Ci sono diversi modi per viaggiare indietro nel tempo e raggiungere l'america anni 50. Uno di questi e' leggere la fantascienza di quel periodo. In questo libro Simak ironizza su uno dei classici dell'epoca: "l'invasione aliena", che negli anni 50 era sintomo della paura dell'invasione comunista. D
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Ci sono diversi modi per viaggiare indietro nel tempo e raggiungere l'america anni 50. Uno di questi e' leggere la fantascienza di quel periodo. In questo libro Simak ironizza su uno dei classici dell'epoca: "l'invasione aliena", che negli anni 50 era sintomo della paura dell'invasione comunista. Del resto questi invasori attaccano in maniera originalissima la proprieta' privata. Si tratta di fantascienza leggera. Il che', essendo spesso gia' per sua natura la fantascienza una forma di letteratura leggera, non depone a favore del romanzo.
Non c'e' dubbio che Murakami sia una persona intelligente. Dimostra di conoscere i suoi limiti quando fa dire ad uno dei suoi personaggi, che se un libro tiene incollato il lettore invogliandolo a leggere sempre di piu', anche se la storia e' insulsa, allora e' gia' un bel libro.
Non c'e' dubbio che Murakami sia una persona intelligente. Dimostra di conoscere i suoi limiti quando fa dire ad uno dei suoi personaggi, che se un libro tiene incollato il lettore invogliandolo a leggere sempre di piu', anche se la storia e' insulsa, allora e' gia' un bel libro.
Perche' in effetti questo libro e', in parte cosi'. Per la prima meta' infatti uno si sente spinto ad andare avanti nella storia, malgrado la storia insulsa. Purtroppo pero', non solo non basta spingere il lettore a leggere per fare di un libro un bel libro, ma a lui tocca anche fallire in questo intento.
Perche' gia' a meta' del libro si e' stufi di sentir ripetere sempre le stesse cose, raccontare sempre le stesse identiche vicende, rileggere addirittura le stesse identiche frasi virgolettate che uno ha gia' letto poche pagine prima. Vien quasi da chiedersi se il libro non sia uscito a puntate in qualche quotidiano, come capitava secoli fa con i feuilleton, perche' solo in tal caso risulta giustificata una tale massa di inutile ripetizione.
Anche l'idea di un libro su un libro gli riesce male. E' un trucco usato spesso, magistralmente da Borges per esempio. Ma li' il libro sul libro e' giustificato perche' mentre il libro di cui si parla, sebbene interessante, risulterebbe prolisso, lungo e noioso, il risultato finale, cioe' il libro (o meglio spesso un racconto breve) che lo racchiude risulta perfettamente bilanciato e giustificato in ogni sua parte. Qui invece avviene il contrario, visto che e' proprio il risultato finale che risulta prolisso, lungo, e noioso.
Che dire poi dei personaggi? A me era capitato solo negli rpg giapponesi di trovare una tale infantile ingenuita' in persone che dovrebbero essere non solo adulte e vaccinate ma pure forti e decise. Sara' una caratteristica nipponica, forse, ma se insopportabile negli rpg che son pensati appositamente per gli otaku, in un libro mainstream la cosa diventa veramente eccessiva. Un uomo fatto e finito, single, libero, e che si trovi a letto con una come fukaeri* e si mette a fare calcoli algebrico matematici sarebbe fuori luogo pure in Final Fantasy o Sailor Moon, e invece viene descritto con la massima normalita' in questo libro.
Leggendo giudizi su anobii ho letto di qualcuno che parlava di dare il nobel all'autore. Per carita' tutto e' possibile, pero' proprio partendo con l'idea di leggere un nobel e trovando sin dalle prime pagine una tale ipotesi quanto meno ridicola, ho pensato: "se danno un nobel a Murakami, a Proust cosa avrebbero dovuto dare?" Paragone apparentemente strano, sebbene per me ovvio essendo Proust per me la bellezza della letteratura fatta libro. Ma guarda caso proprio dopo poche pagine nel libro giapponese si trova descritta parigi, e non la parigi del 1984 o del suo remake, ma la parigi della prima guerra mondiale, esattamente quella cioe' descritta da Proust. Ogni paragone e' ridicolo, la differenza e' enorme. come la differenza tra un gelato confezionato giapponese e un gelato artigianale italiano. Vabbe' la differenza di cultura vabbe' la differenza di stile, ma un nobel... ma ci vorrebbe toto' con un "mifacciaunpiacere". Ed i giapponesi, manco lo sanno fare, il gelato.
