In questo breve romanzo, La mancanza di gusto (La faute de goût –Actes Sud), la storia è esile, banale e piatta fino alla noia. Eppure, Caroline Lunoir, riesce a dar vita con una scrittura essenziale a una narrazione elegante, che per forza di stile, acquista una sorprendente piacevolezza di lettura
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In questo breve romanzo, La mancanza di gusto (La faute de goût –Actes Sud), la storia è esile, banale e piatta fino alla noia. Eppure, Caroline Lunoir, riesce a dar vita con una scrittura essenziale a una narrazione elegante, che per forza di stile, acquista una sorprendente piacevolezza di lettura. Come ogni anno, in un castello nel sud della Francia, si riunisce a ferragosto una grande famiglia borghese, piena di zii e nonni, cugini, cognate e nipoti, una famiglia che però ha al centro le donne, vere uniche eredi della proprietà che tengono saldamente indivisa anche a costo di non parlare, di omettere, di far finta di non sapere che la dissoluzione di tutto è imminente, la dissoluzione della proprietà come dei riti che uniscono e accompagnano questa famiglia così tenacemente aggrappata alla difesa di privilegi fuori dalla storia e nutriti dal pregiudizio. Mathilde, la narratrice, osserva questo microcosmo che nella calura estiva sembra rimanere immobile, spettatore di sé stesso come della natura che circonda e avvolge il castello e i suoi abitatori, fino a quando qualcosa turba la quiete, la “pace sociale”: Rosana, la custode, fa il bagno nella nuova piscina. Basta questo semplice gesto a smascherare l’ipocrisia della famiglia, che si trova subito compatta nel contrastare anche il più piccolo cambiamento. Paul, il nonno, è l’uomo che tra tante donne “In un’epoca che volge al termine […] tiene alto il sogno”, è lui che si occupa della proprietà, “lui è cognato, zio, nonno di riferimento”. Mathilde lo presenta come il capo famiglia in pectore, è lui ad aver voluto la piscina, ed è lui che ha invitato Rosana a usarla. Eppure, basta una parola della moglie, delle donne, per farlo tornare a essere solo il principe consorte, in un attimo non conta nulla. La stessa Mathilde viene annullata come fosse una bambina quando si spinge a esprimere un dubbio, a discostarsi dalla famiglia, ma è solo un sussulto, subentra subito per entrambi una passiva accettazione di quello stato di cose. Mathilde è consapevole ma non agisce, va via, torna a Parigi con “la nostalgia di ciò che non è stato”, più rassegnata che delusa. E infatti tornerà al castello, a farsi avvolgere dall’inerzia di quel mondo che sta per sparire. Con mezzi ridotti, Caroline Lunoir dà vita a un romanzo bello e sottile (in tutti i sensi), facendo dello stile la sua arma migliore, trattando con eleganza una storia in sé noiosa e banale. La mancanza di gusto è il romanzo d’esordio di Caroline Lunoir, ed è stato pubblicato in Francia da Actes Sud nel 2011 con buon successo di critica e di pubblico, mentre in Italia è edito da 66thand2nd, che merita di essere citato sia per la bella cura del libro, sia perché questo (piccolo) editore romano, è riuscito a far costare il libro tradotto meno dell’originale francese (anche nella versione ebook), cosa da non trascurare, offrendo un ottimo prodotto a un buon prezzo. Complimenti! http://aaawantedbook.blogspot.it/2013/02/la-mancanza-di…
Appena scaduti i settant’anni fatidici dalla morte di Irène Némirovsky, in libreria hanno cominciato a proliferare titoli editi e inediti della scrittrice naturalizzata francese. La parte del leone la sta facendo Newton Compton, che ha pubblicato almeno dieci volumi che raccolgono i titoli più impor
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Appena scaduti i settant’anni fatidici dalla morte di Irène Némirovsky, in libreria hanno cominciato a proliferare titoli editi e inediti della scrittrice naturalizzata francese. La parte del leone la sta facendo Newton Compton, che ha pubblicato almeno dieci volumi che raccolgono i titoli più importanti della scrittrice, compreso Suite francese, il romanzo postumo pubblicato nel 2004 in Francia, in Italia per la prima volta nel 2005 da Adelphi, e che ha tanto contribuito alla riscoperta di questa autrice e della sua opera. Tra gli editori che hanno pubblicato la Némirovsky, c’è anche Castelvecchi, che però, a differenza di Newton Compton, sembra aver scelto un’altra strada, non pubblicare libri già editi, bensì delle vere novità editoriali. Uno è La vita di Cechov e l’altro, quello che ho letto, è Nascita di una rivoluzione. Il libro è composto di tre racconti: Nascita di una rivoluzione. Scene viste da una bambina, (Naissance d’une révolution), apparso per la prima volta nel 1938 su Le Figaro littéraire, che dà il titolo al volume; Magia, (Magie), pubblicato nel 1938 su L’Intrasigeant ed Émilie Plater (Émilie Plater), pubblicato in Francia solo nel 2011 in Oevres Complètes. Il titolo del libro, Nascita di una rivoluzione, è fuorviante. Solo il racconto omonimo apre uno squarcio sulla rivoluzione ai suoi