Il ventenne Artyom non ha mai visto una foresta, un lago, una montagna, se non in fotografia: l'orizzonte del suo sguardo coincide con i ben miseri confini di una stazione della metropolitana di Mosca, la VDNKh (centro fiere), dalla quale non si è mai allontanato. Il mondo in cui vive è buio, claust
... (continue)
Il ventenne Artyom non ha mai visto una foresta, un lago, una montagna, se non in fotografia: l'orizzonte del suo sguardo coincide con i ben miseri confini di una stazione della metropolitana di Mosca, la VDNKh (centro fiere), dalla quale non si è mai allontanato. Il mondo in cui vive è buio, claustrofobico e mortalmente pericoloso. Ed è un mondo con poche speranze e molte paure.
Artyom non ha che vaghi ricordi di quel che era la vita fuori della metropolitana, prima che la guerra nucleare distruggesse ogni cosa; una volta è risalito in superficie, una sola volta, di notte, poiché...
Umanoidi dalla pelle nera, i Tetri, sciamano a ondate verso la VDNKh: non sembrano patire dolore né partecipare di alcuno dei sentimenti umani. Vengono trafitti da centinaia di colpi, a decine i loro compagni cadono a terra per non più rialzarsi. Eppure continuano ad avanzare finché in piedi non ne rimane alcuno. Nessuno riesce a sopportare la loro vista: la mente vacilla, ogni determinazione viene cancellata, ogni equilibrio distrutto. E non si può fuggire perché, se la VDNKh cede, i Tetri dilagheranno nel resto della metropolitana. La VDNKh ha bisogno di aiuto. E la missione di cercarlo verrà affidata proprio ad Artyom.
Commento
Metro 2033 è un romanzo nato dall'apporto di più autori: Dmitry Glukhovsky ovviamente, al quale si deve l'impianto principale e la revisione d'insieme, ma anche tutti coloro che hanno veduto pubblicata on-line la prima stesura e hanno potuto aggiungere e modificare scene, episodi e situazioni. La genesi dell'opera ha non poco influito sullo sviluppo della trama che, così, a tratti si presenta eccessivamente piana, ripetitiva, apparentemente priva di sbocchi interessanti, come pure, in altri passi, complessa, affascinante, convincente.
A non mancare quasi mai è la giusta atmosfera: claustrofobica, chiusa, opprimente e tale da rendere dolorosamente e crudelmente credibile il mondo creato da Glukhovsky, una distopia allucinata e cacofonica dell'attuale società russa, straziata da notevoli contraddizioni interne.
In effetti, nel mondo postatomico sotterraneo, l'umanità mortalmente ferita non ha saputo che ricreare, in scala necessariamente ridotta, le medesime illogiche incomprensioni, cieche illusioni, stolte paure e fanatiche certezze che l'hanno sempre contraddistinta e che ne hanno cagionato la rovina. A tal riguardo, nel romanzo nulla si dice in merito all'origine del conflitto, agli schieramenti in campo, alle ragioni dell'una o dell'altra parte, risultando ovvio, dalle nefande conseguenze di una guerra di siffatta entità, che non vi può essere alcun credo o propugnato valore che ne possa in una qualsiasi misura, anche minima, dare giustificazione.
Eppure, nonostante le sue mortali debolezze, la razza umana continua a sopravvivere: non ha più il sole, non ha più l'aria aperta, ma ancora non si dà per vinta. Di gallerie fatiscenti ha fatto campi per la "coltivazione" dei funghi; delle piattaforme delle stazioni ha fatto le proprie case; di quelli che un tempo avrebbe chiamato rifiuti ha fatto ora merce di scambio. Poiché la mente dell'uomo è formidabile, così piena di risorse... e di terribili lati oscuri.
Con Un cantico per Leibowitz, pubblicato nel 1959, Walter Miller vinse il Premio Hugo nel 1961.
Prima di allora l'autore si era segnalato per una quarantina di racconti di fantascienza apparsi su varie riviste a partire dal 1951. Dopo quella data, purtroppo, il nulla.
Con Un cantico per Leibowitz, pubblicato nel 1959, Walter Miller vinse il Premio Hugo nel 1961.
Prima di allora l'autore si era segnalato per una quarantina di racconti di fantascienza apparsi su varie riviste a partire dal 1951. Dopo quella data, purtroppo, il nulla.
