Non so quanto sia colpa mia, perché sono stato poco costante nella lettura in questo ultimo periodo, o del romanzo. Ma qualche scivolone c'è - sicuramente utile per dettare i tempi, a volte lunghi e nei quali non succede proprio nulla, e il ritmo della narrazione, ma un po' annoia. Poi riprende alla
... (continue)
Non so quanto sia colpa mia, perché sono stato poco costante nella lettura in questo ultimo periodo, o del romanzo. Ma qualche scivolone c'è - sicuramente utile per dettare i tempi, a volte lunghi e nei quali non succede proprio nulla, e il ritmo della narrazione, ma un po' annoia. Poi riprende alla grande, nella seconda metà del romanzo, per concludersi in un finale non molto lieto, non tanto per i personaggi, ma per la stessa conclusione che un po' incolore, priva di emozione, poco chiara e troppo forzata.
Nel suo insieme però mi piaciuto, soprattutto per la caratterizzazione dei personaggi e per l'atmosfera rurale, in una provincia statunitense degli anni '60.
A suo tempo (1967) immagino fosse "da pelle d'oca", ma non ora, almeno credo. Gioca parecchio su molti pregiudizi in fatto di fede religiosa. Pregiudizi che, suppongo, in quegli anni fossero abbastanza comuni, tali da rendere più efficace il romanzo.
A suo tempo (1967) immagino fosse "da pelle d'oca", ma non ora, almeno credo. Gioca parecchio su molti pregiudizi in fatto di fede religiosa. Pregiudizi che, suppongo, in quegli anni fossero abbastanza comuni, tali da rendere più efficace il romanzo.
A parte ciò, è un romanzo piuttosto godibile, scritto semplice ma bene, un po' prevedibile ma comunque piacevole.
Anche in questo caso tre stelle e non per demerito, ma perché è un equa soluzione in caso di indecisione, come nel mio caso; non saprei dire se mi è piaciuto o no. Credevo di leggere un romanzo di fantascienza, e invece non lo è. Se avessi letto prima le recensioni lo avrei saputo. L'ambiguità è cau
... (continue)
Anche in questo caso tre stelle e non per demerito, ma perché è un equa soluzione in caso di indecisione, come nel mio caso; non saprei dire se mi è piaciuto o no. Credevo di leggere un romanzo di fantascienza, e invece non lo è. Se avessi letto prima le recensioni lo avrei saputo. L'ambiguità è causata da questo "Libro dei teschi" trovato e tradotto da Eli, un libro che indica la via della vita eterna, in 18 (?) Misteri che prevedono due sacrifici affinché altre due persone che compongono il ricettacolo possano vivere per sempre. Gli altri sono: Oliver, un figlio di contadini che cerca di farsi da sé strada, al costo di perdere il proprio "io" con un autocontrollo devastante; Ned, poeta maledetto, omosessuale con un passato da quasi-gesuita; Timothy è un giovane rampollo dell'aristocrazia Statunitense, nella sua boria da snob è, a mio avviso, quello che si scoprirà, in un certo senso, il più equilibrato. Decidono, tutti e quattro, di imbarcarsi in questa avventura attraversando il continente, alla ricerca del monastero da qualche parte nel deserto del Nevada. Si scoprirà, poi, più che essere un viaggio fisico è interiore, alla volta dei segreti più sordidi che ciascun componente del ricettacolo tiene nascosto perfino a se stesso, e allo stesso tempo sono quella la chiave del Nono mistero: “Il prezzo di una vita deve sempre essere un’altra vita.”, è un atto di fede, e lo è anche quello del lettore che si appresta a leggere il romanzo convinto sia tutta fantascienza, ma è forse meglio definirlo fantastico.
Tre stelle, non per demerito ma perché "così così" rispecchia perfettamente le mie sensazioni a fine lettura; non ho ancora capito se mi è piaciuto o no. Idee poco originali ma carine nel suo complesso. Forse lo sviluppo della trama e dell'ambientazione è insufficiente, boh. Non so di preciso.
