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- I duellanti (925)
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By Joseph Conrad -
Finished in Jan 2013 




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- Altai (4343)
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By Wu Ming -
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- Il resto di niente (1556)
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By Enzo Striano -
Finished in Jul 2012 




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Romanzo bellissimo, così ricco e compiuto che è difficile analizzarlo nei dettagli. Forse il suo segreto più profondo è l’eccezionale vitalità dei personaggi, dalla protagonista e da quelli storici a quelli inventati e a quelli minori, fino alle comparse: non sembrano mai personaggi ma persone in ca ... (
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Aug 31, 2012 |
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- Una questione privata - I ventitré giorni della città di Alba (2280)
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By Beppe Fenoglio -
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- Personalizzare le relazioni con i clienti. Guida per imprenditori e manager alle frontiere del business (1)
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By Michele Gorgoglione -
Finished 




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Un saggio agile, dall’approccio problematico – laddove credo che molti millantino di regalare formule magiche e ricette miracolose – ma non di rado ironico; utile anche ai non esperti di marketing. Per un profano come me, due i motivi di interesse: ovviamente riflettere sulle possibilità di personal ... (
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Apr 6, 2012 |
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- Le armi e gli amori (56)
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By Patrizia Carrano -
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- Corsari di Levante (124)
- Le avventure del Capitano Alatriste 6
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By Arturo Pérez-Reverte -
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- Il martello delle streghe (196)
- La sessualità femminile nel transfert degli inquisitori
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By Jakob Sprenger, Heinrich Institor (Krämer) -
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Io non ho rispos-
te -
- Io non ho risposte (1)
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By Angela Pugliese -
Finished in Oct 2011 




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Un'operazione chirurgica al cuore con un coltello da cucina. Tre racconti dal linguaggio volutamente (ho parlato con l'autrice) semplice, quasi elementare, e (soprattutto nel primo racconto) personaggi persino banali. Eppure, dopo i primi moti di fastidio, mi sono accorto che quelle frasette brevi s ... (
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Oct 13, 2011 |
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Io non ho rispos-
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- L'agente segreto (1037)
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By Joseph Conrad -
Finished 




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- Cuore di tenebra (10767)
- I grandi romanzi, 21
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By Joseph Conrad -
Finished 




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- Disputa su Dio e dintorni (1195)
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By Corrado Augias, Vito Mancuso -
Finished in Sep 2011 




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Ottimo libro, onesto e ricco di spunti, che merita tutto il successo che ha avuto. Si legge con piacere, anche se qua e là si può avvertire qualche semplificazione polemica negli interventi di Augias e altrove, almeno da parte di chi non mastichi abitualmente filosofia o teologia, eccessi teoretici ... (
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Sep 22, 2011 |
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- Bastogne (4163)
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By Enrico Brizzi -
Finished 




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- Memorie di un nano gnostico (425)
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By David Madsen -
Finished 




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- Corso di latino - Lingua e civiltà (7)
- Grammatica. Per le Scuole superiori
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By Gian Biagio Conte -
Finished
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I duellanti
“No, ma ho visto il film”: finora lo dicevo pure io, ahimé (ma solo a me stesso, vergognandomene), a proposito del racconto di Conrad e dell’opera prima del giovane Ridley Scott. Alla fine devo dire che è una bella gara, anche perché per una buona parte il film non è che una splendida e fedele trasp ... (continue)
“No, ma ho visto il film”: finora lo dicevo pure io, ahimé (ma solo a me stesso, vergognandomene), a proposito del racconto di Conrad e dell’opera prima del giovane Ridley Scott. Alla fine devo dire che è una bella gara, anche perché per una buona parte il film non è che una splendida e fedele trasposizione visiva del racconto: nebbiose atmosfere aurorali, prima dei duelli; divise, lunghe pipe e provocatorie trecce degli ussari; piglio incazzoso di Harvey Keitel, un Feraud perfetto; fredda eleganza ma psicologia altrettanto elementare di D’Hubert-David Carradine; tremende (letteralmente) scene sulla ritirata di Russia, non sai se migliori quelle sulla carta o quelle sullo schermo…
Però le mie letture giovanili mi ricordavano, di Conrad o almeno di quello di alcuni suoi romanzi e racconti lunghi, una certa freddezza tutta inglese, fine ‘800. Invece l’ho trovato felicemente continentale, “ottocentesco” (anche se il racconto è del 1908!), corposo: descrizioni alla brava, fatte di pochi particolari quasi sprezzanti sui soldati napoleonici e sui militari in genere; soprattutto intreccio, personaggi e molta ironia, neanche troppo sottile. Insomma, diritto e tagliente come un rasoio.
D’altra parte, basta l’invenzione (? In realtà Conrad lavorò su ricordi familiari) di un intreccio del genere a tenere il lettore incollato alle pagine: ogni volta i due rischiano di morire, ogni volta sei ansioso di sapere chi vinca il duello e come mai sopravvivano entrambi, giacché sai che il racconto prosegue… E poi, il duello: caso o destino; coraggio, abilità o semplicemente culo sfacciato; punto d’onore o obbligo sociale, meccanismo infernale da cui è impossibile sfuggire. E ‘sti due pazzi passano l’esistenza a sfidarsi e battersi fra di loro, ogni volta rischiando onore, carriera, che pure intanto avanza, e la vita stessa!
In realtà, tutto ciò all’inizio. Più in là il racconto, persino un po’ all’improvviso, si apre a considerazioni personali dell’autore, molto ottocentesche, su storia e politica: splendide e meno severe di quel che ci si poteva aspettare (prima che inglese, Conrad era stato anche francese, e polacco e altro) quelle sull’impresa napoleonica o sulla ritirata di Russia; notevole, un duello anche questo, il colloquio col famoso Fouché, colloquio parecchio diverso da quello del film (dalle battute peraltro memorabili). Con la Restaurazione il protagonista D’Hubert è costretto a mettere la testa a partito, progetta un matrimonio e, dopo essersela giocata cento volte sui campi di battaglia e sul terreno dei duelli, s’affeziona, senza accorgersene, alla vita. Ma inatteso, salvato dalle fucilazioni proprio da lui, riecco Feraud, implacabile come una maledizione: lui sì tetragono alle sollecitazioni della Storia e della vita, ottuso, frustrato, incapace di adattarsi ai tempi e perciò a suo modo eroico. E lo sfida, ancora una volta, a duello. All’ultimo, decisivo duello: e ora, forse per la prima volta, D’Hubert teme per la sua incolumità, per il suo prossimo matrimonio, per tutta la sua vita.
Insomma, qui "I duellanti" sembra diventare un racconto di formazione, o forse il racconto di formazione d’una generazione, quella dei soldati di Napoleone sopravvissuti alle battaglie e alle vendette della Storia. Tutta questa parte viene scarnificata dal film, per la verità ottenendo maggiore omogeneità, abilmente e un po’ arbitrariamente sintetizzata in uno scontro fra fedeli costi-quel-che-costi dell’Empereur, in una parola tra i “soldati”, da un lato, e riciclati, individualisti, in una parola i “borghesi”, dall’altro. Ma per la verità tutto ciò è solo accennato, nel film, trasmettendo alla fine un sentore un po’ algido, “inglese”, a tutta la pellicola; laddove invece la novella, impostata inizialmente su un’ironia sottile e impersonale, sembra finire persino per eccedere in pathos e in empatia col protagonista.
Ma queste alla fin fine non sono che chiacchiere; ciò che conta davvero, come sempre, è il “magnetismo animale”, come dicevano i dotti Scorpions, della narrazione. E qui ce n’è in abbondanza.