La stampa di quello che è universalmente riconosciuto come il suo capolavoro coincise infatti con la fine della sua carriera: ritiratosi a vita privata, avrebbe inspiegabilmente smesso di pubblicare.
Forse il livello del "Cantico" era parso a Miller stesso ineguagliabile.
Allontanatosi successivamente anche dalla sua numerosa famiglia e afflitto da depressione, morì suicida nel 1996, dopo aver dedicato gli ultimi anni della sua vita alla stesura del seguito del suo capolavoro originario: Saint Leibowitz and the Wild Horse Woman. L'opera, lunghissima, fu terminata da Terry Bisson (a sua volta vincitore dei premi Nebula e Hugo) e pubblicata postuma nel 1997 (in Italia nel 2010, con il titolo San Leibowitz e il Papa del giorno dopo).
Quale che fosse il giudizio che Miller riservava al suo romanzo è fuori dubbio che Un Cantico per Leibowitz sia opera tanto complessa, per lo sviluppo della trama e per i temi trattati, quanto straordinariamente riuscita, per la profondità delle riflessioni e per la qualità dell'esposizione, con una prosa mai banale, precisa, attenta ai particolari, ai dialoghi e alle descrizioni; che non teme di concedere largo spazio al latino ecclesiastico (spesso non tradotto); che si compiace di ricollegare eventi anche cronologicamente molto lontani fra loro; che varia con ingannevole semplicità dall'ironia spesso affettuosa all'amaro disincanto.
Non possono che suscitare sorrisi l'ingenuità disarmante di Frate Francis all'inizio dell'opera, le follie imprevedibili del Poeta nella seconda, lo strano duello tra un perseverante anziano Abate, Don Zerchi, e una avveniristica macchina ("l'Abominevole Autoscrivano") all'inizio della terza. Eppure il lettore non dimentica le aride distese radioattive fuori dall'Abbazia, il dolore di Don Paulo, il mistero che avvolge una parte degli avvenimenti narrati, presagendo la prossima tragedia e la mancanza di un lieto fine.
All'ironia riservata ad atteggiamenti e debolezze, si affianca il rispetto per l'uomo, per i suoi valori e per le sue scelte: di fronte all'aridità del mondo e alla follia delle masse, di fronte al dolore e alla prevaricazione, i singoli individui, per quanto umili nelle capacità e negli obiettivi, si ergono quali coerenti modelli morali. Così, senza quasi accorgersene, rapito dal ritmo degli eventi che, in un cerchio tristemente perfetto, ripercorrono per molti aspetti quelli del passato, il lettore si ritrova a confrontarsi con gli stessi dilemmi e a tentare di dirimere i medesimi conflitti - quanto mai attuali e presenti - dei protagonisti del romanzo, mai soltanto passive vittime del contrasto tra fede e ragione, tra religione e scienza.
Nel romanzo, Miller ha in effetti trasfuso le proprie esperienze, i propri dubbi, il proprio dissidio interiore. Nato da genitori cattolici, si arruolò nell'aviazione americana durante il secondo conflitto mondiale, partecipando così a più di cinquanta missioni su territorio italiano e balcanico. Particolarmente traumatici risultarono per lui il bombardamento e la distruzione dell'Abbazia di Montecassino.
"Ahi Babilonia": due sole parole al termine di un cablogramma. Eppure Randy Braggs comprende immediatamente che, da quel momento in poi, nulla sarebbe stato come prima: se il fratello Mark, ufficiale del controspionaggio americano, gli ha mandato un messaggio del genere, è perché teme che tutto stia
... (continue)
"Ahi Babilonia": due sole parole al termine di un cablogramma. Eppure Randy Braggs comprende immediatamente che, da quel momento in poi, nulla sarebbe stato come prima: se il fratello Mark, ufficiale del controspionaggio americano, gli ha mandato un messaggio del genere, è perché teme che tutto stia per volgere al peggio. Due sole parole, l'allusione fatidica a un versetto dell'Apocalisse di Giovanni, 18, 9-10: "Ahi Babilonia, la grande città, la possente città! In un'ora sola è giunta la tua condanna!". Nel codice che hanno concordato, questo è l'annuncio che sta per scoppiare la terza guerra mondiale. Improvvisamente, una giornata come tante altre si trasforma in un incubo.
