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filosofia
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- Storia delle dottrine politiche (69)
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By Giorgio Galli -
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- Opere scelte (47)
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By Vladimir Ilic Lenin -
Reference
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- Scritti politici (16)
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By Antonio Gramsci -
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- Genealogia della morale (1054)
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By Friedrich Nietzsche -
Finished on Sep 20, 2007 




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- I presocratici (172)
- Testimonianze e frammenti da Talete a Empedocle
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- La libertà degli antichi, paragonata a quella dei moderni (42)
- Con il saggio «Profilo del liberalismo» di Pier Paolo Portinaro
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By Benjamin Constant -
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- La fine della storia e l'ultimo uomo (123)
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By Francis Fukuyama -
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- Manifesto del Partito Comunista (4147)
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By Friedrich Engels, Karl Marx -
Finished 




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- Hegel (9)
- I pensatori politici
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By Giuseppe Bedeschi -
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- Quaderni del carcere (387)
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By Antonio Gramsci -
Reference
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- Opere scelte (37)
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By Friedrich Engels, Karl Marx -
Reference
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- L'Utopia, o la migliore forma di repubblica (2444)
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By Tommaso Moro -
Finished 




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- La Repubblica (1603)
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By Platone -
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- Stato e anarchia (729)
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By Michail A. Bakunin -
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- Pensieri (2313)
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By Blaise Pascal -
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La fine della storia e l'ultimo uomo
Ambizioso tentativo di riportare in auge lo storicismo come metodo esplicativo (in caso se ne sentisse il bisogno). Non a caso l'impianto dell'intero volume è filosofico più che economico o sociologico. In pratica quale essenza della storia viene sostituia la liberaldemocrazia ai vari regni della li ... (continue)
Ambizioso tentativo di riportare in auge lo storicismo come metodo esplicativo (in caso se ne sentisse il bisogno). Non a caso l'impianto dell'intero volume è filosofico più che economico o sociologico. In pratica quale essenza della storia viene sostituia la liberaldemocrazia ai vari regni della libertà (Marx) o dello Spirito (Hegel). La catena è la seguente: la crescita economica (comunque raggiunta) porta necessariamente all'economia capitalistica e di libero mercato (per ragioni di efficienza); l'economia di mercato crea le condizioni (maggiore istruzione e benessere) per una richiesta di riconoscimento; hegelianamente il "servo" matura un desiderio di riconoscimento che si esprime in una richiesta di libertà e democrazia, chiudendo il ciclo nell'ultima sintesi che pone fine al processo storico lineare. Non è spiegato come avverrebbe la crescita (vi è un richiamo vago alla "scienza" come forza motrice - oltre, per non farsi mancare nemmeno un clichè, al "trasferimento di capitale up-to-date" dalle economie sviluppate a quelle in via di sviluppo come motore dello sviluppo), nè vi è alcuna analisi microfondata o almeno empirica di come i paesi totalitari si affaccerebbero alla democrazia (seguendo Coleman, il fatto che si pongano le condizioni per la richiesta di un riconoscimento non spiega, di per sè, il meccanismo di azione collettiva in grado di portare a un rovesciamento delle istituzioni totalitarie - la vecchia "anarchist fallacy" di Olson). Tra l'altro la preferenza smaccata per Nietzsche rispetto a Hegel fa chiudere il saggio con un pessimismo di fondo nei confronti delle istituzioni liberaldemocratiche (in quanto la realizzazione nel lavoro non esaurirebbe le forze del thymos platonico o della volontà di potenza nietzeschiana). L'idea stessa di far convivere Hegel e Nietzsche all'interno del tentativo di riproporre una nuova "storia universale" storicistica e dialettica è abbastanza assurda. Altrettanto assurda è l'idea di riproporre Hegel come pensatore liberale (p. 84) basandosi sulle sue considerazioni a proposito della Rivoluzione francese e del "diritto astratto" (e la Filosofia del diritto e l'Enciclopedia dove le mettiamo?). Fukuyama sembra voler riattualizzare tutti i clichè sociologici ormai morti e sepolti (un altro esempio si trova nel suo concetto di capitale sociale in "Trust", dove non fa altro che riprendere una concezione culturalista e valoriale in ultima analisi funzionalista nello spiegare la performance economica: il ritorno del collettivismo metodologico) - assistiamo al trionfo, in pratica, del sociologismo di ritorno. Anzichè teorie microfondate atte a spiegare correlazioni macro, Fukuyama preferisce una spiegazione teleologica di comodo (il presente e il passato comprensibili solo come parziale rivelazione di un fine ultimo) fondata su quello che Popper considerava (giustamente) la morte della scienza sociale: l'essenzialismo (non a caso pilastro della filosofia hegeliana). Come tanta scienza sociale spesso con-fusa con tanta filosofia non stupisce il successo nel pubblico più ampio dei lavori di Fukuyama, rientrando in ciò che Boudon va chiamando "sociologia espressiva", atta a colmare vuoti emotivi, ortogonale alla "sociologia scientifica", tesa a colmare vuoti conoscitivi.