Sì, ma cosa mi aspettavo poi? Un'opera raffinata non credo, no? "The secret sex lives of the stars", peggio di così. E invece peggio di così si può, si può venir meno all'unica attrattiva che una cafonata gossipara può avere, la verosimiglianza, la testimonianza grezza. Alle stravaganze sessuali di
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Sì, ma cosa mi aspettavo poi? Un'opera raffinata non credo, no? "The secret sex lives of the stars", peggio di così. E invece peggio di così si può, si può venir meno all'unica attrattiva che una cafonata gossipara può avere, la verosimiglianza, la testimonianza grezza. Alle stravaganze sessuali di questo e quello ci credo, al giro di ragazzi di vita ci credo, a Walter Pidgeon che rimorchia Scotty al distributore ci credo. Ma se questo crede di venirmi a raccontare che si è scopato tutta Hollywood fino a diventare una specie di figura di riferimento imprescindibile, inizio a pensare che abbia aspettato che morissero tutti quelli di cui spettegola prima di scrivere il libro perché altrimenti sarebbe stato coperto di ridicolo. Alcune pagine sembrano vere, e infatti sono le uniche leggibili. Quelle in cui non si celebra, ma racconta, ancora abbagliato dallo stupore del cafoncello signor Nessuno capitato nella piscina della villa di Bel Air. Il resto è spazzatura, materiale inestimabile che si chiama Katharine Hepburn o Montgomery Clift nelle mani di un personaggio senz'arte ma con il disturbante potere di spogliare chiunque di cui narri, magari a volte anche dei vestiti, ma comunque sempre di qualsiasi forma di grazia e mistero e abbassare tutto alla sua banalità da film porno. Basta, esperimento spiaggia fallito. Musil, dove sei?
I diari sono interessanti soprattutto per chi li scrive. Ci sono, comunque, riflessioni pregevoli qui e là sull'arte e il ruolo dell'artista nel mondo.
Certi fenomeni storici sono talmente immensi che impongono due differenti modi di guardarli: da lontano, tentando di comprenderne il senso globale senza guardarne i dettagli - la via più battuta; oppure da vicino, considerandone un pezzettino e studiandoselo bene, immergendosi per esempio in cinque
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Certi fenomeni storici sono talmente immensi che impongono due differenti modi di guardarli: da lontano, tentando di comprenderne il senso globale senza guardarne i dettagli - la via più battuta; oppure da vicino, considerandone un pezzettino e studiandoselo bene, immergendosi per esempio in cinque anni di vita di una non particolarmente notevole cittadina della contea di Hannover - una decina di migliaia di abitanti, una Desenzano o una Alassio tedesca - mentre diventa, liberamente e sans soucis, nazista. Questo è quello che fa questo libro. E' un esperimento di grandissimo interesse e fascino; io, che sono un sadico, speravo in un po' più di Sensucht, ma l'autore è un serio storico americano ed è più attento alle analisi e ai documenti che a emozionarsi su un mondo perduto. Giusto così.
