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Ciao
ho dato un'occhiata alla libreria
Bei titoli
Buona lettura
J
Ciao! Bella la libreria e anche le recensioni. Buona lettura!
Ciao Lucy. Ti ringrazio per la visita, che ho ricambiato.
mattia
ciao!
Ciao! Grazie per la visita! Sai che hai una bella libreria? Complimenti! Francesco
L'autobiografia dell'ansia
Christian Frascella, 27 anni, lavora alla catena di montaggio della Fiat. La notte del 27 gennaio 2001, mentre è alla «trancia» (una macchina per fare i buchi alle lamiere per automobili), ha un attacco di panico e perde conoscenza. È solo il primo di una serie di episodi di ansia patologica che fin ... (continue)
Christian Frascella, 27 anni, lavora alla catena di montaggio della Fiat. La notte del 27 gennaio 2001, mentre è alla «trancia» (una macchina per fare i buchi alle lamiere per automobili), ha un attacco di panico e perde conoscenza. È solo il primo di una serie di episodi di ansia patologica che finiscono per inghiottire la vita di Christian: l’amicizia con i colleghi (peraltro blanda), la stesura di un romanzo (peraltro mai iniziata con convinzione), la relazione e la convivenza con la coetanea Lucia (peraltro già in crisi).
Una serie di terapie farmacologiche, talora intraprese con inconsapevolezza, talora con entusiasmo, non portano a nessun risultato. Il protagonista si chiude in casa, passando il tempo a gestire la mutua, guardare film, prendere medicinali e mangiare pasta al burro.
Adesso aveva di nuovo fame - scrive Frascella - Voleva ricominciare a mangiarmi, l’ansia. Un paio di morsi per assaggiarmi, all’inizio. E poi fauci spalancate per azzannarmi in un unico boccone. Ero diventato il suo pasto quotidiano. Tre volte al giorno, più qualche spuntino.
C’è qualcosa di disturbante e di profondamente autentico, in questa «autobiografia dell’ansia». Il panico quotidiano di Frascella è il panico patologico, divorante, che impedisce qualunque normalità. Più si procede nella lettura più aumenta il disagio, più l’ansia del (e per) il protagonista cresce e meno è facile interrompersi. Voltata l’ultima pagina – dopo il terrificante monologo finale – è impossibile non sentirsi inquieti.
Anche se il libro finirà probabilmente sul ripiano più alto della libreria, anche se difficilmente proveremo il desiderio di rileggerlo, non possiamo che ringraziare l’autore per la sua lucidità d’analisi, per il suo stile cinico, per la sua coraggiosa risalita dall’abisso.
E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te (Friedrich Nietzsche)