L'unica speranza è che Fort Repose, la cittadina nella quale vive Randy, priva del minimo valore strategico e lontana dai grandi centri, venga risparmiata. Ma la casa di Randy, dove presto giungerà la famiglia di Mark, non ha rifugi antiatomici, e mancano provviste sia di cibo sia di medicinali adeguate per far fronte all'emergenza. Organizzarsi è una lotta contro il tempo, nella consapevolezza che ogni sforzo potrebbe essere vano, perché non è possibile prepararsi alla fine del mondo.
Nel 1959, ben sei anni prima della pubblicazione di Cronache del dopobomba di Philip K. Dick, Harry Hart Frank (alias Pat Frank), giornalista, scrittore e consigliere del governo americano, pubblica il suo Addio Babilonia (Alas, Babilonia). Alcune delle tematiche affrontate dai due romanzi coincidono: il bombardamento atomico, le vicende di un gruppo di sopravvissuti, l'obiettivo focalizzato su una singola comunità (in Dick situata nella California Settentrionale, in Frank in Florida, in una cittadina dove le distinzioni razziali contano ancora molto: l'immaginaria Fort Repose, modellata sulla realmente esistente Mount Dora).
E’ il 30 dicembre quando per la prima volta i media danno notizia di un attacco terroristico in Dagestan, repubblica ex sovietica del Caucaso, ai danni di una base militare segreta ancora sotto il diretto controllo russo. Si parla di centinaia di morti, ma le informazioni sono frammentarie ed imprec
... (continue)
E’ il 30 dicembre quando per la prima volta i media danno notizia di un attacco terroristico in Dagestan, repubblica ex sovietica del Caucaso, ai danni di una base militare segreta ancora sotto il diretto controllo russo. Si parla di centinaia di morti, ma le informazioni sono frammentarie ed imprecise: ai giornalisti stranieri sul posto viene impedita ogni libertà di movimento e poi, asseritamente per la loro sicurezza, imposto il trasferimento. Le prime immagini che giungono dal Dagestan sono quindi amatoriali, trasmesse da CNN+: si vedono unità speciali dell’esercito russo avanzare lungo una strada deserta di un paese vicino alla base presa d’assalto; i soldati, giovanissimi, appena scesi dal blindato, indossano maschere antigas; improvvisamente incominciano a sparare come pazzi contro qualcosa; poi fuggono in direzione del blindato da cui erano scesi solo poco prima. Dalle immagini non riesce a comprendersi altro, salvo che la situazione è grave.
Nei giorni successivi gli eventi precipitano: la popolazione civile del Dagestan viene evacuata; la Russia chiude le proprie frontiere e chiede l’aiuto straniero per far fronte ad una grave emergenza sanitaria. Pare infatti che l’attacco terroristico abbia causato la fuoriuscita di un gas tossico (forse Sarin) o di un qualche agente patogeno. Gli aiuti stranieri sembrano tuttavia impotenti: gli stessi medici inviati dall’OMS e dal Center for Desease Control and Prevention of Atlanta cadono vittima di non meglio precisati incidenti determinati dai contatti con i pazienti.
Su internet, ovviamente, si diffondono notizie tanto incredibili quanto allarmanti: sembra che il patogeno sfuggito ad ogni controllo sia un ceppo particolarmente resistente di ebola e che gli infettati muoiano tra atroci sofferenze, orribilmente deformati dalla malattia. Pare anche che la malattia scateni negli infetti improvvisi quanto incontrollabili attacchi di furia omicida. In alcuni siti si parla addirittura di raccapriccianti episodi di antropofagia…
Jeanette ha solo 19 anni quando dà alla luce Amy. Il padre è un viaggiatore di passaggio che si è fermato al ristorante nel quale lei lavora come cameriera e che, come scoprirà dolorosamente in seguito, è ben peggio di quello che sembra. La vita è spietata con Jeanette: viene picchiata, perde il lav
... (continue)
Jeanette ha solo 19 anni quando dà alla luce Amy. Il padre è un viaggiatore di passaggio che si è fermato al ristorante nel quale lei lavora come cameriera e che, come scoprirà dolorosamente in seguito, è ben peggio di quello che sembra. La vita è spietata con Jeanette: viene picchiata, perde il lavoro, perde la casa; per racimolare qualcosa è costretta a prostituirsi. Tutto le pesa incredibilmente, ma tira avanti. Perché deve prendersi cura della sua Amy. Di quella bambina schiva, taciturna, che accetta i tanti trasferimenti senza lamentarsi, che si accontenta di quel poco che lei le può offrire, che sembra tanto delicata quanto intelligente. E che non dorme mai (ma è sufficientemente astuta da fingere di farlo). Ne è sicura: Amy è destinata a grandi cose.
