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- Ksenia. Le vendicatrici (39)
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By Marco Videtta, Massimo Carlotto -
Reading since May 18, 2013
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- La pedina sullo scacchiere (111)
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By Irene Nemirovsky -
Finished on May 18, 2013 




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- Il meccanico Landru (887)
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By Andrea Vitali -
Finished on May 11, 2013 




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- Il profumo delle bugie (144)
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By Bruno Morchio -
Finished on May 5, 2013 




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- La rondine, il gatto, la rosa, la morte (76)
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By Hakan Nesser -
Finished on Apr 28, 2013 




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- Mandami tanta vita (63)
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By Paolo Di Paolo -
Finished on Apr 16, 2013 




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- Le abitudini delle volpi (107)
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By Arnaldur Indriðason -
Finished on Apr 15, 2013 




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- La rivoluzione della luna (518)
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By Andrea Camilleri -
Finished on Apr 7, 2013 




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- La porta (2641)
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By Magda Szabo -
Finished on Apr 3, 2013 




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- La nemica (50)
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By Irene Nemirovsky -
Finished on Mar 30, 2013 




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Chi ha letto tutto, o quasi, di Irène Némirovsky non può lasciarsi sfuggire questo breve romanzo giovanile, pubblicato a 25 anni, nel 1928. Certo «La nemica» non è ancora ai livelli letterari di «Suite francese», ma si ritrovano già, in embrione, i suoi temi e la sua maniera di affrontarli.
Ha scrit ... (continue ) -
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Mar 30, 2013 |
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- Il profumo delle foglie di limone (5649)
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By Clara Sanchez -
Finished on Mar 28, 2013 




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- Alle radici del male (429)
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By Roberto Costantini -
Finished on Mar 18, 2013 




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- Limonov (1499)
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By Emmanuel Carrere -
Finished on Mar 9, 2013 




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- Il rivoluzionario (70)
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By Valerio Varesi -
Finished on Feb 24, 2013 




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Dopo «La sentenza», Valerio Varesi ci regala un altro romanzo di grande umanità e di tensione etica avvincente e convincente. Pura e fresca. Sarà vero, come ha cantato Giorgio Gaber (che è del ’39), che la sua generazione ha perso; ma anche la mia (’53) non può certo cantar vittorie, con le tante le ... (
continue ) -
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Feb 25, 2013 |
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- Casino Royale (540)
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By Ian Fleming -
Finished on Feb 17, 2013 




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Mandami tanta vita
Moraldo, il giovane studente di lettere giunto a Torino negli anni tra le due guerre per una sessione d’esami, è l’archetipo di una vita scialba e insignificante, dominata dal caso, dalla colpevole inconcludenza, dall’indecisione rinnovata giorno dopo giorno, che fa perdere le occasioni migliori, pe ... (continue)
Moraldo, il giovane studente di lettere giunto a Torino negli anni tra le due guerre per una sessione d’esami, è l’archetipo di una vita scialba e insignificante, dominata dal caso, dalla colpevole inconcludenza, dall’indecisione rinnovata giorno dopo giorno, che fa perdere le occasioni migliori, per paura, per insicurezza. Moraldo è uno come tanti, un giovane che diventerà uomo e che non sarà ricordato da nessuno. Nel romanzo conosce una ragazza, Carlotta, per un accidentale scambio di valigie. Carlotta è una fotografa, è bella, disinvolta, fuori dagli schemi. Imprendibile. Se ne innamorerà, non ricambiato, e la seguirà fino a Parigi, per essere piantato in asso senza una parola, in una piovosa giornata di febbraio del 1926.
La sua storia superflua s’incrocia però con un’altra storia, questa sì grande e impegnata. Durante una lezione Moraldo scorge Piero, che «al collo portava una cravattina a nodo fisso e i polsini di celluloide, sul naso un paio di occhiali tondi che in quella luce grigia brillavano. Sulle labbra, un sorriso malizioso, quasi di scherno». Scopre che Piero, benché giovanissimo, ha fondato una rivista, «qualcuno giurava di aver visto il ragazzo dai capelli ricci, nell’altra facoltà, tenere lezione di Economia politica, accanto al professor Einaudi che lo benediceva con gli occhi». Cerca così di contattarlo, di farselo amico. Gli scrive un paio di lettere, che non ottengono risposta: «Francamente, studentescamente mi presento. Credo che il mio spirito consuoni al tuo».
Nei giorni in cui Moraldo ritrova la valigia e fa il filo a Carlotta, Piero sta lasciando Torino e l’Italia. Sfiancato nel fisico per le botte ricevute a più riprese dalle squadracce, logorato dai continui sequestri delle sue riviste, che non sono tenere con Mussolini e col fascismo, dopo aver conosciuto il carcere, il 3 febbraio 1926 parte per l’esilio a Parigi. Sulla carrozza che lo porta alla stazione scrive sul suo taccuino il «saluto nordico al mio cuore di nordico», anche se «va bene, sì, lo sa di essere più vicino a un francese intelligente che a un italiano zotico». Non ha ancora 25 anni, Piero, e da poco più di un mese è diventato papà: i piani prevedono che Ada e il piccolo lo raggiungano a Parigi, non appena si sarà sistemato. Invece il 15 febbraio quest’uomo, che sognava di «fare un’opera di cultura, nel senso del liberalismo europeo e della democrazia moderna», muore in una clinica alle porte di Parigi, assistito da un gruppo di amici italiani.
«Sul treno che lo riporta a Torino, a Moraldo scotta più l’offesa che l’occasione mancata». L’offesa è quella di Carlotta che se n’è andata. L’occasione mancata è l’incontro con Piero, su una panchina al Bois de Boulogne: Moraldo lo riconosce, lo saluta. Ma non va oltre, per l’ignavia di sempre. Sul treno verso casa scopre che Piero è morto. «Abbassa la testa, socchiude gli occhi, resta in piedi, stringendo forte il corrimano. Com’è stato possibile, come. La figura sottile che ha avuto davanti l’altroieri - quell’uomo giovane e stanco, con i suoi occhiali tondi, quell’uomo ha stipato dentro ventiquattro anni ciò che altri non riescono a compiere in una vita lunga il triplo. (…) L’editore giovane, pensa Moraldo, non sarebbe invecchiato mai».
«Volarono anni corti come giorni», in questo breve romanzo del trentenne Paolo Di Paolo: una storia delicata, appassionata e commovente. Una storia attuale.
(Corriere del Ticino, 6 maggio 2013)