Niffenegger, sì, QUELLA Niffenegger, l’autrice, pressochè sconosciuta ai più, di uno dei miei libri preferiti, ossia “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”. Ecco, il trucco è dimenticarsi all’istante di questa cosa. Che se si legge “Un’inquietante simmetria” cercando Clare o Henry tan
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Niffenegger, sì, QUELLA Niffenegger, l’autrice, pressochè sconosciuta ai più, di uno dei miei libri preferiti, ossia “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”. Ecco, il trucco è dimenticarsi all’istante di questa cosa. Che se si legge “Un’inquietante simmetria” cercando Clare o Henry tanto vale andarsi a comprare l’ultimo I love shopping.
Invece. Se si riesce a leggere senza aspettative, allora. Forse. Mah. Comunque, in questo libro si racconta la storia di due gemelle ventunenni, americane, che ereditano la casa di una zia a Londra, vicino al cimitero di Highgate. La trama accompagna le ragazze alla scoperta della città e più in generale nella loro crescita individuale. Come nel primo meravigliosiss libro della Niffenegger, anche qui è presente un richiamo alla “fantascienza”, che però a tre quarti del romanzo prende decisamente gambone e scivola inesorabile verso lo Stephen King di “Pet Semetary”.
Non è un brutto libro. Chi ama Londra, poi, potrebbe forse adorarlo. Ma io amo Henry.
Probabilmente se non avessi letto “City”, “Emmaus” avrebbe potuto anche piacermi. Ma dopo il western di Shatzy, dopo il piccolo Gould, dopo le ninfee di Monet, i racconti dei quattro ragazzi di “Emmaus” rimangono lì, appesi alle pagine ruvide di un libro senza copertina. E nonostante tutto, è una be
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Probabilmente se non avessi letto “City”, “Emmaus” avrebbe potuto anche piacermi. Ma dopo il western di Shatzy, dopo il piccolo Gould, dopo le ninfee di Monet, i racconti dei quattro ragazzi di “Emmaus” rimangono lì, appesi alle pagine ruvide di un libro senza copertina. E nonostante tutto, è una bella storia, corale, raccontata con un “noi” che mi riporta agli anni del catechismo.
E’ la storia appunto di quattro amici adolescenti, che suonano in chiesa durante la messa e fanno volontariato in un ospedale. E’ la storia di come piano piano, uno ad uno, cadono giù. Dalla finestra, dalla vita, dalla chiesa. E’ una storia, come ho letto da qualche parte, di “soglie”. Da attraversare e da non attraversare. Triste. Con una scrittura baricchiana che forse questa volta rimane appena al di sotto della consueta perfezione.
A me Camilleri fa morire dal ridere: me lo immagino, questo signore anziano e distinto, che ogni tanto va in fregola e scrive un romanzo frìfrì, tutto compiaciuto, col doppiomento ballonzolante. E dopo “La presa di Macallè”, col bimbo e il suo super mega aciddruzzo, ecco Giurlà, figlio di pescatori
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A me Camilleri fa morire dal ridere: me lo immagino, questo signore anziano e distinto, che ogni tanto va in fregola e scrive un romanzo frìfrì, tutto compiaciuto, col doppiomento ballonzolante. E dopo “La presa di Macallè”, col bimbo e il suo super mega aciddruzzo, ecco Giurlà, figlio di pescatori mandato a travagliare in montagna, a fare il guardiano di crape. E Giurlà prima si intristisce per la mancanza del mare, poi prende confidenza con l’ambiente, e dopo aver sperimentato l’amor carnale (spesso lo sguardo ha fame) con una allegra pastorella, si invaghisce niete popò di meno che di una bella crapa, le dà un nome (Beba) e le dà anche altro.
E via andare in un bucolico accordo di amorosi sensi - per non farlo troppo tera tera Camilleri al giovane Giurlà fa leggere Lucrezio, tra una faccenda e l’altra.
Finchè - colpo di scena - all’ovile arriva in villeggiature la figlia del capo, tale Anita, che un bel giorno mentre fa il bagno nel laghetto rischia di affogare, e viene salvata in extremis dal provetto nuotatore Giurlà. Anita si invaghisce, Beba ha la peggio ma la metamorfosi è dietro l’angolo.
Non posso dire che sia un libro che non mi è piaciuto: l’ho letto indubbiamente volentieri, Camilleri è bravo, la storia prende e il ritmo tiene per tutto il racconto. Certo “La scomparsa di Patò” o anche “La concessione del telefono” sono altra roba.
