a vivere sulla terra, ha assistito impotente anche al suo funerale….riuscirà nell’impresa?
Di certo Guglielmo ha veramente tanta fantasia e non gli mancano le parole, che infatti utilizza davvero bene, infarcendo di tanto in tanto anche rudimenti filosofici. Peccato che però la mia sensazione è quella di aver letto un libro ricco di tante cose che però non mi hanno convinta, un po’ come aver dato tantissimo fiato a un kazoo senza dare la voce alle corde vocali….
Forse i giovani apprezzeranno questo fantasy quasi horror, è una questione di target ed io sono un po’ troppo fuori margine e non ho colto la sua anima e non mi sono lasciata “ingannare”.
“La paura è il metro delle scelte importanti. Se non provi paura, è perché la tua scelta non è importante o non stai scegliendo affatto.”
Agguato all'incrocio
Giappone, sedicesimo anno dell’Imperatore GO-Yozei (1630)
La mia curiosità di scoprire nuovi gialli e nuovi autori mi ha portato a conoscere Dale Furutani, e questa scoperta è stata davvero piacevole, non solo per l’ ammirevole capacità dell’autore di costruire un buon giallo senza pretese, ma di ... (continue)
Giappone, sedicesimo anno dell’Imperatore GO-Yozei (1630)
La mia curiosità di scoprire nuovi gialli e nuovi autori mi ha portato a conoscere Dale Furutani, e questa scoperta è stata davvero piacevole, non solo per l’ ammirevole capacità dell’autore di costruire un buon giallo senza pretese, ma di contemplare un Giappone dell’epoca ricco di contenuti legati all’ambiente e alle tradizioni che sicuramente affascinano e non lasciano indifferenti il lettore, specialmente se si ama la cultura e le tradizioni del Sol Levante.
“Agguato all’incrocio” è il primo di una fortunata trilogia.
Partiamo dal giallo…
Il protagonista è Matsuyama Kaze, un Samurai ronin (samurai senza padrone) che va errando per le strade del Giappone alla ricerca della figlia dei suoi signori uccisi dai mandanti del nuovo Shogun, casualmente si imbatte in un cadavere proprio all’incrocio tra quattro strade, gli è bastato osservare le vesti e la manifattura della freccia che ha ucciso il malcapitato per capire che il mistero era legato alle vicende di quella località tristemente nota per la povertà riconducibile ai soprusi di una banda di malviventi, a un magistrato prepotente, a un signore del luogo raffinato cultore ma incapace di governare e alla presenza di fantasmi e demoni menzogneri.
Kaze mi ha ricordato tanto Itto Ogami,il Samurai del noto telefilm “Samurai”, affascinante, intelligente, saggio, elegante, capace di utilizzare come pochi la spada katana. Per temperamento ed educazione, Kaze era dotato di una pazienza superiore alla media e grazie al suo fiuto e all’attenzione a tutto quello che lo circonda, senza test di laboratorio, impronte digitali e intercettazioni telefoniche. La bellezza e la bravura è proprio nelle indagini scrupolose e non scontate.
Arriviamo al Giappone del 600…
“Kaze pensava che l’onore fosse come il vento. E’ invisibile, eppure lo senti dare uno strappo alla tua coscienza e costringi a prendere una direzione diversa da quella che avresti scelto. L’onore non smette di sferzarti finché non ti pieghi al suo volere”
Il giallo di Furutani si tinge di altre tonalità che gli danno più spessore, a partire dagli haiku profetici all’inizio di ogni capitolo, alle descrizioni accurate dei modi di fare dei contadini, dei nobili, riservando uno sguardo alla storia legata alle guerre civili del 600, alla condizione delle donne e dei bambini, fino ad arrivare al linguaggio poetico che cattura i paesaggi ricchi di colori e profumi, tra kimoni, danze noh e i rituali di una spiritualità affascinante.
“La vista del Fuji-san all’alba è lo spettacolo più bello che si possa immaginare. Guarda! Vedi la neve come diventa rossa al sorgere del sole? La cime del monte è tutta avvolta di cremisi!”
Ubik
Affascinata, ammaliata da questo psichedelico viaggio intorno a un mondo fantastico che mi ha letteralmente rapita e come in uno spot pubblicitario il messaggio subliminale mi ha condotto in un mondo ricco di avventure, una corsa incalzante per superare le trappole mortali, una vera e propria lotta ... (continue)
Affascinata, ammaliata da questo psichedelico viaggio intorno a un mondo fantastico che mi ha letteralmente rapita e come in uno spot pubblicitario il messaggio subliminale mi ha condotto in un mondo ricco di avventure, una corsa incalzante per superare le trappole mortali, una vera e propria lotta contro il tempo, tanto mordente e tanto stupore per conoscere Ubik.
Un mondo fatto di agi che funzionano solo inserendo monete, di gratis c’è davvero poco.
