Mah. Faticoso all’inizio, come anche Q, per i personaggi buttati lì un pò tutti insieme, ma diversamente da Q non spicca il volo, anzi, il libro rimane un pò appesantito, stagnante, con alcune storie troppo slegate tra loro.
"Accabadora" è una parola di origine spagnola, viene dal verbo "acabar" che significa finire. E Tzia Bonaria è l'accabadora di Soreni, un paesino della Sardegna. Tzia Bonaria è non un'assassina, ma una moderna Atropo, è colei che, pietosamente, aiuta a morire chi non può farlo da solo. Questo romanz
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"Accabadora" è una parola di origine spagnola, viene dal verbo "acabar" che significa finire. E Tzia Bonaria è l'accabadora di Soreni, un paesino della Sardegna. Tzia Bonaria è non un'assassina, ma una moderna Atropo, è colei che, pietosamente, aiuta a morire chi non può farlo da solo. Questo romanzo però non parla (solo) di eutanasia. Parla prima di tutto di rispetto, e poi di amore, quello di una bambina verso non sua madre, che non la voleva e non manca di ricordarglielo, ma verso chi da madre le fa, la Tzia Bonaria. Scritto benissimo, questo libro imprigiona e fa riflettere, colpisce con alcune frasi che lasciano il segno. Forse cede un pochino nel finale, troppo repentino il salto da Genova a Soreni, ma un buon libro. "Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata".
Cominciamo dalle critiche così ci togliamo il pensiero: troppi stereotipi (la mamma che porta i pantaloni, impegnata nel partito), un po' troppi esercizi di stile (vuole far vedere che sa scrivere, l'autrice), un finale secondo me tirato troppo via. I pregi: la storia prende, tanto, non vedevo l'ora
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Cominciamo dalle critiche così ci togliamo il pensiero: troppi stereotipi (la mamma che porta i pantaloni, impegnata nel partito), un po' troppi esercizi di stile (vuole far vedere che sa scrivere, l'autrice), un finale secondo me tirato troppo via. I pregi: la storia prende, tanto, non vedevo l'ora di riprendere in mano il libro e questo, nel mio personale metro di giudizio, è un bel pregio. Tutto sommato è ben scritto, morboso e angosciante al punto giusto. Mi fa ridere un po' come indulge nella descrizione delle due amiche (dalla foto in fondo deduco anche che una delle due è la versione bella dell'autrice..), forse si fa prendere un po' la mano. Forse lei da bambina era Lisa. Però, davvero, a me è piaciuto. Velocemente: è la storia di due amiche 14enni nella Piombino più povera, la zona di via Stalingrado. Francesca e Anna sono belle, bellissime, e lo sanno.
Il solito "romanzo di formazione" alla Lansdale, molto vicino a "La sottile linea scura" che comunque è superiore, o a "In fondo alla palude". Piacevole da leggere, ma lascia un po' il tempo che trova.
Libro un pò complicato da giudicare. Mettiamola così.
Cosa mi è piaciuto:
La descrizione di Taranto città, del suo degrado, delle sue usanze (soprattutto nel periodo pasquale), della sua gastronomia, dei suoi personaggi tipici. Mi ha fatto venire voglia di visitare la città, nonostante n
... (continue)
Libro un pò complicato da giudicare. Mettiamola così.
Cosa mi è piaciuto:
La descrizione di Taranto città, del suo degrado, delle sue usanze (soprattutto nel periodo pasquale), della sua gastronomia, dei suoi personaggi tipici. Mi ha fatto venire voglia di visitare la città, nonostante ne esca malissimo. Il delinearsi a poco a poco del rapporto vittima-carnefice che condiziona così pesantemente la vita di Martina.
Cosa non mi è piaciuto:
L’assenza dei capitoli, l’uso eccessivo del periodo franto.
Il ritmo un pò monocorde.
Il finale, prevedibile ma eccessivo allo stesso tempo.
Ah. Qualcuno ha detto che la Piccinni somiglia a un Moccia depresso. Non esiste, ho letto Moccia e in confronto “Adesso tienimi” è la divina commedia.
Altro commento a chiudere: se si è in età fertile e si sta meditando di avere figli, come dire, anche no. L’idea di avere per casa una adolescente di quella specie tronca le gambe e le ovaie.