esordi e sugli effetti che questa ha sugli uomini, descrivendo come ‘rivoluzione’ passi in pochi momenti dall’essere una parola “uscita dalle pagine della Storia di Francia o dei romanzi di Dumas padre” al presentarsi agli occhi dell’autrice come “il momento in cui l’uomo non si è ancora spogliato delle abitudini e della pietà umana, il momento in cui non è ancora abitato dal demonio, che già però si avvicina e turba la sua anima” lasciando intendere il volto terribile e sconvolgente che ben conosce chi “ha visto da vicino la guerra o la sommossa” come toccò alla Némirovsky. Nei primi due racconti la Némirovsky racconta episodi legati alla sua biografia. In Nascita di una rivoluzione ricorda una finta esecuzione di cui fu testimone nell’inverno del 1917, una messinscena dei rivoluzionari russi per punire il portiere del palazzo della piccola Irène. Nel secondo, Magia, l’azione si sposta in Finlandia nel 1918, un gruppo di ragazzi, esuli russi “si divertivano a fare sedute spiritiche” nel mezzo di una foresta in un paese che rimane ostile. Émilie Plater, l’ultimo racconto, è la storia della nobile ‘partigiana’ polacca che prese parte alla rivolta anti-zarista del 1830-31 ponendosi alla guida di un gruppetto di contadini, una storia breve che vede il suo epilogo con la morte della giovane Émilie. Malgrado la scrittura della Némirovsky sia sempre fluida e di buona qualità, i racconti mi sono sembrati diseguali e non all’altezza dei migliori esiti che la scrittrice raggiunge in altri, più riusciti, testi. Nascita di una rivoluzione mi sembra il migliore dei tre, anche se a tratti anche Magia è molto ben fatto, ma non fila tutto liscio, è come se qualcosa si inceppasse. Émilie Plater mi sembra avere i limiti più evidenti, soprattutto legati a una forma mista trattata in modo troppo grezzo. Non mi sono sembrati tre gioiellini, bensì tre buoni racconti e basta. Da Irène Némirovsky ci si può aspettare altro, anche perché Castelvecchi queste 64 pagine ce le fa pagare non poco, 7 euro e 50, quasi quanto alcuni titoli Adelphi e ben più dei titoli Newton Compton. Molto ben fatta la prefazione Cosa fa la rivoluzione con gli uomini e cosa fanno gli uomini con la rivoluzione, di Susanne Scholl, (giornalista, saggista e autrice di poesie e romanzi –Ragazze della guerra, Voland; Russia senz’anima, Zandonai), che ci porta a riflettere su alcuni motivi ricorrenti comuni a tutte le rivoluzioni prendendo spunto dal corpo del testo e dandone una personale interpretazione rimanendo in bilico tra la russia di ieri e quella di oggi. Libro consigliato agli accaniti lettori di Irène Némirovsky per una lettura che li porterà un passo in avanti nell’esaurire l’intero corpus dell’opera di questa scrittrice.
“Qual è l’istante esatto in cui nasce una rivoluzione? Vorrei ritrovare nella mia memoria quel giorno dell’inverno 1917, quando a un tratto diventò visibile, non solo per gli iniziati, per gli uomini al potere, ma per la folla, per un bambino, per me” “…tutto ciò sembrava avere l’incoerenza e la gratuità dei gesti che compiono i pazzi. Perché quella crudeltà? Com’è possibile che degli uomini infliggano un simile supplizio a un altro uomo, spontaneamente?” http://aaawantedbook.blogspot.it/2013/01/nascita-di-una…
Anche io, come molti lettori, ho le mie piccole manie. Sulla prima pagina di ogni libro che ho letto, oltre al mio nome, campeggiano la data di inizio e fine lettura e le pagine in cui compaiono i passaggi che più ho amato di quel libro, debitamente sottolineati. E’ molto difficile trovare un libro
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Anche io, come molti lettori, ho le mie piccole manie. Sulla prima pagina di ogni libro che ho letto, oltre al mio nome, campeggiano la data di inizio e fine lettura e le pagine in cui compaiono i passaggi che più ho amato di quel libro, debitamente sottolineati. E’ molto difficile trovare un libro senza queste mie note di lettura. Quasi sempre, infatti, in ogni libro trovo un passaggio, una descrizione o un ragionamento che mi hanno colpito e che voglio ricordare. In Leggendo Turgenev lo spazio dedicato a questa mia mania è vuoto. Me ne sono accorta solo a fine lettura e ho pensato che non era un buon segno. Non avevo mai letto nulla di William Trevor, ma dopo essermi imbattuta in un bel articolo su La Lettura, “Una Bovary (casta) nel cuore d’Irlanda” di Franco Cordelli, mi era venuta subito voglia di correre a comprare il suo libro. Mary Louise, la protagonista, è una giovane protestante irlandese. La sua è una povera famiglia di agricoltori e per sfuggire alla monotonia della vita di campagna, decide di sposare Elmer Quarry, un commerciante di tessuti benestante che vive nella vicina città e più vecchio di lei di 14 anni. Il loro non è un matrimonio d’amore. Lei lo sposa per affrancarsi dalla campagna, con l’illusione di una vita più piena e soddisfacente in città; Elmer la chiede in moglie per dare un erede alla sua attività, infatti in città tutti sanno che un Quarry si sposa quasi esclusivamente