Essendo una raccolta di racconti, il mio giudizio vuole essere una media tra alcuni racconti veramente interessanti e scritti bene con altri decisamente più deboli.
Da leggere!!! Potrei fermarmi qui e non dilungarmi oltre, lasciando ai lettori il piacere di scoprire perché. Voglio, però, introdurre l'incanto di questa realizzazione. In questo romanzo ci vengono narrate le storie di un gruppo di studenti che, giunti alla soglia dei trent'anni e a dieci dalla ma
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Da leggere!!! Potrei fermarmi qui e non dilungarmi oltre, lasciando ai lettori il piacere di scoprire perché. Voglio, però, introdurre l'incanto di questa realizzazione. In questo romanzo ci vengono narrate le storie di un gruppo di studenti che, giunti alla soglia dei trent'anni e a dieci dalla maturità, decidono che è giunto il momento di trovare una risposta, una soluzione alle loro esistenze. Esistenze segnata da un evento tragico che li marchierà a fuoco nell'anima. La forma narrativa scelta è quella dell'alternarsi tra presente e passato. Passato che entra violento con il suo carico di sensazioni agrodolci. Sconsiderata avventatezza di età spensierata, fatta di cazzate e amicizia profonda, di legami veri. Le prime sbronze colossali, il sesso, l'amore, le rivalità, lo spirito cameratesco tra persone che per 5 anni hanno condiviso esperienze, l'incontro con la droga. Legami che il manto del dramma disperde nel tempo, ne condiziona il futuro. Sino a che Eva, Lucio, Falzo e Sergio, i protagonisti della storia, decidono che è giunto il tempo di riannodare fili che vagano solitari nel vento della solitudine. Sono convinto che non si tratti di un romanzo generazionale, che possa piacere ed entusiasmare più fasce di lettori. Non si tratta, per restare nell'attualità di Moccia e del suo "3 metri sopra il cielo". Ben altro è lo spessore della trama e la capacità di scrittura del duo Bassi/Frigeri, talmente amici, talmente abili nello scrivere da eliminare completamente differenze stilistiche e di espressione. Tutto pare scritto da una unica entità. Bravissimi. Probabilmente mi sono sentito particolarmente coinvolto nella lettura in quanto il periodo narrato corrisponde al mio vissuto. Anch'io, come gli autori sono del '73. Anch'io, come gli autori, mi sono diplomato nel '92. Le atmosfere raccontate sono quelle provate da ragazzi della mia generazione, emozioni che, mi dicono, i giovani d'oggi si stanno perdendo, incapaci di coglierle, troppo preoccupati dell'apparire che dell'essere. Un libro che rientra nella mia personale classifica dei consigliati.
Il sottotitolo recita:”Vita e morte di Armida Miserere, servitrice dello stato”. Ma il libro non vuole essere una semplice biografia, bensì na indagine profonda delle difficoltà, degli stimoli, che una donna si trova ad affrontare in un mestiere che, per tradizione e cultura, è normalmente legata al
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Il sottotitolo recita:”Vita e morte di Armida Miserere, servitrice dello stato”. Ma il libro non vuole essere una semplice biografia, bensì na indagine profonda delle difficoltà, degli stimoli, che una donna si trova ad affrontare in un mestiere che, per tradizione e cultura, è normalmente legata alla figura dell’uomo. Cristina ci porta a conoscenza di una donna, Armida, dalla personalità complessa. Il suo modo di porsi è quello di donna dura “che applica le regole, senza se e senza ma”. Quello che però traspare dalle pagine è una persona a tratti insicura di sé, legata a tacite promesse al padre (cercherò di riprendere l’onore che non ci attribuiscono) ed al compagno ucciso (sarò forte, non mi arrenderò), che nel lavoro riversa anima e corpo. Come forma di fuga dai sui pensieri intimi, accetta ogni incarico gli venga proposto. Essendo lei la migliore, viene incaricata di risolvere le questioni più spinose, come la direzione del carcere di Padova, di Pianosa e dell’Ucciardone. Deve risolvere i problemi di logistica in seguito all’arresto di Brusca ed alla fuga, a Torino di Curcio. Ogni volta si dimostra la persona giusta. Ogni volta l’asticella delle difficoltà si alza un pò di più. Tutto questo la consuma lentamente “come una candela” sino alla scelta finale, sfiorata altre volte in passato: il suicidio. Ed è con questa scena che si apre e conclude il libro. Il romanzo non è una biografia a quattro mani tra autore e soggetto. E’ l’indagine di Cristina sulla vita di Armida espressa in forma di romanzo, in prima persona. Sfrutta la forma narrativa del flashback prolungato di stampo cinematografico, che parte dall’epilogo per condurci, attraverso i ricordi del protagonista, dall’inizio alla fine annunciata. Per fare questo Cristina utilizza un linguaggio secco, frasi brevi, caratterizzazioni rapide, senza orpelli superflui, di personaggi ed ambienti. Una forma espressiva che ben si addice al carattere spigoloso della Miserere. Una forma espressiva tipico del giornalismo, soprattutto di cronaca, che la Zagaria dimostra di saper padroneggiare. La cosa positiva è che pare esserci tra soggetto/autore una forte simbiosi. Risultano veritieri molti pensieri intimi di Armida, quasi come se ad esprimerli fosse lei. Cristina Zagaria costruisce un romanzo da gustare, intrigante, che porta in superficie un mondo, quello carcerario, e delle persone, gli operatori nelle varie mansioni, che quotidianamente vivono, ingiustamente, nell’ombra.
