Libro da ombrellone, senza infamia e senza lode. Scorrevole e divertente a tratti, racconta la vita degli dei dell'Olimpo nella Londra dei giorni nostri. Per guadagnare qualche soldo, visto che non possono più contare sui doni dei mortali, si industriano come possono: Dioniso ha aperto un pub, Artem
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Libro da ombrellone, senza infamia e senza lode. Scorrevole e divertente a tratti, racconta la vita degli dei dell'Olimpo nella Londra dei giorni nostri. Per guadagnare qualche soldo, visto che non possono più contare sui doni dei mortali, si industriano come possono: Dioniso ha aperto un pub, Artemide fa la dogsitter e Afrodite risponde a chiamate su linee erotiche. Con notevole maestria, aggiungo.
Se esistesse un premio "libro contenente il maggior numero possibile di personaggi odiosi - anche consanguinei", questo lo vincerebbe a mani basse. E il peggiore è proprio Elisabeth, sciatta, indolente e superficiale, tiè. Si riscatta sul finale, il personaggio, dico, e la storia tiene.
E’ la storia di Federico, giovane rampollo di una antica famiglia nobiliare, la cui vita viene stravolta dall’insediamento in paese di un imprenditore delle acque che, ristrutturando e ampliando le vecchie terme, trasforma in modo radicale la tranquilla vita di Chianciano. Il libro è composto
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E’ la storia di Federico, giovane rampollo di una antica famiglia nobiliare, la cui vita viene stravolta dall’insediamento in paese di un imprenditore delle acque che, ristrutturando e ampliando le vecchie terme, trasforma in modo radicale la tranquilla vita di Chianciano. Il libro è composto da due parti molto (troppo) diverse tra loro: la prima, in cui si racconta della famiglia di Federico, del nonno e del suo gemello, dell’avvento del fascismo in paese, del cane Belzebù. E la seconda, tutta incentrata sul rovinoso impatto del “progresso” nel paese, sulla mancanza di scrupoli dei politici, sulla grettezza dei nuovi ricchi, i russi.
Mi viene in mente il memorabile esame di maturità del protagonista di “Ovosodo”, il film di Virzì, in cui appunto lui comincia il suo tema in modo pertinente per poi perdersi in una assurda disquisizione sui traghetti diretti in Corsica. Ecco, uguale, solo che invece dei traghetti ci sono le terme.
Peccato, perchè la prima parte del libro, quella basata sui ricori e sulla storia familiare è nettamente superiore alla seconda.
Belgio, campagna fiamminga. Dopo l’abbandono della madre, il piccolo Dimitri torna a vivere, insime con il padre, dalla nonna e dai tre zii, anch’essi con alle spalle matrimoni falliti. I quattro fratelli passano il tempo a fare lavoretti saltuari e a bere birra nel pub del paese, e Dimitri b
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Belgio, campagna fiamminga. Dopo l’abbandono della madre, il piccolo Dimitri torna a vivere, insime con il padre, dalla nonna e dai tre zii, anch’essi con alle spalle matrimoni falliti. I quattro fratelli passano il tempo a fare lavoretti saltuari e a bere birra nel pub del paese, e Dimitri bighellona tra la scuola, la casa della nonna e il biliardo del bar. E’ favolosa l’ottica disincantata e allo stesso tempo affettuosa con cui il Dimitri di oggi racconta la sua infanzia, il suo rapporto con gli zii (uno dei quali impegnato in una bizzarra collezione di peli pubici), e con il padre, che poco prima che lui venisse affidato a un’altra famiglia tentò una disintossicazione in extremis. Notevole è anche il capitolo dedicato alla madre, che a causa del parto soffrirà per tutta la vita di vescica debole, e di questo non mancherà di incolpare quotidianamente il piccolo Dimitri.
Certo, non è un libro allegro, anche se non manca l’ironia e il paradosso. Soprattutto forse la parte finale, con il Dimitri adulto che racconta della nonna e del rapporto con suo figlio non voluto, lascia addosso tanta tristezza e molto amaro in bocca.
