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- Dopo Babele (108)
- Aspetti del linguaggio e della traduzione
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By George Steiner -
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- Dante (113)
- Il romanzo della sua vita
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By Marco Santagata -
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- L'uccello che girava le viti del mondo (5305)
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By Haruki Murakami -
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- Trame (139)
- Intenzionalità e progetto nel discorso narrativo
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By Peter Brooks -
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- I cani e i lupi (1521)
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By Irene Nemirovsky -
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- Chi ha riportato Doruntina? (99)
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By Ismail Kadare -
Finished on Sep 18, 2012 




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- Orlando furioso (15)
- di Luca Ronconi e Edoardo Sanguineti
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By Edoardo Sanguineti, Luca Ronconi -
Finished on Sep 11, 2012 




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Rivisto, più che letto (ma le interviste a Ronconi e Sanguineti meritano). In due dvd le cinque puntate della storica trasposizione RAI dello spettacolo teatrale di Ronconi. Ero alle scuole medie quando lo trasmisero e ne fui folgorata, nonostante i pubblici strali della mia prof. di Italiano. E' da ... (
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Sep 16, 2012 |
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- Eptalogia di Hieronymus Bosch. Vol. 1 (22)
- L'inappetenza - La stravaganza - La modestia - La stupidità
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By Rafael Spregelburd -
Finished on Sep 11, 2012 




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Eptalogia di Hieronymus Bosch. Vol. 1




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Nella rassegna degli ultimi Premi Ubu i testi di Spregelburd sono regolarmente presenti. Il giovane drammaturgo argentino è considerato ormai uno degli autori più importanti del teatro contemporaneo. "Panico" - uno dei sette peccati dell'Eptalogia - è in cartellone per la stagione invernale al Picco ... (
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Sep 16, 2012 |
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- Il sindacato dei poliziotti yiddish (393)
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By Michael Chabon -
Finished on Sep 4, 2012 




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- La regina degli scacchi (585)
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By Walter S. Tevis -
Finished on Sep 4, 2012 




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- Cane bianco (237)
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By Romain Gary -
Finished on Aug 18, 2012 




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Premessa. La vita davanti a sé - scoperto per caso - e poi subito dopo La promessa dell'alba mi avevano folgorato. Ho amato Gary. Lo ammetto, anche per il fascino dell'uomo Kacew (bello, bellissimo).
Ma ho trovato insopportabile questo romanzo per l'acredine con cui parla dell'ingenua, sprovveduta, ... (continue ) -
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Aug 27, 2012 |
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- Incontro con Rama (740)
- Urania Collezione 112
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By Arthur C. Clarke -
Finished on Aug 8, 2012 




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Rama, o dell'impossibilità dell'incontro -
Nei giorni in cui "Curiosity" sta esplorando la superficie marziana e si torna a parlare della ricerca di vita aliena, con tutte le perplessità del caso (siamo capaci di riconoscere la vita aliena, e se sì, siamo sicuri di poter entrare in contatto con forme di vita aliene?), non fa male guardare al ... (
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Aug 9, 2012 |
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- Un invito a cena di troppo (25)
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By Ismail Kadaré -
Finished on Aug 8, 2012 




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... e forse anche un romanzo di troppo. Gli altri Kadaré sono migliori. Ma probabilmente bisogna pur campare e uno scrittore deve scrivere. Il romanzo si riscatta verso la fine, e lui è pur sempre un grande autore. L'impressione a freddo è che abbia fatto ricorso agli automatismi del mestiere lavora ... (
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Aug 27, 2012 |
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- Firmato Picpus (1012)
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By Georges Simenon -
Finished on Aug 6, 2012 




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Una certezza -
Anche nelle prove minori, Simenon è un piacere leggerlo.
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Aug 7, 2012 |
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- Omnibus (253)
- Esterno notte - S. - La Mia Vita Disegnata Male
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By Gipi -
Finished on Aug 6, 2012 




