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Sugli scrivani, sul Rifiuto Assoluto di Tommaso Ariemma, sulla circolarità della scrittura e su I-net -
“In uno studio legale di Wall Street, raccolto, modesto, irrompe una singolare figura di scrivano: Bartleby. Tra le sue mura intrise di utilitarismo pronto a salvare il mondo a partire dall’interiorità del singolo – pronto a carpire ogni sua confessione, a capitalizzare ogni suo segreto – irrompe un ... (
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Jan 11, 2010 |
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La filosofia critica di Kant
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Sul nemico“Stabilire un piano d’immanenza, tracciare un campo d’immanenza, tutti gli autori di cui mi sono occupato l’hanno fatto, persino Kant....” –
(Gilles Deleuze in Pourparler, 1990)
“C’è un Altro dentro di me”. La grandezza di Kant sta tutta in questo enunciato, che possiamo far coincidere c ... (continue)
“Stabilire un piano d’immanenza, tracciare un campo d’immanenza, tutti gli autori di cui mi sono occupato l’hanno fatto, persino Kant....” –
(Gilles Deleuze in Pourparler, 1990)
“C’è un Altro dentro di me”. La grandezza di Kant sta tutta in questo enunciato, che possiamo far coincidere con l’inizio della modernità. Ha ben ragione Deleuze ad affermare “Siamo tutti kantiani” prima e dopo Freud; con l’orizzonte del sistema filosofico kantiano bisogna confrontarsi seriamente. Deleuze lo farà per tutta la vita, a partire da questo testo “accademico” pubblicato nel 1963. Non si tratta della solita opera “storicista”; qui si tratta di un filosofo, Deleuze, che affronta un pensiero titanico con il quale si vuole misurare da analista. E’ un libro sobrio - assai diverso in questo dai deraglianti anni ’70 deleuziani - che concentra la propria attenzione sulle relazioni tra le facoltà attive della conoscenza, intelletto, immaginazione, ragione e sulle dinamiche del complesso sistema delle facoltà nel metodo trascendentale (facoltà di conoscere, di desiderare, sentimento di piacere o dispiacere). Come gnoseologia delle relazioni, a partire dal concetto stesso di facoltà, il libro non si appoggia a glosse, note, sintesi storiche-filosofiche, scuole d’interpretazione, post-kantiani, pre-kantiani etc etc. Nulla. Non cita altri filosofi, non scava nel contesto, nè delinea scenari. Tenacemente il libro non cita che i tre libri della Filosofia Critica. E’ un libro di una solitudine pazzesca, un testa a testa terrificante. E’ l’ingegnere, meccanico, smontatore, detective Deleuze di fronte al monolito dell’analitica kantiana. Si potrebbe dire che già la scelta di espuntare tutta la produzione kantiana e di “intervenire” solo sulle tre Critiche ha un suo preciso scopo, ovvero dimostrare la congruità dei tre libri della Filosofia Critica quando il canone kantiano predominante sottrae la Critica del Giudizio, la benemerita Terza, perchè “difetto” di un Kant già malato e anziano...Più che il contenuto della dissertazione ingegneristica deleuziana, qui preme sottolineare la caparbietà (che qualcuno potrebbe scambiare per arroganza) e la lucidità dell’analisi deleuziana applicata all’analitica kantiana delle tre opere maggiori.
“Il mio libro su Kant... l’ho scritto come un libro su un nemico di cui cerco di mostrare il funzionamento, gli ingranaggi – tribunale della Ragione, uso misurato delle facoltà, una sottomissione tanto più ipocrita in quanto ci viene conferito il titolo di legislatori” (Lettera a un critico severo, 1973). E’ chiaro che se Deleuze cita Kant come nemico, gli riconosce comunque l’importanza capitale assunta nel campo “costruttivista” della filosofia. Kant è l’uomo che eclissa la Metafisica seicentesca con la sua filosofia trascendentale; Deleuze ne riconosce la produttività di macchina concettuale, espressa genialmente nelle Tre Critiche. Un grande filosofo si esprime con un grande stile. E’ quanto avviene con la costruzione del metodo critico che è un meraviglioso movimento concettuale che sostituisce l’illegittimo utilizzo degli errori “interni” della sintesi della coscienza (ovvero la produzione del Trascendente) con la critica “immanente” della ragione (altrimenti detto, sostituisce Dio con il Soggetto in ambito razionale). Deleuze studia il fulcro del motore, gli schemi inusitati, le soluzioni elaborate, gli apparati categoriali della Filosofia Critica di Kant; studia in controluce i problemi filosofici ai quali Kant ha cercato di rispondere. La sobrietà della scrittura sottolinea invece la mancanza della gioiosa compartecipazione concettuale, inscritta invece in altre opere deleuziane (Spinoza e Nietzsche su tutti).
E’ un dato di fatto comunque che il territorio intensivo Deleuze-Kant sia uno dei temi più fertili dell’attuale dibattito filosofico internazionale oscillante tra naturalismo e filosofia trascendentale. Non solo i Deleuzisti muovono verso le opere del francese che offrono un rapporto Kant – Deleuze e ne rileggono tematicamente in controluce anche le più lontane (ad esempio Capitalismo e Schizofrenia), ma anche gli studiosi di scuola kantiana iniziano a esaminare questa strana coppia autoriale. Assai distanti in materie come giurisprudenza (a Deleuze non sfuggì l’iper-kantismo della contemporanea società di controllo), morale, politica e valoriale, Kant e Deleuze sono contigui (vibrano come un diapason, avrebbe detto Foucault) in altri ambiti come spazio, tempo e costruttivismo (ovvero la capacità di creare concetti filosofici). Come alcuni commentatori hanno già ribadito, la filosofia di Deleuze può essere anche interpretata come una filosofia trascendentale impersonale e pre-individuale: Kant e Deleuze sono così distanti che a volte paiono così vicini...