-
All books
-
-
-
- 1984 (36169)
-
By George Orwell -
Finished 




-
-
-
-
- 1Q84 (7505)
- Libri 1 e 2: Aprile-Settembre
-
By Haruki Murakami -
Reading
-
-
-
-
- After Dark (3810)
-
By Haruki Murakami -
Finished 




-
-
-
-
- Apocalittici e integrati (1070)
- Comunicazioni di massa e teorie della cultura di massa
-
By Umberto Eco -
Finished 




-
-
-
-
- Cavie (5509)
-
By Chuck Palahniuk -
Finished 




-
-
-
-
- Che tu sia per me il coltello (8714)
-
By David Grossman -
Finished 




-
-
-
-
- Come si fa una tesi di laurea (2706)
- Le materie umanistiche
-
By Umberto Eco -
Finished 




-
-
-
-
- Costruire il nemico (205)
- e altri scritti occasionali
-
By Umberto Eco -
Not Started
-
-
-
-
- Cuore di cane (6735)
- I grandi della narrativa, 16
-
By Mikhail Bulgakov -
Finished 




-
-
-
-
- Dall'albero al labirinto (323)
- Studi storici sul segno e l'interpretazione
-
By Umberto Eco -
Finished 




-
-
-
-
- Dialogo dei massimi sistemi (304)
-
By Tommaso Landolfi -
Finished 




-
-
-
-
- Diario (19485)
-
By Anne Frank -
Finished 




-
-
-
-
- Diario Minimo (162)
- Elogio di Franti - Fenomenologia di Mike Bongiorno - Nonita - Tutti i "diariminimi" e altri pastiche…
-
By Umberto Eco -
Finished 




-
-
-
-
- Diary (3465)
-
By Chuck Palahniuk -
Finished
-
-
-
-
- Dolores Claiborne (3754)
-
By Stephen King -
Finished
-
Dialogo dei massimi sistemi
Non è da tutti essere grandi narratori e pregiatissimi scrittori: di questi tempi, poi, in cui la penna in mano – la tastiera, anzi – sono buoni tutti a tenerla in mano, c’è da star sicuri che si tratta di una vera rarità. Interrogato sui possibili modelli – sui ‘padri’ – della mia ambizione (che ni ... (continue)
Non è da tutti essere grandi narratori e pregiatissimi scrittori: di questi tempi, poi, in cui la penna in mano – la tastiera, anzi – sono buoni tutti a tenerla in mano, c’è da star sicuri che si tratta di una vera rarità. Interrogato sui possibili modelli – sui ‘padri’ – della mia ambizione (che nient’altro è, al momento, ciò che esprimo) letteraria, non sono riuscito ad evitare lo scivolone nell’accomodante, generica, risposta: “è difficile dirlo. Perché gli influssi sono numerosi, gli input multiformi e… e la costante sovraesposizione a multimediali forme comunicative impedisce una chiara ricostruzione delle origini”. Tutto vero, sia chiaro! Ma ero certo che un nome avrebbe potuto esprimere meglio quella confusione. Ho escluso gli stranieri ché, dopotutto, di nostrani ne ho conosciuti. Ho escluso i soliti perché non sono mai riuscito a pormi obiettivamente di fronte al mainstream. Ho guardato la mia libreria e ne ho tirato fuori un gioiello dalla copertina blu-adelphi: Dialogo dei massimi sistemi di Tommaso Landolfi. Una raccolta di racconti, pubblicata per la prima volta nel ‘37, poco apprezzata all’inizio e, forse, rimasta ancora poco conosciuta ai non ‘letterati’, ma che può vantare l’apprezzamento di un maestro come Calvino (che non è dir poco!). Giocatore nella vita – come si evince dalle numerose frequentazioni sanremese e veneziane – Landolfi fu grandissimo giocatore soprattutto con la lingua. Ciononostante riuscì a tenersi fuori da qualunque avanguardia o manifesto conservando l’autonomia del genio puro. Il linguaggio, anzi, diventa il vero protagonista delle sue prose. Ma non sono il gioco o lo scherzo linguistico tanto cari al postmodernismo a prendere il sopravvento: spingere il lettore a consultare il dizionario non è il fine dettato da qualche vanità o dallo svuotamento – per usare concetti abusati – del contenuto in favore della forma; il linguaggio è l’arte pura, l’arte per eccellenza, che più di ogni altra può avvicinarsi e, al tempo stesso, sfuggire al senso ultimo della narrazione.
Contemporaneo più di quanto si possa pensare, Landolfi si affida spesso a storie grottesche o di patetica comicità per indagare la natura umana, la vanità dell’uomo, il suo inevitabile ritorno all’animalesco e al primitivo (esemplare la percezione di metamorfosi – alla russa, per inevitabile interferenza formativa – in Maria Giuseppa; o la straordinarietà di una caccia al topo in Mani). Affrontare la realtà, narrativizzandola con la più eccezionale padronanza della lingua: ecco Landolfi.