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Un fantasy dove si dice cazzo e figa -
In definitiva la cosa è diventata una telenovela. E pure molto noiosa. Si salvano pochi colpi di scena in un mare di noia. Che qualcuno potrebbe scambiare per profondità della psicologia personaggi, minuziosità del quadro d'insieme disegnato, o una qualche forma strana di suspance annaquata. E poi ... (
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Apr 17, 2013 |
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Un fantasy che dice cazzo e figa. -
Libro secondo.
Draghi, Zombi, la cometa, Melisandre, il cazzutissimo nano, a Uèrra quella colla U maiuscola, e sangue colla pala.
Si incomincia a fare seriamente. E da dipendenza.***
Copincollo:Lasciatemelo dire, a un certo punto ho avuto il dubbio che non fosse così necessario, dal punto di ... (
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Mar 29, 2013 |
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Un fantasy che dice cazzo e figa. -
Libro primo.
E dopotutto, questa, è pur sempre solo una semplice introduzione dei personaggi, e del tema. Figuratevi...
***
Copincollo:Lasciatemelo dire, a un certo punto ho avuto il dubbio che non fosse così necessario, dal punto di vista della funzione-che-i-romanzi-svolgono-nel-mondo dico, s ... (
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Mar 29, 2013 |
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La danza dei draghi
In definitiva la cosa è diventata una telenovela. E pure molto noiosa. Si salvano pochi colpi di scena in un mare di noia. Che qualcuno potrebbe scambiare per profondità della psicologia personaggi, minuziosità del quadro d'insieme disegnato, o una qualche forma strana di suspance annaquata. E poi ... (continue)
In definitiva la cosa è diventata una telenovela. E pure molto noiosa. Si salvano pochi colpi di scena in un mare di noia. Che qualcuno potrebbe scambiare per profondità della psicologia personaggi, minuziosità del quadro d'insieme disegnato, o una qualche forma strana di suspance annaquata. E poi il modo di scrivere di Martin mi è diventato definitivamente insopportabile. L'unica cosa che mi dispiace è che non riuscirò a fare a meno di leggere i seguiti. Perchè alle telenovele ci si azzecca, non c'è scampo.
(Il quarto capitolo viene diviso in due dallo scrittore per l'eccesso di pagine. La mondadori li divide a sua volta. Risultato: cinque libri da venti cucuzze cadauno. Sempre dia lodato l'adsl!)
***
Lasciatemelo dire, a un certo punto ho avuto il dubbio che non fosse così necessario, dal punto di vista della funzione-che-i-romanzi-svolgono-nel-mondo dico, scrivere una versione Brutta Sporca & Cattiva dei classici fantasy.
(A parte che esiste Howard, che sapeva dire tutto con più stile e in meno tempo. Anche selì c'è tutto un discorso sull'esaltazione dell'eroe omone-forzuto-strafuttente, che tanto piace a certa gente di estrema destra.)
Quello che voglio dire è che, leggendo questo fiume di parole e nomi propri e case e popoli e gente e città, ho avuto come l'impressione che Martin stesse facendo un'opera di certosina distruzione, di svuotamento del mito, e di certi ideali, di riduzione a mero gioco di potere tra pochi della politica e delle ideologie, con il solo ausilio di una "spietata verosimiglianza" (per dirla alla Ellroy), e della predilezione per "Cripples, Bastards, and Broken Things".
Non che ciò non me lo renda automaticamente simpatico. Martin si va ad aggiungere a quella schiera di "veristi del romanzo di genere" già popolata dai vari Evangelisti, Ellroy, Gibson, Lansdale, eccetera, che adoro.
Quello che mi è capitato leggendo, annoiato spesso dalla inutile verbosità dei paragrafi e paragrafi di descrizioni cretosine (e va bene, ci stà), dei pensieri dei personaggi in terza persona (e proprio no, non lo sopporto), di rievocazione continua di fatti precedentemente accaduti inserite nelle (inevitabili) descrizioni e negli (evitabili) pensieri di cui sopra (cosa che poteva tranquillamente prendersi la briga di fare in capitoli a parte, flashback magari, che ne sò, ma non così, cheppalle),
dicevo, quello che mi è capitato, è che mi sembrava che tutto quel casino fosse messo in piedi solo per quell'opera di distruzione di valori e idee che secondo la vulgata comune fanno parte dell'immaginatio fantasy come il prosciutto crudo si accompagna sempre al melone, e che invece fa figo fare vedere che stavolta no - chetticredi! - non è affatto così.
Capisco la necessità di farlo per quanto riguarda i romanzi storici. E capisco pure che sia importante farlo per quanto riguarda l'immaginario colettivo. E quindi con il fantasy. E quindi con i cavalieri e la magia e le antiche tradizioni e il concetto di bene & male e quello di onore.
Solo che sorge il dubbio che non fossero necessari cinque romanzioni e altri due a venire e questa spropositata quantità di trame e sottotrame. Che alla fine quello che vuole dire Martin (il bene e il male non esiste, è tutta una questione di potere, quelli belli e amati non sempre sono i buoni e quelli brutti e disprezzati eccetera...) si poteva dire, appunto, così, in due parole. Che tutto il resto, insomma, sia telenovela.
Resta da apprezare la complessità dello scenario, curato nei minimi dettagli (che per uno che scrive fantasy è una cosa buona, condizione necessaria ma non sufficiente), certi momenti veramente veramente ma veramente forti emotivamente, in cui sa come gestire e come tradire ritmi aspettative e sentimentalismi del lettore più sgamato.
E poi l'affetto per certi personaggi (il nano, il mastino), un bel modo per trattare le varie religioni inventate (animista, politeista, monoteista e ehm... lovecraftiana?), la magia parente dell'horror (i morti viventi, i white walkers, la sacerdotessa di R'hllor), e la curiosità per come va a finire.
In definitiva:
Scrive mediocre. Racconta bene. Parla assai.
Reinventa un genere adeguandolo al ventunesimo secolo, e non è poco.
E' uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare.
(Complimenti se sei arrivato fino a qui, hai vinto la saga completa in PDF)