E' difficile commentare questo libro. Niffenegger è un'autrice che ho amato moltissimo nel precedente "la moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo". Mi avevano preso la sua capacità logica (nel descrivere l'assurdo), la sua capacità emotivo-linguistica veramente notevole, e la sua sfrenata fantasia.
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E' difficile commentare questo libro. Niffenegger è un'autrice che ho amato moltissimo nel precedente "la moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo". Mi avevano preso la sua capacità logica (nel descrivere l'assurdo), la sua capacità emotivo-linguistica veramente notevole, e la sua sfrenata fantasia. Inoltre, in qualche modo, l'intenzione dell'autrice era palese e costantemente rimarcata; consisteva nel descrivere quella che per lei è una storia d'amore perfetta ed insieme un percorso di vita straziante. In questo secondo romanzo, le sue capacità vengono confermate, ma non riesco a capire sino in fondo l'intenzione. Che cosa ha voluto raccontarci la Niffenegger? Forse che le occasioni nella vita sono lasciate solo a noi stessi, e a nessun altro, che sia l'amore della nostra vita, la nostra simmetrica gemella, l'amico fraterno. Una sorta di Henry James contemporaneo, e spero che non si scatenino le proteste, perchè sto confrontando le atmosfere, non altro... :)
Molto Torinese, molto borghese, piuttosto divertente, azione inesistente... insomma se amate gli hard boiled, o i noir marsigliesi, evitate accuratamente, ma se vi sono piaciuti, margherita oggero, fruttero e lucentini, o gianni farinetti, allora leggetelo e divertitevi in assoluta leggerezza.
Premio Pulizer. Una narrazione classica nella struttura, niente di post moderno, nessuna accellerazione, ma grande maestria narrativa, quasi troppa, nel senso che in alcuni momenti si potrebbe certamente andare più veloce, descrivere un pò meno, ma Eugenides sa di poter reggere la sfida e alla fine,
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Premio Pulizer. Una narrazione classica nella struttura, niente di post moderno, nessuna accellerazione, ma grande maestria narrativa, quasi troppa, nel senso che in alcuni momenti si potrebbe certamente andare più veloce, descrivere un pò meno, ma Eugenides sa di poter reggere la sfida e alla fine, un pò compiacendosi della sua abilità, vince, ti porta là dove voleva, sin dalla prima riga. Una grandissima capacità di immedesimazione, maggiore per le figure femminili e per i bambini/ragazzini. Gli uomini di questa storia non sono granchè mentre le donne emergono per solidità, ma alla fine, l'essere perfetto è la fusione dei due. La parte maschile nasce tra i merletti grazie al desiderio carnale, e diviene uomo, quella femminile rimane la base con cui filtrare gli eventi, prendere decisioni istintive, scegliere. Bravo Eugenides! Da ora in poi il Croco non mi ricorderà più solo fiori e risotti...
Gaia Rayneri scrive con grazia, leggerezza e acutezza. Scrive con la voce della ragazzina di 13 anni che è stata, con le stasse espressioni che ha usato anni fa, nella stessa drammatica situazione che descrive. Il racconto però non è drammatico, è leggero e familiare, nel senso che tutti si possono
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Gaia Rayneri scrive con grazia, leggerezza e acutezza. Scrive con la voce della ragazzina di 13 anni che è stata, con le stasse espressioni che ha usato anni fa, nella stessa drammatica situazione che descrive. Il racconto però non è drammatico, è leggero e familiare, nel senso che tutti si possono riconoscere in questa famiglia che viene giudicata, analizzata, vista come strana dai cosidetti specialisti. Certo la psicologia è stata molto utile al genere umano, ma ogni tanto ha creato dei mostri, e la nostra autrice è rimasta fortemente scottata dal contatto con il mostro, e chissà come sta Pulce?
Bello il libro della Tobagi. Cerca per tutta la durata del racconto di essere quanto più fredda e distaccata possibile, per dar conto al lettore dell'atmosfera del tempo. Utilizza gli scritti, gli appunti, le foto del padre e dei colleghi per ricostruire la pericolosa aria di quel momento storico. U
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Bello il libro della Tobagi. Cerca per tutta la durata del racconto di essere quanto più fredda e distaccata possibile, per dar conto al lettore dell'atmosfera del tempo. Utilizza gli scritti, gli appunti, le foto del padre e dei colleghi per ricostruire la pericolosa aria di quel momento storico. Un racconto sempre asciutto, concreto, tagliente. Si intravede sotto tanto controllo e tanto studio, una emotività inespressa. Questa donna prova pena e tenerezza per il padre e a madre, per i ragazzi speranzosi che furono, per la distruzione che li colse, ma non riesce ad esprimere veramente il suo dolore; lo descrive, lo elenca, lo numera, ma non vuole provare compassione per se stessa, o forse non vuole che gli altri ne provino...