L'estate della paura
Non so quanto sia colpa mia, perché sono stato poco costante nella lettura in questo ultimo periodo, o del romanzo. Ma qualche scivolone c'è - sicuramente utile per dettare i tempi, a volte lunghi e nei quali non succede proprio nulla, e il ritmo della narrazione, ma un po' annoia. Poi riprende alla ... (continue)
Non so quanto sia colpa mia, perché sono stato poco costante nella lettura in questo ultimo periodo, o del romanzo. Ma qualche scivolone c'è - sicuramente utile per dettare i tempi, a volte lunghi e nei quali non succede proprio nulla, e il ritmo della narrazione, ma un po' annoia. Poi riprende alla grande, nella seconda metà del romanzo, per concludersi in un finale non molto lieto, non tanto per i personaggi, ma per la stessa conclusione che un po' incolore, priva di emozione, poco chiara e troppo forzata.
Nel suo insieme però mi piaciuto, soprattutto per la caratterizzazione dei personaggi e per l'atmosfera rurale, in una provincia statunitense degli anni '60.
Rosemary's baby
A suo tempo (1967) immagino fosse "da pelle d'oca", ma non ora, almeno credo.
Gioca parecchio su molti pregiudizi in fatto di fede religiosa. Pregiudizi che, suppongo, in quegli anni fossero abbastanza comuni, tali da rendere più efficace il romanzo.
A parte ciò, è un romanzo piuttosto godi ... (continue)
A suo tempo (1967) immagino fosse "da pelle d'oca", ma non ora, almeno credo.
Gioca parecchio su molti pregiudizi in fatto di fede religiosa. Pregiudizi che, suppongo, in quegli anni fossero abbastanza comuni, tali da rendere più efficace il romanzo.
A parte ciò, è un romanzo piuttosto godibile, scritto semplice ma bene, un po' prevedibile ma comunque piacevole.
Suore Ninja n. 1
Sembrerà strano ma mi convincono poco le "Suore Ninja".
Per il resto è di un'ironia semplice, leggera, a colpi di citazioni.
Il libro dei teschi
Anche in questo caso tre stelle e non per demerito, ma perché è un equa soluzione in caso di indecisione, come nel mio caso; non saprei dire se mi è piaciuto o no. Credevo di leggere un romanzo di fantascienza, e invece non lo è. Se avessi letto prima le recensioni lo avrei saputo. L'ambiguità è cau ... (continue)
Anche in questo caso tre stelle e non per demerito, ma perché è un equa soluzione in caso di indecisione, come nel mio caso; non saprei dire se mi è piaciuto o no. Credevo di leggere un romanzo di fantascienza, e invece non lo è. Se avessi letto prima le recensioni lo avrei saputo. L'ambiguità è causata da questo "Libro dei teschi" trovato e tradotto da Eli, un libro che indica la via della vita eterna, in 18 (?) Misteri che prevedono due sacrifici affinché altre due persone che compongono il ricettacolo possano vivere per sempre. Gli altri sono: Oliver, un figlio di contadini che cerca di farsi da sé strada, al costo di perdere il proprio "io" con un autocontrollo devastante; Ned, poeta maledetto, omosessuale con un passato da quasi-gesuita; Timothy è un giovane rampollo dell'aristocrazia Statunitense, nella sua boria da snob è, a mio avviso, quello che si scoprirà, in un certo senso, il più equilibrato.
Decidono, tutti e quattro, di imbarcarsi in questa avventura attraversando il continente, alla ricerca del monastero da qualche parte nel deserto del Nevada. Si scoprirà, poi, più che essere un viaggio fisico è interiore, alla volta dei segreti più sordidi che ciascun componente del ricettacolo tiene nascosto perfino a se stesso, e allo stesso tempo sono quella la chiave del Nono mistero: “Il prezzo di una vita deve sempre essere un’altra vita.”, è un atto di fede, e lo è anche quello del lettore che si appresta a leggere il romanzo convinto sia tutta fantascienza, ma è forse meglio definirlo fantastico.
The giver
Tre stelle, non per demerito ma perché "così così" rispecchia perfettamente le mie sensazioni a fine lettura; non ho ancora capito se mi è piaciuto o no.
Idee poco originali ma carine nel suo complesso. Forse lo sviluppo della trama e dell'ambientazione è insufficiente, boh. Non so di preciso.