L'agente dell'FBI Wolgast ha ricevuto un incarico insolito che mai avrebbe pensato di svolgere: offrire ad alcuni condannati a morte un'alternativa all'iniezione letale e alla sedia elettrica. Nemmeno lui sa di cosa si tratta esattamente: sa solo che i condannati, una volta apposta la loro firma, lasceranno il braccio della morte per un altro centro di detenzione, dall'ubicazione ignota, gestito dai militari. Non sembra per la verità una scelta difficile: da un lato c'è la morte certa, dall'altro una mera incognita. Chiunque, sano di mente, rischierebbe. Chiunque. Ma nei pensieri dell'agente nascono sospetti sempre più oscuri. Cosa sarà dei detenuti una volta arrivati nel centro? Perché la Sicurezza Nazionale si premura di cancellare ogni traccia della loro esistenza? Senza dubbio sono stati scelti per essere delle cavie. Ma di quale esperimento? Le cose già si complicano con Carter, il dodicesimo detenuto: qualcosa nella ricostruzione dei fatti per i quali è stato dichiarato colpevole non convince. Forse è addirittura innocente. Ma Wolgast, venendo a compromessi con la propria coscienza, tacita i propri dubbi ed esegue gli ordini. Carter firma e segna il suo destino. Wolgast sta ancora cercando di ritrovare un proprio equilibrio quando gli viene assegnato l'ultimo compito. La tredicesima cavia. Questa volta tuttavia non si tratta di un detenuto, ma di una civile. Di una bambina di appena sei anni.
Metro 2033
Il ventenne Artyom non ha mai visto una foresta, un lago, una montagna, se non in fotografia: l'orizzonte del suo sguardo coincide con i ben miseri confini di una stazione della metropolitana di Mosca, la VDNKh (centro fiere), dalla quale non si è mai allontanato. Il mondo in cui vive è buio, claust ... (continue)
Il ventenne Artyom non ha mai visto una foresta, un lago, una montagna, se non in fotografia: l'orizzonte del suo sguardo coincide con i ben miseri confini di una stazione della metropolitana di Mosca, la VDNKh (centro fiere), dalla quale non si è mai allontanato. Il mondo in cui vive è buio, claustrofobico e mortalmente pericoloso. Ed è un mondo con poche speranze e molte paure.
Artyom non ha che vaghi ricordi di quel che era la vita fuori della metropolitana, prima che la guerra nucleare distruggesse ogni cosa; una volta è risalito in superficie, una sola volta, di notte, poiché...
Umanoidi dalla pelle nera, i Tetri, sciamano a ondate verso la VDNKh: non sembrano patire dolore né partecipare di alcuno dei sentimenti umani. Vengono trafitti da centinaia di colpi, a decine i loro compagni cadono a terra per non più rialzarsi. Eppure continuano ad avanzare finché in piedi non ne rimane alcuno. Nessuno riesce a sopportare la loro vista: la mente vacilla, ogni determinazione viene cancellata, ogni equilibrio distrutto. E non si può fuggire perché, se la VDNKh cede, i Tetri dilagheranno nel resto della metropolitana. La VDNKh ha bisogno di aiuto. E la missione di cercarlo verrà affidata proprio ad Artyom.
Commento
Metro 2033 è un romanzo nato dall'apporto di più autori: Dmitry Glukhovsky ovviamente, al quale si deve l'impianto principale e la revisione d'insieme, ma anche tutti coloro che hanno veduto pubblicata on-line la prima stesura e hanno potuto aggiungere e modificare scene, episodi e situazioni. La genesi dell'opera ha non poco influito sullo sviluppo della trama che, così, a tratti si presenta eccessivamente piana, ripetitiva, apparentemente priva di sbocchi interessanti, come pure, in altri passi, complessa, affascinante, convincente.
A non mancare quasi mai è la giusta atmosfera: claustrofobica, chiusa, opprimente e tale da rendere dolorosamente e crudelmente credibile il mondo creato da Glukhovsky, una distopia allucinata e cacofonica dell'attuale società russa, straziata da notevoli contraddizioni interne.