*fukaeri una delle protagoniste del romanzo descritta come una una gran gnocca diciassettenne.
Da come e' scritto male e per la banalita' di quanto raccontato, credevo fosse il suo primo romanzo. Scopro invece che non e' cosi' e anzi questo viene dopo cose migliori tipo "The rats" ma soprattutto dopo "The Fog" che era decisamente migliore.
Leggendolo non si puo' non sentirsi per l'ennesima volta grati che ad un certo punto della storia dell'umanita' sia comparso il metodo scientifico.
Non so se l'autore sia o meno uno storico, di certo non ha usato il metodo scientifico ne tantomeno una qualsiasi forma di razionalita' per scrivere l'
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Leggendolo non si puo' non sentirsi per l'ennesima volta grati che ad un certo punto della storia dell'umanita' sia comparso il metodo scientifico.
Non so se l'autore sia o meno uno storico, di certo non ha usato il metodo scientifico ne tantomeno una qualsiasi forma di razionalita' per scrivere l'opera. E' vero che quasi subito mette l'accento su quanto possa essere errato pensare agli alchimisti (medioevvali e non) come i primi chimici della storia, semplicemente perche' per loro una buona meta' del risultato da ottenere era legato a preghiere, meditazioni, stati mentali, posizioni degli astri e castronerie simili. Ma a parte il difetto di ripetere questo concetto all'infinito per quasi tutta la prima parte del libro, la cosa peggiore avviene dopo. Perche' lo storico pur ammettendo che non e' in grado di fornire prove concrete della capacita' degli alchimisti di trasformare i metalli "vili" in oro e' chiaro che ci crede eccome. "Del resto" - sostiene - anche pensatori importanti, oltre che tanti imbroglioni, hanno ammesso di essere riusciti nell'impresa". Come se tra tutti i pensatori importanti della storia non ci potessero essere anche degli imbroglioni. E non prova neanche a trarre le piu' logice conclusioni quando ci racconta che tali imbroglioni erano cosi' diffusi che diversi stati dovettero promulgare leggi contro chi sosteneva di saper operare la trasformazione dei metalli. E che dire poi dei tanti che dopo aver imbrogliato qualche potente morirono in carcere perche' non furono capaci di "riprodurre" in pubblico il miracolo che tanto si vantavano di saper, loro soli operare? Come mai tutti fallirono e non uno riusci'? Basterebbe questo a screditare qualsiasi sospetto sul compimento di quest'opera. Ma questo e' il minimo. Perche' l'autore va ben oltre dimostrando di credere che qualcuno possa anche aver raggiunto l'impresa totale, l'immortalita' o la cura di tutti i mali, quando invece qualsiasi persona capace di un minimo di critica capirebbe benissimo che anche solo il pretendere anche solo di trasformare piombo in oro con le "istruzioni", gli strumenti e le disposizioni d'animo e di spirito oltre che quelle astrali e' come pretendere che dei criceti corrono su di una ruota e che per gioco sfruttano le accelerazioni centrifughe e centripete all'improvviso si fermassero per scriverne e codificarne le pur ben semplici leggi.
Altro che storico, a me pare che l'autore possa facilmente entrare nel circolo de "GLi amici di Giacobbo".
