Mi è piaciuto molto questo racconto. Assolutamente intimista e dolente, racconta di un luogo (stato) e della sua gente, fusi come una lega metallica, in cui le caratteristiche di uno modificano l'altro e viceversa... Impossibile capire l'Islanda e gli Islandesi prescindendo dalla loro terra. Erlendu
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Mi è piaciuto molto questo racconto. Assolutamente intimista e dolente, racconta di un luogo (stato) e della sua gente, fusi come una lega metallica, in cui le caratteristiche di uno modificano l'altro e viceversa... Impossibile capire l'Islanda e gli Islandesi prescindendo dalla loro terra. Erlendur, il protagonista, sente il bisogno di risolvere il caso della sparizione di una donna, accaduto nel 1942 durante una bufera di neve. Insiste, insiste, insiste, sino a consumare il suo fisico al freddo e quasi senza cibo, pur di trovare la soluzione del caso, che arriverà naturalmente, portando anche le risposte alle domande che da sempre si pone sulla scomparsa del fratello, durante una terribile tempesta di neve, quando erano piccoli... alla fine si può dire che gli uomini e la natura sono ugualmente crudeli, non solo in Islanda, ma lì forse un po' d più
La Rowlings sa scrivere, e questo si sapeva già dai tempi di Harry Potter. Però non basta. Il racconto è lungo e articolato. I personaggi sono, come sempre, molto ben descritti. La crudeltà dell'autrice è alla massima espressione, ma alla fine, che cosa voleva dire? Descrivere il decadimento dei co
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La Rowlings sa scrivere, e questo si sapeva già dai tempi di Harry Potter. Però non basta. Il racconto è lungo e articolato. I personaggi sono, come sempre, molto ben descritti. La crudeltà dell'autrice è alla massima espressione, ma alla fine, che cosa voleva dire? Descrivere il decadimento dei costumi della borghesia Inglese? Oppure descrivere il completo disfacimento della classe operaia? La crudeltà del destino? Ma sopratutto, cosa mi è rimasto?
Bè, che dire, senza averlo letto, aveva ragione Bebon's. Il primo libro, sicuramente più intrigante, scorreva via con la tipica narrazione Murakamiana, concentrica, sognante, dai personaggi ben descritti. Chiudeva con una scena un po' troppo ad effetto, ma nel complesso, mi era piaciuto. Il secondo
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Bè, che dire, senza averlo letto, aveva ragione Bebon's. Il primo libro, sicuramente più intrigante, scorreva via con la tipica narrazione Murakamiana, concentrica, sognante, dai personaggi ben descritti. Chiudeva con una scena un po' troppo ad effetto, ma nel complesso, mi era piaciuto. Il secondo libro, terza parte del racconto, è invece di una noia mortale. 395 pagine che, al massimo, avrebbero potuto essere la metà. Un tirarla in lungo, il cui scopo mi sfugge completamente. Si perché alla fine Murakami ci vuol dire che solo l'amore vince tutto. Oddio, lo avevamo sentito già, parecchie volte, ed io, non sono neanche tanto d'accordo
Quattro giovani uomini, Israeliani, amici dai tempi del liceo. Potrebbe essere una storia banale, la solita storia di un amicizia giovanile, che si prolunga nell'atà adulta. Invece è un belllissimo e completo racconto delle emozioni e dei pensieri, che uno di loro in particolare vive, e di tutte le
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Quattro giovani uomini, Israeliani, amici dai tempi del liceo. Potrebbe essere una storia banale, la solita storia di un amicizia giovanile, che si prolunga nell'atà adulta. Invece è un belllissimo e completo racconto delle emozioni e dei pensieri, che uno di loro in particolare vive, e di tutte le connessioni che li legano. Connessioni complesse, idee complesse, vite complesse ma anche banali, come quelle di tutti noi; ma l'analisi che ne fa il protagonista, senza mai voler dare una risposta, le rendono profonde e speciali, ed in alcuni momenti, pare di stare lì con loro, a vivere.