In effetti, nel mondo postatomico sotterraneo, l'umanità mortalmente ferita non ha saputo che ricreare, in scala necessariamente ridotta, le medesime illogiche incomprensioni, cieche illusioni, stolte paure e fanatiche certezze che l'hanno sempre contraddistinta e che ne hanno cagionato la rovina. A tal riguardo, nel romanzo nulla si dice in merito all'origine del conflitto, agli schieramenti in campo, alle ragioni dell'una o dell'altra parte, risultando ovvio, dalle nefande conseguenze di una guerra di siffatta entità, che non vi può essere alcun credo o propugnato valore che ne possa in una qualsiasi misura, anche minima, dare giustificazione.
Eppure, nonostante le sue mortali debolezze, la razza umana continua a sopravvivere: non ha più il sole, non ha più l'aria aperta, ma ancora non si dà per vinta. Di gallerie fatiscenti ha fatto campi per la "coltivazione" dei funghi; delle piattaforme delle stazioni ha fatto le proprie case; di quelli che un tempo avrebbe chiamato rifiuti ha fatto ora merce di scambio. Poiché la mente dell'uomo è formidabile, così piena di risorse... e di terribili lati oscuri.
Leggi la mia Recensione Completa su Terre di Confine:
http://www.terrediconfine.eu/metro-2033.html
Un cantico per Leibowitz
Una visione d'insieme
Con Un cantico per Leibowitz, pubblicato nel 1959, Walter Miller vinse il Premio Hugo nel 1961.
Prima di allora l'autore si era segnalato per una quarantina di racconti di fantascienza apparsi su varie riviste a partire dal 1951. Dopo quella data, purtroppo, il nulla.
La ... (continue)
Una visione d'insieme
Con Un cantico per Leibowitz, pubblicato nel 1959, Walter Miller vinse il Premio Hugo nel 1961.
Prima di allora l'autore si era segnalato per una quarantina di racconti di fantascienza apparsi su varie riviste a partire dal 1951. Dopo quella data, purtroppo, il nulla.
La stampa di quello che è universalmente riconosciuto come il suo capolavoro coincise infatti con la fine della sua carriera: ritiratosi a vita privata, avrebbe inspiegabilmente smesso di pubblicare.
Forse il livello del "Cantico" era parso a Miller stesso ineguagliabile.
Allontanatosi successivamente anche dalla sua numerosa famiglia e afflitto da depressione, morì suicida nel 1996, dopo aver dedicato gli ultimi anni della sua vita alla stesura del seguito del suo capolavoro originario: Saint Leibowitz and the Wild Horse Woman. L'opera, lunghissima, fu terminata da Terry Bisson (a sua volta vincitore dei premi Nebula e Hugo) e pubblicata postuma nel 1997 (in Italia nel 2010, con il titolo San Leibowitz e il Papa del giorno dopo).
Quale che fosse il giudizio che Miller riservava al suo romanzo è fuori dubbio che Un Cantico per Leibowitz sia opera tanto complessa, per lo sviluppo della trama e per i temi trattati, quanto straordinariamente riuscita, per la profondità delle riflessioni e per la qualità dell'esposizione, con una prosa mai banale, precisa, attenta ai particolari, ai dialoghi e alle descrizioni; che non teme di concedere largo spazio al latino ecclesiastico (spesso non tradotto); che si compiace di ricollegare eventi anche cronologicamente molto lontani fra loro; che varia con ingannevole semplicità dall'ironia spesso affettuosa all'amaro disincanto.
Non possono che suscitare sorrisi l'ingenuità disarmante di Frate Francis all'inizio dell'opera, le follie imprevedibili del Poeta nella seconda, lo strano duello tra un perseverante anziano Abate, Don Zerchi, e una avveniristica macchina ("l'Abominevole Autoscrivano") all'inizio della terza. Eppure il lettore non dimentica le aride distese radioattive fuori dall'Abbazia, il dolore di Don Paulo, il mistero che avvolge una parte degli avvenimenti narrati, presagendo la prossima tragedia e la mancanza di un lieto fine.
All'ironia riservata ad atteggiamenti e debolezze, si affianca il rispetto per l'uomo, per i suoi valori e per le sue scelte: di fronte all'aridità del mondo e alla follia delle masse, di fronte al dolore e alla prevaricazione, i singoli individui, per quanto umili nelle capacità e negli obiettivi, si ergono quali coerenti modelli morali. Così, senza quasi accorgersene, rapito dal ritmo degli eventi che, in un cerchio tristemente perfetto, ripercorrono per molti aspetti quelli del passato, il lettore si ritrova a confrontarsi con gli stessi dilemmi e a tentare di dirimere i medesimi conflitti - quanto mai attuali e presenti - dei protagonisti del romanzo, mai soltanto passive vittime del contrasto tra fede e ragione, tra religione e scienza.