La citazione manzoniana lasciava ben sperare, in un panorama letterario italiano in cui romanzo storico e realismo sono bestie rare e si è di solito limitati a leggere contemplazioni di fiumi, introspezioni, amori inespressi, viaggi dello spirito eccetera. Qui abbiamo una storia che si articola nell
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La citazione manzoniana lasciava ben sperare, in un panorama letterario italiano in cui romanzo storico e realismo sono bestie rare e si è di solito limitati a leggere contemplazioni di fiumi, introspezioni, amori inespressi, viaggi dello spirito eccetera. Qui abbiamo una storia che si articola nella grande Storia di oggi, e dei personaggi i cui sentimenti, le ambizioni, le meschinità sono modulati attraverso i grandi temi del mondo moderno. Il tutto è naturalmente un po' d'élite, come è ammesso subito nell'elogio a Harvard che costituisce il proemio del libro: i protagonisti, e non solo loro, muoveranno milioni di euro, prenderanno due aerei al giorno, scriveranno sui giornali o ci appariranno, ma perché no? L'amore ai tempi del BlackBerry, l'amicizia che arranca tra censo, baronati accademici e speculazioni finanziare sono cose su cui in Italia si erano cimentati in pochi, forse nessuno, per non averci pensato o perché è difficile farlo. Vincenzo Latronico scrive un gran libro, perché tesse una trama avvincente e ha una tesi di fondo (tesi di laurea, oltretutto) - che è poi quella che dà il titolo al romanzo, e che gli consente di compierlo sostenendola, e facendolo sostenere da essa, per cui anche le svolte e i colpi di scena che si infittiscono verso l'epilogo risultano perfettamente integrati nell'equilibrio del romanzo e non dei banali escamotages. Molti i dettagli da apprezzare, il linguaggio credibilissimo, che va dal villaggio globale, quell'italiano a tratti tradotto dall'inglese, ai barocchismi universitari, al brusco dialetto dell'imprenditore del nord-est; la padronanza della materia dell'alta finanza, dei suoi strumenti, dei suoi personaggi, del suo galateo; la tecnica narrativa, che mi ha ricordato quella di un bel film di qualche anno fa, "Y tu mamà también", che anche di un personaggio accessorio dà, magari condensato in un paio di righe, un quadro più grande di quello strettamente funzionale al suo ruolo; e altri. Il tutto dà al lettore la sensazione di trovarsi davvero in una situazione sfaccettata, complessa, plurale, non prevedibile. Infine l'aspetto forse di maggior valore, quello che dà alla vicenda il ritmo, l'aver saputo presentare un sistema globale, in fondo amaro e corrotto, e lungo la storia, naturalmente, quasi impercettibilmente, farlo penetrare nella pelle di personaggi che invece non sembravano necessariamente inchiodati a quel destino, (tanto che loro stessi, guardandosi indietro, possono autoassolversi), farne delle vittime del sistema, e tuttavia illustrare come quel sistema sia così perché fatto di tanti come loro. Vittime, carnefici. Un casino. Insomma, niente male.
Già che non possiamo, cominciamo a risparmiare sulle letture inutili
Un vanto mi era rimasto, quello di aver fiuto nello scegliere i saggi. Faccio attenzione alla quarta di copertina, al pedigree dell'autore, leggo un paio di passi a caso. Motivo per cui mi riempe di amarezza l'essermi fatto incantare da questo deplorevole esempio di paccottiglia sessantottina. L'ini
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Un vanto mi era rimasto, quello di aver fiuto nello scegliere i saggi. Faccio attenzione alla quarta di copertina, al pedigree dell'autore, leggo un paio di passi a caso. Motivo per cui mi riempe di amarezza l'essermi fatto incantare da questo deplorevole esempio di paccottiglia sessantottina. L'inizio, per dire, poteva essere rassicurante: "Mi è impossibile avere nostalgia per il comunismo", dice (a me, dopo un po' che leggevo, stava venendo). Ma è bastato poco perché tutte le mie nemesi intellettuali si tramutassero in realtà: intellettualismo, paroloni, montagne di filosofia (quale, poi: Habermas, Adorno, Marx, gente proprio per niente sorpassata, per non parlare delle pagine e pagine dedicate al pensiero di Carl Schmitt, filosofo politico già presidente dell'Unione dei giuristi Nazionalsocialisti nella Germania degli anni Trenta) e totale assenza della storia, adesione a tutti gli slogan della "sinistra" conservatrice, insomma la ricetta per pontificare senza dire nulla che afferri la realtà nella sua concretezza, nulla al di là