per quello. Mary Louise andrà a vivere nella grande casa sopra il negozio, con il marito e le sue due sorelle zitelle, che contrarie a questo matrimonio, renderanno la sua vita e quella del fratello un vero incubo. Giorno dopo giorno Mary diventa sempre più consapevole dell’errore commesso, che cercherà di sopportare con lunghe passeggiate in bicicletta e una pazienza davvero notevole. Durante una di queste passeggiate si ritroverà davanti alla casa di suo cugino Robert, di cui era innamorata fin dai tempi della scuola e riavvicinandosi a lui scoprirà l’amore nella sua vita. Un amore casto, fatto di passeggiate, conversazioni e la lettura dei romanzi di Turgenev che Robert, malato ormai da tempo, ama profondamente. Il loro idillio d’amore durerà poco (forse troppo poco), ma lascerà un ricordo indelebile in Mary Louise, che cercherà in ogni modo di mantenerlo in vita nei suoi ricordi. Il romanzo si dipana su due piani temporali. Il primo, nel presente, dove Mary Louise è rinchiusa in una casa di cura. Il secondo, nel passato, dove ci vengono narrati gli eventi della sua vita. Sicuramente il romanzo è di piacevole lettura, l’incastro temporale è perfetto e ci permette di capire e osservare come le azioni di Mary vengono travisate dalle persone a lei vicine, in alcuni casi per mera cattiveria, in altri per mancanza di sensibilità. Forse le mie aspettative erano troppo alte, anche grazie all’articolo di Cordelli che parlava dell’ “l’influenza che la scrittura (la letteratura) può avere sulla vita, da Cervantes a Flaubert. A suo modo anche la protagonista di “Leggendo Turgenev” è una Bovary, ma una Bovary casta, tutta spirituale, che non solo non abbandona il sogno in cui vive dai suoi vent’anni, ma in esso vuole testardamente rimanere, rimarrà per tutta la vita”. Infatti, più che l’influenza della letteratura (di Turgenev in questo caso), quello che ho colto io nelle azioni di Mary Louise è una testardaggine ed un’ingenuità a mio parere non riconducibili all’influenza dello scrittore russo, che compare solo a metà romanzo e in 4 passaggi striminziti, la maggior parte dei quali dedicati a descrizioni di ambienti e azioni, più che ad uno dei pensiero dei protagonisti del romanzo russo. Non è Turgenev ad influenzare Mary Louise e non è neanche l’amore per Robert a farlo, ma solo la volontà della protagonista che si incaponisce a voler vivere nel suo sogno di gioventù. Volontà che appare allo stesso tempo granitica, per la costanza e l’impegno con cui la pratica e passiva, per la sua mancanza di coraggio nel non voler dichiarare la sua infelicità e il suo errore iniziale. Non ho provato empatia per la protagonista, anche se per certi versi il paragone con la Bovary può sembrare calzante, lo ammetto. Ma in Emma, per quanto “odiosa e ingenua”, ricordo un certo coraggio, forse una sorta di coraggiosa incoscienza effettivamente, ma comunque uno stimolo ad agire che in Mary Louise non c’è. Sarà per questo che la prima pagina della mia copia del libro è rimasta orfana di note, o forse dipende dallo stile di Trevor, che per quanto chiaro e perfettamente comprensibile, non mi ha colpito come speravo. Pazienza.
La stella nera di New York l'ho comprato al volo grazie alla mega offerta giornaliera di Amazon (1,99 €). L'atmosfera dei ruggenti anni venti era un richiamo a cui non ho saputo resistere. Ma quello che mi ha fatto continuare nella lettura, un pò noiosa al dire il vero, non è stata di certo la parte
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La stella nera di New York l'ho comprato al volo grazie alla mega offerta giornaliera di Amazon (1,99 €). L'atmosfera dei ruggenti anni venti era un richiamo a cui non ho saputo resistere. Ma quello che mi ha fatto continuare nella lettura, un pò noiosa al dire il vero, non è stata di certo la parte gialla/fantasy della storia, bensì i vari personaggi e i rapporti che intercorrono fra loro. Alla lunga le descrizioni di NYC (mai avrei pensato di poterlo dire) mi hanno stancato; il continuo uso di parole come "maschiette", "jazz", "gin", ecc. mi sono sembrate una forzatura non necessaria, soprattutto nella parte finale. Abbiamo capito che ci troviamo a NYC e negli anni venti, sappiamo leggere! La protagonista tutto sommato è ben riuscita, non essendo assolutamente rilegata in stereotipi a cui ci hanno ormai abituato gli autori fantasy. In generale è un libro senza pretese e se fosse stata un centinaio di pagine più corto certamente meno noioso. Alla casa editrice Fazi va comunque riconosciuto il grosso lavoro di marketing. Facebook e Twitter sono stati invasi da news, contest e anteprime sull'ultimo lavoro di Libba Bray, ma va detto che se non fosse stato per la promozione amazoniana per l’edizione ebook, non avrei mai speso 14,00 € per l’edizione rilegata, anche perché di Libba Bray avevo già letto Una grande e terribile bellezza e il fatto che non ricordi nemmeno il nome della protagonista di questo suo romanzo vorrà pure dire qualcosa, o no? E poi, per favore, vi imploro, basta saghe!
