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Il racconto dell’ancella è un libro agghiacciante, nel senso che fa proprio venire i brividi, dal momento che quello che descrive possiede una verosimiglianza sorprendente, e certamente trova ispirazione in certe pulsioni puritane che animano la società nordamericana
Il romanzo potrebbe essere ... (continue)
Il racconto dell’ancella è un libro agghiacciante, nel senso che fa proprio venire i brividi, dal momento che quello che descrive possiede una verosimiglianza sorprendente, e certamente trova ispirazione in certe pulsioni puritane che animano la società nordamericana
Il romanzo potrebbe essere superficialmente definito “di fantascienza”, dal momento che è ambientato in un mondo post-atomico, in una repubblica comprendente una vasta parte della costa occidentale degli Stati Uniti.
La Repubblica è uno stato cristiano teocratico basato sul controllo – e di conseguenza lo sfruttamento – del corpo femminile. In un territorio sconvolto dalle radiazioni le ancelle sono le uniche donne che non hanno perso la fertilità, e hanno il compito di garantire una discendenza alla élite dominante. Nel caso non riescano nel loro compito, nel caso cioè in cui non riescano a portare a termine la gravidanza, vengono mandate ai lavori forzati nelle colonie infestate dalle radiazioni, il che equivale ad una morte certa.
Perché nella Repubblica di Galaad l’infertilità è – come dicono le Scritture - una colpa delle donne. L’infertilità maschile semplicemente non esiste.
Le ancelle ricevono un nome diverso in ogni casa in cui vengono mandate, così che Difred è l’ancella che appartiene a Fred, ma diventerà Diwarren o di chiunque altro verrà dopo di lui. Perché qualcun altro verrà sicuramente, dopo di lui. Di questo si assicurano i Custodi e le spie (gli Occhi), e a monte le Zie, donne di una certa età che non potendo servire la Repubblica come ancelle, addestrano le stesse all’obbedienza alle leggi dello stato e ai suoi padroni.
Le ancelle vestono sempre e solo di rosso, e con un copricapo che ne occulti i capelli, di modo che tutti sappiano sempre chi sono e qual è il loro compito.
Le ancelle non possono parlare con gli uomini, se non con il loro padrone; hanno il permesso di uscire, ma devono scambiare il numero minimo di parole con i negozianti e le forze dell’ordine che presidiano le città. Le ancelle non devono nemmeno parlare tra di loro, se non il minimo indispensabile.
Le Marta, ovvero le governanti, le disprezzano.
Le Mogli le tollerano a malapena, costrette come sono a sopportarle nel loro letto e a partecipare all’umiliante rituale di fecondazione stabilito dalle leggi della Repubblica.
Non tutti gli uomini hanno il permesso di avere una donna, e così in molti le desiderano e, talvolta, le violano.
Questo è il mondo in cui vive Difred, strappata alla sua vita di moglie, madre e lavoratrice e costretta a diventare un’ancella. Agli albori della Repubblica infatti, quando nessuno credeva che le cose sarebbero sul serio cambiate, alle donne viene revocato prima il permesso di lavorare, in seguito quello di essere titolari di conti in banca, poi quello di possedere qualunque cosa, infine di lasciare il paese. Ed è proprio durante un tentativo di fuga oltreconfine che Difred, di cui non scopriremo mai il vero nome, perde la sua famiglia per divenire una serva della Repubblica.
Giunta nella sua nuova casa e divenuta Difred, la donna scopre molto lentamente l’esistenza di un movimento di Resistenza all’oppressione della Repubblica. E scopre anche che le leggi che il popolo deve rispettare, pena la condanna alla pubblica lapidazione (e la macabra esposizione dei cadaveri), non valgono invece per i Comandanti, per coloro cioè che dovrebbero essere i custodi della morale dello stato.
Della fine di Difred il lettore non saprà nulla di certo, essendo il finale aperto a due interpretazioni entrambe verosimili. Verrà la protagonista salvata dalla sua capacità di sperare e di amare, oppure l’umanità che in lei la Repubblica non è riuscita a sopprimere rappresenterà la sua rovina?
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