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Feb 14, 2009 |
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Il buon dottore
A differenza di quel che scrive patriziabrr, io non credo che questo libro possa servire a curare il mal d'Africa (ammesso che abbia un senso curare questo splendido male) nè contenga una critica particolarmente rilevante del mondo del volontariato e degli aiuti umanitari. Anzi, nel romanzo di Galgu ... (continue)
A differenza di quel che scrive patriziabrr, io non credo che questo libro possa servire a curare il mal d'Africa (ammesso che abbia un senso curare questo splendido male) nè contenga una critica particolarmente rilevante del mondo del volontariato e degli aiuti umanitari. Anzi, nel romanzo di Galgut l'Africa, meglio ancora, il Sud-Africa della fine dell'apartheid, rimane sullo sfondo, quasi secondario. Ci vuole un'ambientazione, ed è quella (un ospedale sudafricano di confine), ma potrebbe anche essere un'altra, a latitudini diversissime, e la sostanza non cambierebbe. In primo piano ci sono invece tante, diverse solitudini che si intrecciano. E' un romanzo psicologico, che rivela l'universalità di certe passioni umane e di certi "vizi", come quello di procrastinare o di mentire, la parzialità dei punti di vista, l'impossibilità di separare il bene dal male, la tendenza a costruirsi degli alibi per giustificare le proprie incapacità ed omissioni, la forza snaturante della guerra. Non è un capolavoro, ma si legge bene e può servire a rendere più acuto lo sguardo su noi stessi e sul nostro prossimo.