Da questo momento in poi porterò sempre dietro delle monetine per aprire la porta di casa del mio condappartamento, per accendere il forno della cucina, per aprire i rubinetti, per usare il tostapane, per guardare la tele e porterò sempre una bomboletta spray Ubik….non si sa mai!
Ma Ubik cos’è?
Ubik è un balsamo per capelli, un istituto di credito, un caffè tostato, un elettrodomestico,un germicida, un sacchetto di plastica per cibi,un reggiseno anatomico, un deodorante, un decongestionante….
CAVEAT EMPTOR. Clienti state attenti!
Ubik è…
E’ la quintessenza della merce e dunque il nucleo allo stato puro dell’ideologia capitalistica americana.
E’ la sostanza divina che come l’olio unge il capo è come lo sperma della balena Moby Dick, serve a nascondere la realtà ultima della morte e della distruzione.
E’ la sostanza sfuggente di cui è fatta non solo la fantascienza, ma la letteratura in senso più generale.
E’il demiurgo…è l’ubiquo…
La storia è ambientata nel 1992 e contemporaneamente nel 1939, parallelamente si svolgono una serie di eventi legati al decadimento e alla regressione del mondo, ormai considerato un cespite obsoleto, il presente e il futuro si rincorrono assieme alla vita e alla morte a colpi di talenti e non talenti, di psi, precog, moratorium svizzeri di lusso, telepati, macchine omeodiane, individui inerziali, sbronze di papapot e tanta voglia di andare al Kibbutz di Topeka!
"Da quando in qua hai bisogno di droghe psichedeliche per allucinarti? Tutta la vita è un'allucinazione a occhi aperti."
Non sto delirando è tutto quello che Philip K. Dick ha coniato nel 1969 pubblicando Ubik, per delineare il mondo che nasce dalla percezione legata all’effetto delle anfetamine che andavano di moda in quegli anni. Dick è un genio assolutamente lucido e brillante che ha fatto incontrare la fantascienza con la letteratura postmoderna.
Sono salita sull’astronave “Disfatta II” e assieme a Joe Chip, Al, Pat, Rungiter, Ella e il troll Jory ho vissuto la missione su Luna e assieme a loro ho visto i flashback spazio-tempo e mi sono sempre cosparsa di una spruzzata di buon Ubik d’annata per esorcizzare la morte, li ringrazio tutti infinitamente perché mi hanno fatto vivere un’avventura che difficilmente dimenticherò.
Ubik è…lo scoprirete solo leggendo!
Cocaina
Cantava così nel 1977 Eric Clapton, “lei non mente, cocaina.”continue)
Nel 2013, più che cantare ci ritroviamo a fare i conti con la cocaina, lo stupefacente che ce l’ha fatta sull’LSD e sull’eroina, esistita da sempre è ancora sulla cresta dell’onda, a far navigare nell’oro i narcotrafficanti, a mettere a p ... (
Cantava così nel 1977 Eric Clapton, “lei non mente, cocaina.”
Nel 2013, più che cantare ci ritroviamo a fare i conti con la cocaina, lo stupefacente che ce l’ha fatta sull’LSD e sull’eroina, esistita da sempre è ancora sulla cresta dell’onda, a far navigare nell’oro i narcotrafficanti, a mettere a posto i bilanci degli Stati nel mondo e a far naufragare gli uomini nel baratro della dipendenza e della perdizione fino alla morte dell’anima della nostra ingegnosa e avanguardistica società. E’ illegale maledizione, eppure circola e pure tanta e il giro è fitto tra tutti noi, senza esclusione di ceto, di credo, di salotto culturale, basta un tiro e lei scalda il cuore, le menti di quanti si lasciano sedurre da un attimo di felicità, effimera crudele e ignobile morte travestita di felicità.
Da qualche mese in Italia è tornato di moda parlare della droga e della sua ignobile collocazione nella vita quotidiana, da Saviano che ha intessuto il suo ben argomentato reportage fino a tre autorevoli scrittori come Carlotto, Carofiglio e De Cataldo che lo fanno nel modo più straordinario che sanno fare, quello di raccontare storie di fantasia, piuttosto raccapriccianti, che turbano e che fanno riflettere.
MASSIMO CARLOTTO. Ci riprova con un racconto ambientato nel Nordest, nella Padova dei malavitosi con le indagini dell’ispettore Campagna. Corruzione e colpi di scena dal finale aperto che non lascia molti spiragli all’immaginazione. Un Carlotto che non ho trovato al massimo dei suoi livelli. Ma pur sempre sopraffino nell’immedesimarsi in quei contesti che ritraggono uno spaccato poco conosciuto dell’ illegalità.
“Era proprio vero che la droga la sniffavano tutti, ricchi e poveri, laureati e ignoranti. Ma erano le aspettative che facevano la differenza.”