Nel romanzo, Miller ha in effetti trasfuso le proprie esperienze, i propri dubbi, il proprio dissidio interiore. Nato da genitori cattolici, si arruolò nell'aviazione americana durante il secondo conflitto mondiale, partecipando così a più di cinquanta missioni su territorio italiano e balcanico. Particolarmente traumatici risultarono per lui il bombardamento e la distruzione dell'Abbazia di Montecassino.
Leggi la mia Recensione Completa su Terre di Confine:
http://www.terrediconfine.eu/un-cantico-per-leibowitz.h…
Addio Babilonia
"Ahi Babilonia": due sole parole al termine di un cablogramma. Eppure Randy Braggs comprende immediatamente che, da quel momento in poi, nulla sarebbe stato come prima: se il fratello Mark, ufficiale del controspionaggio americano, gli ha mandato un messaggio del genere, è perché teme che tutto stia ... (continue)
"Ahi Babilonia": due sole parole al termine di un cablogramma. Eppure Randy Braggs comprende immediatamente che, da quel momento in poi, nulla sarebbe stato come prima: se il fratello Mark, ufficiale del controspionaggio americano, gli ha mandato un messaggio del genere, è perché teme che tutto stia per volgere al peggio. Due sole parole, l'allusione fatidica a un versetto dell'Apocalisse di Giovanni, 18, 9-10: "Ahi Babilonia, la grande città, la possente città! In un'ora sola è giunta la tua condanna!". Nel codice che hanno concordato, questo è l'annuncio che sta per scoppiare la terza guerra mondiale. Improvvisamente, una giornata come tante altre si trasforma in un incubo.
L'unica speranza è che Fort Repose, la cittadina nella quale vive Randy, priva del minimo valore strategico e lontana dai grandi centri, venga risparmiata. Ma la casa di Randy, dove presto giungerà la famiglia di Mark, non ha rifugi antiatomici, e mancano provviste sia di cibo sia di medicinali adeguate per far fronte all'emergenza. Organizzarsi è una lotta contro il tempo, nella consapevolezza che ogni sforzo potrebbe essere vano, perché non è possibile prepararsi alla fine del mondo.
Nel 1959, ben sei anni prima della pubblicazione di Cronache del dopobomba di Philip K. Dick, Harry Hart Frank (alias Pat Frank), giornalista, scrittore e consigliere del governo americano, pubblica il suo Addio Babilonia (Alas, Babilonia). Alcune delle tematiche affrontate dai due romanzi coincidono: il bombardamento atomico, le vicende di un gruppo di sopravvissuti, l'obiettivo focalizzato su una singola comunità (in Dick situata nella California Settentrionale, in Frank in Florida, in una cittadina dove le distinzioni razziali contano ancora molto: l'immaginaria Fort Repose, modellata sulla realmente esistente Mount Dora).
Le differenze sono però marcate.
Leggi la mia Recensione Completa su Terre di Confine:
http://www.terrediconfine.eu/addio-babilonia.html
Apocalisse Z
E’ il 30 dicembre quando per la prima volta i media danno notizia di un attacco terroristico in Dagestan, repubblica ex sovietica del Caucaso, ai danni di una base militare segreta ancora sotto il diretto controllo russo. Si parla di centinaia di morti, ma le informazioni sono frammentarie ed imprec ... (continue)
E’ il 30 dicembre quando per la prima volta i media danno notizia di un attacco terroristico in Dagestan, repubblica ex sovietica del Caucaso, ai danni di una base militare segreta ancora sotto il diretto controllo russo. Si parla di centinaia di morti, ma le informazioni sono frammentarie ed imprecise: ai giornalisti stranieri sul posto viene impedita ogni libertà di movimento e poi, asseritamente per la loro sicurezza, imposto il trasferimento. Le prime immagini che giungono dal Dagestan sono quindi amatoriali, trasmesse da CNN+: si vedono unità speciali dell’esercito russo avanzare lungo una strada deserta di un paese vicino alla base presa d’assalto; i soldati, giovanissimi, appena scesi dal blindato, indossano maschere antigas; improvvisamente incominciano a sparare come pazzi contro qualcosa; poi fuggono in direzione del blindato da cui erano scesi solo poco prima. Dalle immagini non riesce a comprendersi altro, salvo che la situazione è grave.
