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Mar 28, 2010 |
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Logica del senso
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"Il mondo di Alice è il 'mondo' nel quale Gilles Deleuze contro-effettua la sua idea di senso. Alice è il notissimo personaggio di Lewis Carroll, e per spiazzare ancora di più il lettore Deleuze presenta il mondo di Alice come il ... (continue)
"Conosco un labirinto greco che è una linea unica, retta..." (Borges)
"Il mondo di Alice è il 'mondo' nel quale Gilles Deleuze contro-effettua la sua idea di senso. Alice è il notissimo personaggio di Lewis Carroll, e per spiazzare ancora di più il lettore Deleuze presenta il mondo di Alice come il doppio dell'antica filosofia stoica. Sembra solo una questione di superfici, ma questa poi si rivela la questione più ardua. Se Nietzsche l'aveva compreso, e aveva capito che proprio a ciò miravano i Greci, si tratta però di andare al di là di Nietzsche stesso...
Fermiamoci un momento. Ce ne è già abbastanza per molte domande: vediamole, cercando un filo. La domanda sul senso, innanzi tutto: senso, per Deleuze, non corrisponde a nessuna delle ovvietà che accompagnano questa parola nel linguaggio ordinario, che anzi lo tradiscono rendendolo buono o comune. Di solito il senso viene pensato e adoperato servendosi di una filosofia implicita che ricava la propria verità dalla coppia profondità/altezza. In Logica del senso Deleuze vuole detronizzare queste due immagini accoppiate di filosofia e cerca di inventare un'immagine terza in cui il senso diventi il pensiero della superficie: non ci dovrebbe più essere fondo, né fondo senza fondo, ma non ci dovrebbe essere neanche più altezza, un 'oggetto' del sopra o un super-oggetto che dia al senso la buona direzione. Ma se si annullano, con un medesimo gesto, la follia delle profondità e l'apparente salute mentale delle altezze, le quali bloccano il senso in una ordinata catena di significati e insomma ci impediscono di capire cosa ci sta accadendo, che resta?
Alla superficie, una volta che vi risalissimo, tutto potrebbe apparirci appiattito o senza spessore, appunto come il mondo di carte da gioco che Alice incontra nelle sue avventure. Ma qui, in questo 'mondo' all'apparenza piatto, Deleuze, dopo Nietzsche, gioca tutta la sua partita, inscena il proprio colpo di teatro filosofico. Solo nelle condizioni della superficie riguadagnata possono infatti prender vita i suoi personaggi concettuali: l'evento, la singolarità, il fantasma, il tempo senza presente, il concatenamento. Personaggi che ci hanno affascinato e ancora ci prendono, quando leggiamo le pagine di Deleuze, ma che - dobbiamo pure confessarlo - restano per noi esotici, come certe parole che usa Carroll, o almeno poco maneggevoli. Che cosa è dunque questo mondo delle superfici, e a che ci può servire Alice?
Il meno che si possa dire è che il mondo superficiale lungo il quale corre il senso non è appiattibile su un'idea semplice di superficie: è, viceversa, il mondo del non-senso, del paradosso, in cui la duplicità precede il senso (inteso come direzione), in cui non ci sono cause, in cui non c'è mai il nunc stans di un presente. Potremmo dire: è un mondo topologicamente complesso in cui nessun elemento va da solo, ma c'è sempre una doppia serie, e le serie non sono convergenti, o almeno, se convergono, lo fanno nell'ambito di una 'logica' della divergenza. Ma ancora: che significa questo? Di che 'serie' si tratta e perché chiamarle in causa?
Deleuze è martellante su questo punto: in Alice sono le due serie del mangiare e del parlare, per noi potrebbe essere, più semplicemente (!), la serie delle cose e degli stati di cose e la serie di quelle che di solito chiamiamo idee; di là i corpi e le loro mescolanze (come suggerivano gli stoici), di qua l'incorporeità delle parole e delle immagini. Attenzione, perché è proprio qui che Deleuze lancia la sua sfida filosofica. Possiamo accettarla oppure rifiutarla, ma questa sfida consiste nel farci riflettere al fatto che normalmente noi tendiamo a far convergere le due serie in modo che si avvicinino il più possibile, e che magari si sovrappongano: i corpi potrebbero mangiarsi le parole, le parole sciogliere i corpi, e questo è successo tante volte nella storia del pensiero, ma poi noi vorremmo una sintesi a metà, una mediazione, una buona commistione di corpi e parole. C'è però un'altra strada, quella che lascia sussistere le serie nella loro differenza, sempre almeno due e divergenti. Per batterla bisognerebbe convincersi che il non-senso e il paradosso non sono ostacoli sul cammino ma, tutto al contrario, ciò che segna il cammino e permette di muoversi. (continua...)"
di Pier Aldo Rovatti, saggio su "Logica del senso" - Aut Aut n.275-276, 1996.
Il testo completo potete trovarlo a questo URL: http://erewhon.ticonuno.it/arch/rivi/campus/alice.htm