Raramente mi e' capitato di leggere un libro in cui con cosi' alta frequenza ci si ritrova a ridere come un beota o a trattenere le lacrime come un deficiente. Lasciate perdere pero' se siete attratti da questo volume solo per "l'on the road" americano in quanto questo sono solo un pretesto per racc
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Raramente mi e' capitato di leggere un libro in cui con cosi' alta frequenza ci si ritrova a ridere come un beota o a trattenere le lacrime come un deficiente. Lasciate perdere pero' se siete attratti da questo volume solo per "l'on the road" americano in quanto questo sono solo un pretesto per raccontare la storia di due anziani (o forse sarebbe piu' giusto dire di un'anziana, visto che e' lei quella che fa pianifica, organizza e realizza il viaggio interiore che e' il vero contenuto di questa storia). La mitica route 66 fa solo da sfondo simbolico alla vicenda. Tolto il simbolo, fin troppo elementare ed evidente (strada che si sta progressivamente disintegrando come la saluto e con essa la vita della protagonista), qualsiasi altra strada del sud-ovest americano andrebbe bene in maniera identica, tanto il viaggiare per quelle strade e' simile e gli incontri fatti dai coniugi in camper abbastanza frequenti ovunque. Anche l'idea che si tratti di due "anticonformisti" in camper sulla route 66 che potrebbe far pensare se non a vecchi hippie almeno a qualcosa che gli si avvicina e' fuorviante. I protagonisti anzi hanno tratti decisamente "medio-americani", quindi tutt'altro che anticonformisti semmai decisamente conservatori. Ma non per questo sono antipatici, anzi, sono loro il cuore vero e bello del racconto, non lo spirito "selvaggio e on the road".
P.s. Non so chi sia l'autore della prefazione, tale Paolo Giordano. Al solito ho letto la prefazione per ultimo e quindi solo dopo aver scritto la recensione. Pare che comunque anche costui arrivi alle mie conclusioni, ma solo dopo aver letto due volte e mezzo il romanzo e aver fatto un viaggio lungo la route 66, finalmente "rivelatore". Tipo sveglio sto Paolo Giordano, non c'e' che dire.
Camminavano come noi
Ci sono diversi modi per viaggiare indietro nel tempo e raggiungere l'america anni 50.continue)
Uno di questi e' leggere la fantascienza di quel periodo.
In questo libro Simak ironizza su uno dei classici dell'epoca: "l'invasione aliena", che negli anni 50 era
sintomo della paura dell'invasione comunista.
D ... (
Ci sono diversi modi per viaggiare indietro nel tempo e raggiungere l'america anni 50.
Uno di questi e' leggere la fantascienza di quel periodo.
In questo libro Simak ironizza su uno dei classici dell'epoca: "l'invasione aliena", che negli anni 50 era
sintomo della paura dell'invasione comunista.
Del resto questi invasori attaccano in maniera originalissima la proprieta' privata.
Si tratta di fantascienza leggera.
Il che', essendo spesso gia' per sua natura la fantascienza una forma di letteratura leggera, non depone a favore
del romanzo.
1Q84
Non c'e' dubbio che Murakami sia una persona intelligente.
Dimostra di conoscere i suoi limiti quando fa dire ad uno dei suoi personaggi,
che se un libro tiene incollato il lettore invogliandolo a leggere sempre di piu', anche se
la storia e' insulsa, allora e' gia' un bel libro.
Perche' in effetti ... (continue)
Non c'e' dubbio che Murakami sia una persona intelligente.
Dimostra di conoscere i suoi limiti quando fa dire ad uno dei suoi personaggi,
che se un libro tiene incollato il lettore invogliandolo a leggere sempre di piu', anche se
la storia e' insulsa, allora e' gia' un bel libro.
Perche' in effetti questo libro e', in parte cosi'.
Per la prima meta' infatti uno si sente spinto ad andare avanti nella storia, malgrado la storia insulsa.
Purtroppo pero', non solo non basta spingere il lettore a leggere per fare
di un libro un bel libro, ma a lui tocca anche fallire in questo intento.
Perche' gia' a meta' del libro si e' stufi di sentir ripetere sempre le stesse cose,
raccontare sempre le stesse identiche vicende, rileggere addirittura le stesse identiche frasi
virgolettate che uno ha gia' letto poche pagine prima.