Ogni volta che mi capita di leggere, on line o meno, qualche commento ad un lavoro di Paolo Cognetti, quello che mi colpisce sempre è l’affetto, l’amicizia, che i suoi lettori dichiarano di provare per lui. Si inizia parlando di uno dei suoi libri e poi inevitabilmente si finisce tutti con il parlar
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Ogni volta che mi capita di leggere, on line o meno, qualche commento ad un lavoro di Paolo Cognetti, quello che mi colpisce sempre è l’affetto, l’amicizia, che i suoi lettori dichiarano di provare per lui. Si inizia parlando di uno dei suoi libri e poi inevitabilmente si finisce tutti con il parlare di lui, Paolo, di confessare come la sua scrittura, le sue storie riescono a creare un legame che, per quando immateriale ed univoco, è capace di far emergere sentimenti non solo di stima, ma di amicizia nei suoi confronti e non solo perché è l’autore di belle storie, scritte con stile e mestiere, ma piuttosto perché attraverso di esse Paolo ne emerge come un essere umano con cui vorresti davvero parlare e discutere, magari invitare a cena a casa tua, qualcuno a cui, come Holden, vorresti telefonare non appena girata l’ultima pagina di un libro e non solo di un suo libro, di un qualsiasi libro che è riuscito a trasmetterti qualcosa. Io ovviamente sono una di queste persone. Sono affezionata a Paolo per molti motivi. Uno dei suoi libri è stato oggetto di una delle mie primissime recensioni per il blog. E’ una recensione a cui tengo molto, sia perché ha dato inizio a qualcosa a cui tengo, sia perché il suo libro, New York è una finestra senza tende, è stato un regalo che ho apprezzato immensamente e che ha aperto davanti a me un mondo intero di letture e posti da leggere e visitare. Sicuramente il fatto che Paolo sia una persona estremamente disponibile e gentile, che attraverso il suo blog mantiene costantemente un legame con i suoi lettori (e amici), credo influisca un bel po’ sull’attaccamento che noi tutti dimostriamo per lui. Dal suo diario virtuale siamo sempre aggiornati sia su quello che fa, sia su quello che pensa ed è sempre un piacere leggerlo. A dimostrazione di tutto ciò, posso dire che Paolo Cognetti, narrativamente parlando, per me rappresenta l’“eccezione alla regola”. Si, perché lui scrive quasi esclusivamente racconti e in più è italiano, ed io invece sono una divoratrici di romanzi, di qualsiasi nazionalità, fatta eccezione per la nostra (lo so, sono imperdonabile); per cui compro i suoi libri come se comprassi una scheda telefonica con cui continuare una conversazione interminabile. Ogni mio stupido pregiudizio su racconti e letteratura italiana perde improvvisamente di significato quando vengo a sapere che ha pubblicato un nuovo libro. Non mi importa più. Lo compro con la certezza quasi assoluta che da quella conversazione ne uscirà sempre qualcosa di buono. Ho comprato Sofia si veste sempre di nero e l’ho sfogliato come fosse una lettera appena ricevuta, una lettera a puntate, di quelle che si scrivevano una volta, in più tappe, a giorni, aspettando quello di posta. E non è forse questo l’intento di Paolo? Quello di scrivere qualcosa che può essere letta separatamente, ma che contenga anche un collegamento con il passato, il presente e il futuro?La storia di Sofia, personaggio ribelle, complesso ed affascinante, si srotola racconto dopo racconto e attraverso la sua vita, la sua esistenza entriamo in quella di altri personaggi, tra cui il padre, la madre e la zia. L'avvicinamento, lo scontro, o l'incomunicabilità che ognuno di questi personaggi prova di fronte a Sofia, fa della sua vita un contenitore di altre storie, altre vite, altre solitudini che sembrano prendere piena consistenza nel momento in cui entrano in contatto con l'esistenza della protagonista. Lo stile di Paolo Cognetti è praticamente impeccabile per me. Fluido e preciso, l'immagine che descrive arriva come un lampo nella tua mente e non è sostituibile con nessun'altra, è quella e basta. Leggerlo è rilassante, perchè pur non essendo banale, ha il grosso pregio di risultare immediato e forse “falsamente” semplice, tanto da regalarti la quasi totale assenza di esitazioni e, quindi, il piacere di una lettura fluida e ricca allo stesso tempo.
