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Se tu fossi qui
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E’ la cronaca di un lutto e così comincia: con un rapido susseguirsi di eventi che Matteo, voce narrante e giovane uomo rimasto improvvisamente e prematuramente vedovo, deve fronteggiare, a partire dalla macabra scoperta del corpo senza vita della moglie. Qui la scrittura è scarna, quasi impietosa n ... (continue)
E’ la cronaca di un lutto e così comincia: con un rapido susseguirsi di eventi che Matteo, voce narrante e giovane uomo rimasto improvvisamente e prematuramente vedovo, deve fronteggiare, a partire dalla macabra scoperta del corpo senza vita della moglie. Qui la scrittura è scarna, quasi impietosa nella descrizione dei fatti, dei corpi, degli odori e delle sensazioni: in questa fase l’uomo non si concede cedimenti e, anche nella comunicazione dell’evento ai familiari, assume un ruolo giornalistico, nega il diritto al dolore, a se stesso e a tutti coloro che devono prender parte alla gestione dell’emergenza, nello sforzo di rimanere presente a se stesso, in un’efficienza tesa alla protezione delle figlie piccole. Guarda se stesso agire, disporre, scegliere; ha una coscienza lucida di ciò che accade, si guarda intorno e chiede aiuto laddove serve.
L’imprevisto è la scoperta improvvisa di un passato della moglie, Luisa, a lui ignoto, e di un presente parallelo a lui precluso volutamente dalla donna, che ha scelto di tenergli nascosta la malattia che l’avrebbe condotta rapidamente alla morte, di cui ha voluto condividere le angosce, i timori, le speranze con uno pseudo-amante settantenne.
Qui lo stile della narrazione cambia: pur conservando un’efficienza linguistica netta ed essenziale, diventa incalzante, intimo e profondo nella descrizione del dolore a cui Matteo si abbandona senza riserve.
L’assenza diventa bruciante ed essa è la vera protagonista del romanzo: prima è un’assenza dolorosamente fisica, poi è rabbiosa e alimentata dalla consapevolezza della negazione, della sottrazione cui la moglie lo ha condannato negandogli il diritto di sapere e di condividere mettendolo a conoscenza dei fatti e delle circostanze. La presenza di Luisa in tutto il romanzo è marcata, paradossalmente, dalla sua assenza e dalla sua incapacità comunicativa verso un uomo la cui colpa è quella di non aver saputo decifrare l’imprevisto dagli eventi di cui è stato spettatore inconsapevole e da cui la moglie ha voluto allontanarlo, relegandolo ad un ruolo misero.
E’ in fondo una storia comune, nella quale è possibile riconoscere le dinamiche tipiche di molte coppie, incapaci di reciprocità e di sostegno, in cui l’incomunicabilità si manifesta attraverso la presunzione dell’impossibilità dell’altro a capire e ad imparare; così l’efficientismo femminile sottolinea l’incapacità maschile nella gestione della vita pratica e della quotidianità, ma entrambi risultano mediocri ed inadeguati, ciascuno per la propria parte, a partecipare ad una vita in comune di condivisione e crescita: Matteo per non essere stato in grado di vedere oltre se stesso, e Luisa per non avergli dato nessuna possibilità di crescita.
Tutto sommato ho provato molta simpatia per quest’uomo lasciato a se stesso, che oltre alla perdita e all’assenza, ha dovuto affrontare la consapevolezza d’una negazione postuma e senza rimedio, dalla quale si affranca accantonando l’autocommiserazione.
Poetico il finale.
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