Nei giorni successivi gli eventi precipitano: la popolazione civile del Dagestan viene evacuata; la Russia chiude le proprie frontiere e chiede l’aiuto straniero per far fronte ad una grave emergenza sanitaria. Pare infatti che l’attacco terroristico abbia causato la fuoriuscita di un gas tossico (forse Sarin) o di un qualche agente patogeno. Gli aiuti stranieri sembrano tuttavia impotenti: gli stessi medici inviati dall’OMS e dal Center for Desease Control and Prevention of Atlanta cadono vittima di non meglio precisati incidenti determinati dai contatti con i pazienti.
Su internet, ovviamente, si diffondono notizie tanto incredibili quanto allarmanti: sembra che il patogeno sfuggito ad ogni controllo sia un ceppo particolarmente resistente di ebola e che gli infettati muoiano tra atroci sofferenze, orribilmente deformati dalla malattia. Pare anche che la malattia scateni negli infetti improvvisi quanto incontrollabili attacchi di furia omicida. In alcuni siti si parla addirittura di raccapriccianti episodi di antropofagia…
Leggi la recensione completa su L'Oracolo dei Venti:
http://mentore.wordpress.com/2011/04/28/apocalisse-z-la…
Il passaggio
Jeanette ha solo 19 anni quando dà alla luce Amy. Il padre è un viaggiatore di passaggio che si è fermato al ristorante nel quale lei lavora come cameriera e che, come scoprirà dolorosamente in seguito, è ben peggio di quello che sembra. La vita è spietata con Jeanette: viene picchiata, perde il lav ... (continue)
Jeanette ha solo 19 anni quando dà alla luce Amy. Il padre è un viaggiatore di passaggio che si è fermato al ristorante nel quale lei lavora come cameriera e che, come scoprirà dolorosamente in seguito, è ben peggio di quello che sembra. La vita è spietata con Jeanette: viene picchiata, perde il lavoro, perde la casa; per racimolare qualcosa è costretta a prostituirsi. Tutto le pesa incredibilmente, ma tira avanti. Perché deve prendersi cura della sua Amy. Di quella bambina schiva, taciturna, che accetta i tanti trasferimenti senza lamentarsi, che si accontenta di quel poco che lei le può offrire, che sembra tanto delicata quanto intelligente. E che non dorme mai (ma è sufficientemente astuta da fingere di farlo). Ne è sicura: Amy è destinata a grandi cose.
L'agente dell'FBI Wolgast ha ricevuto un incarico insolito che mai avrebbe pensato di svolgere: offrire ad alcuni condannati a morte un'alternativa all'iniezione letale e alla sedia elettrica. Nemmeno lui sa di cosa si tratta esattamente: sa solo che i condannati, una volta apposta la loro firma, lasceranno il braccio della morte per un altro centro di detenzione, dall'ubicazione ignota, gestito dai militari. Non sembra per la verità una scelta difficile: da un lato c'è la morte certa, dall'altro una mera incognita. Chiunque, sano di mente, rischierebbe. Chiunque. Ma nei pensieri dell'agente nascono sospetti sempre più oscuri. Cosa sarà dei detenuti una volta arrivati nel centro? Perché la Sicurezza Nazionale si premura di cancellare ogni traccia della loro esistenza? Senza dubbio sono stati scelti per essere delle cavie. Ma di quale esperimento? Le cose già si complicano con Carter, il dodicesimo detenuto: qualcosa nella ricostruzione dei fatti per i quali è stato dichiarato colpevole non convince. Forse è addirittura innocente. Ma Wolgast, venendo a compromessi con la propria coscienza, tacita i propri dubbi ed esegue gli ordini. Carter firma e segna il suo destino. Wolgast sta ancora cercando di ritrovare un proprio equilibrio quando gli viene assegnato l'ultimo compito. La tredicesima cavia. Questa volta tuttavia non si tratta di un detenuto, ma di una civile. Di una bambina di appena sei anni.
Leggi la Recensione Completa su:
L'Oracolo dei Venti http://mentore.wordpress.com/2011/04/09/il-passaggio-di…
oppure
su Terre di Confine:
http://www.terrediconfine.eu/il-passaggio.html