della condanna del reale sognando il mondo che vorresti. Sono davvero colpito dal fatto che si possa ancora fare carriera ammucchiando banalità e wishful thinking. Ci sarebbe da sgranara gli occhi quasi una volta per pagina. Un paio di esempi? A pagina 70, "In un qualche momento, perciò, sarà indispensabile che il nucleo essenziale dell'"utopia attiva" socialista - il principio della solidarietà collettiva contro la miseria e la cattiva sorte - risorga, stavolta su scala globale, a beneficio dell'umanità nel suo insieme". Affascinante. Come? "Ho il sospetto che i veicoli con cui abbiamo maggiori probabilità di raggiungere quel "pianeta sociale" non siano gli Stati territoriali sovrani, ma le organizzazioni e associazioni non governative, dichiaratamente extraterritoriali e cosmopolite, che arrivano direttamente ai titolari dei bisogni [...]. Booh! Sentite poi la perla, a pag. 96 quando, interrogato dall'intervistatrice sui diritti umani internazionali, afferma: "Diritti internazionali, lei dice...in linea di massima sono riconosciuti, nonostante l'enorme numero di violazioni(a volte scandalosamente insabbiate) da parte di poteri certi dell'impunità (non è stato rivelato, ad esempio, il numero di arrestati e detenuti dalla Cia e dal Pentagono nell'ambito della "guerra al terrorismo [...])". Capito? Nel mondo in cui tre condanne a morte su quattro vengono eseguite in Cina, delle lapidazioni delle adultere, delle pulizie etniche, la minaccia ai diritti umani sono il pentagono e la Cia che danno la caccia ai terroristi. Continua, infatti: "A parte queste eccezioni, ovunque nel mondo gli uomini possono contare, in linea di massima, su un trattamento umano o almeno analogo a quello che ricevono i nativi di un determinato paese". Umano? Almeno-analogo? Ma che cavolo vuol dire?? Si può leggere una cosa del genere? A mio parere no. A mio parere, i problemi del mondo moderno sono tanti e complessi, ma per vederli, ancor prima che affrontarli, ci vogliono menti aperte, prive di paraocchi ideologici, altrimenti perdiamo il nostro tempo a rimasticare cose di cent'anni fa Questo signor Bauman, coi riferimenti culturali e l'amore per l'utopia, attiva o meno, che ha, non ha mezza chance di dire qualcosa di significativo a un lettore di questo secolo. E' uno di quelli che parlano delle diseguaglianze nei termini che spiegava Margaret Thatcher (a cui questo signore si permette di dare dell'ignorante nel libro) a un deputato dell'opposizione: "You'd rather have the poor poorer, provided the rich were less rich. As long as the gap is smaller, you'd rather have the poor poorer".
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Sì, ma cosa mi aspettavo poi? Un'opera raffinata non credo, no? "The secret sex lives of the stars", peggio di così. E invece peggio di così si può, si può venir meno all'unica attrattiva che una cafonata gossipara può avere, la verosimiglianza, la testimonianza grezza. Alle stravaganze sessuali di ... (continue)
Sì, ma cosa mi aspettavo poi? Un'opera raffinata non credo, no? "The secret sex lives of the stars", peggio di così. E invece peggio di così si può, si può venir meno all'unica attrattiva che una cafonata gossipara può avere, la verosimiglianza, la testimonianza grezza. Alle stravaganze sessuali di questo e quello ci credo, al giro di ragazzi di vita ci credo, a Walter Pidgeon che rimorchia Scotty al distributore ci credo. Ma se questo crede di venirmi a raccontare che si è scopato tutta Hollywood fino a diventare una specie di figura di riferimento imprescindibile, inizio a pensare che abbia aspettato che morissero tutti quelli di cui spettegola prima di scrivere il libro perché altrimenti sarebbe stato coperto di ridicolo. Alcune pagine sembrano vere, e infatti sono le uniche leggibili. Quelle in cui non si celebra, ma racconta, ancora abbagliato dallo stupore del cafoncello signor Nessuno capitato nella piscina della villa di Bel Air. Il resto è spazzatura, materiale inestimabile che si chiama Katharine Hepburn o Montgomery Clift nelle mani di un personaggio senz'arte ma con il disturbante potere di spogliare chiunque di cui narri, magari a volte anche dei vestiti, ma comunque sempre di qualsiasi forma di grazia e mistero e abbassare tutto alla sua banalità da film porno. Basta, esperimento spiaggia fallito. Musil, dove sei?
Diari
I diari sono interessanti soprattutto per chi li scrive. Ci sono, comunque, riflessioni pregevoli qui e là sull'arte e il ruolo dell'artista nel mondo.