La mancanza di gusto
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LA MANCANZA DI GUSTO di Caroline LunoirIn questo breve romanzo, La mancanza di gusto (La faute de goût –Actes Sud), la storia è esile, banale e piatta fino alla noia. Eppure, Caroline Lunoir, riesce a dar vita con una scrittura essenziale a una narrazione elegante, che per forza di stile, acquista una sorprendente piacevolezza di lettura ... (continue)
In questo breve romanzo, La mancanza di gusto (La faute de goût –Actes Sud), la storia è esile, banale e piatta fino alla noia. Eppure, Caroline Lunoir, riesce a dar vita con una scrittura essenziale a una narrazione elegante, che per forza di stile, acquista una sorprendente piacevolezza di lettura.
Come ogni anno, in un castello nel sud della Francia, si riunisce a ferragosto una grande famiglia borghese, piena di zii e nonni, cugini, cognate e nipoti, una famiglia che però ha al centro le donne, vere uniche eredi della proprietà che tengono saldamente indivisa anche a costo di non parlare, di omettere, di far finta di non sapere che la dissoluzione di tutto è imminente, la dissoluzione della proprietà come dei riti che uniscono e accompagnano questa famiglia così tenacemente aggrappata alla difesa di privilegi fuori dalla storia e nutriti dal pregiudizio.
Mathilde, la narratrice, osserva questo microcosmo che nella calura estiva sembra rimanere immobile, spettatore di sé stesso come della natura che circonda e avvolge il castello e i suoi abitatori, fino a quando qualcosa turba la quiete, la “pace sociale”: Rosana, la custode, fa il bagno nella nuova piscina. Basta questo semplice gesto a smascherare l’ipocrisia della famiglia, che si trova subito compatta nel contrastare anche il più piccolo cambiamento.
Paul, il nonno, è l’uomo che tra tante donne “In un’epoca che volge al termine […] tiene alto il sogno”, è lui che si occupa della proprietà, “lui è cognato, zio, nonno di riferimento”. Mathilde lo presenta come il capo famiglia in pectore, è lui ad aver voluto la piscina, ed è lui che ha invitato Rosana a usarla. Eppure, basta una parola della moglie, delle donne, per farlo tornare a essere solo il principe consorte, in un attimo non conta nulla. La stessa Mathilde viene annullata come fosse una bambina quando si spinge a esprimere un dubbio, a discostarsi dalla famiglia, ma è solo un sussulto, subentra subito per entrambi una passiva accettazione di quello stato di cose.
Mathilde è consapevole ma non agisce, va via, torna a Parigi con “la nostalgia di ciò che non è stato”, più rassegnata che delusa. E infatti tornerà al castello, a farsi avvolgere dall’inerzia di quel mondo che sta per sparire.
Con mezzi ridotti, Caroline Lunoir dà vita a un romanzo bello e sottile (in tutti i sensi), facendo dello stile la sua arma migliore, trattando con eleganza una storia in sé noiosa e banale.
La mancanza di gusto è il romanzo d’esordio di Caroline Lunoir, ed è stato pubblicato in Francia da Actes Sud nel 2011 con buon successo di critica e di pubblico, mentre in Italia è edito da 66thand2nd, che merita di essere citato sia per la bella cura del libro, sia perché questo (piccolo) editore romano, è riuscito a far costare il libro tradotto meno dell’originale francese (anche nella versione ebook), cosa da non trascurare, offrendo un ottimo prodotto a un buon prezzo. Complimenti!
http://aaawantedbook.blogspot.it/2013/02/la-mancanza-di…
Nascita di una rivoluzione
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NASCITA DI UNA RIVOLUZIONE di Irène NémirovskyAppena scaduti i settant’anni fatidici dalla morte di Irène Némirovsky, in libreria hanno cominciato a proliferare titoli editi e inediti della scrittrice naturalizzata francese. La parte del leone la sta facendo Newton Compton, che ha pubblicato almeno dieci volumi che raccolgono i titoli più impor ... (continue)
Appena scaduti i settant’anni fatidici dalla morte di Irène Némirovsky, in libreria hanno cominciato a proliferare titoli editi e inediti della scrittrice naturalizzata francese. La parte del leone la sta facendo Newton Compton, che ha pubblicato almeno dieci volumi che raccolgono i titoli più importanti della scrittrice, compreso Suite francese, il romanzo postumo pubblicato nel 2004 in Francia, in Italia per la prima volta nel 2005 da Adelphi, e che ha tanto contribuito alla riscoperta di questa autrice e della sua opera.
Tra gli editori che hanno pubblicato la Némirovsky, c’è anche Castelvecchi, che però, a differenza di Newton Compton, sembra aver scelto un’altra strada, non pubblicare libri già editi, bensì delle vere novità editoriali. Uno è La vita di Cechov e l’altro, quello che ho letto, è Nascita di una rivoluzione.
Il libro è composto di tre racconti: Nascita di una rivoluzione. Scene viste da una bambina, (Naissance d’une révolution), apparso per la prima volta nel 1938 su Le Figaro littéraire, che dà il titolo al volume; Magia, (Magie), pubblicato nel 1938 su L’Intrasigeant ed Émilie Plater (Émilie Plater), pubblicato in Francia solo nel 2011 in Oevres Complètes.
