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Jul 6, 2011 |
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Il posto del disordine
L'impressione generale è che Boudon spesso non capisca granchè di cosa stia parlando. Popper viene citato continuamente in modo impreciso e criticato con altrettanta imprecisione. La Rational choice theory è bersaglio prediletto del sociologo francese, ma, anche qui, pare che l'argomento criticato s ... (continue)
L'impressione generale è che Boudon spesso non capisca granchè di cosa stia parlando. Popper viene citato continuamente in modo impreciso e criticato con altrettanta imprecisione. La Rational choice theory è bersaglio prediletto del sociologo francese, ma, anche qui, pare che l'argomento criticato sia conosciuto men che superficialmente, a esser gentili. Il seguente passo, uno su tutti, è sinceramente imbarazzante, e rende chiaro come la critica boudoniana della RCT manchi completamente il bersaglio: «[Quanto detto precedentemente] dimostra ancora una volta, ricordiamolo, quanto sia inutile discutere, a priori e in generale, della validità del modello razionale dell’azione. Questo modello è valido in alcuni casi, ma non lo è in altri. Infatti, se pure è universalmente valida l’ipotesi secondo cui l’attore tenta di adattarsi alle situazioni di fronte alle quali si trova, la formula di questo adattamento è tuttavia diversa secondo la struttura della situazione [...]; quando si considerano decisioni complesse, specie se si tratta di decisioni collettive, esse possono fondarsi su sistemi di credenze più o meno coerenti che, se vogliamo, possiamo chiamare paradigmi [...]; la natura del paradigma seguito nella tale o tal altra situazione è in una certa misura determinata, ma in modo soprattutto negativo, dalla realtà e dal problema posto [...]; la “scelta” del paradigma è peraltro influenzata da fattori sociali, ad esempio dall’influenza o dalle richieste di alcune categorie di attori presenti. Ma, se da un lato il suo contenuto può essere spiegato dalla struttura del sistema nel quale compare e dalla situazione degli attori, non può esserne dedotto» (p. 175). Un esempio di cosa si intenda effettivamente con ciò è dato più sotto: secondo Boudon, in alcuni casi, non è possibile spiegare il comportamento di un collettivo con la semplice RCT. A esempio, assumendo una matrice di pay-off per una data situazione che non dia una sola strategia strettamente dominante vi è necessità di ricorrere a fattori ideologici o simili, esterni al “paradigma razionale”, nello spiegare il comportamento effettivo degli attori. In tal senso il comportamento potrebbe essere spiegato ma non dedotto (curiosa l’introduzione di questo nuovo dualismo, analoga al più classico spiegazione/comprensione – a suo tempo, in Italia, completamente smontato da Gianni Statera: esisterebbe, in pratica, un modo di “spiegare” differente dalla deduzione, e in grado di portare a risultati che la deduzione stessa non riuscirebbe a raggiungere – con questo dando una mazzata definitiva a Popper, punzecchiato, in modo piuttosto impreciso, per tutto il libro). Ma qui Boudon va del tutto fuori strada: assumere fattori ideologici di un certo tipo equivale ad affiancare condizioni di partenza specifiche di una situazione accanto a una matrice di pay-off relativa a un gioco. Non vi è nessun allontanamento dalla RCT: a meno di assumere, come fa Boudon, che la RCT coincida con una assiomatica del tutto data a priori. Cosa per altro negata dall’esempio di Boudon stesso: i valori della matrice dei pay-off valgono infatti come ipotesi riferite alla realtà e vengono pertanto dati come fattori esogeni (o vogliamo pensare a tali valori come calati dal mondo delle idee del tutto aprioristicamente?). Non dovrebbero essere considerati anche questi come condizioni di partenza, e pertanto “esterni” alle possibilità della RCT? E perchè escludere alcune condizioni di partenza e non altre? Forse che la pay-off matrix ha un valore di “purezza” superiore ai fattori ideologici, così da poter essere assunta come “a priori” e pertanto compatibile con la “purezza”, supposta da Boudon, della RCT? E’ del tutto evidente come non vi sia alcuna differenza qualitativa tra una matrice di pay-off e i fattori ideologici inerenti a una situazione, e come non esista pertanto quella differenza tra “spiegazione” e “deduzione” che Boudon si vanterebbe di aver individuato.
Anche "Il posto del disordine" va a finire, perciò, in quel genere di letteratura sociologica etichettabile come "Straw man sociology": si critica ciò che non si comprende, per giustificare l'esistenza di un paradigma sociogologico supposto alternativo al paradigma economico (o razionale). Ironicamente, il testo sembra piazzarsi di diritto in quel genere di ricerca sociologica etichettata come "letteraria" da Boudon stesso, la cui funzione risulta essere quella di tappare buchi emotivi più che conoscitivi.