Come si diventa nazisti
Certi fenomeni storici sono talmente immensi che impongono due differenti modi di guardarli: da lontano, tentando di comprenderne il senso globale senza guardarne i dettagli - la via più battuta; oppure da vicino, considerandone un pezzettino e studiandoselo bene, immergendosi per esempio in cinque ... (continue)
Certi fenomeni storici sono talmente immensi che impongono due differenti modi di guardarli: da lontano, tentando di comprenderne il senso globale senza guardarne i dettagli - la via più battuta; oppure da vicino, considerandone un pezzettino e studiandoselo bene, immergendosi per esempio in cinque anni di vita di una non particolarmente notevole cittadina della contea di Hannover - una decina di migliaia di abitanti, una Desenzano o una Alassio tedesca - mentre diventa, liberamente e sans soucis, nazista. Questo è quello che fa questo libro. E' un esperimento di grandissimo interesse e fascino; io, che sono un sadico, speravo in un po' più di Sensucht, ma l'autore è un serio storico americano ed è più attento alle analisi e ai documenti che a emozionarsi su un mondo perduto. Giusto così.
La cospirazione delle colombe
La citazione manzoniana lasciava ben sperare, in un panorama letterario italiano in cui romanzo storico e realismo sono bestie rare e si è di solito limitati a leggere contemplazioni di fiumi, introspezioni, amori inespressi, viaggi dello spirito eccetera. Qui abbiamo una storia che si articola nell ... (continue)
La citazione manzoniana lasciava ben sperare, in un panorama letterario italiano in cui romanzo storico e realismo sono bestie rare e si è di solito limitati a leggere contemplazioni di fiumi, introspezioni, amori inespressi, viaggi dello spirito eccetera. Qui abbiamo una storia che si articola nella grande Storia di oggi, e dei personaggi i cui sentimenti, le ambizioni, le meschinità sono modulati attraverso i grandi temi del mondo moderno. Il tutto è naturalmente un po' d'élite, come è ammesso subito nell'elogio a Harvard che costituisce il proemio del libro: i protagonisti, e non solo loro, muoveranno milioni di euro, prenderanno due aerei al giorno, scriveranno sui giornali o ci appariranno, ma perché no? L'amore ai tempi del BlackBerry, l'amicizia che arranca tra censo, baronati accademici e speculazioni finanziare sono cose su cui in Italia si erano cimentati in pochi, forse nessuno, per non averci pensato o perché è difficile farlo. Vincenzo Latronico scrive un gran libro, perché tesse una trama avvincente e ha una tesi di fondo (tesi di laurea, oltretutto) - che è poi quella che dà il titolo al romanzo, e che gli consente di compierlo sostenendola, e facendolo sostenere da essa, per cui anche le svolte e i colpi di scena che si infittiscono verso l'epilogo risultano perfettamente integrati nell'equilibrio del romanzo e non dei banali escamotages. Molti i dettagli da apprezzare, il linguaggio credibilissimo, che va dal villaggio globale, quell'italiano a tratti tradotto dall'inglese, ai barocchismi universitari, al brusco dialetto dell'imprenditore del nord-est; la padronanza della materia dell'alta finanza, dei suoi strumenti, dei suoi personaggi, del suo galateo; la tecnica narrativa, che mi ha ricordato quella di un bel film di qualche anno fa, "Y tu mamà también", che anche di un personaggio accessorio dà, magari condensato in un paio di righe, un quadro più grande di quello strettamente funzionale al suo ruolo; e altri. Il tutto dà al lettore la sensazione di trovarsi davvero in una situazione sfaccettata, complessa, plurale, non prevedibile. Infine l'aspetto forse di maggior valore, quello che dà alla vicenda il ritmo, l'aver saputo presentare un sistema globale, in fondo amaro e corrotto, e lungo la storia, naturalmente, quasi impercettibilmente, farlo penetrare nella pelle di personaggi che invece non sembravano necessariamente inchiodati a quel destino, (tanto che loro stessi, guardandosi indietro, possono autoassolversi), farne delle vittime del sistema, e tuttavia illustrare come quel sistema sia così perché fatto di tanti come loro. Vittime, carnefici. Un casino. Insomma, niente male.