Per l'amor di un Dio
Libro da ombrellone, senza infamia e senza lode. Scorrevole e divertente a tratti, racconta la vita degli dei dell'Olimpo nella Londra dei giorni nostri.continue)
Per guadagnare qualche soldo, visto che non possono più contare sui doni dei mortali, si industriano come possono: Dioniso ha aperto un pub, Artem ... (
Libro da ombrellone, senza infamia e senza lode. Scorrevole e divertente a tratti, racconta la vita degli dei dell'Olimpo nella Londra dei giorni nostri.
Per guadagnare qualche soldo, visto che non possono più contare sui doni dei mortali, si industriano come possono: Dioniso ha aperto un pub, Artemide fa la dogsitter e Afrodite risponde a chiamate su linee erotiche. Con notevole maestria, aggiungo.
Ragazza in un giardino
Se esistesse un premio "libro contenente il maggior numero possibile di personaggi odiosi - anche consanguinei", questo lo vincerebbe a mani basse.
E il peggiore è proprio Elisabeth, sciatta, indolente e superficiale, tiè. Si riscatta sul finale, il personaggio, dico, e la storia tiene.
Il paradosso terrestre
I racconti non sono il mio genere preferito, ma ho apprezzato sia lo stile che i contenuti. Carino, davvero.
Come ho perso la guerra
E’ la storia di Federico, giovane rampollo di una antica famiglia nobiliare, la cui vita viene stravolta dall’insediamento in paese di un imprenditore delle acque che, ristrutturando e ampliando le vecchie terme, trasforma in modo radicale la tranquilla vita di Chianciano. Il libro è composto ... (continue)
E’ la storia di Federico, giovane rampollo di una antica famiglia nobiliare, la cui vita viene stravolta dall’insediamento in paese di un imprenditore delle acque che, ristrutturando e ampliando le vecchie terme, trasforma in modo radicale la tranquilla vita di Chianciano. Il libro è composto da due parti molto (troppo) diverse tra loro: la prima, in cui si racconta della famiglia di Federico, del nonno e del suo gemello, dell’avvento del fascismo in paese, del cane Belzebù. E la seconda, tutta incentrata sul rovinoso impatto del “progresso” nel paese, sulla mancanza di scrupoli dei politici, sulla grettezza dei nuovi ricchi, i russi.
Mi viene in mente il memorabile esame di maturità del protagonista di “Ovosodo”, il film di Virzì, in cui appunto lui comincia il suo tema in modo pertinente per poi perdersi in una assurda disquisizione sui traghetti diretti in Corsica. Ecco, uguale, solo che invece dei traghetti ci sono le terme.
Peccato, perchè la prima parte del libro, quella basata sui ricori e sulla storia familiare è nettamente superiore alla seconda.
Il purtroppo delle cose
Belgio, campagna fiamminga. Dopo l’abbandono della madre, il piccolo Dimitri torna a vivere, insime con il padre, dalla nonna e dai tre zii, anch’essi con alle spalle matrimoni falliti. I quattro fratelli passano il tempo a fare lavoretti saltuari e a bere birra nel pub del paese, e Dimitri b ... (continue)
Belgio, campagna fiamminga. Dopo l’abbandono della madre, il piccolo Dimitri torna a vivere, insime con il padre, dalla nonna e dai tre zii, anch’essi con alle spalle matrimoni falliti. I quattro fratelli passano il tempo a fare lavoretti saltuari e a bere birra nel pub del paese, e Dimitri bighellona tra la scuola, la casa della nonna e il biliardo del bar. E’ favolosa l’ottica disincantata e allo stesso tempo affettuosa con cui il Dimitri di oggi racconta la sua infanzia, il suo rapporto con gli zii (uno dei quali impegnato in una bizzarra collezione di peli pubici), e con il padre, che poco prima che lui venisse affidato a un’altra famiglia tentò una disintossicazione in extremis. Notevole è anche il capitolo dedicato alla madre, che a causa del parto soffrirà per tutta la vita di vescica debole, e di questo non mancherà di incolpare quotidianamente il piccolo Dimitri.
Certo, non è un libro allegro, anche se non manca l’ironia e il paradosso. Soprattutto forse la parte finale, con il Dimitri adulto che racconta della nonna e del rapporto con suo figlio non voluto, lascia addosso tanta tristezza e molto amaro in bocca.