Il titolo del libro, Nascita di una rivoluzione, è fuorviante. Solo il racconto omonimo apre uno squarcio sulla rivoluzione ai suoi esordi e sugli effetti che questa ha sugli uomini, descrivendo come ‘rivoluzione’ passi in pochi momenti dall’essere una parola “uscita dalle pagine della Storia di Francia o dei romanzi di Dumas padre” al presentarsi agli occhi dell’autrice come “il momento in cui l’uomo non si è ancora spogliato delle abitudini e della pietà umana, il momento in cui non è ancora abitato dal demonio, che già però si avvicina e turba la sua anima” lasciando intendere il volto terribile e sconvolgente che ben conosce chi “ha visto da vicino la guerra o la sommossa” come toccò alla Némirovsky.
Nei primi due racconti la Némirovsky racconta episodi legati alla sua biografia. In Nascita di una rivoluzione ricorda una finta esecuzione di cui fu testimone nell’inverno del 1917, una messinscena dei rivoluzionari russi per punire il portiere del palazzo della piccola Irène.
Nel secondo, Magia, l’azione si sposta in Finlandia nel 1918, un gruppo di ragazzi, esuli russi “si divertivano a fare sedute spiritiche” nel mezzo di una foresta in un paese che rimane ostile.
Émilie Plater, l’ultimo racconto, è la storia della nobile ‘partigiana’ polacca che prese parte alla rivolta anti-zarista del 1830-31 ponendosi alla guida di un gruppetto di contadini, una storia breve che vede il suo epilogo con la morte della giovane Émilie.
Malgrado la scrittura della Némirovsky sia sempre fluida e di buona qualità, i racconti mi sono sembrati diseguali e non all’altezza dei migliori esiti che la scrittrice raggiunge in altri, più riusciti, testi. Nascita di una rivoluzione mi sembra il migliore dei tre, anche se a tratti anche Magia è molto ben fatto, ma non fila tutto liscio, è come se qualcosa si inceppasse. Émilie Plater mi sembra avere i limiti più evidenti, soprattutto legati a una forma mista trattata in modo troppo grezzo. Non mi sono sembrati tre gioiellini, bensì tre buoni racconti e basta. Da Irène Némirovsky ci si può aspettare altro, anche perché Castelvecchi queste 64 pagine ce le fa pagare non poco, 7 euro e 50, quasi quanto alcuni titoli Adelphi e ben più dei titoli Newton Compton.
Molto ben fatta la prefazione Cosa fa la rivoluzione con gli uomini e cosa fanno gli uomini con la rivoluzione, di Susanne Scholl, (giornalista, saggista e autrice di poesie e romanzi –Ragazze della guerra, Voland; Russia senz’anima, Zandonai), che ci porta a riflettere su alcuni motivi ricorrenti comuni a tutte le rivoluzioni prendendo spunto dal corpo del testo e dandone una personale interpretazione rimanendo in bilico tra la russia di ieri e quella di oggi.
Libro consigliato agli accaniti lettori di Irène Némirovsky per una lettura che li porterà un passo in avanti nell’esaurire l’intero corpus dell’opera di questa scrittrice.
“Qual è l’istante esatto in cui nasce una rivoluzione? Vorrei ritrovare nella mia memoria quel giorno dell’inverno 1917, quando a un tratto diventò visibile, non solo per gli iniziati, per gli uomini al potere, ma per la folla, per un bambino, per me”
“…tutto ciò sembrava avere l’incoerenza e la gratuità dei gesti che compiono i pazzi. Perché quella crudeltà? Com’è possibile che degli uomini infliggano un simile supplizio a un altro uomo, spontaneamente?”
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Leggendo Turgenev
***This comment contains spoilers! ***
LEGGENDO TURGENEV di William TrevorAnche io, come molti lettori, ho le mie piccole manie. Sulla prima pagina di ogni libro che ho letto, oltre al mio nome, campeggiano la data di inizio e fine lettura e le pagine in cui compaiono i passaggi che più ho amato di quel libro, debitamente sottolineati.continue)
E’ molto difficile trovare un libro ... (
Anche io, come molti lettori, ho le mie piccole manie. Sulla prima pagina di ogni libro che ho letto, oltre al mio nome, campeggiano la data di inizio e fine lettura e le pagine in cui compaiono i passaggi che più ho amato di quel libro, debitamente sottolineati.
E’ molto difficile trovare un libro senza queste mie note di lettura. Quasi sempre, infatti, in ogni libro trovo un passaggio, una descrizione o un ragionamento che mi hanno colpito e che voglio ricordare.
In Leggendo Turgenev lo spazio dedicato a questa mia mania è vuoto. Me ne sono accorta solo a fine lettura e ho pensato che non era un buon segno. Non avevo mai letto nulla di William Trevor, ma dopo essermi imbattuta in un bel articolo su La Lettura, “Una Bovary (casta) nel cuore d’Irlanda” di Franco Cordelli, mi era venuta subito voglia di correre a comprare il suo libro.
Mary Louise, la protagonista, è una giovane protestante irlandese.