Vien quasi da chiedersi se il libro non sia uscito a puntate in qualche quotidiano, come
capitava secoli fa con i feuilleton, perche' solo in tal caso risulta giustificata una tale
massa di inutile ripetizione.
Anche l'idea di un libro su un libro gli riesce male. E' un trucco usato spesso, magistralmente
da Borges per esempio.
Ma li' il libro sul libro e' giustificato perche' mentre il libro di cui si parla,
sebbene interessante, risulterebbe prolisso, lungo e noioso, il risultato finale, cioe' il libro (o meglio spesso un racconto breve)
che lo racchiude risulta perfettamente bilanciato e giustificato in ogni sua parte.
Qui invece avviene il contrario, visto che e' proprio il risultato finale che risulta prolisso,
lungo, e noioso.
Che dire poi dei personaggi? A me era capitato solo negli rpg giapponesi di trovare
una tale infantile ingenuita' in persone che dovrebbero essere non solo adulte e vaccinate ma
pure forti e decise.
Sara' una caratteristica nipponica, forse, ma se insopportabile negli rpg che son pensati appositamente
per gli otaku, in un libro mainstream la cosa diventa veramente eccessiva.
Un uomo fatto e finito, single, libero, e che si trovi a letto con una come fukaeri* e si mette a fare calcoli algebrico matematici
sarebbe fuori luogo pure in Final Fantasy o Sailor Moon, e invece viene descritto con la massima normalita'
in questo libro.
Leggendo giudizi su anobii ho letto di qualcuno che parlava di dare il nobel all'autore.
Per carita' tutto e' possibile, pero' proprio partendo con l'idea di leggere un nobel e trovando
sin dalle prime pagine una tale ipotesi quanto meno ridicola, ho pensato:
"se danno un nobel a Murakami, a Proust cosa avrebbero dovuto dare?"
Paragone apparentemente strano, sebbene per me ovvio essendo Proust per me la bellezza della letteratura
fatta libro.
Ma guarda caso proprio dopo poche pagine nel libro giapponese si trova descritta parigi,
e non la parigi del 1984 o del suo remake, ma la parigi della prima guerra mondiale, esattamente quella cioe'
descritta da Proust.
Ogni paragone e' ridicolo, la differenza e' enorme.
come la differenza tra un gelato confezionato giapponese e un gelato artigianale italiano.
Vabbe' la differenza di cultura vabbe' la differenza di stile, ma un nobel... ma ci vorrebbe toto' con un "mifacciaunpiacere".
Ed i giapponesi, manco lo sanno fare, il gelato.
*fukaeri
una delle protagoniste del romanzo descritta come una una gran gnocca diciassettenne.
La casa maledetta
Da come e' scritto male e per la banalita' di quanto raccontato, credevo fosse il suo primo romanzo. Scopro invece che non e' cosi' e anzi questo viene dopo cose migliori tipo "The rats" ma soprattutto dopo "The Fog" che era decisamente migliore.
Gli alchimisti nel Medioevo
Leggendolo non si puo' non sentirsi per l'ennesima volta grati che ad un certo punto della storia dell'umanita' sia comparso
il metodo scientifico.
Non so se l'autore sia o meno uno storico, di certo non ha usato il metodo scientifico ne tantomeno una qualsiasi forma di razionalita' per scrivere l' ... (continue)
Leggendolo non si puo' non sentirsi per l'ennesima volta grati che ad un certo punto della storia dell'umanita' sia comparso
il metodo scientifico.
Non so se l'autore sia o meno uno storico, di certo non ha usato il metodo scientifico ne tantomeno una qualsiasi forma di razionalita' per scrivere l'opera.
E' vero che quasi subito mette l'accento su quanto possa essere errato pensare agli alchimisti (medioevvali e non) come i primi
chimici della storia, semplicemente perche' per loro una buona meta' del risultato da ottenere era legato a preghiere, meditazioni, stati mentali, posizioni degli astri e castronerie simili.
Ma a parte il difetto di ripetere questo concetto all'infinito per quasi tutta la prima parte del libro, la cosa peggiore avviene dopo.
