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Kim Harrison
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Ci sono ricascata
Innanzitutto, il titolo non è inteso che abbia acquistato il libro solo perché ho visto, a lettere cubitali, il nome MEYER (se è per questo, il racconto scritto da lei sembra il meno bello), ma perché ho speso la bellezza (mica tanto) di 17 (Dio, sono davvero imbecille!) euro, per un libro alto due ... (continue)
Innanzitutto, il titolo non è inteso che abbia acquistato il libro solo perché ho visto, a lettere cubitali, il nome MEYER (se è per questo, il racconto scritto da lei sembra il meno bello), ma perché ho speso la bellezza (mica tanto) di 17 (Dio, sono davvero imbecille!) euro, per un libro alto due dita e uno sputo, composto unicamente da raccontini idioti, senza capo né coda, e SENZA FINE, tra l'altro. Non so se sia una trovata dell'editore americano, quello del finale tronco, ma a me non piace per niente. Davvero orrido come modo di concludere.
Per il momento ho letto unicamente i primi due, quello della Cabot e della Myracle, e ho iniziato a leggere quello della Harrison:
1- La figlia dell'ammazzavampiri (Meg Cabot)
Già il titolo mi ha fatto storcere il naso. Nonostante la banalità, sotto sotto pare qualcosa di pretenzioso, di inevitabile, come se la protagonista sia destinata a salvare la razza umana, o qualcosa del genere, dalla catastrofe vivente (be', non tanto) dei non-morti. Ora, non che non mi piacciano i libri o i film apocalittici, ma con un titolo del genere mi ero aspettata una cosa come "The day after tomorrow" o "Indipendence day" (non riesco a ricordare dei libri che parlino di catastrofi, naturali e non) ... e invece? Niente del genere.
Mary è un personaggio irritante, insulso, vanesio e chissà cos'altro. Ha un atteggiamento da eroina tragica e solitaria che ha le sorti del mondo sulle proprie spalle, ma non è assolutamente così. Salvare il genere umano è un suo patema mentale, perché a conti fatti, non glie l'ha detto nessuno di salvare la razza umana dai vampiri, è un casino che ha deciso di accollarsi lei... ma cavolo, non sa nemmeno difendersi da sola! E' una povera sprovveduta che, nonostante sia armata con una balestra, se la fa praticamente addosso all'idea di affrontare un vampiro. Su questo niente da dire, anch'io me la sarei già fatta nei pantaloni, ma resta comunque il fatto che ha deciso lei di finire nei casini, non glie l'ho mica chiesto io.
Sia chiaro, di ammazzavampiri non me ne intendo niente, soprattutto perché, ahimè, non ho mai visto un solo episodio della serie di Buffy (chiedo venia); ma non penso proprio che la ragazza sopracitatata così così imbranata da doversi far aiutare dal figo di turno per portare a casa la pelle!
Quattro personaggi in croce, e non ce n'è nessuno che salverei dal sterminarli col Napalm, non risparmierei nemmeno Sebastian, perché a conti fatti, è stato un vero idiota: una fortuna che sia morto.
Questo racconto fa pena, così come il modo di scrivere della Cabot, talmente elementare e pieno di termini gergali da risultare fastidioso. Un'altra cosa che assolutamente detesto: l'utilizzo costante del presente. (tipo: mi muovo silenziosamente tra la folla, cercando di passare inosservata. So benissimo che lui mi ha vista...) Bah, un tempo verbale che mi dice poco e niente.
voto: 1
2- Il mazzolino (Lauren Myracle)
Be', qui la situazione migliora decisamente. Oltre a dimostrare una dialettica e un utilizzo migliore dei tempi verbali (addio, presente!), questa scrittrice offre al lettore una storia abbastanza atipica, senza lieto fine e, apparentemente, senza un vero senso. O almeno, questo è quello che ho pensato io!
Purtroppo, anche in questo caso la protagonista è abbastanza insopportabile, piena anche lei patemi (stavolta riguardanti l'adolescenza e tutto quello che essa comporta) e dotata di un carattere assolutamente egoista. Solitamente il protagonista, di un racconto o di un romanzo, nel corso della storia ha un'evoluzione, una crescita, interiore quanto esteriore... in questo caso non c'è. Frankie, dall'inizio alla fine non fa altro che pensare a sè stessa, e anche in un momento in cui, almeno il buon costume, dovrebbe "obbligarla" a pensare a qualcun'altro, lei continua imperterrita per la sua strada: io, io, io... sempre e solo io. Ma una volta che si parli di "ALTRI".
voto: 5
3- Madison Aver e la F.AL.C.E (Kim Harrison)
In questo terzo romanzo, la situazione va migliorando, sia per quanto riguarda la scrittura, sia la trama. La Harrison è abbastanza brava come scrittrice ma, qui lo dico e qui lo ripeto, non leggerò mai e poi mai un suo libro. Motivo?