La sua è una povera famiglia di agricoltori e per sfuggire alla monotonia della vita di campagna, decide di sposare Elmer Quarry, un commerciante di tessuti benestante che vive nella vicina città e più vecchio di lei di 14 anni. Il loro non è un matrimonio d’amore. Lei lo sposa per affrancarsi dalla campagna, con l’illusione di una vita più piena e soddisfacente in città; Elmer la chiede in moglie per dare un erede alla sua attività, infatti in città tutti sanno che un Quarry si sposa quasi esclusivamente per quello. Mary Louise andrà a vivere nella grande casa sopra il negozio, con il marito e le sue due sorelle zitelle, che contrarie a questo matrimonio, renderanno la sua vita e quella del fratello un vero incubo. Giorno dopo giorno Mary diventa sempre più consapevole dell’errore commesso, che cercherà di sopportare con lunghe passeggiate in bicicletta e una pazienza davvero notevole. Durante una di queste passeggiate si ritroverà davanti alla casa di suo cugino Robert, di cui era innamorata fin dai tempi della scuola e riavvicinandosi a lui scoprirà l’amore nella sua vita. Un amore casto, fatto di passeggiate, conversazioni e la lettura dei romanzi di Turgenev che Robert, malato ormai da tempo, ama profondamente. Il loro idillio d’amore durerà poco (forse troppo poco), ma lascerà un ricordo indelebile in Mary Louise, che cercherà in ogni modo di mantenerlo in vita nei suoi ricordi.
Il romanzo si dipana su due piani temporali. Il primo, nel presente, dove Mary Louise è rinchiusa in una casa di cura. Il secondo, nel passato, dove ci vengono narrati gli eventi della sua vita. Sicuramente il romanzo è di piacevole lettura, l’incastro temporale è perfetto e ci permette di capire e osservare come le azioni di Mary vengono travisate dalle persone a lei vicine, in alcuni casi per mera cattiveria, in altri per mancanza di sensibilità. Forse le mie aspettative erano troppo alte, anche grazie all’articolo di Cordelli che parlava dell’ “l’influenza che la scrittura (la letteratura) può avere sulla vita, da Cervantes a Flaubert. A suo modo anche la protagonista di “Leggendo Turgenev” è una Bovary, ma una Bovary casta, tutta spirituale, che non solo non abbandona il sogno in cui vive dai suoi vent’anni, ma in esso vuole testardamente rimanere, rimarrà per tutta la vita”.
Infatti, più che l’influenza della letteratura (di Turgenev in questo caso), quello che ho colto io nelle azioni di Mary Louise è una testardaggine ed un’ingenuità a mio parere non riconducibili all’influenza dello scrittore russo, che compare solo a metà romanzo e in 4 passaggi striminziti, la maggior parte dei quali dedicati a descrizioni di ambienti e azioni, più che ad uno dei pensiero dei protagonisti del romanzo russo. Non è Turgenev ad influenzare Mary Louise e non è neanche l’amore per Robert a farlo, ma solo la volontà della protagonista che si incaponisce a voler vivere nel suo sogno di gioventù. Volontà che appare allo stesso tempo granitica, per la costanza e l’impegno con cui la pratica e passiva, per la sua mancanza di coraggio nel non voler dichiarare la sua infelicità e il suo errore iniziale. Non ho provato empatia per la protagonista, anche se per certi versi il paragone con la Bovary può sembrare calzante, lo ammetto. Ma in Emma, per quanto “odiosa e ingenua”, ricordo un certo coraggio, forse una sorta di coraggiosa incoscienza effettivamente, ma comunque uno stimolo ad agire che in Mary Louise non c’è.
Sarà per questo che la prima pagina della mia copia del libro è rimasta orfana di note, o forse dipende dallo stile di Trevor, che per quanto chiaro e perfettamente comprensibile, non mi ha colpito come speravo. Pazienza.
http://aaawantedbook.blogspot.it/2013/01/leggendo-turge…
La stella nera di New York
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PILLOLE DI RECENSIONILa stella nera di New York l'ho comprato al volo grazie alla mega offerta giornaliera di Amazon (1,99 €). L'atmosfera dei ruggenti anni venti era un richiamo a cui non ho saputo resistere. Ma quello che mi ha fatto continuare nella lettura, un pò noiosa al dire il vero, non è stata di certo la parte ... (continue)
La stella nera di New York l'ho comprato al volo grazie alla mega offerta giornaliera di Amazon (1,99 €). L'atmosfera dei ruggenti anni venti era un richiamo a cui non ho saputo resistere. Ma quello che mi ha fatto continuare nella lettura, un pò noiosa al dire il vero, non è stata di certo la parte gialla/fantasy della storia, bensì i vari personaggi e i rapporti che intercorrono fra loro. Alla lunga le descrizioni di NYC (mai avrei pensato di poterlo dire) mi hanno stancato; il continuo uso di parole come "maschiette", "jazz", "gin", ecc. mi sono sembrate una forzatura non necessaria, soprattutto nella parte finale. Abbiamo capito che ci troviamo a NYC e negli anni venti, sappiamo leggere! La protagonista tutto sommato è ben riuscita, non essendo assolutamente rilegata in stereotipi a cui ci hanno ormai abituato gli autori fantasy. In generale è un libro senza pretese e se fosse stata un centinaio di pagine più corto certamente meno noioso. Alla casa editrice Fazi va comunque riconosciuto il grosso lavoro di marketing. Facebook e Twitter sono stati invasi da news, contest e anteprime sull'ultimo lavoro di Libba Bray, ma va detto che se non fosse stato per la promozione amazoniana per l’edizione ebook, non avrei mai speso 14,00 € per l’edizione rilegata, anche perché di Libba Bray avevo già letto Una grande e terribile bellezza e il fatto che non ricordi nemmeno il nome della protagonista di questo suo romanzo vorrà pure dire qualcosa, o no? E poi, per favore, vi imploro, basta saghe!