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Mah. Faticoso all’inizio, come anche Q, per i personaggi buttati lì un pò tutti insieme, ma diversamente da Q non spicca il volo, anzi, il libro rimane un pò appesantito, stagnante, con alcune storie troppo slegate tra loro.
Accabadora
"Accabadora" è una parola di origine spagnola, viene dal verbo "acabar" che significa finire.continue)
E Tzia Bonaria è l'accabadora di Soreni, un paesino della Sardegna. Tzia Bonaria è non un'assassina, ma una moderna Atropo, è colei che, pietosamente, aiuta a morire chi non può farlo da solo. Questo romanz ... (
"Accabadora" è una parola di origine spagnola, viene dal verbo "acabar" che significa finire.
E Tzia Bonaria è l'accabadora di Soreni, un paesino della Sardegna. Tzia Bonaria è non un'assassina, ma una moderna Atropo, è colei che, pietosamente, aiuta a morire chi non può farlo da solo. Questo romanzo però non parla (solo) di eutanasia. Parla prima di tutto di rispetto, e poi di amore, quello di una bambina verso non sua madre, che non la voleva e non manca di ricordarglielo, ma verso chi da madre le fa, la Tzia Bonaria.
Scritto benissimo, questo libro imprigiona e fa riflettere, colpisce con alcune frasi che lasciano il segno. Forse cede un pochino nel finale, troppo repentino il salto da Genova a Soreni, ma un buon libro.
"Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata".
Acciaio
Cominciamo dalle critiche così ci togliamo il pensiero: troppi stereotipi (la mamma che porta i pantaloni, impegnata nel partito), un po' troppi esercizi di stile (vuole far vedere che sa scrivere, l'autrice), un finale secondo me tirato troppo via.continue)
I pregi: la storia prende, tanto, non vedevo l'ora ... (
Cominciamo dalle critiche così ci togliamo il pensiero: troppi stereotipi (la mamma che porta i pantaloni, impegnata nel partito), un po' troppi esercizi di stile (vuole far vedere che sa scrivere, l'autrice), un finale secondo me tirato troppo via.
I pregi: la storia prende, tanto, non vedevo l'ora di riprendere in mano il libro e questo, nel mio personale metro di giudizio, è un bel pregio. Tutto sommato è ben scritto, morboso e angosciante al punto giusto. Mi fa ridere un po' come indulge nella descrizione delle due amiche (dalla foto in fondo deduco anche che una delle due è la versione bella dell'autrice..), forse si fa prendere un po' la mano. Forse lei da bambina era Lisa.
Però, davvero, a me è piaciuto.
Velocemente: è la storia di due amiche 14enni nella Piombino più povera, la zona di via Stalingrado. Francesca e Anna sono belle, bellissime, e lo sanno.
Acqua buia
Il solito "romanzo di formazione" alla Lansdale, molto vicino a "La sottile linea scura" che comunque è superiore, o a "In fondo alla palude".
Piacevole da leggere, ma lascia un po' il tempo che trova.
Adesso tienimi
Libro un pò complicato da giudicare. Mettiamola così.
Cosa mi è piaciuto:
La descrizione di Taranto città, del suo degrado, delle sue usanze (soprattutto nel periodo pasquale), della sua gastronomia, dei suoi personaggi tipici. Mi ha fatto venire voglia di visitare la città, nonostante n ... (continue)
Libro un pò complicato da giudicare. Mettiamola così.
Cosa mi è piaciuto:
La descrizione di Taranto città, del suo degrado, delle sue usanze (soprattutto nel periodo pasquale), della sua gastronomia, dei suoi personaggi tipici. Mi ha fatto venire voglia di visitare la città, nonostante ne esca malissimo.
Il delinearsi a poco a poco del rapporto vittima-carnefice che condiziona così pesantemente la vita di Martina.
Cosa non mi è piaciuto:
L’assenza dei capitoli, l’uso eccessivo del periodo franto.
Il ritmo un pò monocorde.
Il finale, prevedibile ma eccessivo allo stesso tempo.
Ah. Qualcuno ha detto che la Piccinni somiglia a un Moccia depresso. Non esiste, ho letto Moccia e in confronto “Adesso tienimi” è la divina commedia.
Altro commento a chiudere: se si è in età fertile e si sta meditando di avere figli, come dire, anche no. L’idea di avere per casa una adolescente di quella specie tronca le gambe e le ovaie.