Un'inquietante simmetria
E' difficile commentare questo libro. Niffenegger è un'autrice che ho amato moltissimo nel precedente "la moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo". Mi avevano preso la sua capacità logica (nel descrivere l'assurdo), la sua capacità emotivo-linguistica veramente notevole, e la sua sfrenata fantasia. ... (continue)
E' difficile commentare questo libro. Niffenegger è un'autrice che ho amato moltissimo nel precedente "la moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo". Mi avevano preso la sua capacità logica (nel descrivere l'assurdo), la sua capacità emotivo-linguistica veramente notevole, e la sua sfrenata fantasia. Inoltre, in qualche modo, l'intenzione dell'autrice era palese e costantemente rimarcata; consisteva nel descrivere quella che per lei è una storia d'amore perfetta ed insieme un percorso di vita straziante.
In questo secondo romanzo, le sue capacità vengono confermate, ma non riesco a capire sino in fondo l'intenzione. Che cosa ha voluto raccontarci la Niffenegger? Forse che le occasioni nella vita sono lasciate solo a noi stessi, e a nessun altro, che sia l'amore della nostra vita, la nostra simmetrica gemella, l'amico fraterno. Una sorta di Henry James contemporaneo, e spero che non si scatenino le proteste, perchè sto confrontando le atmosfere, non altro... :)
L'assassino qualcosa lascia
Molto Torinese, molto borghese, piuttosto divertente, azione inesistente... insomma se amate gli hard boiled, o i noir marsigliesi, evitate accuratamente, ma se vi sono piaciuti, margherita oggero, fruttero e lucentini, o gianni farinetti, allora leggetelo e divertitevi in assoluta leggerezza.
Middlesex
Premio Pulizer. Una narrazione classica nella struttura, niente di post moderno, nessuna accellerazione, ma grande maestria narrativa, quasi troppa, nel senso che in alcuni momenti si potrebbe certamente andare più veloce, descrivere un pò meno, ma Eugenides sa di poter reggere la sfida e alla fine, ... (continue)
Premio Pulizer. Una narrazione classica nella struttura, niente di post moderno, nessuna accellerazione, ma grande maestria narrativa, quasi troppa, nel senso che in alcuni momenti si potrebbe certamente andare più veloce, descrivere un pò meno, ma Eugenides sa di poter reggere la sfida e alla fine, un pò compiacendosi della sua abilità, vince, ti porta là dove voleva, sin dalla prima riga.
Una grandissima capacità di immedesimazione, maggiore per le figure femminili e per i bambini/ragazzini. Gli uomini di questa storia non sono granchè mentre le donne emergono per solidità, ma alla fine, l'essere perfetto è la fusione dei due. La parte maschile nasce tra i merletti grazie al desiderio carnale, e diviene uomo, quella femminile rimane la base con cui filtrare gli eventi, prendere decisioni istintive, scegliere.
Bravo Eugenides! Da ora in poi il Croco non mi ricorderà più solo fiori e risotti...
Pulce non c'è
Gaia Rayneri scrive con grazia, leggerezza e acutezza. Scrive con la voce della ragazzina di 13 anni che è stata, con le stasse espressioni che ha usato anni fa, nella stessa drammatica situazione che descrive. Il racconto però non è drammatico, è leggero e familiare, nel senso che tutti si possono ... (continue)
Gaia Rayneri scrive con grazia, leggerezza e acutezza. Scrive con la voce della ragazzina di 13 anni che è stata, con le stasse espressioni che ha usato anni fa, nella stessa drammatica situazione che descrive. Il racconto però non è drammatico, è leggero e familiare, nel senso che tutti si possono riconoscere in questa famiglia che viene giudicata, analizzata, vista come strana dai cosidetti specialisti. Certo la psicologia è stata molto utile al genere umano, ma ogni tanto ha creato dei mostri, e la nostra autrice è rimasta fortemente scottata dal contatto con il mostro, e chissà come sta Pulce?
Come mi batte forte il tuo cuore
Bello il libro della Tobagi. Cerca per tutta la durata del racconto di essere quanto più fredda e distaccata possibile, per dar conto al lettore dell'atmosfera del tempo. Utilizza gli scritti, gli appunti, le foto del padre e dei colleghi per ricostruire la pericolosa aria di quel momento storico. U ... (continue)
Bello il libro della Tobagi. Cerca per tutta la durata del racconto di essere quanto più fredda e distaccata possibile, per dar conto al lettore dell'atmosfera del tempo. Utilizza gli scritti, gli appunti, le foto del padre e dei colleghi per ricostruire la pericolosa aria di quel momento storico. Un racconto sempre asciutto, concreto, tagliente. Si intravede sotto tanto controllo e tanto studio, una emotività inespressa. Questa donna prova pena e tenerezza per il padre e a madre, per i ragazzi speranzosi che furono, per la distruzione che li colse, ma non riesce ad esprimere veramente il suo dolore; lo descrive, lo elenca, lo numera, ma non vuole provare compassione per se stessa, o forse non vuole che gli altri ne provino...