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Sofia si veste sempre di nero
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SOFIA SI VESTE SEMPRE DI NERO di Paolo CognettiOgni volta che mi capita di leggere, on line o meno, qualche commento ad un lavoro di Paolo Cognetti, quello che mi colpisce sempre è l’affetto, l’amicizia, che i suoi lettori dichiarano di provare per lui. Si inizia parlando di uno dei suoi libri e poi inevitabilmente si finisce tutti con il parlar ... (continue)
Ogni volta che mi capita di leggere, on line o meno, qualche commento ad un lavoro di Paolo Cognetti, quello che mi colpisce sempre è l’affetto, l’amicizia, che i suoi lettori dichiarano di provare per lui. Si inizia parlando di uno dei suoi libri e poi inevitabilmente si finisce tutti con il parlare di lui, Paolo, di confessare come la sua scrittura, le sue storie riescono a creare un legame che, per quando immateriale ed univoco, è capace di far emergere sentimenti non solo di stima, ma di amicizia nei suoi confronti e non solo perché è l’autore di belle storie, scritte con stile e mestiere, ma piuttosto perché attraverso di esse Paolo ne emerge come un essere umano con cui vorresti davvero parlare e discutere, magari invitare a cena a casa tua, qualcuno a cui, come Holden, vorresti telefonare non appena girata l’ultima pagina di un libro e non solo di un suo libro, di un qualsiasi libro che è riuscito a trasmetterti qualcosa. Io ovviamente sono una di queste persone. Sono affezionata a Paolo per molti motivi. Uno dei suoi libri è stato oggetto di una delle mie primissime recensioni per il blog. E’ una recensione a cui tengo molto, sia perché ha dato inizio a qualcosa a cui tengo, sia perché il suo libro, New York è una finestra senza tende, è stato un regalo che ho apprezzato immensamente e che ha aperto davanti a me un mondo intero di letture e posti da leggere e visitare. Sicuramente il fatto che Paolo sia una persona estremamente disponibile e gentile, che attraverso il suo blog mantiene costantemente un legame con i suoi lettori (e amici), credo influisca un bel po’ sull’attaccamento che noi tutti dimostriamo per lui. Dal suo diario virtuale siamo sempre aggiornati sia su quello che fa, sia su quello che pensa ed è sempre un piacere leggerlo. A dimostrazione di tutto ciò, posso dire che Paolo Cognetti, narrativamente parlando, per me rappresenta l’“eccezione alla regola”. Si, perché lui scrive quasi esclusivamente racconti e in più è italiano, ed io invece sono una divoratrici di romanzi, di qualsiasi nazionalità, fatta eccezione per la nostra (lo so, sono imperdonabile); per cui compro i suoi libri come se comprassi una scheda telefonica con cui continuare una conversazione interminabile. Ogni mio stupido pregiudizio su racconti e letteratura italiana perde improvvisamente di significato quando vengo a sapere che ha pubblicato un nuovo libro. Non mi importa più. Lo compro con la certezza quasi assoluta che da quella conversazione ne uscirà sempre qualcosa di buono. Ho comprato Sofia si veste sempre di nero e l’ho sfogliato come fosse una lettera appena ricevuta, una lettera a puntate, di quelle che si scrivevano una volta, in più tappe, a giorni, aspettando quello di posta. E non è forse questo l’intento di Paolo? Quello di scrivere qualcosa che può essere letta separatamente, ma che contenga anche un collegamento con il passato, il presente e il futuro?La storia di Sofia, personaggio ribelle, complesso ed affascinante, si srotola racconto dopo racconto e attraverso la sua vita, la sua esistenza entriamo in quella di altri personaggi, tra cui il padre, la madre e la zia. L'avvicinamento, lo scontro, o l'incomunicabilità che ognuno di questi personaggi prova di fronte a Sofia, fa della sua vita un contenitore di altre storie, altre vite, altre solitudini che sembrano prendere piena consistenza nel momento in cui entrano in contatto con l'esistenza della protagonista.
Lo stile di Paolo Cognetti è praticamente impeccabile per me. Fluido e preciso, l'immagine che descrive arriva come un lampo nella tua mente e non è sostituibile con nessun'altra, è quella e basta. Leggerlo è rilassante, perchè pur non essendo banale, ha il grosso pregio di risultare immediato e forse “falsamente” semplice, tanto da regalarti la quasi totale assenza di esitazioni e, quindi, il piacere di una lettura fluida e ricca allo stesso tempo.
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