Perche' lo storico pur ammettendo che non e' in grado di fornire prove concrete della capacita' degli alchimisti di trasformare i metalli "vili" in oro e' chiaro che ci crede eccome.
"Del resto" - sostiene - anche pensatori importanti, oltre che tanti imbroglioni, hanno ammesso di essere riusciti nell'impresa".
Come se tra tutti i pensatori importanti della storia non ci potessero essere anche degli imbroglioni.
E non prova neanche a trarre le piu' logice conclusioni quando ci racconta che tali imbroglioni erano cosi' diffusi che diversi stati dovettero promulgare leggi contro chi sosteneva di saper operare la trasformazione dei metalli.
E che dire poi dei tanti che dopo aver imbrogliato qualche potente morirono in carcere perche' non furono capaci di "riprodurre" in pubblico il miracolo che tanto si vantavano di saper, loro soli operare?
Come mai tutti fallirono e non uno riusci'?
Basterebbe questo a screditare qualsiasi sospetto sul compimento di quest'opera.
Ma questo e' il minimo.
Perche' l'autore va ben oltre dimostrando di credere che qualcuno possa anche aver raggiunto l'impresa totale, l'immortalita' o la cura di tutti i mali, quando invece qualsiasi persona capace di un minimo di critica capirebbe benissimo che anche solo il pretendere anche solo di trasformare piombo in oro
con le "istruzioni", gli strumenti e le disposizioni d'animo e di spirito oltre che quelle astrali e' come pretendere che dei criceti corrono su di una ruota e che per gioco sfruttano le accelerazioni centrifughe e centripete all'improvviso si fermassero per scriverne e codificarne le pur ben semplici leggi.
Altro che storico, a me pare che l'autore possa facilmente entrare nel circolo de "GLi amici di Giacobbo".
In viaggio contromano
Raramente mi e' capitato di leggere un libro in cui con cosi' alta frequenza ci si ritrova a ridere come un beota o a trattenere le lacrime come un deficiente.continue)
Lasciate perdere pero' se siete attratti da questo volume solo per "l'on the road" americano in quanto questo sono solo un pretesto per racc ... (
Raramente mi e' capitato di leggere un libro in cui con cosi' alta frequenza ci si ritrova a ridere come un beota o a trattenere le lacrime come un deficiente.
Lasciate perdere pero' se siete attratti da questo volume solo per "l'on the road" americano in quanto questo sono solo un pretesto per raccontare la storia di due anziani (o forse sarebbe piu' giusto dire di un'anziana, visto che e' lei quella che fa pianifica, organizza e realizza il viaggio interiore che e' il vero contenuto di questa storia).
La mitica route 66 fa solo da sfondo simbolico alla vicenda.
Tolto il simbolo, fin troppo elementare ed evidente (strada che si sta progressivamente disintegrando come la saluto e con essa la vita della protagonista), qualsiasi altra strada del sud-ovest americano andrebbe bene in maniera identica, tanto il viaggiare per quelle strade e' simile e gli incontri fatti dai coniugi in camper abbastanza frequenti ovunque.
Anche l'idea che si tratti di due "anticonformisti" in camper sulla route 66 che potrebbe far pensare se non a vecchi hippie almeno a qualcosa che gli si avvicina e' fuorviante.
I protagonisti anzi hanno tratti decisamente "medio-americani", quindi tutt'altro che anticonformisti semmai decisamente conservatori.
Ma non per questo sono antipatici, anzi, sono loro il cuore vero e bello del racconto, non lo spirito "selvaggio e on the road".
P.s.
Non so chi sia l'autore della prefazione, tale Paolo Giordano.
Al solito ho letto la prefazione per ultimo e quindi solo dopo aver scritto la recensione.
Pare che comunque anche costui arrivi alle mie conclusioni, ma solo dopo aver letto due volte e mezzo il romanzo e aver fatto un viaggio lungo la route 66, finalmente "rivelatore".
Tipo sveglio sto Paolo Giordano, non c'e' che dire.