Questo racconto lungo di Cristina Zagaria è un vero pugno nello stomaco. In poche pagine riesce a tracciare un quadro triste, duro, molto veritiero della condizione giovanile a Napoli, della mancanza di speranze, di vite sprecate, di difficoltà per tanti ceti sociali. Un testo che narra di come le
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Questo racconto lungo di Cristina Zagaria è un vero pugno nello stomaco. In poche pagine riesce a tracciare un quadro triste, duro, molto veritiero della condizione giovanile a Napoli, della mancanza di speranze, di vite sprecate, di difficoltà per tanti ceti sociali. Un testo che narra di come le esistenze delle persone possono incrociarsi, lasciarsi, rovinarsi con una velocità disarmante ma, in fondo, prevedibile. E, alla fine, mi sono chiesto se questo spaccato di mondo sia confinabile solo in certe realtà o se, invece, da lì non sia uscito per invadere ogni paese.
Sinceramente un libro che mi ha coinvolto poco. Dialoghi impostati in modo strano, trama confusa e con spunti abbozzati e poi abbandonati o non conseguenti a fatti narrati.
Drugs
Essendo una raccolta di racconti, il mio giudizio vuole essere una media tra alcuni racconti veramente interessanti e scritti bene con altri decisamente più deboli.
Nuèter forever
Da leggere!!!continue)
Potrei fermarmi qui e non dilungarmi oltre, lasciando ai lettori il piacere di scoprire perché.
Voglio, però, introdurre l'incanto di questa realizzazione.
In questo romanzo ci vengono narrate le storie di un gruppo di studenti che, giunti alla soglia dei trent'anni e a dieci dalla ma ... (
Da leggere!!!
Potrei fermarmi qui e non dilungarmi oltre, lasciando ai lettori il piacere di scoprire perché.
Voglio, però, introdurre l'incanto di questa realizzazione.
In questo romanzo ci vengono narrate le storie di un gruppo di studenti che, giunti alla soglia dei trent'anni e a dieci dalla maturità, decidono che è giunto il momento di trovare una risposta, una soluzione alle loro esistenze. Esistenze segnata da un evento tragico che li marchierà a fuoco nell'anima.
La forma narrativa scelta è quella dell'alternarsi tra presente e passato. Passato che entra violento con il suo carico di sensazioni agrodolci. Sconsiderata avventatezza di età spensierata, fatta di cazzate e amicizia profonda, di legami veri. Le prime sbronze colossali, il sesso, l'amore, le rivalità, lo spirito cameratesco tra persone che per 5 anni hanno condiviso esperienze, l'incontro con la droga.
Legami che il manto del dramma disperde nel tempo, ne condiziona il futuro.
Sino a che Eva, Lucio, Falzo e Sergio, i protagonisti della storia, decidono che è giunto il tempo di riannodare fili che vagano solitari nel vento della solitudine.
Sono convinto che non si tratti di un romanzo generazionale, che possa piacere ed entusiasmare più fasce di lettori. Non si tratta, per restare nell'attualità di Moccia e del suo "3 metri sopra il cielo". Ben altro è lo spessore della trama e la capacità di scrittura del duo Bassi/Frigeri, talmente amici, talmente abili nello scrivere da eliminare completamente differenze stilistiche e di espressione. Tutto pare scritto da una unica entità. Bravissimi.