Nord Italia, anno 2006, anno di elezioni e di mondiali di calcio. Il protagonista è diplomato, ha 30 anni, e si trova a lavorare in una piccola fabbrica metalmeccanica a gestione familiare, a fare tutti i giorni gli stessi gesti per otto ore. Il libro scorre via così, tra le giornate in fabbr
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Nord Italia, anno 2006, anno di elezioni e di mondiali di calcio. Il protagonista è diplomato, ha 30 anni, e si trova a lavorare in una piccola fabbrica metalmeccanica a gestione familiare, a fare tutti i giorni gli stessi gesti per otto ore. Il libro scorre via così, tra le giornate in fabbrica - sempre uguali a se stesse, alternate solo da sprazzi di dialoghi surreali tra i vari operai (il Parrucca, Stam, il Bomber) e dalle riflessioni che il protagonista fa tra sè e sè o col suo gatto maschio, il Fulvia, per me antipatico all’eccesso ma buon interlocutore del povero metalmeccanico.
Libro carino, davvero, si legge volentieri e fa sorridere, oltre che arrabbiare (sì perchè nella frustrazione di Andrea c’è tutta la nostra frustrazione, bastonata da anni di precariato e costretta ad accettare il male minore pur di riuscire ad abitare da soli, pur di costruirsi una famiglia sulle fondamenta, sottili ma stabili, di una busta paga sicura).
Lo consiglio.
Il mio personaggio preferito, comunque, è Stam. E a ruota, Paolino.
C’è un condominio, alla periferia di Roma. Un giorno una fuga di gas provoca un piccolo scoppio, rimane danneggiato un appartamento e la ragazza che lo abita entra in coma. Dell’episodio, delle conseguenze e delle varie ed eventuali che lo circondano narrano 4 voci: quella di Nicola, impiegato
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C’è un condominio, alla periferia di Roma. Un giorno una fuga di gas provoca un piccolo scoppio, rimane danneggiato un appartamento e la ragazza che lo abita entra in coma. Dell’episodio, delle conseguenze e delle varie ed eventuali che lo circondano narrano 4 voci: quella di Nicola, impiegato con contratto a progetto nel vicino call center, di suo fratello Salvatore, fissato con la crema Nivea e le bestemmie, di Marinella, una collega di call center dal labbro leporino, e della signorina Patrizia - l’inquilina in coma.
Ognuno di loro racconta la sua storia, i sogni, le aspettative, le delusioni: alla fine viene fuori un affresco divertente, cinico, molto amaro, ma anche a tratti noioso, già sentito.
Il mio personaggio preferito è, comunque, la Dentona.
Un'inquietante simmetria
Niffenegger, sì, QUELLA Niffenegger, l’autrice, pressochè sconosciuta ai più, di uno dei miei libri preferiti, ossia “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”. Ecco, il trucco è dimenticarsi all’istante di questa cosa. Che se si legge “Un’inquietante simmetria” cercando Clare o Henry tan ... (continue)
Niffenegger, sì, QUELLA Niffenegger, l’autrice, pressochè sconosciuta ai più, di uno dei miei libri preferiti, ossia “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”. Ecco, il trucco è dimenticarsi all’istante di questa cosa. Che se si legge “Un’inquietante simmetria” cercando Clare o Henry tanto vale andarsi a comprare l’ultimo I love shopping.
Invece. Se si riesce a leggere senza aspettative, allora. Forse. Mah. Comunque, in questo libro si racconta la storia di due gemelle ventunenni, americane, che ereditano la casa di una zia a Londra, vicino al cimitero di Highgate. La trama accompagna le ragazze alla scoperta della città e più in generale nella loro crescita individuale. Come nel primo meravigliosiss libro della Niffenegger, anche qui è presente un richiamo alla “fantascienza”, che però a tre quarti del romanzo prende decisamente gambone e scivola inesorabile verso lo Stephen King di “Pet Semetary”.
Non è un brutto libro. Chi ama Londra, poi, potrebbe forse adorarlo. Ma io amo Henry.
Emmaus
Probabilmente se non avessi letto “City”, “Emmaus” avrebbe potuto anche piacermi. Ma dopo il western di Shatzy, dopo il piccolo Gould, dopo le ninfee di Monet, i racconti dei quattro ragazzi di “Emmaus” rimangono lì, appesi alle pagine ruvide di un libro senza copertina. E nonostante tutto, è una be ... (continue)
Probabilmente se non avessi letto “City”, “Emmaus” avrebbe potuto anche piacermi. Ma dopo il western di Shatzy, dopo il piccolo Gould, dopo le ninfee di Monet, i racconti dei quattro ragazzi di “Emmaus” rimangono lì, appesi alle pagine ruvide di un libro senza copertina. E nonostante tutto, è una bella storia, corale, raccontata con un “noi” che mi riporta agli anni del catechismo.
E’ la storia appunto di quattro amici adolescenti, che suonano in chiesa durante la messa e fanno volontariato in un ospedale. E’ la storia di come piano piano, uno ad uno, cadono giù. Dalla finestra, dalla vita, dalla chiesa. E’ una storia, come ho letto da qualche parte, di “soglie”. Da attraversare e da non attraversare. Triste. Con una scrittura baricchiana che forse questa volta rimane appena al di sotto della consueta perfezione.
