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Ernest Hemin…
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- Il principio dell'iceberg (67)
- Intervista sull'arte di scrivere e narrare
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By Ernest Hemingway -
Finished
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Grazie a te! Ricambio sempre molto volentieri :)
Grazie per il solidale commento al libro Guardami..
Ciao!
Grazie a te :D
Ciao! Ho trovato molto interessanti le tue recensioni, spero non ti dispiaccia se ti aggiungo agli amici anobiani (considerate le voci sul prossimo aggiornamento di anobii che cancellerà i vicini).
Un caro saluto.
Il principio dell'iceberg
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Il principio dell’iceberg, intervista sull’arte dello scrivereNel 1953, a Parigi, un gruppo di intellettuali dà vita a una rivista destinata a lasciare il segno e a cambiare il modo di parlare di letteratura, questa rivista è la Paris Review.continue)
Fin da subito offre spazio a scrittori esordienti come a scrittori già affermati pubblicando racconti e poesie. Di part ... (
Nel 1953, a Parigi, un gruppo di intellettuali dà vita a una rivista destinata a lasciare il segno e a cambiare il modo di parlare di letteratura, questa rivista è la Paris Review.
Fin da subito offre spazio a scrittori esordienti come a scrittori già affermati pubblicando racconti e poesie. Di particolare interesse sono le interviste, che con sorprendente modernità riescono a far emergere il carattere degli autori e i loro tic.
Questo libro è l’intervista che George Plimpton, a lungo direttore della Paris Review, fece a Ernest Hemingway.
Plimpton ci porta nella casa dell’autore a San Francisco de Paula, vicino all’Havana e ci fa entrare nella stanza dove ogni mattina Hemingway scrive; non lo studio, ma la camera da letto, perché è lì che scrive e non sulla scrivania, ma su un ripiano dove è appoggiata la macchina da scrivere, non seduto ma in piedi, lì in piedi per ore, dalle sei fino a mezzogiorno, tutti i giorni. Il ripiano pieno di libri e il tavolo pieno di libri e i libri che sono dappertutto, “accatastati sulla scrivania e sui comodini, si ammassano sulle librerie secondo un criterio imperscrutabile”.
Da subito ci viene presentato un Hemingway metodico e abitudinario nel lavoro, al punto da annotare “il numero di parole prodotte giornalmente”, “schiavo di una disciplina che si autoimpone”. E se manca l’ispirazione? bisogna fermarsi quando si ha qualcosa che “bolle in pentola”, quando si sa cosa succederà poi, perché “se ci si ferma quando si sa ancora come continuare si può proseguire con il lavoro. L’importante è poter cominciare. Il resto arriva”.
Per Hemingway la scrittura è un’occupazione privata e solitaria da non analizzare troppo minuziosamente, “perché sebbene una parte della scrittura sia solida e resistente ai discorsi, un’altra parte è fragile, e parlandone la si può incrinare o anche infrangere”.
Questo libro scorre veloce tra le domande di Plimpton e le risposte spesso (troppo spesso) negate di Hemingway che gioca un po’ troppo a fare la star, lo scrittore capriccioso. L’intervista è piena di spunti, magari appena accennati, su vari aspetti dello scrivere, dalla necessità di imparare a osservare, al rapporto col giornalismo e con l’insegnamento. E il principio dell’iceberg? per Hamingway bisogna conoscere a fondo i personaggi delle proprie storie, bisogna sapere tutto anche se poi: “i sette ottavi di quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L’importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché ne è all’oscuro, allora le lacune si noteranno”.
Hamingwey si lamenta per le domande, sembra quasi annoiato, “il fatto che interrompa un lavoro serio per rispondere a queste domande dimostra la mia stupidità”, ma riesce comunque a essere spiazzante, come quando a Plimpton che gli chiede quale sia la migliore preparazione intellettuale per un aspirante romanziere risponde: “Diciamo pure uscire di casa e impiccarsi, perché scrivere bene è quasi impossibile. Poi se qualcuno lo stacca dalla corda, allora, per tutta la vita, il poveretto dovrebbe costringersi a scrivere al meglio. Ma almeno avrà la storia dell’impiccagione da cui cominciare”.
Il libro è corredato da una bella prefazione di Ernesto Franco che inquadra i punti salienti dell’intervista con efficacia.
Da segnalare che nel 2009 è uscito per Fandango un primo volume antologico dove sono raccolte alcune interviste della Paris Review. Tra queste compare anche quella a Hemingway oltre a quelle a Saul Bellow, Elisabeth Bishop, Jorge Luis Borges, James M. Cain, Truman Capote, Joan Didion, T.S. Eliot, Jack Gilbert, Robert Gottlieb, Doroty Parker, Richard Price, Robert Stone, Kurt Vonnegut, Rebecca West, Billy Wilder.
Nel 2010 sempre per Fandango, sono usciti il secondo volume antologico, The Paris Review, interviste vol. II, e The Paris Review. Il libro, un'antologia che contiene poesie, interviste, saggi, estratti da romanzi dei maggiori scrittori contemporanei.
Le antologie Fandango non le ho lette, ma dopo questa intervista a Hemingway beh, sono già nel mio carrello Amazon.
http://aaawantedbook.blogspot.com/2011/02/il-principio-…