Probabilmente mi sono sentito particolarmente coinvolto nella lettura in quanto il periodo narrato corrisponde al mio vissuto. Anch'io, come gli autori sono del '73. Anch'io, come gli autori, mi sono diplomato nel '92. Le atmosfere raccontate sono quelle provate da ragazzi della mia generazione, emozioni che, mi dicono, i giovani d'oggi si stanno perdendo, incapaci di coglierle, troppo preoccupati dell'apparire che dell'essere.
Un libro che rientra nella mia personale classifica dei consigliati.
So long
Andrea
Miserere. Vita e morte di Armida Miserere, servitrice dello stato
Il sottotitolo recita:”Vita e morte di Armida Miserere, servitrice dello stato”.continue)
Ma il libro non vuole essere una semplice biografia, bensì na indagine profonda delle difficoltà, degli stimoli, che una donna si trova ad affrontare in un mestiere che, per tradizione e cultura, è normalmente legata al ... (
Il sottotitolo recita:”Vita e morte di Armida Miserere, servitrice dello stato”.
Ma il libro non vuole essere una semplice biografia, bensì na indagine profonda delle difficoltà, degli stimoli, che una donna si trova ad affrontare in un mestiere che, per tradizione e cultura, è normalmente legata alla figura dell’uomo.
Cristina ci porta a conoscenza di una donna, Armida, dalla personalità complessa.
Il suo modo di porsi è quello di donna dura “che applica le regole, senza se e senza ma”. Quello che però traspare dalle pagine è una persona a tratti insicura di sé, legata a tacite promesse al padre (cercherò di riprendere l’onore che non ci attribuiscono) ed al compagno ucciso (sarò forte, non mi arrenderò), che nel lavoro riversa anima e corpo.
Come forma di fuga dai sui pensieri intimi, accetta ogni incarico gli venga proposto. Essendo lei la migliore, viene incaricata di risolvere le questioni più spinose, come la direzione del carcere di Padova, di Pianosa e dell’Ucciardone.
Deve risolvere i problemi di logistica in seguito all’arresto di Brusca ed alla fuga, a Torino di Curcio. Ogni volta si dimostra la persona giusta. Ogni volta l’asticella delle difficoltà si alza un pò di più.
Tutto questo la consuma lentamente “come una candela” sino alla scelta finale, sfiorata altre volte in passato: il suicidio.
Ed è con questa scena che si apre e conclude il libro. Il romanzo non è una biografia a quattro mani tra autore e soggetto. E’ l’indagine di Cristina sulla vita di Armida espressa in forma di romanzo, in prima persona.
Sfrutta la forma narrativa del flashback prolungato di stampo cinematografico, che parte dall’epilogo per condurci, attraverso i ricordi del protagonista, dall’inizio alla fine annunciata.
Per fare questo Cristina utilizza un linguaggio secco, frasi brevi, caratterizzazioni rapide, senza orpelli superflui, di personaggi ed ambienti. Una forma espressiva che ben si addice al carattere spigoloso della Miserere. Una forma espressiva tipico del giornalismo, soprattutto di cronaca, che la Zagaria dimostra di saper padroneggiare.
La cosa positiva è che pare esserci tra soggetto/autore una forte simbiosi. Risultano veritieri molti pensieri intimi di Armida, quasi come se ad esprimerli fosse lei.
Cristina Zagaria costruisce un romanzo da gustare, intrigante, che porta in superficie un mondo, quello carcerario, e delle persone, gli operatori nelle varie mansioni, che quotidianamente vivono, ingiustamente, nell’ombra.
So long
Andrea
Perché no
Questo racconto lungo di Cristina Zagaria è un vero pugno nello stomaco.continue)
In poche pagine riesce a tracciare un quadro triste, duro, molto veritiero della condizione giovanile a Napoli, della mancanza di speranze, di vite sprecate, di difficoltà per tanti ceti sociali.
Un testo che narra di come le ... (
Questo racconto lungo di Cristina Zagaria è un vero pugno nello stomaco.
In poche pagine riesce a tracciare un quadro triste, duro, molto veritiero della condizione giovanile a Napoli, della mancanza di speranze, di vite sprecate, di difficoltà per tanti ceti sociali.
Un testo che narra di come le esistenze delle persone possono incrociarsi, lasciarsi, rovinarsi con una velocità disarmante ma, in fondo, prevedibile.
E, alla fine, mi sono chiesto se questo spaccato di mondo sia confinabile solo in certe realtà o se, invece, da lì non sia uscito per invadere ogni paese.
Sette fine
Sinceramente un libro che mi ha coinvolto poco.
Dialoghi impostati in modo strano, trama confusa e con spunti abbozzati e poi abbandonati o non conseguenti a fatti narrati.