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Chi ha riportato Doruntina?
Strana sensazione, quella di dover ammettere di aver maneggiato un capolavoro senza essersene accorti durante la lettura. Perché la scrittura di questo romanzo è dimessa, e qualche volta, mentre si legge, si ha persino il sospetto che sia stato tradotto male.continue)
L’ambientazione è atemporale e manca di ... (
Strana sensazione, quella di dover ammettere di aver maneggiato un capolavoro senza essersene accorti durante la lettura. Perché la scrittura di questo romanzo è dimessa, e qualche volta, mentre si legge, si ha persino il sospetto che sia stato tradotto male.
L’ambientazione è atemporale e manca di dettagli concreti. Ma insomma, in quale Albania siamo?, ti chiedi. Poi man mano che prosegui emergono degli accenni al dominio di Bisanzio e allora concludi che è di là da venire la conquista ottomana, l’epopea di Scanderbeg e la fuga degli albanesi ortodossi in Italia. E che nessun Lek Dugagini ha ancora fissato per iscritto il codice secolare che regola l’etica pubblica e privata degli albanesi, il Kanun.
Quella di Doruntina e Costantino è una leggenda che illustra uno degli aspetti più appariscenti del Kanun, la bessa o besa. Besa per gli albanesi – ancora oggi - è la parola data, l’impegno preso a voce. Più vincolante ancora della fides nel mos maiorum dei Romani. Perché mentre per i Romani l’esempio più illustre di fides era la vicenda di Attilio Regolo (che torna a Cartagine pur sapendo di andare incontro a morte certa, dopo aver fatto deliberatamente fallire i negoziati di pace che i Cartaginesi gli avevano chiesto di avviare), per gli Albanesi l’esempio più illustre di besa è la vicenda di Costantino che torna dall’aldilà per tener fede alla promessa che gli aveva strappato la madre, di riportarle la sorella Doruntina, di tanto in tanto. Solo così la vecchia madre aveva ceduto al matrimonio dell’unica figlia femmina con lo straniero di in una terra lontana.
La leggenda di Costantino e Doruntina è talmente bella e suggestiva che dall’Albania si diffuse in tutti i Balcani assumendo forme più o meno vicine all’originale. E la sua antichità – ma anche la sua albanesità - è testimoniata dalla presenza di numerose varianti tra gli arbereshe d’Italia.
Fin qui, il materiale epico tradizionale. Da qui in poi, interviene lo scrittore. Che introduce nella storia le indagini del capitano Stres, incaricato di far luce sulle circostanze inspiegabili del ritorno di Doruntina Vranaj in paese. Come nel più classico dei polizieschi, Stres convocherà alla fine tutta la comunità per divulgare pubblicamente i risultati dell’inchiesta. Ma è proprio lo scioglimento dell’enigma – ovvero, il mancato scioglimento - ad aprire un nuovo capitolo, quello delle curiosità e delle associazioni che questa conclusione che non conclude scatena nel lettore.
Dopo le sue rivelazioni, Stres si allontana in un esilio volontario, anche lui confinandosi in una sorta di aldilà, l’aldilà dell’assenza. Come se solo la sua scomparsa potesse far diventare mito condiviso e patto identitario una vicenda così esemplare di besa. Dunque – sembra suggerire Kadaré – non è la leggenda a illustrare l’ethos, ma è l’ethos a nascere dalla leggenda.
Ma non è solo questo il punto. Senza ammiccamenti al lettore, per conservare alla storia la sua ingenuità di epos popolare, ma con quelle considerazioni finali, sorprendenti nella bocca di un capitano di polizia di un villaggio medievale dei Balcani, ti rendi conto che Kadaré ci vuole invitare a ragionare sulla natura del folklore e a rispolverare per un confronto altri miti a noi più familiari.
Aspetta, - ti chiedi alla fine - cosa ti ricordano gli elementi di questa storia? Chi è questa madre che maledice il figlio morto e reclama la figlia, se non una versione ancora più infernale di Demetra che rivuole Persefone? A cosa rimandano, da un lato il fallimento dell’indagine e la resa della ragione al soprannaturale, dall’altro i dettagli morbosi della storia familiare dei Vranaj, se non al mito di Edipo che si ostina a cercare la verità e quando scopre l’incesto si acceca e si allontana da Tebe?
Se la leggenda popolare parla di un morto che ritorna in vita, anche se per poco, il romanzo di Kadaré aggiunge alla leggenda un vivo che si dilegua senza fare più ritorno, come fosse morto. Entrambi rimangono fino a quando non hanno assolto al loro compito. Familiare, Costantino. Nazionale, Stres. Allontanandosi, il capitano Stres si consegna al mondo delle ombre, eroe fondatore e cantore al tempo stesso, come se solo l’anonimato e la trasmissione impersonale delle storie possa farle diventare patrimonio collettivo.
E dal momento che Stres è un capitano, forse non è solo a Lek Dugagini che ha scritto il Kanun, che bisognerebbe associarlo, ma anche a Giorgio Castriota detto Scanderbeg, l’eroe nazionale albanese. Come se Kadaré volesse suggerire che non è solo con le armi che si costruisce un nazione – con le armi si costruisce un’entità solo geografica – ma è consegnando alla propria gente una leggenda in cui riconoscersi che si fonda una identità collettiva forte. E la bessa è il collante di quella identità. E il discorso finale del capitano Stres va letto in questa prospettiva: <<Ogni popolo, di fronte al pericolo, affina i suoi strumenti di difesa e - questo è l’essenziale - ne crea di nuovi. Bisogna avere la vista corta per non comprendere che l’Albania si trova di fronte a grandi drammi. Presto o tardi, giungeranno fino ai suoi confini, se già non vi sono arrivati. Allora, si pone la domanda: in simili nuove condizioni di aggravamento dello stato generale del mondo, in quest’epoca di sfide, di crimini e di odiose perfidie, quale sarà il volto dell’Albania? Sposerà il male o vi si opporrà? In breve, cambierà volto per adattarsi le maschere dell’epoca, onde assicurare la propria sopravvivenza, o manterrà un volto immutato, col rischio di attirare su di sé la collera dei tempi? L’Albania vede avvicinarsi l’era delle prove, della scelta fra quei due volti. E, se il popolo albanese ha cominciato a elaborare nel più profondo di sé delle istituzioni tanto sublimi quanto la bessa, ciò sta ad indicare che l’Albania è sul punto di fare la sua scelta. E’ per portare questo messaggio all’Albania e al resto del mondo che Costantino è uscito dalla tomba>>.
Kadarè pubblicò il romanzo nel 1986. Qualche tempo fa ho letto che, proprio attraverso “Chi ha riportato Doruntina”, l’autore nascondeva una fronda prudente al regime comunista di Enver Oxha, che conduceva la sua personale battaglia per modernizzare il paese e sradicare le primitive consuetudini del Kanun nel nome del materialismo storico. E allora la domanda è inevitabile: dietro il capitano Stres si nasconde l’autore, che parla in difesa del Kanun e scappa via? E le ragioni che Kadaré mette in bocca al capitano Stres nascondono forse la cattiva coscienza dell’autore, che si era rifugiato a Parigi, lasciando l’Albania per ragioni che hanno a che fare più con la prudenza che con il sacrificio?
Insomma, queste le suggestioni che mi ha provocato questa lettura. E sono sicura di non averne colte altre ancora. Davvero, un libro in apparenza dimesso, ma grande. Proprio un gran bel libro.