Il sonaglio
A me Camilleri fa morire dal ridere: me lo immagino, questo signore anziano e distinto, che ogni tanto va in fregola e scrive un romanzo frìfrì, tutto compiaciuto, col doppiomento ballonzolante. E dopo “La presa di Macallè”, col bimbo e il suo super mega aciddruzzo, ecco Giurlà, figlio di pescatori ... (continue)
A me Camilleri fa morire dal ridere: me lo immagino, questo signore anziano e distinto, che ogni tanto va in fregola e scrive un romanzo frìfrì, tutto compiaciuto, col doppiomento ballonzolante. E dopo “La presa di Macallè”, col bimbo e il suo super mega aciddruzzo, ecco Giurlà, figlio di pescatori mandato a travagliare in montagna, a fare il guardiano di crape. E Giurlà prima si intristisce per la mancanza del mare, poi prende confidenza con l’ambiente, e dopo aver sperimentato l’amor carnale (spesso lo sguardo ha fame) con una allegra pastorella, si invaghisce niete popò di meno che di una bella crapa, le dà un nome (Beba) e le dà anche altro.
E via andare in un bucolico accordo di amorosi sensi - per non farlo troppo tera tera Camilleri al giovane Giurlà fa leggere Lucrezio, tra una faccenda e l’altra.
Finchè - colpo di scena - all’ovile arriva in villeggiature la figlia del capo, tale Anita, che un bel giorno mentre fa il bagno nel laghetto rischia di affogare, e viene salvata in extremis dal provetto nuotatore Giurlà. Anita si invaghisce, Beba ha la peggio ma la metamorfosi è dietro l’angolo.
Non posso dire che sia un libro che non mi è piaciuto: l’ho letto indubbiamente volentieri, Camilleri è bravo, la storia prende e il ritmo tiene per tutto il racconto. Certo “La scomparsa di Patò” o anche “La concessione del telefono” sono altra roba.
Cronache dalla ditta
Nord Italia, anno 2006, anno di elezioni e di mondiali di calcio. Il protagonista è diplomato, ha 30 anni, e si trova a lavorare in una piccola fabbrica metalmeccanica a gestione familiare, a fare tutti i giorni gli stessi gesti per otto ore. Il libro scorre via così, tra le giornate in fabbr ... (continue)
Nord Italia, anno 2006, anno di elezioni e di mondiali di calcio. Il protagonista è diplomato, ha 30 anni, e si trova a lavorare in una piccola fabbrica metalmeccanica a gestione familiare, a fare tutti i giorni gli stessi gesti per otto ore. Il libro scorre via così, tra le giornate in fabbrica - sempre uguali a se stesse, alternate solo da sprazzi di dialoghi surreali tra i vari operai (il Parrucca, Stam, il Bomber) e dalle riflessioni che il protagonista fa tra sè e sè o col suo gatto maschio, il Fulvia, per me antipatico all’eccesso ma buon interlocutore del povero metalmeccanico.
Libro carino, davvero, si legge volentieri e fa sorridere, oltre che arrabbiare (sì perchè nella frustrazione di Andrea c’è tutta la nostra frustrazione, bastonata da anni di precariato e costretta ad accettare il male minore pur di riuscire ad abitare da soli, pur di costruirsi una famiglia sulle fondamenta, sottili ma stabili, di una busta paga sicura).
Lo consiglio.
Il mio personaggio preferito, comunque, è Stam. E a ruota, Paolino.
Lotta di classe
C’è un condominio, alla periferia di Roma. Un giorno una fuga di gas provoca un piccolo scoppio, rimane danneggiato un appartamento e la ragazza che lo abita entra in coma. Dell’episodio, delle conseguenze e delle varie ed eventuali che lo circondano narrano 4 voci: quella di Nicola, impiegato ... (
C’è un condominio, alla periferia di Roma. Un giorno una fuga di gas provoca un piccolo scoppio, rimane danneggiato un appartamento e la ragazza che lo abita entra in coma. Dell’episodio, delle conseguenze e delle varie ed eventuali che lo circondano narrano 4 voci: quella di Nicola, impiegato con contratto a progetto nel vicino call center, di suo fratello Salvatore, fissato con la crema Nivea e le bestemmie, di Marinella, una collega di call center dal labbro leporino, e della signorina Patrizia - l’inquilina in coma.
Ognuno di loro racconta la sua storia, i sogni, le aspettative, le delusioni: alla fine viene fuori un affresco divertente, cinico, molto amaro, ma anche a tratti noioso, già sentito.
Il mio personaggio preferito è, comunque, la Dentona.