Le abitudini delle volpi
Mi è piaciuto molto questo racconto. Assolutamente intimista e dolente, racconta di un luogo (stato) e della sua gente, fusi come una lega metallica, in cui le caratteristiche di uno modificano l'altro e viceversa... Impossibile capire l'Islanda e gli Islandesi prescindendo dalla loro terra. Erlendu ... (continue)
Mi è piaciuto molto questo racconto. Assolutamente intimista e dolente, racconta di un luogo (stato) e della sua gente, fusi come una lega metallica, in cui le caratteristiche di uno modificano l'altro e viceversa... Impossibile capire l'Islanda e gli Islandesi prescindendo dalla loro terra. Erlendur, il protagonista, sente il bisogno di risolvere il caso della sparizione di una donna, accaduto nel 1942 durante una bufera di neve. Insiste, insiste, insiste, sino a consumare il suo fisico al freddo e quasi senza cibo, pur di trovare la soluzione del caso, che arriverà naturalmente, portando anche le risposte alle domande che da sempre si pone sulla scomparsa del fratello, durante una terribile tempesta di neve, quando erano piccoli... alla fine si può dire che gli uomini e la natura sono ugualmente crudeli, non solo in Islanda, ma lì forse un po' d più
Il seggio vacante
La Rowlings sa scrivere, e questo si sapeva già dai tempi di Harry Potter. Però non basta. Il racconto è lungo e articolato. I personaggi sono, come sempre, molto ben descritti. La crudeltà dell'autrice è alla massima espressione, ma alla fine, che cosa voleva dire? Descrivere il decadimento dei co ... (continue)
La Rowlings sa scrivere, e questo si sapeva già dai tempi di Harry Potter. Però non basta. Il racconto è lungo e articolato. I personaggi sono, come sempre, molto ben descritti. La crudeltà dell'autrice è alla massima espressione, ma alla fine, che cosa voleva dire? Descrivere il decadimento dei costumi della borghesia Inglese? Oppure descrivere il completo disfacimento della classe operaia? La crudeltà del destino? Ma sopratutto, cosa mi è rimasto?
1Q84
Bè, che dire, senza averlo letto, aveva ragione Bebon's. Il primo libro, sicuramente più intrigante, scorreva via con la tipica narrazione Murakamiana, concentrica, sognante, dai personaggi ben descritti. Chiudeva con una scena un po' troppo ad effetto, ma nel complesso, mi era piaciuto. Il secondo ... (continue)
Bè, che dire, senza averlo letto, aveva ragione Bebon's. Il primo libro, sicuramente più intrigante, scorreva via con la tipica narrazione Murakamiana, concentrica, sognante, dai personaggi ben descritti. Chiudeva con una scena un po' troppo ad effetto, ma nel complesso, mi era piaciuto. Il secondo libro, terza parte del racconto, è invece di una noia mortale. 395 pagine che, al massimo, avrebbero potuto essere la metà. Un tirarla in lungo, il cui scopo mi sfugge completamente. Si perché alla fine Murakami ci vuol dire che solo l'amore vince tutto. Oddio, lo avevamo sentito già, parecchie volte, ed io, non sono neanche tanto d'accordo
La simmetria dei desideri
Quattro giovani uomini, Israeliani, amici dai tempi del liceo. Potrebbe essere una storia banale, la solita storia di un amicizia giovanile, che si prolunga nell'atà adulta. Invece è un belllissimo e completo racconto delle emozioni e dei pensieri, che uno di loro in particolare vive, e di tutte le ... (continue)
Quattro giovani uomini, Israeliani, amici dai tempi del liceo. Potrebbe essere una storia banale, la solita storia di un amicizia giovanile, che si prolunga nell'atà adulta. Invece è un belllissimo e completo racconto delle emozioni e dei pensieri, che uno di loro in particolare vive, e di tutte le connessioni che li legano. Connessioni complesse, idee complesse, vite complesse ma anche banali, come quelle di tutti noi; ma l'analisi che ne fa il protagonista, senza mai voler dare una risposta, le rendono profonde e speciali, ed in alcuni momenti, pare di stare lì con loro, a vivere.
L'uomo di neve
Non dirò cosa penso di tutti quelli che lo hanno definito un capolavoro....