GIANRICO CAROFIGLIO. Credo che abbia creato uno dei più eleganti dialoghi col suo racconto “La velocità dell’angelo.” Scritto divinamente, con pathos e trasporto narra la storia di una donna intelligente che si lascia sedurre dalla perdizione, dalla follia nel nome della droga. Il più bello di tutta la raccolta.
“Non correre più veloce di quanto il tuo angelo custode non sia capace di volare.”
GIANCARLO DE CATALDO. In poche pagine ha racchiuso una rocambolesca storia che vede protagonisti un bel po’ di narcotrafficanti che hanno le loro reti di smercio in tutto il mondo, dalle piantagioni in Messico dei “campesinos” fino ad arrivare in Italia al soldo della ‘ndrangheta’, senza risparmiare nessuno. Avvincente e scalpitante fino all’ultimo bossolo sparato per un prestigioso conto in banca e per il desiderio di un attimo di gioia pura e candida come lei, la signora cocaina.
“Quale sarebbe il vantaggio?
- Entrare direttamente nel mercato europeo.
- L’Europa non conta più un cazzo.
- L’Europa forse no, ma gli europei come noi contano eccome, senor Rubio.”
L'uccello che girava le viti del mondo
Ci sono fiabe che raccontano di uccelli incantatori, uccelli di fuoco, uccelli d’oro, cigni e anatroccoli e c’è la fiaba di Murakami che racconta dell’incantesimo dell’uccello che girava le viti del mondo.continue)
Per più di 800 pagine Murakami, con lo stile mellifluo, cadenzato e coreografico mi ha incanta ... (
Ci sono fiabe che raccontano di uccelli incantatori, uccelli di fuoco, uccelli d’oro, cigni e anatroccoli e c’è la fiaba di Murakami che racconta dell’incantesimo dell’uccello che girava le viti del mondo.
Per più di 800 pagine Murakami, con lo stile mellifluo, cadenzato e coreografico mi ha incantata, è lo stile Murakami, che semplicemente appartiene solo a lui, oserei dire unico nel suo genere, perché penso che finora un autore così originale, per come pone e racconta le storie con una prosa senza pretese e ricca di dedizione, personalmente finora non l’ho letto. Sfoglio le sue pagine, mi abbandono e ascolto la sua musicalità, senza nessun disappunto.
Leggere questo libro è stato come lievitare, attraversare a piedi nudi e al buio un mondo fantastico, fatto di storie che si intrecciano, buffe, scollegate e improbabili e poi trovarmi nella tela che è stata intessuta e scoprire un mondo fatto di collegamenti e giri di pensieri e parole che hanno un filo logico quasi reale, quasi di appartenenza, di grandiosa ricchezza che a parole non so spiegare.
La lettura scorre soave, semplice e con tutte le perplessità, ma Haruki si sa, ci ha ormai abituati a questi mondi fantastici....orecchie di ragazze pelose, modi di concepire e fare sesso che appartengono ad altre dimensioni, un uomo che si licenzia dal lavoro per motivi che solo un giapponese potrebbe spiegare, un gatto che scompare e che misteriosamente diventa il fulcro di telefonate strambe, una cravatta a pois dimenticata in lavanderia e poi Kumiko che scompare nel nulla.
“Qualcuno chiamava qualcuno.
Qualcuno cercava qualcuno.
Una voce che non si faceva voce.
Parole che non si facevano parole."
Malta e Creta che si incuneano nella vita del vero protagonista Toru Okada, uomo-chiave che trascina tutte le altre storie come incantato, Toru impersona l'uccello-giraviti, perchè ad ogni cinguettio segue una vita che gira e che lo coinvolge nelle storie di questi personaggi quasi eterei, che compaiono e scompaiono senza tanti preamboli e particolari atteggiamenti empatici.
Case abbandonate, May sedicenne sola e in balia di una vita fuori dagli schemi, una vita coniugale senza slancio, un profumo di Dior di troppo, pozzi prosciugati che si intervallano dietro l'angolo della sua casa e in una lontana Manciuria nel corso della guerra e l’abbattimento di uno zoo....coincidenze?
Uccello giraviti….dove sei?
Intanto si ascolta in sottofondo un orchestra che suona ad intervalli “La gazza ladra” e “Il flauto magico”.
“Le lacrime cadevano rumorosamente una dopo l’altra nella pozza di luce bianca della luna, e vi si mescolavano come se in origine fossero venute di lì.
Cadendo,brillavano nei raggi lunari, come cristalli meravigliosi. A un certo punto mi sono accorta che anche la mia ombra stava piangendo.
L’ombra delle lacrime era nitidissima.
Hai mai visto l’ombra delle lacrime,signor uccello-giraviti?”
Ed io rimango lì da sola, in un pozzo che dapprima era prosciugato e che pian piano si è riempito travolgendomi, quasi soffocandomi.
Grazie Haruki.