Semplicemente, le sue protagoniste femminili sono tutte irritanti, scazzate, femministe, vanagloriose e chi più ne ha più ne metta. Mi è bastato leggere la trama del libro "Bacio di mezzanotte" per pensare 'Ci risiamo. Ecco un'altra Anita Blake'. Il fatto che questo libro sia rivolto a un pubblico adolescente, non vuol dire che la protagonista debbe essere simpatica, e in questo caso, Madison Avery non lo è. In soli quattro capitoli, almeno il 90% delle volte avrei voluto lapidarla, per il suo carattere odioso, per il suo modo di fare da prendere a schiaffi, per la sua frivolezza e... be', chi più ne ha, più ne metta.
Non ho la minima idea di perché si parli di storie d'amore nella quarta di copertina, ma se devo essere sincera, se dovevo leggermi delle schifezze simili, allora tanto valeva leggere un Harmony (detto questo: io i romanzi da edicola li leggo, e mi piacciono anche, però so riconoscere un buon libro da uno scadente). Le storie d'amore sembrano inserite tanto per fare, per accontentare magari un gruppo di ragazzine mentecatte (probabilmente è il pensiero dell'editore, io mi guardo ben dal giudicare) che gli basta leggere di un bacetto di qua, o un sospiro di là per andare in sollucchero. Be', io amo leggere di storie d'amore, ma in questi racconti, anche se non fossero state inserite, faceva lo stesso. Con l'inserimento dei sentimenti e quant'altro, la lettura subisce una forzatura, e tutto diviene più difficile da affrontare. Grazie al cielo, in questo terzo racconto non ce n'era proprio menzione.
voto: 6-
4- Provaci ancora, signorina Kiss (Michele Jaffe)
Decisamente molto più carino, nonostante la storia prosegua, se non per colpi di scena, per i continui colpi di testa (in senso letterale) della protagonista che, da diciottenne un po' particolare che cerca di starsene in disparte, alla fine si ritrova coinvolta in una specie di complotto che ha che fare con una Sibilla, o qualcosa di simile. Lo stile di quest'autrice non è male, ma di siuro è molto elementare utilizzato senza grande sforzo da quest'ultima; si vede benissimo che scrive per un poubblico di asolescenti e il modo di esprimersi dei personaggi è adeguato a un ragazzo o una ragazza di diciassette anni, o giù di lì.
Molti punti della trama sono lasciati in sospeso, anche se non so se volutamente o per caso, e questo un po' mi ha indispettita perché, più che sapere come sarebbe andata a finire, volevo un po' più informazioni du Miranda o su cosa fosse in realtà. Be', pazienza, non moriro certo per questo.
voto: 6,5
5- Ballo infernale (Stephenie Meyer)
Lo ammetto, di tutti i racconti scritti in questa antologia, questo forse è l'unico, un pochino, che si salva. Tralasciando i vampiri del primo racconto, assolutamente patetici e trascurabili, la Mamma di Twilight in questo racconti ci proprone, a mio avviso, il prologo di quello che, probabilmente, potrebbe divenire il degno rivale del suo primo nato. Bella e Edward dovrebbero stare in guardia, perché nonostante siano immortali, credo sia difficile anche per un vampiro, tenere testa a un diavolo dell'inferno e un mezzo-angelo.
La storia certamente non presenta spunti per riflessioni psicologiche di alcun tipo, o, se proprio ci sono, non si spingono tanto lontano, ma la lettura è stata molto piacevole.
Sheba e Gabe sono personaggi interessanti e entrambi meriterebbero di venire approfonditi, perchè onestamente, la fine mi ha lasciata un po' l'amaro in bocca, visto che non finisce.
Lo stile leggero dell'autrice secondo me, dal primo libro ha subito un processo di sviluppo, mostrandosi con questo racconto più maturo e piacevole da leggere, senza eccessive ripetizioni di quanto sia figo lui e quanto sia bello stare tra le sue braccia.
Purtroppo, essendo un racconto breve, ed essendo l'antologia, o i racconti precedenti, quello che sono stati, non mi sento proprio di dare il voto pieno nemmeno a "danze infernali", ma posso dire senza problemi che ho gradito di più questo racconto al posto di "Eclipse", che personalmente ho odiato.
voto: 7
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