Vite che non possiamo permetterci
Un vanto mi era rimasto, quello di aver fiuto nello scegliere i saggi. Faccio attenzione alla quarta di copertina, al pedigree dell'autore, leggo un paio di passi a caso. Motivo per cui mi riempe di amarezza l'essermi fatto incantare da questo deplorevole esempio di paccottiglia sessantottina. L'ini ... (continue)
Un vanto mi era rimasto, quello di aver fiuto nello scegliere i saggi. Faccio attenzione alla quarta di copertina, al pedigree dell'autore, leggo un paio di passi a caso. Motivo per cui mi riempe di amarezza l'essermi fatto incantare da questo deplorevole esempio di paccottiglia sessantottina. L'inizio, per dire, poteva essere rassicurante: "Mi è impossibile avere nostalgia per il comunismo", dice (a me, dopo un po' che leggevo, stava venendo). Ma è bastato poco perché tutte le mie nemesi intellettuali si tramutassero in realtà: intellettualismo, paroloni, montagne di filosofia (quale, poi: Habermas, Adorno, Marx, gente proprio per niente sorpassata, per non parlare delle pagine e pagine dedicate al pensiero di Carl Schmitt, filosofo politico già presidente dell'Unione dei giuristi Nazionalsocialisti nella Germania degli anni Trenta) e totale assenza della storia, adesione a tutti gli slogan della "sinistra" conservatrice, insomma la ricetta per pontificare senza dire nulla che afferri la realtà nella sua concretezza, nulla al di là della condanna del reale sognando il mondo che vorresti. Sono davvero colpito dal fatto che si possa ancora fare carriera ammucchiando banalità e wishful thinking. Ci sarebbe da sgranara gli occhi quasi una volta per pagina. Un paio di esempi? A pagina 70, "In un qualche momento, perciò, sarà indispensabile che il nucleo essenziale dell'"utopia attiva" socialista - il principio della solidarietà collettiva contro la miseria e la cattiva sorte - risorga, stavolta su scala globale, a beneficio dell'umanità nel suo insieme". Affascinante. Come? "Ho il sospetto che i veicoli con cui abbiamo maggiori probabilità di raggiungere quel "pianeta sociale" non siano gli Stati territoriali sovrani, ma le organizzazioni e associazioni non governative, dichiaratamente extraterritoriali e cosmopolite, che arrivano direttamente ai titolari dei bisogni [...]. Booh! Sentite poi la perla, a pag. 96 quando, interrogato dall'intervistatrice sui diritti umani internazionali, afferma: "Diritti internazionali, lei dice...in linea di massima sono riconosciuti, nonostante l'enorme numero di violazioni(a volte scandalosamente insabbiate) da parte di poteri certi dell'impunità (non è stato rivelato, ad esempio, il numero di arrestati e detenuti dalla Cia e dal Pentagono nell'ambito della "guerra al terrorismo [...])". Capito? Nel mondo in cui tre condanne a morte su quattro vengono eseguite in Cina, delle lapidazioni delle adultere, delle pulizie etniche, la minaccia ai diritti umani sono il pentagono e la Cia che danno la caccia ai terroristi. Continua, infatti: "A parte queste eccezioni, ovunque nel mondo gli uomini possono contare, in linea di massima, su un trattamento umano o almeno analogo a quello che ricevono i nativi di un determinato paese". Umano? Almeno-analogo? Ma che cavolo vuol dire?? Si può leggere una cosa del genere? A mio parere no. A mio parere, i problemi del mondo moderno sono tanti e complessi, ma per vederli, ancor prima che affrontarli, ci vogliono menti aperte, prive di paraocchi ideologici, altrimenti perdiamo il nostro tempo a rimasticare cose di cent'anni fa Questo signor Bauman, coi riferimenti culturali e l'amore per l'utopia, attiva o meno, che ha, non ha mezza chance di dire qualcosa di significativo a un lettore di questo secolo. E' uno di quelli che parlano delle diseguaglianze nei termini che spiegava Margaret Thatcher (a cui questo signore si permette di dare dell'ignorante nel libro) a un deputato dell'opposizione: "You'd rather have the poor poorer, provided the rich were less rich. As long as the gap is smaller, you'd rather have the poor poorer".